Ingresso del nuovo arcivescovo di New York

da www.settimananews.it

Ingresso del nuovo arcivescovo di New York

8 febbraio 2026
di: Fiona Murphy
L’arcivescovo Ronald A. Hicks ha iniziato la sua prima omelia come leader di circa 2,5 milioni di cattolici newyorkesi parlando in spagnolo e citando un inno che quasi tutti i latinoamericani che frequentano la messa conoscono: “Signore, prendi la mia vita – ha esordito in spagnolo – citando a braccio Alma Misionera – sono disposto a fare tutto ciò che desideri, qualunque cosa sia, guidami a servire”.
Venerdì 6 febbraio, il cardinale Timothy Dolan ha formalmente lasciato dopo oltre 16 anni alla guida dell’arcidiocesi di New York e Hicks è diventato il suo successore. Hicks ha recentemente ricoperto la carica di vescovo di Joliet nell’Illinois, e in precedenza ha guidato un orfanotrofio in El Salvador, è stato sacerdote a Chicago e ha ricoperto il ruolo di direttore della formazione in seminario. All’età di 58 anni, presumibilmente avrà quasi due decenni per guidare l’influente diocesi prima di presentare le sue dimissioni a 75 anni.
Durante la messa di insediamento nella Cattedrale di San Patrizio, Hicks ha chiarito due cose: che intende guidare una Chiesa che sarà, nel profondo, missionaria, e che i latini non rimarranno ai margini del suo ministero.
Non ha segnalato quest’ultimo impegno rivolgendosi direttamente ai latini o alle loro diffuse paure di un’applicazione delle leggi sull’immigrazione mirata all’etnia durante la campagna di deportazioni di massa del presidente Donald Trump. Ma lo spagnolo faceva parte della liturgia bilingue e spesso era parlato per primo, come nella prima lettura dalla Lettera ai Galati del lettore Samuel Jimenez Coreas, che un tempo viveva nell’orfanotrofio Nuestros Pequeños Hermanos guidato da Hicks in El Salvador.
Ha anche citato Bad Bunny, il cantante e rapper la cui apparizione al Super Bowl di domenica ha suscitato reazioni negative da parte dei conservatori che accusano il portoricano di essere antiamericano. Il riferimento a “NUEVAYoL” è stato accompagnato dai testi di “New York State of Mind” di Billy Joel, “Empire State of Mind” di Jay-Z e “New York, New York” di Frank Sinatra. Ma la citazione di Bad Bunny ha suscitato alcuni degli applausi più fragorosi
Maria Galvez, parrocchiana della Cattedrale di San Patrizio da 20 anni, ha detto che le sono venute le lacrime agli occhi durante l’omelia di Hicks: “È emozionante, sono molto felice che abbiamo un vescovo che parla spagnolo e sento che è molto sincero, che viene qui con grande gioia”.
Anche altri sembravano commossi dalla fluidità dello spagnolo di Hicks, dato che la assemblea rideva e applaudiva quando parlava.
Il tema di una chiesa missionaria è stato il fulcro dell’omelia di Hicks: “Questo è un invito a essere una Chiesa missionaria, non un country club. Un club esiste per servire i suoi membri. La Chiesa, invece, esiste per andare fuori e servire tutte le persone – con ardore, con fede, con speranza e carità nel nome di Gesù Cristo”.
L’arcivescovo ha detto: “Noi esistiamo a seguire Gesù, che ha sfamato gli affamati, ha guarito i malati nel corpo e nello spirito, ha rifiutato l’odio e ha proclamato l’amore”.
Hicks ha chiarito che la sua parola non era “una critica”, riconoscendo che nella Chiesa cattolica, in particolare negli Stati Uniti, c’è stato un dibattito sul fatto se difendere la Chiesa rinforzando l’ortodossia in un mondo secolarizzato o uscire e impegnarsi con quel mondo. Ma il nuovo arcivescovo di New York ha chiarito che su questo tema è dalla parte di papa Francesco – e del suo successore papa Leone XIV – citando la famosa improvvisazione di Francesco, “todos, todos, todos”, che segnala l’impegno a includere “tutti” nella Chiesa.
Il reverendo Chris Argano, parroco della chiesa cattolica di St. Mary a Washingtonville, New York, ha detto che spera che il nuovo arcivescovo si senta benvenuto mentre affronta le sfide di una nuova città. “È sempre più difficile diffondere il messaggio del Vangelo, ma nella sua omelia di oggi, ha chiarito che siamo una Chiesa missionaria che evangelizza per portare il messaggio di Gesù Cristo nelle strade”.
Un altro cenno a Francesco è stata la richiesta di Hicks, al momento dei saluti, affinché i presenti pregassero per lui, facendo eco alla ripetuta richiesta del defunto papa, fatta per la prima volta dal balcone dopo la sua elezione al papato. “Pregherò per tutti voi con grande, grande gratitudine” – ha aggiunto Hicks riferendosi alla sua preghiera nell’adorazione eucaristica.
All’inizio dell’omelia, con voce carica di emozione, ha ringraziato il cardinale Christophe Pierre, nunzio apostolico negli Stati Uniti, “per avermi ricordato di essere semplicemente me stesso”; al cardinale Blase Cupich, suo ex ordinario nell’arcidiocesi di Chicago, “per il suo esempio e la sua guida”; a Dolan, suo predecessore, “per il suo gentile sostegno, sia personale che pubblico”; ai cattolici dell’area di Chicago “per essere discepoli che fanno discepoli”; e ai suoi genitori, “per avermi sempre mostrato cosa significa l’amore incondizionato”.
“Il cardinale Timothy Dolan ha servito questa arcidiocesi con generosità, convinzione e zelo personale” – ha detto il nunzio apostolico cardinal Pierre, che dovrebbe andare in pensione perché ha appena compiuto 80 anni, l’età in cui i cardinali non possono più partecipare al conclave. “La sua voce è stata una testimonianza forte e gioiosa del Vangelo, sia qui a New York che ben oltre”.
Dolan, figura di spicco della Chiesa statunitense, è noto ai cattolici di tutto il Paese per le sue apparizioni sui media. Sebbene abbia criticato le politiche anti-immigrati, è stato nominato membro della Commissione per la libertà religiosa di Trump ed era considerato vicino ad alcuni politici repubblicani. Dopo la morte di Francesco, Trump ha fatto pressioni affinché Dolan diventasse papa.
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Omelia per la presa di possesso
Arcivescovo Ronald A. Hicks

