La Luna e la Terra come non si erano mai viste: ecco le incredibili immagini di Artemis II

da AVVENIRE
7 aprile 2026

La Luna e la Terra come non si erano mai viste:

ecco le incredibili immagini di Artemis II

di Luigi Bignami
Sette ore nel deep space: il ritorno umano attorno al nostro satellite diventa un racconto in scatti tra scienza, rischi invisibili e paesaggi straordinari osservati per la prima volta attraverso i nostri occhi

Le immagini scattate da Artemis II della Luna e della Terra lasciano senza fiato

La notte scorsa l’equipaggio di Artemis II ha completato il primo sorvolo lunare con esseri umani a bordo dai tempi dell’Apollo 17, nel 1972. Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e il canadese Jeremy Hansen non sono però semplici passeggeri di un viaggio storico: sono scienziati in missione. Molti gli esperimenti in atto. Tra questi, ad esempio, vi è un’indagine che ha utilizzato dispositivi “organ-on-a-chip” — piccolissime parti umane su silicio — per studiare gli effetti combinati di radiazioni e microgravità sui tessuti biologici. Gli astronauti hanno inoltre prelevato campioni di sangue e saliva che verranno studiati una volta a Terra, per capire come il deep space alteri il sistema immunitario. Questo progetto, chiamato Avatar, punta a comprendere come il corpo umano risponda ad un ambiente che nessun medico terrestre ha mai potuto studiare direttamente. A bordo del modulo di servizio viaggiavano anche quattro CubeSat (piccoli satelliti rilasciati in orbita terrestre) di agenzie spaziali di Germania, Corea del Sud, Arabia Saudita e Argentina, ognuno con obiettivi distinti. Il tedesco Tacheles misurava l’effetto dell’ambiente spaziale sui componenti elettronici dei futuri veicoli lunari; il coreano K-Rad Cube usava un dosimetro di tessuto umano artificiale per misurare la radiazione biologica nelle fasce di Van Allen; l’argentino Atenea testava metodi di schermatura e comunicazioni a lunga distanza.


Una porzione della superficie lunare ripresa lungo il terminatore — la linea che separa il giorno dalla notte — dove la luce radente del Sole disegna ombre lunghe e spettacolari sui crateri. L’immagine è stata scattata durante il sorvolo della Luna da parte dell’equipaggio della missione Artemis II il 6 aprile 2026 ed è stata diffusa il giorno successivo tramite Reuters. La fotografia, secondo i dati tecnici, è stata realizzata con una fotocamera Nikon D5 e un obiettivo da 400 millimetri / NASA

La sfida scientifica più urgente era però quella delle radiazioni. Per la prima volta in decenni, quattro astronauti hanno abbandonato completamente la protezione del campo magnetico terrestre, esponendosi ad un cocktail di pericoli che l’Apollo aveva solo sfiorato. Ci sono le particelle energetiche solari, intense ma prevedibili, che possono causare malattie acute da radiazione. Poi c’è la radiazione cosmica galattica, costante, proveniente da ogni direzione, impossibile da schermare completamente — e potenzialmente più dannosa proprio per questo, perché tentare di bloccarla genera radiazione secondaria. Sembra un paradosso. Ma in realtà quando una di queste particelle ultraenergetiche colpisce un materiale spesso — metallo, plastica, qualsiasi cosa — non si ferma, ma si “frantuma” contro i nuclei del materiale e genera uno sciame di particelle secondarie: neutroni, raggi gamma, altri frammenti.


