Coronavirus: Scienza e Fede

L’EDITORIALE
di don Giorgio

Coronavirus: Scienza e Fede

Da questa Chiesa istituzionale non c’è rimasto nemmeno un minimo di pudore che possa almeno darci un barlume di speranza.
Nessuno si aspettava che col Coronavirus arrivasse il ”momento favorevole” perché l’umanità (parola grossa, già di per sé impegnativa, dire mondo è dire qualcosa di infernale) si convertisse in una rinascita dell’essere umano.
Anch’io da tempo mi auguravo che succedesse qualcosa di provvidenziale, ma non immaginavo un simile flagello che mettesse a rischio perfino la sicurezza delle super-potenze mondiali.
E di questo non posso che gioirne, come quando, dopo un lungo criminale predominio dittatoriale, vedo i colossi crollare, frantumandosi e riducendosi in polvere così da bloccare ogni ingranaggio della macchina infernale.
Non c’era più respiro di vita, ed era giusto che arrivasse la maledizione della Storia.
Una cosa ora è certa: per la prima volta a scatenare questa specie di guerra non è stata la perversione umana, ma qualcosa di neutrale, di misteriosamente neutrale, che ha spiazzato tutto e tutti: gli imperi economici, il potere delle religioni, in particolare la Scienza e la Fede, in tutta la loro boria o saccenteria da padri eterni con i piedi d’argilla.
Diciamolo apertamente: la Scienza è stata denudata, e la Fede ha preteso di coprire le proprie “vergogne” (in senso biblico) con un armamentario di vestiti fatti a pezzi da un virus “benedetto”.
In parte, solo in parte salvo la politica, anche se non sa più cosa fare per arginare la follia di un virus che sfugge ad ogni controllo. Ma non salvo per niente la Scienza e non salvo affatto la Religione, in particolare la Chiesa cattolica.
Negli anni passati la Scienza ha pensato a tutt’altro che proteggerci da eventuali virus invisibili, e la Chiesa ha vergognosamente lasciato che l’essere umano si perdesse tra paranoie religiose e dissacrazioni del purissimo Mistero divino, sostituendolo con un mastodontico idolo, posto sopra una montagna di sterco.
La Scienza prometterà ancora farmaci miracolosi, ma lasciando crepare i poveracci per salvare il seme dei soliti privilegiati, e la Chiesa rimetterà insieme i cocci per costruire vuote cattedrali nel deserto.
9 maggio 2020
EDITORIALI DI DON GIORGIO 1
EDITORIALI DI DON GIORGIO 2

5 Commenti

  1. antonio ha detto:

    Della scienza nella cornice del capitalismo una sola cosa è certa… la ricerca è finanziata dai poveri, come ogni altra ‘sala giochi’ dei potenti di ogni tempo e ideologia.

    Noi cristiani dovremmo pensarci due volte prima di finanziare la ricerca, per giunta con soldi non nostri… ovvero dovuti ai poveri, che potrebbero scegliere di voler finanziare altro, ad esempio il latte per i loro figli denutriti. Trovo satanico si investano triliardi in ricerca, quando centinaia di milioni muoiono di malnutrizione qui ed ora… Per non parlare dei viaggetti spaziali e su marte, ricerca bellica, nucleare… hai voglia di riempire fosse comuni, rapinare il presente ed il futuro alle moltitudini, destabilizzare continenti meno armati e fabbricare a ciclo continuo sempre nuovi schiavi…

    Forse è ora il popolo smetta l’abito dell’imbecille ipnotizzato dalle réclame e dalle vetrine delle nuove cattedrali, i fetenti centri commerciali; i politici che non impiegano ogni loro energia e secondo di attività nella guerra alle disuguaglianze… sono affiliati alla massoneria, soci segreti del capitalismo o, nella migliore delle ipotesi… aspiranti criminali.

  2. simone ha detto:

    Don Giorgio posso farle una domanda?
    Perchè la Chiesa si è così spesa per la ripresa della Messa, combattendo anche col governo e non ha speso alcuna parola ufficiale sulla situazione nelle RSA?
    Perchè si è evocato il diritto di culto davanti all’impossibilità di riti pubblici e non ha contribuito ad aiutare, capire, dare sostegno alla situazione indegna delle RSA sfruttando il proprio diritto di assistenza ai più deboli?
    Perchè il silenzio nella sua prima missione (aiutare i fratelli più deboli) e tanto clamore per l’impossibilità di celebrare un rito?
    Sembra quasi che la Chiesa guardi ai propri interessi piuttosto che all’altro.
    Eppure di anziani ne son morti tanti nelle RSA, di inchieste ne sono partite altrettante.
    C’è un dovere sociale di richiamare a comportamenti etici, di tutela verso i più deboli di condanna verso comportamenti che mettono a repentaglio la salute altrui.
    Silenzio, nessuno ha avuto il coraggio di dire una parola….tutto tace.
    Perchè, perchè, perchè?
    Anche di questo dovremo renderne conto.

    Io mi sarei aspettato dal Vescovo un motivo, un richiamo, una forte presa di posizione verso una situazione critica.
    Mi aspetterei che richiamasse i cristiani che operano in queste strutture ad una maggiore attenzione, al rispetto di protocolli più attenti. Mi aspetterei una parola forte; un richiamo autentico.
    Il silenzio….c’è una parola “comoda” per tutti ma quella scomoda non viene detta.
    Forse si vuole mantenere un rapporto equilibrato con la regione, col comune, con enti spesso religiosi.
    Non lo so….vorrei sapere la sua.