Cattedrale di San Patrizio
6 febbraio 2026

«Signore, prendi la mia vita nuova
prima che l’attesa
consumi anni in me.
Sono disposto a ciò che vuoi,
non importa che cosa sia,
tu chiamami a servire».
Queste sono le parole del canto “Alma misionera” (Anima Missionaria).
È uno dei miei canti preferiti in chiesa, perché tutti noi siamo chiamati a essere discepoli missionari, con un’anima missionaria, in una Chiesa missionaria.
Amo la musica.
Amo ogni tipo di musica.
E quasi sempre ho una canzone che mi risuona nella testa.
Ci sono tantissime canzoni su New York. Prenderò qualche verso da alcune delle canzoni più famose su New York e le metterò insieme in una breve “compilation” delle mie prime impressioni sul vivere e lavorare a New York. Potete provare a indovinare l’artista e il titolo delle canzoni.
E, anche se Chicago sarà sempre “la mia città”, ecco… i miei sentimenti su New York, basati sui seguenti brani, con un po’ di editing creativo di alcuni testi…
«C’è chi ama andarsene via
prendersi una vacanza dal quartiere,
io sono in uno stato mentale “New York”.
Giungla di cemento dove i sogni sono fatti
non c’è nulla che tu non possa fare,
adesso sei a New York.
Se ti vuoi divertir con encanto y con primor
solo tienes que vivir un verano en Nueva York.
A dire il vero, mi piace New York.
A dire il vero, amo questa città.
Quindi, iniziate a diffondere la notizia: comincio oggi, voglio farne parte.
New York, New York!»
Ecco alcune cose che dovreste sapere di me: io amo Gesù. Amo la Chiesa. E amo le persone. Come Papa Leone ha insegnato recentemente nella sua catechesi sul Concilio Vaticano II, Gesù dice: «Vi chiamo amici».
In forza di questa relazione, mi sforzo di amare il prossimo come me stesso.
Amo anche l’Eucaristia, il vero Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Cristo, fonte e culmine
della nostra vita. La parola “Eucaristia” viene dal greco e significa “rendere grazie”. Perciò oggi, nel contesto di questa Eucaristia, il mio cuore è davvero colmo di gratitudine.
E mentre inizio il mio ministero come undicesimo vescovo dell’Arcidiocesi di New York, voglio cominciare proprio con la gratitudine.
Anzitutto ringrazio Dio, Creatore e Datore della vita, della vita eterna, per il suo amore divino.
Al cardinale Christophe Pierre: grazie per i molti anni di servizio e per avermi consigliato semplicemente di essere me stesso. Per favore, estenda la mia gratitudine a Papa Leone e lo assicuri della mia obbedienza e collaborazione.
Al cardinale Cupich: lavoro con lei e imparo da lei da oltre undici anni. Grazie per il suo esempio e per la sua guida.
Al cardinale Dolan: grazie per la sua magnanima guida qui per diciassette anni. In particolare, grazie per il sostegno generoso che mi ha dimostrato sia pubblicamente sia privatamente. E, a proposito, sappiamo che oggi è il suo compleanno. Buon compleanno, e “ad multos annos”.
A tutti i miei confratelli vescovi: grazie per i modi in cui vi impegnate per l’unità e per la vostra leadership di servizio nella Chiesa.
Ai miei confratelli sacerdoti: amo essere prete. Grazie per il vostro Sì, e non vedo l’ora di conoscere questo meraviglioso presbiterio dell’Arcidiocesi.
A tutti voi dell’area di Chicago e della Diocesi di Joliet: vi porto nel cuore. Grazie perché siete discepoli che fanno discepoli.