La Terra, parzialmente nascosta dal profilo della Luna, fotografata attraverso il finestrino della capsula Orion / NASA

Per la prima volta in assoluto poi, la Nasa ha testato in volo modelli predittivi di tempeste solari basati su machine learning e fisica, sviluppati dall’Università del Michigan, capaci di lanciare allerte fino a 24 ore prima di un evento. Sei sensori di radiazione a bordo di Orion — il sistema Hera — misuravano i livelli in tempo reale in diverse zone della cabina, mentre ciascun astronauta indossava un dosimetro personale attivo. Al superamento di soglie prestabilite, un allarme visivo e sonoro avrebbe avvertito l’equipaggio, per fortuna non c’è stato bisogno. In caso di evento solare critico, il protocollo prevedeva di svuotare i vani di stivaggio centrali, ridistribuire i carichi lungo le pareti e creare così una zona a bassa esposizione attorno all’equipaggio — anche vicino al bagno, la zona più schermata della capsula. Perfino il rover Perseverance su Marte è stato utilizzato per monitorare macchie solari non visibili dalla Terra, dando ai team a terra un preavviso su possibili eruzioni in arrivo.

In questa immagine la Luna oscura completamente il Sole in un’eclissi totale osservata dalla capsula / NASA

Durante le sette ore di sorvolo lunare poi, l’equipaggio ha fotografato e descritto crateri da impatto, antiche colate laviche e creste tettoniche, notando variazioni di colore e strutture che forniscono indizi sulla composizione e l’evoluzione della crosta lunare. Mentre i satelliti come il Lunar Reconnaissance Orbiter forniscono mappe dettagliate, solo occhi umani — in queste condizioni di illuminazione uniche — riescono a cogliere sfumature cromatiche che le camere non sanno tradurre. Durante l’eclissi solare della sera, con il Sole nascosto dietro la Luna, l’equipaggio ha anche analizzato la corona solare e cercato lampi di meteoroidi che impattavano la superficie.

Un primo piano del cratere Vavilov, situato sul bordo del più antico e vasto bacino di Hertzsprung, sulla superficie lunare / NASA

Tutto questo serve a costruire il passo successivo. Nel febbraio 2026 la Nasa ha deciso che Artemis III, nel 2027, non sarà più un allunaggio ma una prova di attracco con i lander commerciali in orbita terrestre bassa — un Apollo 9 del XXI secolo. Il primo atterraggio vero è slittato ad Artemis IV, non prima del 2028. Ma i tempi restano incerti: lo Starship di SpaceX deve ancora dimostrare il rifornimento orbitale, operazione mai realizzata su scala operativa, senza la quale il lander lunare non ha abbastanza carburante per raggiungere la superficie. Stessa cosa vale per l’altro lander: il Blue Moon che richiede una medesima operazione in orbita lunare. E tutto questo dopo un periodo durante il quale sembrava che fosse la società privata di Elon Musk, la SpaceX, a dettare legge alla Nasa, in quanto c’era una forte spinta verso Marte, saltando la Luna. Ma poi sia la volontà di Trump (che ha voluto una vera base lunare come primo obiettivo, per non farsi scavalcare dai cinesi che continuano ad affermare di voler portare un uomo entro il 2030), sia il fatto che Musk abbia capito quanto sia difficile e complesso raggiungere Marte in pochi anni, hanno riportato la Nasa al centro delle attività umane spaziali con la Luna come obiettivo primario. La corsa è aperta e si capisce dunque, come ogni dato raccolto da Artemis II conti davvero tanto.

Gli astronauti Jeremy Hansen, Reid Wiseman, Christina Koch e Victor Glover sincronizzano gli orologi a bordo della capsula Orion, in un’immagine tratta da una diretta Nasa durante la missione Artemis II. Nel corso del sorvolo lunare, l’equipaggio ha vissuto anche un momento carico di emozione, dedicando un piccolo cratere — visibile in alcune fasi dell’orbita lunare — alla memoria della moglie scomparsa del comandante Reid Wiseman, battezzandolo «Carroll».

