Vi spiego perché al referendum voterò SÌ alla “fusione” di Perego con Rovagnate

fucioperrov
TESTO VIDEO di don Giorgio
È capitato anche a me di andare in montagna e di dover compiere un passaggio un po’ azzardato. Sul momento mi ha preso un po’ di paura, ma poi, al pensiero di raggiungere quella cima che continuava a guardarmi in modo invitante, ho rischiato.
Così, mi capita tuttora di trovarmi di fronte a una scelta importante, senza avere tutte le garanzie di raggiungere lo scopo prefissato, ma, forse anche per un certo istinto naturale che sempre mi contraddistingue nei momenti più difficili, valuto i pro e i contro, poi lascio ogni incertezza e faccio la mia scelta.
Ci sono scelte che riguardano il nostro futuro, e non possiamo tergiversare, o affidarci a tanti ma e a tanti se. Fare troppi calcoli non sempre è indice di realismo, ma può farci cadere in stati di immobilismo e anche di depressione, con il rischio di perdere il treno della storia.
Nessuno può garantire quale sarà il futuro dei nostri piccoli paesi. Ma una cosa è certa: il tempo dà ragione agli audaci e non certo agli indecisi.
Non guardiamo indietro, e non stiamo troppo attaccati al presente. Il tempo passa, nello stesso momento in cui crediamo di avere uno sguardo avanti. Il futuro è già presente. Per un altro “oltre”.
Come possiamo non capire che l’universo ci sta coinvolgendo e che camminiamo verso qualcosa di più grande del nostro orizzonte? Sì, è questione di “intelligenza”: saper “leggere in profondità” (intus legere) nelle piccole realtà dei nostri paesi quello sviluppo che non si ferma all’ombra dei campanili. Più che di uno sviluppo edilizio, che anzi esigerebbe una ridimensione ambientale e umana, si tratta di quell’uscire da isolamenti mortificanti, tali da chiederci: con quale coraggio domani recrimineremo scelte sbagliate, magari accusando tutto e tutti, quando la vera responsabilità cadrà unicamente o quasi sulle nostre chiusure di oggi?
Questo guardare avanti richiede non solo il saper rischiare, ma una grande capacità e volontà di interpretare al meglio il presente e il locale. Ma ciò sarà impossibile, se le analisi le lasciamo ai praticoni, ai pragmatisti, a coloro che ragionano con i numeri e le convenienze. Così, non ne usciremo mai.
Ed è per questo che, nel caso della fusione sì o no dei Comuni di Perego e di Rovagnate, non ho alcuna intenzione di rimanere vittima di questo gioco al rimbalzo tra chi ragiona con il pragmatismo e chi vi contrappone altre ragioni ma sempre nello stesso cerchio.
So bene che anche solo tentare qualche ragionamento più elevato, rischierei di restare inascoltato, ma bisogna pur educare la nostra gente, abituata a ragionare con la pancia, a vedere oltre, senza nulla togliere alle urgenze esistenziali, ma queste esigenze non si superano con gli occhi rivolti verso il basso, sul pezzetto di terra dei nostri antenati, del resto oramai già sfatto.
In realtà, non si tratterà di una fusione in senso stretto (il termine tecnico è sbagliato, poiché induce anche gli intelligentoni a fare considerazioni inappropriate, tirando poi conseguenze fuorvianti), ma di accorpare due Comuni, lasciando le loro identità peculiari, ma con una nuova visione politica d’insieme. Per politica non s’intende partito politico, ma una concezione del bene comune che superi la territorialità specifica, senza tuttavia scardinarla.
Ora vi dico perché voterò Si alla fusione di Perego con Rovagnate. Il  motivo è semplice: perché voglio bene sia a Perego che a Rovagnate, appartenendo geneticamente ad entrambi i paesi.
Il mio è un bene reale, non per slogan. Un bene che esce da un gretto e sterile campanilismo. Amo di un amore quasi carnale i miei due paesi, tanto da avervi lasciato un pezzo importante della mia vita, sia come credente, sia come prete, sia come cittadino.
Sono uscito dalla Brianza, da ragazzo, per entrare in seminario, ma, quando tornavo a casa, mi godevo il mio paesello, respirandovi un’aria familiare. Allora era un’altra cosa! Poi è successo di tutto! E adesso rivendiamo identità già perdute, distrutte da amministrazioni cieche e ottuse?
Ordinato prete, sono andato per il mio ministero pastorale in varie zone della diocesi di Milano, respirando altre arie, affrontando situazioni socio-politiche e religiose completamente diverse, che però mi hanno arricchito, mi hanno aperto la mente, mi hanno fatto capire che il mondo non sta tra le quattro siepi di un paesino.
Tornato in Brianza, ho ripreso ad amare “carnalmente”, come direbbe don Lorenzo Milani, i miei due paesi, facendo tesoro delle esperienze precedenti. Non lo dico per orgoglio, ma non so tra quanti s’interessano al bene comune di Perego e di Rovagnate possono vantare le mie esperienze e le mie buone ragioni per sostenere ora che non si può più restare chiusi in un campanilismo che produrrà solo effetti negativi, e una perdita preziosa del cammino della Storia, che procede con i suoi ritmi che, vanno comunque capiti e ridimensionati sulle forze di ciascun paese.
Ogni scelta, anche la fusione di Perego con Rovagnate, va ben ponderata, ma non con i calcoli delle paure o delle cifre finanziarie o per eventuali disagi. Non credo che i cambiamenti avvengano senza dolore per qualcosa che si lascia o per abitudini che si devono cambiare. Si deve guardare al meglio, e il meglio richiede sempre qualche sacrificio. E allora, che cosa temere?
In conclusione, io voterò Sì alla fusione, a occhi chiusi, ma dentro vedo già nascere qualcosa di nuovo.
Anche tu fa’ lo stesso…

http://youtu.be/fSm4JB9blDY

2 Commenti

  1. GIANNI ha detto:

    L’identità locale rimane, con la cosiddetta fusione, ma vengono accorpati strutture e servizi amministrativi, con più efficienza per tutti.
    Perchè, quindi, restare ancorati ad un campanilismo che non ha più ragione d’essere?

    • Giuseppe ha detto:

      Siamo un popolo litigioso che, istintivamente, tende a vedere l’altro come un possibile rivale: ci sono secoli di storia a testimoniarlo. E quando la violenza o l’atto criminoso non prendono il sopravvento, questa litigiosità viene sfogata nello sport, nei tornei e nelle manifestazioni folkloristiche che rimangono come retaggio di lotte antiche, ma che sono vissuti con la stessa acrimonia e lo stesso agonismo delle battaglie di una volta. Nonostante tutte le iniziative di solidarietà e di altruismo che ci vedono sempre in prima fila quando viene portato alla ribalta qualche “caso pietoso”, al dunque, l’individualismo, il qualunquismo e il campanilismo riescono sempre ad avere la meglio.