Anche qui, in Brianza, c’è ancora una massa di creduloni incalliti
di don Giorgio De Capitani
Martedì 29 luglio, su Merateonline è apparso un mio articolo sul perdono d’Assisi e le indulgenze. Leggi qui.
Sono poi apparse sempre su Merateonline due lettere critiche per quanto ho scritto, e una contro risposta di una signora di Monte, che conosco molto bene, Tracey Giovanzanti, che vorrei di cuore ringraziare.
Riconosco che talora vado in crisi pensando di essere stato dimenticato, ma basta poco, una lettera ben scritta, per ridarmi fiducia. La comunità di Monte deve sapere che, da quando sono stato allontanato, non ho mai ceduto nelle mie convinzioni, anzi, proprio perché libero da impegni parrocchiali, ora mi sento ancor più libero di dire ciò che penso. E, ogni giorno che passa, aumento la mia dose.
Come si può continuare a tenere ignorante la gente? Basta! Come si può lasciare i credenti, pur in buona fede, in preda ad una religione vuota e sterile, per di più pericolosa perché bugiarda? Basta!
Sento pena guardando questo gregge di pecore mute e obbedienti, tenute a bada da cani pastori! Come si può sopportare una frase simile: “Se dalla Chiesa una cosa viene decretata così è così e basta”? Ma questa è demenza! Siamo nella più folle cecità mentale! E, di conseguenza, le ricadute sulla società sono estremamente paurose!
Sinceramente, non pensavo che in questi paesi (Perego non è l’unico, anche se purtroppo eccelle nel rachitismo d’ogni genere) ci fosse ancora gente tanto credulona quanto supponente. Almeno reagisse di fronte alle provocazioni, che dovrebbero se non altro stimolare una seria riflessione! No! L’analfabeta dà del cretino a chi ha la mente più aperta. Così egli si giustifica, e si gode la propria ignoranza, difesa a oltranza.
Non credo che si tratti di due o tre cattolici incalliti. So per esperienza quanto sia difficile in queste zone aprire la testa alla gente, ma so anche che, con tanta pazienza e determinazione, si può educare al meglio, svegliando le coscienze, portandole verso altri lidi o orizzonti.
Un motivo, per cui sono stato allontanato, è stato proprio questo: aver portato la Comunità su un altro livello. Angelo Scola è stato l’ultimo anello della catena: le tre comunità della Valletta hanno fatto la loro parte: per invidia, per risentimento, per un complesso di inferiorità. I Superiori intervengono quando c’è casino, per ripristinare l’ordine, e il casino lo fanno un po’ tutti: i confratelli e quei cattolici della mutua che si sentono offesi, quando una comunità ha preso un certa strada. E fanno di tutto per omologare, per distruggere, per rimettere in riga.
La balla delle indulgenze è solo un caso. Ci sono altre balle che ho cercato di denunciare, in primis una fede religiosa vissuta tra formalità, superstizioni, magie, visioni, mischiando il tutto con pane e salamelle, con birra e balli, per non dire altro. Un bel cocktail di strano misticismo e di soddisfazioni corporali. Be’, poi ci si va a confessare, magari ottenendo qualche indulgenza plenaria. Possibilmente a buon mercato! Con la crisi che c’è!
Ecco anzitutto, le due lettere che contestano ciò che ho scritto.
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Risposta all’articolo di don Capitani sul ”Perdono d’Assisi”
2 agosto 2014
Perego
Sono molto dispiaciuta delle considerazioni di don Giorgio e lo invito a “ristudiare” la storia francescana. Frate Francesco ottenne nel 1200 (epoca non certo felice per la Chiesa) che ciascuno potesse avvicinarsi a Dio e riceverne il Perdono senza versare alcun contributo. Ciò permetteva ai poveri – fratelli di frate Francesco – di avere pari diritti in una chiesa travagliata dagli scandali e dal potere temporale. Anche adesso il Perdono ha questo grande significato. Accedere al Dio Misericordioso che Gesù ci ha fatto conoscere, vicino agli ultimi e pronto ad accogliere nella Sua Misericordia ogni persona che veramente vuole avvicinarsi a Lui. Il Signore sa certamente se le persone si rivolgono a Lui con cuore sincero e onestà intellettuale o se compiono solamente gesti vuoti.
Don De Capitani potrebbe ricordare quello che frate Francesco ci ha insegnato: il significato di esempio, di via da seguire, di fraternità, di non violenza, invece che “tuonare” il suo dissenso in modo così violento.
