
Don Massimo Biancalani: da anni preso di mira con insulti e minacce da parte della destra più xenofoba (vedi giornalisti servitori del padre padrone berlusconiano), dei barbari leghisti, di quelli di estrema destra (Forza Nuova), in particolare di colui che eccelle sempre, quando vede un prete impegnato nel sociale in nome del Vangelo più radicale, e allora eccolo, il bauscia milanese, a cui di umano è rimasto nemmeno l’ombra, tramare per farlo fuori.
Non so che parte abbia recitato o stia recitando il vescovo di Pistoia ovvero da che parte sta; forse, stile don Abbondio o Ponzio Pilato, preferisce stare nel mezzo. E così abbandona un suo prete nelle mani dei coccodrilli più feroci.
Non vorrei ripetere ciò che ho già scritto in un editoriale che uscirà sabato prossimo. Leggetelo.
***
da corrierefiorentino.corriere.it
L’ira di don Biancalani:
«Hanno sgomberato Vicofaro».
La polizia entra in canonica
e porta via gli ultimi 4 migranti
di Jacopo Storni
Dopo 10 anni si interrompe l’attività di accoglienza del parroco di Vicofaro che grida contro gli agenti in tenuta anti sommossa: «Vergogna»
Era il 2015 quando don Massimo Biancalani accolse nella parrocchia di Vicofaro i primi profughi, provenienti principalmente dall’Africa subsahariana. Con il tempo l’accoglienza si è allargata, fino ad ospitare oltre cento migranti. E oggi, martedì 1 luglio, intorno alle 12, il progetto del parroco si è interrotto con lo sgombero degli ultimi migranti che erano rimasti nella struttura. «Hanno sgomberato Vicofaro» ha detto Biancalani su Facebook. Intorno alle 12.30 la polizia, in assetto antisommossa, è entrata nella canonica di Vicofaro per far uscire con la forza gli ultimi quattro ospiti rimasti all’interno.
Non sono mancati alcuni momenti di tensione. Don Biancalani ha gridato «vergogna» all’indirizzo degli agenti. La liberazione dell’immobile arriva dopo che il 7 giugno il sindaco di Pistoia Alessandro Tomasi (esponente di Fratelli d’Italia) aveva emesso un’ordinanza di sgombero per motivi igienico-sanitari. Nei giorni scorsi molti ospiti della parrocchia sono stati ricollocati in altre strutture diocesane e sono stati apposti pannelli di legno per impedire nuovi accessi dalla chiesa alle stanze interne dove c’è il dormitorio.
Biancalani auspicava che l’esperienza di accoglienza potesse continuare per poche decine di migranti, ma così non è stato, almeno per adesso. Favorevole al ricollocamento dei migranti anche il vescovo di Pistoia Fausto Tardelli, che ha ritenuto necessarie condizioni di accoglienza più favorevoli per i profughi. Per Biancalani, il rischio è che queste persone trovino in realtà condizioni di ospitalità soltanto provvisorie e lontane dagli affetti e dal senso di famiglia che si era creato a Vicofaro.
Biancalani è una figura simbolo dell’accoglienza attiva in Italia, che ha trasformato la sua parrocchia in un centro di vita e integrazione per decine di migranti e che ha denominato nel tempo «ospedale da campo». Tante le sue iniziative, come la pizzeria gestita da rifugiati, alcune delle quali gli hanno portato critiche e altre ammiratori, anche all’interno di Vicofaro, dove da molti era lodato e da molti non era ben visto. Sulla pagina Facebook del parroco tantissimi attestati di stima nei suoi confronti.
***
da www.perunaltracitta.org
La testimonianza di un prete scomodo:
don Massimo Biancalani
di Antonio Fiorentino / 4 Agosto 2020
Segnalo il bel libro di don Massimo Biancalani, in vendita in tutte le librerie (Feltrinelli, Ibs, ecc.…), che racconta l’esperienza di Vicofaro a Pistoia, del percorso che ha portato al centro di accoglienza, dei ragazzi ospiti e della ricca rete di relazioni cresciuta attorno a loro. L’ho divorato nel giro di un pomeriggio e spero possa regalarvi qualche ora di buona compagnia.
È la storia di don Massimo, sacerdote senza seminario, che ben presto ha dovuto sostenere le avversità di parte del mondo ecclesiale, ostile all’originalità del suo percorso formativo, ricco però di esperienze umane e pastorali.
