
Non basta che la Caritas inventi qualcosa per ricuperare le eccedenze alimentari, e donarle ai poveri. Non basta che il Papa insista nel dire che il cibo buttato via è come se venisse rubato alla mensa di chi è povero.
Occorre educare la gente alla sobrietà e alla essenzialità, per evitare che il di più vada nella pattumiera.
Occorre partire dal piccolo.
Occorre partire ai nostri ambienti parrocchiali. I bei discorsi strappano il consenso, e poi che succede? Che proprio noi cristiani cattolici, proprio i nostri ambienti parrocchiali diano un cattivo, un cattivissimo esempio.
Sarebbe veramente interessante fare una indagine sullo sciupio del cibo tra i ragazzi dei nostri oratori, tanto più che in questi tempi, pur di attirarli, si fa di tutto per offrire pizze gratis o a buon mercato, pranzi o cene come indulgenze. Provate a controllare i sacchi della spazzatura il giorno dopo, e troverete dentro di tutto, anche intere pizze non consumate.
I poveri! Già, i poveri! Sono i nostri gradini per salire in paradiso!
***
dal Blog della ChiesadiMilano
A Expo
Caritas:
undicesimo comandamento,
non sprecare
Lanciato un piano contro le eccedenze alimentari. Luciano Gualzetti: «Sarà un modello anche per il dopo-Esposizione». In fase di completamento il Refettorio Ambrosiano
8.05.2015
Undicesimo comandamento: non sprecare. Caritas accende i riflettori sul cibo buttato e, dopo gli appelli del Papa, lancia nell’Esposizione universale che ha per tema l’alimentazione, un piano per il recupero del cibo che non viene consumato, un sistema destinato a funzionare anche quando l’Expo chiuderà.
Il primo giorno di prova è stato il 5 maggio. Di notte un camioncino ha portato ai cancelli del sito un bancale con 300 chili di carne e pesce rimasti sugli scaffali del nuovo “Supermercato del Futuro” che Coop ha aperto dentro Expo. Oltre la grata c’erano già i volontari Caritas che hanno preso in consegna il carico e lo hanno portato fino a Lecco, dove un pastificio, gestito da una cooperativa, il Grigio, ha cotto e pastorizzato i generi alimentari. La mattina dopo, le confezioni erano pronte per essere distribuite alle persone in difficoltà che chiedono aiuto ai centri di ascolto e alle mese della città.
Stessa cosa il 6 maggio. Questa volta a rimanere invenduti erano stati tramezzini e panini: in tutto 800 chili di cibo che sarebbero diventati rifiuto e che sono stati invece recuperati e distribuiti il giorno dopo nelle parrocchie dentro i pacchi viveri.
«Ci sono ancora molti aspetti burocratici da perfezionare, come ad esempio accreditare i nostri mezzi perché possano avere accesso diretto al sito – spiega Luciano Gualzetti, vicedirettore di Caritas Ambrosiana e commissario Caritas in Expo – Ma abbiamo voluto iniziare già ora a sperimentare il sistema che andrà poi a regime quando aprirà il Refettorio Ambrosiano, ormai quasi pronto».
I lavori di ristrutturazione nel vecchio teatro abbandonato della parrocchia di Greco sono ormai in dirittura di arrivo. E si prevede che già nella prima settimana di giugno lo chef tristellato Massimo Bottura, anima del progetto, potrà cucinare la prima cena per le persone seguite da Caritas. Poi, nei sei mesi dell’Expo, a turno verranno una quarantina di grandi cuochi provenienti da tutto il mondo per preparare una ricetta utilizzando quello che non sarà consumato a Expo.
«D’intesa con Expo, Caritas Ambrosiana ha sottoscritto un accordo con Coop. In attesa dell’apertura del Refettorio Ambrosiano, abbiamo deciso di mettere alla prova il sistema e direi che tutto sta funzionando – assicura Gualzetti -. Abbiamo sei mesi di tempo per perfezionarlo e poi metterlo a regime perché possa funzionare anche quando Expo sarà finita. La nostra intenzione è creare un ciclo virtuoso per il recupero del cibo, in particolare del fresco, per continuare a rifornire il Refettorio Ambrosiano, ma anche le mense e le parrocchie, migliorando quello che già facciamo».
Expo sarà dunque una sorta di banco di prova dove mettere a punto una strategia contro lo spreco ma anche valorizzare le esperienze che in tanti stanno già facendo sul territorio. Diverse, infatti, sono le parrocchie che hanno accordi con i supermercati di quartiere per il recupero delle eccedenze alimentari. A Sesto San Giovanni, dove è stato realizzato uno dei progetti più raffinati, i volontari della Caritas insieme a quelli della San Vincenzo servono nel primo pomeriggio quello che a mezzogiorno non è stato consumato alla mensa dai dipendenti del Comune.
«Il Papa ha detto che il cibo buttato via è come se venisse rubato alla mensa di chi è povero. È un richiamo fortissimo quello del Pontefice. Ci stiamo impegnando a prenderlo sul serio», commenta Gualzetti.
Il progresso è una cosa meravigliosa… fino a quando aiuta veramente a vivere meglio, in tutti i sensi. Perché il progresso, in effetti, ha portato con sé qualcosa che alle generazioni passate era pressoché sconosciuto: lo spreco. Certo, in alcuni ambienti altolocati poteva capitare di possedere beni talmente in abbondanza che qualcosa finiva per essere dimenticato o scartato, ma erano comunque cose minime, che potevano, se non altro, dare almeno un po’ di respiro e di serenità a chi riusciva a recuperarle ed utilizzarle. Adesso però viviamo nell’epoca degli eccessi e, visto che la diffusione dei beni, almeno in alcune parti del pianeta, è quasi capillare e, per molti versi accessibile a tutti, la loro dispersione è pressoché inevitabile Certo, la forma più grave di spreco è quella che investe le derrate alimentari, favorita anche da chi preferisce distruggere gli avanzi e gli scarti, piuttosto che utilizzarli per aiutare i più bisognosi, ma anche nella tecnologia il fenomeno è molto diffuso: basti vedere le tonnellate di televisori, computers , telefonini ed altri macchinari ed elettrodomestici che ogni anno vengono buttati, non perché guasti o fuori uso, ma solo perché non aggiornati e non al passo coi tempi. Penso all’Expo, certamente una manifestazione grandiosa e di forte richiamo, realizzata con nobili motivazioni e per porre l’attenzione del mondo su un problema di grande attualità. Subito dopo però mi viene in mente l’immagine di qualche villaggio di povera gente che in una parte qualsiasi del mondo (anche ai margini delle grandi città ricche ed industrializzate), soprav-vivono a stento e spesso non riescono a rimediare l’indispensabile per alimentare i propri figli ed aiutare gli anziani. A loro che cosa può importare e che beneficio possono trarre dal fatto che menti eccellenti e grandi paesi discutono (in ambienti confortevoli e a pancia piena) e fanno progetti su come nutrire il mondo, visto che continuano a restare nell’indigenza. L’Expo stesso, pur nel suo splendore, che ha richiesto tantissimo tempo di preparazione, alla fine non è uno spreco?
per fortuna esistono iniziative in senso positivo rispetto agli sprechi e talora anche questi si riescono a recuperare.
Ci si lamenta che siamo in un periodo di…vacche magre, ma spesso lasciamo per strada parecchio di quello che potrebbe essere destinato anche a bisogni primari.
E’ l’impresa più difficile …. parlo per esperienza! Nei nostri oratori, i figli di papà sono i più difficili da educare… e purtroppo sono la maggioranza!