Che il Signore doni a ciascuno di noi la pace del cuore
Sandra una francescana secolare
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Risposta a don Giorgio De Capitani
4 agosto 2014


Buongiorno, Le scrivo in merito all’articolo sulle indulgenze (definite panzane!) di cui ha inserito il link. Ho letto più volte i suoi articoli. Davvero davvero indecenti. Stento a credere siano stati scritti da un sacerdote cattolico. Anzi penso che Lei non possa essere più considerato un sacerdote. É incorso nella scomunica laetae sententiae (va contro l’infallibilitá della Chiesa e contro vari Concilii Ecumenici) e,anzi, dal mio punto di vista, dovrebbe essere ridotto allo stato laicale. Non sto qui a spiegarle le motivazioni teologiche alla base delle indulgenze. Ma Le assicuro che ci sono e che le panzane sono quelle che scrive Lei. Nell’attesa di una autentica conversione alla dottrina cattolica,l’unica veritiera,La saluto carissimo Giorgio.
don Giorgio Lutero contro John Tetzel?
Quelli che vogliono cambiare pratiche della Chiesa, prima devono cambiare la propria vità. Pretti come lei pensano di essere più grande, più saggio e più infalibile che la Chiesa, forse, anche che la S. Trinità, perchè se lei volesse cambiare la Chiesa attraverso quello che lei vuole, lei non sarebbe pretti, ma Papa.
Sarà che anch’io sono un “credulone” per ancora credere nella S. Trinità?
don Giorgio, perchè lei non predica un’alterazione nel credo? Invece di “credo nella S.Chiesa Cattolica”, credo nella libera coscienza, nella libertà di pensiero e nell’uomo Dio?
Se dice che per amare dobbiamo accetare le persone come sono, certo che la Chiesa non è una persona, ma è il corpo di Cristo. Difficile cappire l’amore di pretti come voi per la Chiesa, perchè non amano la Chiesa tale come è, amano una Chiesa “ideale” che doveva fare tutti quelli che voi pretti progressisti vogliono o sia, lei desidera il fine dell’ingulgenze, altri il fine del celibato, altri ancora il fine del papato e segui tantissime desideri di quelli come voi. È una confusione enorme che noi vediamo, oggi non se può essere semplicimente cattolico, qualcuno sia fedele, pretti o vescovo vogliono cambiare la Chiesa senza cambiare le persone.
La Chiesa che volete esiste nel protestantesimo. Pense:
Come sarebbe la chiesa di don Giorgio?
Sarebbe una Chiesa dell’uomo o una Chiesa di Gesù?
La casa di Gesù o la Casa di Irene?
Ma e se i fedele di don Giorgio cominciano a contestare le cose che fa don Giorgio? Se cominciano a fare come don Giorgio fa con la Chiesa di Gesù?
Credo che deve fare questa sperienza “padre”, solo così capirà le raggioni della Chiesa che lei come semplice pretti, ignora!
Caro don, nel nome di Gesù, la invito a non utilizzare il nome di Dio per scopi non cristiani, a sottomettersi all’autorità dello Spirito Santo, a non scandalizzare il prossimo. Lei non è stato chiamato per giudicare, ma per annunciare la salvezza a tutto il mondo!
Bravo Danilo, ti prenderò come mio padre spirituale, magari mi convertirò. Lasciamo ancora un po’ di tempo, chissà magari riuscirò a crearti qualche dubbio, e a farti rinsavire.
Occhio di non fare la fine di Don Bastiano del Marchese del Grillo.
L’unico commento che mi sento di fare sulla risposta che don De Capitani ha dato alla ‘cattolica praticante e fedele’ è la preghiera per i presbiteri di don Tonino Bello (vescovo di Molfetta, scomparso nel 1993 e chiamato prete col grembiule). La sua mitezza e il rispetto nel trattare argomenti anche scabrosi, lo ha fatto amare da generazioni di credenti.
“Spirito del Signore, dono del Risorto agli apostoli nel cenacolo, gonfia di passione la vita dei tuoi presbiteri. Riempi di amicizie discrete la loro solitudine, rendili innamorati della terra e capaci di misericordia per tutte le sue debolezze. Confortali con la gratitudine della gente e con l’olio della comunione fraterna. Ristora la loro stanchezza, perché non trovino ristoro più dolce per il loro riposo se non sulla spalla del Maestro. Liberali dalla paura di non farcela più. Dai loro occhi partano inviti a sovrumane trasparenze. Dal loro cuore si sprigioni l’audacia mista a tenerezza. Dalle loro mani grondi il crisma su tutto ciò che accarezzano. Fa splendere di gioia i loro corpi. Rivestili di abiti nuziali. E cingili con cinture di luce. Perché per essi e per tutti lo Sposo non tarderà”
Povera signora Tracey Giovanzanti, mi perdoni, ne conosco un po’ di persone come Lei, e ne ho tanta pena, senza offesa, mi creda.
