6 settembre 2026: SECONDA DOPO IL MARTIRIO DI S. GIOVANNI IL PRECURSORE
Is 60,16b-22; 1Cor 15,17-28; Gv 5,19-24
Soffermiamoci sul primo testo, che fa parte del cosiddetto Terzo Isaia, composto di dieci capitoli (56-66), in cui è descritto il ritorno degli ebrei dall’esilio babilonese (587-538 a.C.). Il profeta anonimo è vissuto durante la ricostruzione del Tempio di Gerusalemme e negli anni successivi (dal 520 a.C. in poi).
Il testo di oggi fa parte del capitolo 60. Diciamo subito che tutto il capitolo 60 è un canto di speranza per Gerusalemme (anticamente chiamata Sion) ed è un sogno sul futuro. Inizia con: «Àlzati, Gerusalemme, rivèstiti di luce, poiché viene la tua luce e la gloria del Signore risplende su di te».
Il testo arricchito di diverse immagini va letto tenendo presente sullo sfondo la ricostruzione del tempio, che era il cuore della ricostruzione di un popolo, che era stato disperso durante l’esilio babilonese. Gerusalemme, la sede del tempio, è presentata come fosse una persona che è interpellata direttamente, ed è vista come mèta verso la quale convergono fiumi di popoli, carovane di cammelli e dromedari, sovrani e ricchezze, greggi e armenti dai più remoti angoli della terra. Il loro procedere verso Gerusalemme con omaggi per il tempio in ricostruzione è comparato suggestivamente al volo delle nubi e delle colombe.
E notate: il profeta nella sua visione immagina di vedere muoversi verso il tempio di Sion anche persone straniere pronte a lavorare per riedificare la sede della presenza di Jhave: come potete già notare si tratta di una visione universalistica. Gerusalemme, chiamata “città del Signore” accoglierà tutti i popoli: le sue porte saranno sempre spalancate in segno di accoglienza e di vita. E aggiungiamo: il profeta ci tiene a evidenziare che Gerusalemme, sempre idealizzata, quindi da non intendere in senso fisico, è la “città del Signore” perché ha ritrovato la giustizia e la moralità, la fede e la benedizione divina. Solo così potrà finire la violenza e tornerà la pace. Il Signore stenderà il suo manto di luce sull’intera città. Notate l’insistenza della luce, dello splendore, della gloria. Qui Dio ha piantato il germoglio per un futuro diverso di luce e di speranza.
Qualcuno dirà che si tratta di una visione utopistica, fuori della realtà. Invece, di proposito ho insistito sulla descrizione quasi fantastica del profeta di Dio che sembra quasi volare immaginando un domani diverso, nuovo, pieno di promesse divine.
In un mondo, come l’attuale, immerso nelle tenebre, sembra impossibile l’avverarsi di ciò che ha visto da lontano il profeta di Dio. E invece oggi avremmo bisogno di rileggere le profezie di un maestoso e luminoso disegno divino che si verificherà, nonostante tutte le nostre miserie umane, le nostre cattiverie, le nostre follie.
Il problema è questo: che noi ci facciamo prendere dalla paura, ci chiudiamo per difenderci o difendere quel piccolo avere che possediamo, come se questo bastasse ad aprirci a un mondo diverso. E, per di più, sosteniamo gente balorda che promette di farci sognare, di offrirci un benessere che in realtà è solo malessere.
Già l’ho detto, e vorrei ripeterlo: oggi si parla di forze demoniache che stanno mettendo in crisi la stessa chiesa. In realtà siamo noi a farci del male. Siamo noi che ci autocondanniamo ad una esistenza infelice.
Siamo noi, fuori dal nostro essere, che ci mettiamo nelle mani di farabutti di criminali che stanno dominando questo mondo.
Come non rimanere colpiti quando il profeta parla di stranieri che vengono da lontano a dare una mano a ricostruire il tempio! Portano le loro ricchezze, che sono indispensabili per abbellire il tempio, per renderlo più splendido, degna casa del Signore.
Vorrei chiarire una cosa. Quando diciamo che la Bibbia è un libro difficile, e perciò viene accantonato come un rottame arrugginito, il problema non è la Bibbia, ma siamo noi che usiamo occhi sbagliati. Lo confesso: anche nelle pagine più ostiche della Bibbia, magari scartate perché troppo violente, cerco di trovare sempre qualcosa di affascinante. Dio mi parla sempre, quando apro la Bibbia. Non bastano gli occhi del critico, gli occhi del sapientone che pretende di offrirmi ciò che devo leggere e ciò che non devo leggere. Mi capita spesso di trovare nei testi biblici, prima ritenuti aridi e scostanti, spunti di verità folgoranti.
Certo, lo dico sempre, mi sono di aiuto gli esegeti, quelli seri, ma non basta: occorre la fede in quello Spirito che suscita gemiti o emozioni del tutto impercettibili ai sensi umani.
Sì, è questione di fede: non basta il nostro intelletto, o meglio occorre quell’intelletto che è illuminato dalla grazia di Dio.
Pensate alla visione universalistica che è presente nei testi degli antichi profeti. Non immaginate quanto sia ricca di spunti e di riflessioni per dare un po’ di luce a questo secolo, tutto proteso a chiudersi agli altri, considerati estranei, perciò pericolosi.
Il vero problema, anche qui, siamo noi, che siamo stranieri al nostro essere. Siamo fuori, perciò estranei al nostro mondo interiore. Il vero pericolo siamo noi che vediamo il male negli altri, quando il male siamo noi.
I profeti immaginavano un futuro in cui tutti i popoli siederanno alla stessa tavola, segno della grazia divina. Ma il futuro non deve restare sempre futuro, ma diventare realtà già oggi. Almeno fare qualche passo. Almeno tentare. No, si chiudono le frontiere. Le frontiere contano di più delle persone. Certo non dobbiamo aspettarci qualcosa di buono dal mondo politico. E pensate che se lo guardate bene in faccia il tizio che sta raccogliendo un mucchio di consensi anche tra i cattolici ha connotati di un gorilla. Beh, forse no, ma senz’altro è un ceffo o avanzo di galera. Certo, non giudichiamo le persone dal volto fisico, ma attenzione: qualcuno ha stampato sul volto tutta la sua perversione umana. E piacciono alla gente, al popolo di Dio. Ma noi, esseri umani, siamo luce o siamo tenebre? Che bello vedere un volto che emana serenità e pace!
Come non sentire gioia quando leggiamo passi come questi: «Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, le tenebre ricoprono la terra, nebbia fitta avvolge le nazioni; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te. Cammineranno i popoli alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere. Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio. A quella vista sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché le ricchezze del mare si riverseranno su di te, verranno a te i beni dei popoli».
Anche noi credenti, soprattutto noi cristiani, siamo chiamati a riscoprire la propria bellezza, a contemplarsi con gli occhi stessi di Dio.
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