    Grazie.

  3. Simone ha detto:

    Io son totalmente disilluso … in questi giorni sto leggendo il racconto del card. Capovilla sull’esperienza di segretario di san Giovanni XXIII e sono a dir poco allibito. Non son passati molti anni ma la tempra, il carisma degli uomini di Chiesa è sprofondata. Ci son delle frasi, dei comportamenti che mi lasciano a bocca aperta. Se penso al parroco del mio paese, che non è nemmeno parroco, o al parroco della mia comunità sono uomini anni luce lontani da san Giovanni XXIII. Certo ognuno ha il proprio carisma, ma c’è un’impostazione mentale differente. Un papa che si lascia guidare da Dio a confronto con un parroco padrone che “qui comando io”. Nel mio recente passato servizio in parrocchia mi è capitato anche questo durante una discussione in sacrestia. Il parroco guardandomi mi disse: “qui comando io!”, come a volermi imporre la sua decisione. Non riuscì a finire la frase; lui prete 50 enne con 25 anni di sacerdozio strattonato da me 35 enne fin sotto il crocifisso dell’altare maggiore: “qui comanda Lui!”. Non ha capito è ancora lì che pensa che preparare il foglio parrocchiale o cambiare qualche tradizione sia compiere la volontà di DIo. I parroci padroni che si sentono in pace nel loro servizio spostando panche, cambiando orari di apertura, ribaltando ciò che di buon ha fatto il loro predecessore. Perchè la gente deve lodare me, deve dire è mia quell’idea.

    Non prendiamoci in giro, la realtà è questa. Cosa pensiamo possa cambiare?
    Gesti spettacolari, essere sulla bocca di tutti, far parlare di sè.
    Questi sono i diktat della Chiesa moderna; tutto l’opposto del Vangelo.

    Perchè mi fai vedere queste cose Signore? Io non ho la forza per cambiarle, posso solo soffrire con Te.
    E soffro davvero….a vedere che in una parrocchia non mancano i gruppi culturali ma non ci sono le mense per i poveri. Che la nostra missionarietà è quella per i ricchi, per i signori, orientata unicamente al benessere….gite, cene, degustazioni, mostre, spettacoli teatrali. Questi sono i gruppi parrocchiali che servono; questi sono le opere di misericordia!
    Soffro con Te quando il catechismo è insegnamento di precetti e dogmi. Quando i Sacramenti, il Tuo corpo e il Tuo Spirito, vengono impartiti solo a fronte di un numero di presenze, di statistiche ben valutate e discusse. Come se un DONO sia necessario conquistarlo sul campo.
    Ebbene sì oggi anche l’AMORE va conquistato, deve avere un ritorno, altrimenti non è meritato.
    Io non so veramente cosa sperare.

    Trovo speranza in questo racconto…Capovilla era perplesso sulla scelta di avviare un concilio; dopo giorni di silenzio san Giovanni XXIII spronò un suo giudizio:
    “Santità, è un impegno gravoso…alla sua età”.
    “Tu dimentichi” lui ribatté “che le cose non si fanno per fare bella figura, ma per obbedire a Dio. E’ solo quando avrai messo il tuo io sotto i piedi, che potrai dirti davvero un uomo libero!”.

    Le cose si fanno per obbedire a DIO….non per fare bella figura.
    Dobbiamo ritornare lì…ad ascoltare la Sua parola….e a calpestare il nostro orgoglio.

  4. Luigi ha detto:

    Don Giorgio, la tua analisi è spietata ma realistica. Il coronavirus ci ha denudati con la sua neutralità. Non guardando in faccia a nessuno si è comportato come il padrone che chiama ad ogni ora i braccianti e concorda un soldo per i primi e per gli ultimi. Non ci sono privilegi per chi muore. I sentimentalismi sono patetici. Per quanto riguarda la Chiesa cattolica che amo perchè vi sono nato è giunta al bivio. Papa Francesco al quale vanno riconosciuti i meriti di aver cercato di spingerla fuori dal pantano sta mostrando i suoi limiti. Sono a livello strutturale. Non riesce nè a riformarla, nè a rinnovarla e la sua spinta rischia di arenarsi dentro le sabbie mobili che la riporterebbero verso la restaurazione. Cosa che non auspico per il bene dei miei nipoti. Ammiro la tua onestà e coerenza. Non si può dire altrettanto di preti progressisti e conservatori che amano specchiarsi nella loro vanità. Quelli che amano veramente la Chiesa sono quelli che soffrono per lei criticandola anche aspramente. Non c’è bisogno di far nomi. Lo Spirito agisce dovunque, come ha agito in papa Francesco con la sua spinta iniziale. Soffocare lo Spirito come fa il coronavirus con chi riesce a colpire e a far morire, è soffocare la creatività che Dio ha messo nell’uomo perchè lo aiuti nella crescita e nella custodia del creato. Dio è puro spirito che dal Silenzio si fa Parola e agisce attraverso lo Spirito. Questo Spirito è dentro di noi e ci parla attraverso gemiti inenarrabili. Dal profondo a te grido o Signore, solo in te o mio Dio ho speranza. Sono felice che Silvia Romano è libera. Che sia un segno di una nuova primavera per questa umanità perduta.

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