Divenuto parroco a Ramini-Bonelle, due frazioni di Pistoia, e poi anche a Vicofaro, si pone al servizio delle comunità locali: “compresi ben presto … che la mia missione aveva poco a che fare con le liturgie ma mi chiamava a essere in mezzo alle persone”. “Prete di strada”, proprio a contatto con la sua gente, anche con chi “non entrava in chiesa, ma aveva il cuore grande e generoso”.
È proprio questo il senso che egli dà alla sua vocazione sacerdotale: scoprire, coinvolgere, far emergere quella ricca umanità vittima degli attuali dispositivi sociali ed economici. Costretta ai margini della società, è destinata a scomparire dal nostro orizzonte e a divenire invisibile. Un’umanità rimossa, mal tollerata, oggetto solo di quelle politiche securitarie che ne fanno una mera questione di ordine pubblico.
La Chiesa, nei proponimenti e nella pratica di don Massimo, si pone quindi al servizio delle fasce più deboli, nella prospettiva di un loro riscatto, qui e ora, in un mondo in cui giustizia sociale ed economica siano il fondamento di una pacifica convivenza.
L’insegnamento di don Lorenzo Milani è ben presente: “Il fine ultimo è dedicarsi al prossimo … Non è più tempo delle elemosine, ma delle scelte”.
E infatti sin da subito l’azione si apre al coinvolgimento e al riscatto delle condizioni di vita della comunità pistoiese dei Rom e dei Sinti, sì, degli Zingari, così tanto bistrattati e relegati in maleodoranti campi alla periferia di Pistoia.
Dal coinvolgimento della comunità locale Lgbt a quello dei senza fissa dimora alla promozione di un mercatino a chilometro zero e dell’orto biologico di Ramini, la vita delle comunità parrocchiali si è notevolmente arricchita aprendosi e includendo esperienze umane il più delle volte soffocate da insopportabili e pericolosi pregiudizi.
L’accoglienza incondizionata dei migranti diviene l’ulteriore frontiera da affrontare e da abbattere. Nel libro don Massimo ripercorre i vari passaggi del progetto di ospitalità dei migranti, non solo di quelli forniti di un pur precario riconoscimento formale, ma soprattutto degli “scarti” del sistema, di coloro che i famigerati decreti “sicurezza” e il deserto della cosiddetta “terza accoglienza”, espellono da qualsiasi forma di protezione, gettandoli in mezzo alla strada alla mercé di avventurieri di ogni risma.
Vicofaro diviene quindi un “ospedale da campo” che non rimanda indietro nessuno, che offre un tetto e un calore umano a tutti coloro che ne hanno bisogno, sostituendosi a quanto le istituzioni civili e religiose avrebbero dovuto provvedere.
Nella ricostruzione di don Massimo facciamo la conoscenza di Babucar, Ibraim, Daniel, Lamin, Kemo, Diba, Kelvin, Wally, e di tanti altri che con il tempo sono diventati miei cari compagni cui mi lega un profondo sentimento di rispetto, di solidarietà e di amicizia che tanto riempie la mia vita. Memorabili le serate alla “Pizzeria del Rifugiato” che l’ottusità amministrativa ha costretto alla chiusura. Ricche le relazioni con i volontari della comunità, da Lidia a Mauro, a Marisa, a Isabella e Paolo, a tanti altri ancora.
Don Massimo non fa sconti a nessuno, denuncia gli atti intimidatori dei fascioleghisti, da Forza Nuova a Salvini e ai suoi foschi epigoni, e l’indifferenza complice della Curia e di certa sinistra interessata solo ai propri percorsi politici ed economici.
Nonostante le loro roboanti dichiarazioni di offrire un’accoglienza ben organizzata, la realtà ci mostra più di 200 ragazzi ancora ospiti dell’“ospedale da campo” di Vicofaro, con tutti i disagi che ciò può comportare.
“Disobbedisco e accolgo” è quindi uno stimolante viaggio tra le onde minacciose dell’arroganza del potere e di un certo conformismo sociale e la calma, rassicurante e tenace figura di don Massimo Biancalani e di una comunità che ha deciso di non arrendersi.
Insomma un bel racconto ricco di calore umano e di impegno civile.
Infine, è anche uno spaccato della realtà e dei rapporti che vivo a Pistoia, mia città d’adozione, e che mi fa piacere condividere con tutti voi.
Sentitela questa leghista…
ah ah ah!
ha un godimento da ossessa,
spara merda dalla sua mente contorta,
una prova di quanto da anni e anni
sto sostenendo,
ovvero che questi barbari leghisti
non hanno cervello
Commenti Recenti