Verso le elezioni amministrative de “La Valletta Brianza”: IL MIO SOGNO
di don Giorgio De Capitani
Vorrei stendere un sogno o un progetto per il mio paese. Potrebbe essere questo.
Sogno un paese in cui, quando un amico viene a trovarmi possa esclamare: «Sei in un vero paradiso! Inavvertitamente ho calpestato un fiore che subito mi ha rimproverato, dicendomi: “Perché mi tratti male? Guardami, e ammira la mia bellezza! Qui tutti mi rispettano!”. Ho incontrato un ragazzino – venivo di fretta – che mi ha rimproverato, dicendomi: “Perché non mi saluti? Guardami: qui sono importante!”. Sono entrato nella tua chiesa per una brevissima sosta, e ho visto semplicità e decoro. Dio mi ha parlato, nel silenzio. Un silenzio che poi mi ha accompagnato fino alla porta d’uscita. E fuori, c’era silenzio!».
Sogno un paese in cui le strade parlino antico e parlino nuovo senza squilibri, senza che feriscano il contesto ambientale (attenzione all’asfalto, un misto di frammenti di roccia calcarea intrisi di bitume, con del petrolio come ingrediente). Strade che non siano sconnesse, maltrattate dal nostro passo distratto e pesante. Strade che odorino di terra genuina.
Sogno un paese in cui le abitazioni non si sgomitino, ma si rispettino l’un l’altra, senza quella invadenza che toglie il diritto ad una meritata privacy, così che ogni cittadino viva in serenità quei pochi attimi della giornata, ritagliati tra uno stress e l’altro. È mostruoso doversi arrabbiare tutto il giorno!
Sogno un paese in cui i pettegolezzi di strada o di mercato servano solo a distendere un po’ gli animi, e non a spezzare con maldicenze legami di amicizia e di fiducia.
Sogno un paese in cui la gente ami il proprio orticello senza costruirvi steccati: il Bene comune comprende il mio, il tuo e l’orticello di ognuno, come un mosaico.
Sogno un paese in cui si guardi in avanti, sempre in avanti, per il Bene dei figli, soprattutto per loro. E il Bene dei figli è una casa comune, da tramandare senza ridurla a brandelli.
Sogno un paese in cui non si viva solo di tradizioni destinate a spegnersi nella noia e nella stanchezza, ma ci si impegni per rinnovare la casa comune nella scoperta di quei doni meravigliosi che Dio ha seminato nel Creato.
Sogno un paese in cui, a partire dalle piccole cose, si tenda al Meglio, sempre al Meglio, in un continuo dialettico confronto su proposte da valutare alla luce della Profezia.
Sogno un paese in cui ciascuno dia il meglio di sé, non importa se l’altro è più intelligente o più qualificato: purché ciascuno capisca i propri limiti e rispetti i doni dell’altro.
Sogno un paese in cui si impari la legge del servizio, e la si insegni ai più piccoli, dando il buon esempio, a partire da chi ha più responsabilità.
Sogno un paese in cui si dia ai ragazzi e ai giovani spazi a loro dovuti, ma nel rispetto di tutti: se i ragazzi chiedono luoghi dove giocare, gli anziani chiedono il diritto a non essere disturbati con schiamazzi notturni.
Sogno un paese in cui la comunità cristiana faccia proprio il motto: I care: a me sta a cuore ogni realtà sociale, e si metta in uno stato di autocritica, non per frenare la Novità, ma per liberarsi di vecchie scorie.
Sogno un paese in cui i collaboratori ecclesiali siano i primi a stimolare al Meglio, per amore di quel Bene comune, che è l’amore più vero verso il proprio paese.
Sogno un paese in cui, quando si vota, si scelgano le persone più oneste e qualificate in funzione del Bene comune, e non i “corruttibili” in funzione di un Bene personale.
Sogno un paese in cui l’amministrazione comunale abbia del territorio una visione umanistica, intendendo per umanesimo quel mondo di Valori che fanno grande un paese, su misura dell’Uomo, uomo o donna che sia, nei suoi più autentici ideali.
(da “IL PRETE E LA POLITICA”, pag. 75-77
di Giorgio De Capitani)


Grazie dei tuoi sogni don Giorgio, voglio provare a condividerli.
Intanto leggendoti, ho trovato diverse “cosette” da aggiustare nel mio piccolo impegno nella comunità; altrimenti mi troverò sempre dalla parte dei “baletta”.
In un paese del genere verrei a vivere anchio…
Purtroppo la realtà, caro don Giorgio, è quella che conosciamo bene e c’è molto poco di quello che tu sogni e desideri. Siamo abbrutiti dall’abitudine alle cattive notizie, che ormai sono talmente frequenti da non produrre più emozioni nemmeno in chi le comunica o semplicemente le legge nei notiziari. Tanto poi c’è sempre la pagina dello sport, delle attività ricreative e dei pettegolezzi a tirarci su di morale. Per il momento, sperando in un mondo migliore (la speranza per fortuna ha una resistenza incredibile), mi limito a condividere i tuoi sogni!
Vedi, come cittadino, mi sto dando da fare, rompendo l’anima a tutti, a destra e a sinistra.
Sono curioso, non essendo del posto, di conoscere le varie magagne che in questo periodo si possono appurare.
L’ideale del bene comune è bello, ma voglio capire come a livello locale le diverse lise lo interpreteranno, sempre ammesso che ce ne sia qualcuna all’altezza.
Se poi tutte si equivalessero nel fari solo i propri comodi ed interessi, forse sarebbe preferibile non votare.
Fra poco.