Avanti don Giorgio, siamo in tanti con Lei.
Patrizia, mi scusi, Lei ha frainteso, la signora Tracey mi ha difeso, la conosco molto bene, quando ero a Monte mi ha sempre appoggiato.
Mi perdoni Don Giorgio, ma evidentemente non ho letto oculatamente l’articolo ed ho frainteso, in questo periodo non ho molto tempo e sono un pò stanca da super lavoro.
Chiedo venia.
Un affettuoso saluto.
“talora vado in crisi pensando di essere stato dimenticato”
Io sono sempre qui don Giorgio… anche se scrivo poco non ti ho dimenticato – continua così, non demordere!
Connesso con la questione dell’autenticità e del commercio delle reliquie, all’epoca in cui Lutero iniziò la sua opera di moralizzazione, dando origine alla riforma, c’era un traffico molto più grave che i ministri della chiesa non solo non impedivano, ma che non avevano alcuna remora ad incoraggiare: la vendita delle indulgenze. Col beneplacito dell’autorità religiosa, in questo modo, chiunque avesse i requisiti richiesti, poteva accumulare ingenti somme di denaro, giustificato dalla convinzione (più o meno consapevole) di compiere un’opera meritoria.
In tutta franchezza, secondo me, la cosa ha il sapore velenoso di una vera e propria truffa. Mi spiego: c’è qualcosa di marcio, se non addirittura diabolico, nel comportamento della gerarchia ecclesiastica, che approfittando della credulità popolare, si sia potuta servire dello strumento delle indulgenze, per battere cassa. Ma è tutta questa storia delle indulgenze, oltretutto, a non essere affatto convincente. Mi chiedo come sia possibile stabilire che determinati atti, particolari culti e “stranamente” versamenti di denaro, permettano di ridurre il tempo che in teoria si dovrebbe passare da penitenti in purgatorio prima di poter accedere al paradiso; stabilendo perfino una sorta di tariffario ad hoc… Il fatto che di mezzo ci sia anche il cosiddetto perdono di Assisi, non giustifica assolutamente questa pratica bigotta e insensata, pur facendo salva (ovviamente) la buona fede di chi ci crede veramente. A mio avviso, dovremmo poter essere capaci di tener distinta la figura straordinaria di San Francesco da tutte le bassezze e i comportamenti inadeguati perpetrati nel suo nome.
La questione di fondo è sempre quella,ciò in cui si crede.
Ed ogni credenza sarà il massimo della verità per il credente, ma solenne panzana per chi di opinione diversa.
Ovvio, ad esempio, che per l’ateo qualsiasi credenza religiosa, lo stesso Dio, è solo solenne panzana.
L’unica cosa che mi sento di dire è la seguente: spinto, come mio solito, da curiosità, sono andato a studiarmi qualcosa sulle indulgenze e, a parte la famosa questione di Lutero, se quanto ho trovato è esatto, sembrerebbe che un fondamento biblico sussista, con riferimento ad alcuni libri del vecchio testamento, peraltro parrebbe che le indulgenze, anche quelle plenarie e, per così dire, automatiche, sarebbero parte della dogmatica.
Chiarito questo, credo che su questi argomenti si possa dire tutto ed il contrario, secondo i propri convincimenti e l’appartenenza o meno ad una determinata confessione.
Forse, l’atteggiamento più rispettoso di tutte le posizioni è quello agnostico, che, riconoscendo i limiti della conoscenza umana, ammette di non poter prendere posizione.
Non sono uno storico della Chiesa, ma credo che San Francesco abbia voluto liberare i poveri almeno dalla servitù che inchiodava il peccatore ad una esistenza senza redenzione unicamente perché non era in possesso dei denari per comprarsela. Credo che San Francesco fosse abbastanza intelligente da sapere che Dio se ne sbatte del fatto che abbiamo o no i soldi per acquistare un indulgenza e che nell’aldilà possiamo aver comprato tutto quello che vogliamo ma quello che conta sia il pentimento vero che con i soldi conta poco; anzi forse è più facile ottenerlo senza. Oggi le cose sono cambiate e vorrei sperare che anche la Chiesa cambi in meglio.