A mia madre e a mio padre che seguono in streaming: siete i migliori! Grazie per avermi sempre mostrato che cosa significa l’amore incondizionato.
A tutti i miei familiari e amici: siete uno dei doni più grandi della mia vita. Grazie per il sostegno costante. Vi voglio bene.
A voi che venite dal mondo delle istituzioni, dell’economia, del lavoro, dei servizi, dell’educazione, ai primi soccorritori, al mondo delle arti, e a quanti rappresentano le molte tradizioni di fede presenti a New York: grazie di essere qui oggi. Non vedo l’ora di lavorare con voi per il bene comune.
A tutti voi qui presenti e a chi segue in diretta, e a tutto il popolo di New York, e a tutti coloro che vivono nei 3 distretti e nelle 7 contee dell’Arcidiocesi, al clero, ai consacrati, ai laici, a tutti i fedeli… a tutti: grazie per le vostre preghiere, per il vostro entusiasmo e per il caloroso benvenuto.
Oggi nel Vangelo Gesù ci affida il grande mandato: andate e fate discepoli, battezzate nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Ed ecco: Dio è con noi sempre.
Questo è un invito a essere una Chiesa missionaria, non un club esclusivo. Un club esiste per servire i propri membri. La Chiesa, invece, esiste per uscire e servire tutti, ardente di fede, speranza e carità nel nome di Gesù Cristo. Non è una critica, ma un invito a rinnovare ciò che siamo e a riscoprire perché la Chiesa esiste: per seguire Gesù, che ha sfamato gli affamati, guarito chi era malato nel corpo e nello spirito, rifiutato l’odio e annunciato l’amore.
Papa Leone XIV è stato chiaro e coerente su questo. Ci ricorda che la Chiesa è missionaria non per un programma che realizza, ma per ciò che è. La Chiesa esiste per annunciare Gesù Cristo e il Vangelo a tutti, pubblicamente e credibilmente, senza paura, in ogni cultura e circostanza. Una Chiesa che difende la dignità umana in ogni modo possibile.
Una Chiesa che segue l’esempio di Gesù, che si è spinto oltre la propria comunità e ha indicato il Samaritano come esempio di bontà.
È questa la Chiesa che credo siamo chiamati a essere qui, nell’Arcidiocesi di New York.
Siamo chiamati a essere una Chiesa missionaria che si prende cura dei poveri e dei vulnerabili, difende la vita dal concepimento alla morte naturale, custodisce il creato, costruisce ponti, ascolta in stile sinodale, protegge i bambini, promuove la guarigione per i sopravvissuti e per tutti coloro che sono stati feriti dalla Chiesa, e mostra rispetto per tutti, costruendo unità tra culture e generazioni.
Fratelli e sorelle, credo che il mondo abbia sempre avuto e avrà sempre bisogno di una Chiesa missionaria.
Una Chiesa che annuncia Gesù Cristo con chiarezza e senza paura.
Una Chiesa che forma discepoli missionari, non spettatori passivi.
Una Chiesa che esce verso le periferie.
Al popolo dell’Arcidiocesi di New York, ovunque viviate e ovunque serviate: desidero seguire il cuore di Cristo ed essere un Buon Pastore.
Vengo per camminare con voi, per servirvi, e per annunciarvi Gesù Cristo.
Siamo una Chiesa missionaria, inviata da Cristo nel cuore del mondo.
Perciò, come sempre, usciamo, fortificati dall’Eucaristia, inviati dal Signore e guidati dallo Spirito Santo.
La missione è davanti a noi.
Il mondo attende con speranza.
Ed ecco: Dio è con noi sempre.

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