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da la Repubblica
08 APRILE 2026

Quel tramonto della Terra sulla Luna segreta

di Marco Belpoliti
L’eclissi e il crepuscolo del pianeta blu nelle immagini catturate da Artemis durante il sorvolo del lato oscuro del satellite
Il fatto che la Luna, gemella opalescente e infeconda della Terra, ci mostri solo un lato, per via della sincronicità della rotazione dei due corpi celesti, ha sconcertato gli esseri umani sin dal momento in cui hanno fatto questa scoperta.
Che lassù, nell’universo senza fine, vi sia qualcosa che non possiamo osservare, ci sembra ancora impossibile. Per guardare queste immagini, e potercele trasmettere attraverso lo spazio, alcuni di noi, novelli esploratori, sono dovuti andare in orbita nell’etere celeste e circumnavigare il pallido Satellite, e perciò allontanarsi così tanto dal nostro Pianeta. È stato infatti necessario viaggiare lontano dalla superficie, che sappiamo essere sferica da un numero limitato di secoli, e su cui appoggiamo più o meno solidamente i nostri piedi: 400.171 chilometri dalla Terra, distanza enorme.
C’è un’immagine, quella in cui la palla rotonda di Selene appare come un disco grigiastro lambito da zone più scure, è quella del suo lato oscuro, la parte invisibile del pianetino nato dall’immane cozzo con Theia, il misterioso corpo celeste da cui sarebbe nato non solo il Satellite ma la Terra stessa: 4,35 miliardi di anni fa. Grigia e polverosa appare la Luna, ma tonda come il Pianeta azzurro che abitiamo e che stiamo distruggendo da tempo immemorabile.
Diventeremo vuoti come lei? Eccola che tramonta dietro la superficie cinerina, la nostra Patria: che emozione! Noi veniamo da là. Ai viaggiatori spaziali avrà preso la paura di non poter tornare indietro, di non poter rientrare nell’atmosfera coperta da biancastre chiazze di nubi e azzurri profili di quelli che sappiamo essere mari e oceani? Il timore di dover restare per sempre lassù a contare le albe e i crepuscoli del nostro meraviglioso globo? La Luna è il corpo celeste preferito dai poeti, cui porre, questo sì, domande che restano per lo più inevase.
“Il lato oscuro della Luna”, scrivono ora i giornali, facendo eco al titolo di un celebre album d’un gruppo musicale. Ma “oscuro” — parola latina di difficile analisi, dicono i linguisti — significa privo di luce, o meglio: poco illuminato, poco chiaro. Non nero, perché il nero assoluto non esiste, o almeno noi non lo possiamo vedere: un paradosso.
Ed ecco un’altra foto in cui la luce del Sole si fa strada da dietro il disco affumicato del Satellite, una luce che ne lambisce il profilo e sembra sul punto d’avvolgere lo stesso cerchio nerastro, forse divorarlo. La Terra che tramonta come una Luna, ma diversamente luminosa, sembra piccola là in fondo, eppure tutto resta incommensurabile. Ma chi ha potuto vedere questo tramonto, o l’annerimento del cielo, proprio lì, deve aver provato una sensazione di grande potere. L’occhio è una parte del nostro cervello, parte rotonda, o almeno sferica, che si è sporta sino al confine ultimo del nostro corpo, affinché noi potessimo comprendere tutto, persino l’universo incalcolabile, e questo grazie a forme che conosciamo già, che sono in noi e appartengono a quel linguaggio iscritto nel nostro corpo.
Capiamo e immaginiamo anche ora, attraverso queste fotografie, cos’è l’universo, che di solito vediamo nell’alto, in quella superficie o meglio sostanza o etere, che noi chiamiamo cielo. Invece di farci sentire piccolissimi, annichiliti da queste immagini catturate da una macchina costruita da noi, ci ispira piuttosto un senso di potenza, qualcosa di grande, di sconfinato: possiamo immaginare. Ci proviamo, anche se non è poi vero, ma cosa importa? La Terra tramonta, così come vediamo accadere da quel Pianeta sterile e per sempre deserto. Sapremo salvarla e salvarci con lei?
Com’è delicata la Luna, che si allontana da noi, dicono gli astronomi, di 3,8 centimetri l’anno. Abbiamo a disposizione ancora due miliardi d’anni prima che ci abbandoni e fugga via. Un tempo lunghissimo e anche così breve, se visto da lassù.

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