
Caro Dante (nonostante tutto ancora “caro”: ci unisce un’antica amicizia pur fortemente dialettica), hai oltrepassato ogni limite, non solo per il linguaggio che usi (talora mi accusi per il mio, e perché non dovrei accusare il tuo quando eccede, tenendo conto della tua carica istituzionale?), ma soprattutto per un messaggio che è come una violenta sassaiola di odio e di violenza per di più unilaterale, ovvero di parte, contro persone emarginate. Perché non tiri fuori il problema quando si tratta di giovani di sangue italiano, e ce ne sono, tanti, la maggior parte? A questi cosa dovremmo fare: chiudere un occhio, trovare qualche alibi, giustificazione, oppure far finta di nulla?
Nessuno nega che il fenomeno di grave emergenza esista. Ma il problema è generale: riguarda un certo mondo giovanile che è ai margini, che siano italiani o no. Il problema non lo si risolve introducendo leggi ancor più severe, addirittura estreme per non dire disumane, e con provvedimenti di immediata esecuzione, magari concessi anche ai borgomastri con il cervello pieno di ideologie razziste. Lupi rapaci!
Caro Dante, mi hanno sempre insegnato che solo le leggi non risolvono mai il problema. Un certo Gesù Cristo, che tu senz’altro conosci avendo avuto una madre religiosissima, ha eliminato con un solo colpo di spugna più di 600 leggi ebraiche, sostituendole con un solo comandamento, diviso in due: «Ama il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima tua e con tutta la mente tua. Questo è il grande e il primo comandamento. Il secondo, simile ad esso, è: Ama il tuo prossimo come te stesso».
E chi è il nostro prossimo Cristo lo ha chiarito con alcune famose parabole, tra cui quella del buon samaritano. Il prossimo non lo scegliamo noi, secondo i nostri criteri sovranisti: prima gli italiani, poi gli altri. Un certo don Lorenzo Milani, priore di Barbiana, non so se ne hai sentito parlare, ha scritto: «Se voi avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia patria, gli altri i miei stranieri».
Ripeto, il fenomeno di giovani senza più legge è allarmante, a Lecco come in tutta Italia, ma forse noi adulti dovremmo porci qualche domanda come esame di coscienza e, te lo confesso con estrema sofferenza, anche noi preti abbiamo delle colpe: abbiamo perso di vista, trascurando i classici ambienti educatici come gli oratori, magari trasformandoli in ambienti solo mangerecci, o sale da ballo. Ma voi leghisti avete sempre ostacolato e messo alla gogna preti che tentavano di integrare cristiani e mussulmani, dimenticando il principio di prevenzione di San Giovanni Bosco. E la Lega che cosa ha fatto con don Massimo Biancalani? Penso che tu conosca il caso e anche l’odio sprizzante dagli occhi di una certa Ceccardi? Ma se voi leghisti proibite spazi, certo controllati dalla legge, per i giovani immigrati più disagiati, come faceva don Massimo (ci ho parlato per telefono una buona mezz’ora), che cosa pretendete: di risolvere tutto introducendo norme più restrittive rispedendo all’inferno, come tu li definisci in modo davvero sprezzante e disumano, la “gentaglia”, come se i “nostri” fossero tutti brava gente?
Da ultimo, sai la cosa che mi ha colpito di più: che voi fate i cattivi per non perdere il consenso della gente: questa gente che vi vota non la chiamerei solo “gentaglia”, ma barbara.
NOTABENE
Mi permetto ancora di aggiungere che il tuo modo di ottenere la pulizia del paese è fallimentare, tanto è vero che ogni giorno sei costretto a denunciare. Ma la denuncia non serve se ogni giorno sei costretto a denunciare chi sporca il paese.
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da www.leccoonline.com
Pestaggi e risse: date ai sindaci il potere
di rimpatriare questi personaggi al 1° reato
INTERVENTO – giovedì, 03 settembre 2026
Pescate
Sanitari presi a testate e risse con tenagliate in faccia con protagonisti marocchini o extracomunitari arrivati nella città di Lecco, e anche nei piccoli paesi episodi di violenza e pestaggi sempre ad opera di stranieri.
Sono solo gli ultimi fatti di cronaca di questi giorni.
Ormai siamo ostaggi di sta gentaglia che oltre a minare la nostra sicurezza se la prende anche con medici ed infermieri.
Questi non sono scappati dalla guerra ma la guerra la vengono a fare a noi.
Basta.
Ci vogliono leggi speciali, dure e senza sconti.
I recenti decreti sicurezza servono a poco o nulla.
Approvare subito leggi per le quali chi fa ste cose deve andare in galera immediatamente e restarci in attesa dell’espulsione dall’Italia.
A mio avviso la soluzione a questi continui fatti di violenza che stanno accadendo non è istituire zone rosse che servono a poco, o mobilitare l’esercito.
Ma dare il potere ai sindaci di rimpatriare sti personaggi al primo reato.
Dare il potere ai sindaci di poter disporre direttamente delle forze dell’ordine.
Poi se non lo facciamo o se saremo deboli e tolleranti, i cittadini non ci voteranno più.
Ma almeno ci saranno paesi e città dove sta gentaglia non oserà entrare.
Dante De Capitani, sindaco di Pescate
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da leccoonline
Il problema è vero.
La soluzione di De Capitani no
INTERVENTO – giovedì, 03 settembre 2026
Il problema è vero: aggressioni a sanitari e risse in strada sono fatti gravi, e chi lavora in corsia o cammina la sera merita risposte serie, non rassicurazioni di facciata. Fin qui, d’accordo.
Poi arriva la proposta del sindaco di Pescate, e la serietà finisce lì.
Rimpatriare “al primo reato” per decreto sindacale: peccato che l’espulsione dello straniero sia materia statale, decisa da prefetto e magistratura, con tanto di garanzie costituzionali e convenzioni internazionali firmate di mezzo.
Non è un dettaglio da azzeccagarbugli: è la differenza tra uno Stato di diritto e un far west a chilometro zero.
E no, non si aggira con un ordine di servizio dal municipio di Pescate.
“Disporre direttamente delle forze dell’ordine”: suggestivo, sindaco-sceriffo, manca solo la stella sul petto.
Peccato che la pubblica sicurezza risponda a questore e prefetto, non al primo cittadino di turno – a prescindere dal colore politico, proprio per evitare che l’ordine pubblico dipenda dall’umore della giunta.
Chiedere poteri che la legge non concede non è fermezza, è scenografia: fa più rumore che promettere presidi, integrazione, mediazione culturale e applicazione rigorosa delle norme già esistenti – quelle sì, in mano allo Stato, che magari andrebbero fatte funzionare prima di liquidarle come “inutili”.
E la formula “sta gentaglia” (già pessima di suo) non aiuta a distinguere granché: infila nello stesso calderone chi delinque, chi ha fragilità psichiatriche e chi, straniero, lavora accanto a noi – compresi parecchi di quei sanitari presi a testate.
Volendo essere pedagogici fino in fondo: proporre superpoteri municipali che non esistono non è coraggio, è populismo istituzionale travestito da sicurezza.
Chiedere allo Stato di fare la sua parte, con strumenti che già esistono, è politica.
Ma significa avere il coraggio di affrontare il problema per quello che è.
Paolo Trezzi
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