
www.orizzontescuola.it
Dacia Maraini:
“I social sono manipolabili, i libri no.
Per un pensiero complesso
servono pagine, non schermi”
di Andrea Carlino
La velocità è una trappola, la sintesi un’illusione. Ospite della rubrica “I protagonisti” curata da Francesco Bunetto, Dacia Maraini ha messo in guardia da una deriva che riguarda da vicino la scuola e i ragazzi: l’abitudine a consumare tutto in fretta, compresa la conoscenza.
“In un mondo in cui tutto si consuma, la memoria muore”, ha detto la scrittrice. E senza memoria, ha aggiunto, non si costruisce futuro.
Il bersaglio non è tanto la tecnologia in sé quanto l’idea che i social possano bastare. Maraini li ha definiti “manipolabili”, adatti alle piccole cose, alla comunicazione leggera, ma inadatti ad affrontare la complessità. “Se uno vuole entrare dentro un pensiero, sviluppare un pensiero complesso, deve leggere libri”, ha spiegato. Non solo romanzi: filosofia, storia, geografia, scienza. Un libro – ha ricordato – significa che qualcuno ha passato un anno, due, tre ad approfondire un tema. Quel tempo non si può schiacciare in un post.
La scrittrice frequenta le scuole e tocca con mano il cambiamento. Una volta l’insegnante trasmetteva un savere consolidato. Oggi gli studenti chiedono di essere protagonisti, vogliono creatività e partecipazione. Ma la creatività, per Maraini, non si alimenta con la rapida successione di notizie o con i like. Si nutre di lentezza, di confronto, di pagine su cui tornare indietro. “I social vanno benissimo per comunicare, per carità”, ha precisato. “Ma se uno vuole approfondire, deve leggere libri”.
La velocità digitale, secondo la scrittrice, danneggia anche il rapporto con il passato. La memoria è per sua natura lenta, richiede di sostare, di mettere in relazione eventi e parole. Invece, ha denunciato Maraini, “ci sono state proposte di cancellare l’insegnamento della storia, della filosofia o della geografia”, discipline che considera la base della memoria. E ha portato un esempio concreto: quando chiede agli studenti cosa sappiano dell’ultima guerra mondiale, la risposta è quasi sempre “non ci siamo arrivati”. Una lacuna che definisce “gravissima”, destinata a far ripetere gli stessi errori.
Non si tratta di demonizzare il digitale. Maraini ha evitato ogni tono apocalittico. Ma ha tracciato una linea chiara: i social sono strumenti, i libri invece sono il luogo dove un pensiero si spiega, si articola, si discute. “Un libro dà una conoscenza della realtà che i social non danno, perché sono troppo veloci, troppo rapidi, troppo sintetici”. Per questo, ha concluso, la scuola deve tornare a essere il luogo in cui si insegna a distinguere. E a scegliere.
Commenti Recenti