L’EDITORIALE
di don Giorgio
Bene e male si intrecciano,
per partorire un bene migliore
Di cose ne capitano in questo mondo: notizie belle e anche allucinanti. Ognuna ha un suo perché.
Non andate a chiedere il perché ai giornalisti di oggi, che più o meno navigano nella ottusità o cecità più assoluta. Verrebbe da dire che si tratta di una perversione o deformazione professionale. Loro ci campano, cercano solo denaro, il solito sterco del diavolo.
Stiamo sul positivo, l’unico modo per continuare a vivere in serenità d’animo, che ci permette di lottare al meglio per il meglio.
In ogni cosa c’è un “segno” di Dio. Ogni cosa è un “segno divino”. Brutta o bella che sia. Simone Weil parla di una “trappola di bellezza”. Sarei più ottimista, nel senso che anche nel male c’è una “trappola di Dio”, sempre pronto a ricavare il bene anche dal male. E ci sono stati santi che si sono convertiti dopo aver condotto una vita dissoluta o da nemici di Cristo. Vedi Paolo, Agostino, Papini.
E quando si esce dal male si punta alla radicalità del bene, senza quei compromessi che sono un po’ la caratteristica di cristiani stanchi di essere tali.
Col tempo ci si abitua anche alle cose più belle, e allora occorre una svolta radicale.
Anche le crisi servono per uscire da un certo torpore mortifero.
Una caduta, o una batosta può essere salutare. Come anche il covid o una guerra. Per non parlare di incendi di conventi, destinati ad essere venduti.
Non vorrei mai essere ritenuta una “brava” persona incapace di fare del male ad una mosca. Un santo è colui che poteva fare del male ma non l’ha fatto, oppure l’ha fatto e poi è risorto, con più radicalità, senza quella noia di un vivere quasi da rassegnato.
Ci vogliono anche le crisi, quasi una prova terribile di un Dio che sembra quasi punirci. Suo Figlio è stato sottoposto a dure prove, come quel sudare sangue per pretese “assurde” del Padre.
E noi invochiamo il Padre: “Risparmiaci le tentazioni!”. Quanto siamo idioti! Chi è per noi il Padre? Un tizio a cui chiedere con pretese, queste sì assurde, qualche grazia a buon mercato?
Le purificazioni fanno parte della Storia di Dio. Dio non castiga, ma purifica. Purificazioni che noi riteniamo castighi per ribellarci tenendoci il nostro comodo ego.
Tutto è un intreccio di bene e di male, ma il male non è una entità a sé: è la mancanza del bene, ovvero il male è un bene a cui manca qualcosa, il male è quel qualcosa che non permette al bene di completarsi.
Perciò il nostro impegno non sta nel combattere il male che di per sé non esiste, ma nel far sì che il bene si realizzi al meglio. Se si fanno guerre o violenze, se ci sono ingiustizie è perché non crediamo ancora nel Bene. Ogni bene che si realizza toglie al male il suo spazio. Più bene, meno male. Pensate a un mosaico, che è fatto di tante tesserine più o meno colorate. Se manca anche una sola tesserina, questo è il male, ma se mettete al suo posto la tesserina il male scompare. Il male di questo mondo, chiamatelo con tutti i nomi che volete, sta nella nostra ignavia, nella nostra indifferenza, ovvero nel fatto che non ci impegniamo abbastanza per compiere il bene.
Ogni nostro disimpegno è già un male, perché non permette al bene di realizzarsi.
09 maggio 2026
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