L’EDITORIALE
di don Giorgio
Non la Bellezza in sé,
ma il Bene salverà il mondo…
La citazione “La bellezza salverà il mondo” di Fëdor Dostoevskij, tratta dal suo romanzo “L’idiota”, è una delle frasi più enigmatiche e affascinanti della letteratura russa. Per comprendere appieno il suo significato, è necessario esaminare il contesto in cui viene pronunciata e il modo in cui il concetto di bellezza si intreccia con la visione del mondo dell’autore.
Vi propongo questo commento.
«Nel romanzo appena citato, “L’idiota”, il personaggio che pronuncia la celebre frase sulla bellezza è il principe Lev Nikolaevič Myškin, una figura che incarna l’innocenza, la bontà e la purezza d’animo, spesso vista come una sorta di “Cristo” moderno. La sua visione della bellezza non è superficiale o legata unicamente all’estetica; piuttosto, riflette una bellezza morale e spirituale.
Per Fëdor Mihajlovič Dostoevskij, la bellezza è strettamente legata ai concetti di verità e bontà. Questo trinomio – bellezza, verità e bontà – rappresenta un’unità inscindibile nella filosofia dell’autore russo. La bellezza non è solo ciò che è piacevole alla vista, ma è anche ciò che eleva l’animo umano, portandolo a riconoscere e perseguire ciò che è giusto e vero.
Quando Miškin afferma che “la bellezza salverà il mondo”, sta suggerendo che la bellezza ha un potere redentore. In un mondo pieno di sofferenza, ingiustizie e conflitti, la bellezza può servire come fonte di speranza e di trasformazione. Essa ha la capacità di ispirare le persone a cercare la verità, a comportarsi con bontà e a trovare significato anche nelle circostanze più difficili.
Dostoevskij era profondamente consapevole delle lotte e delle sofferenze della condizione umana. La sua opera è permeata da un’analisi intensa delle passioni, delle contraddizioni e dei dilemmi morali che caratterizzano l’esperienza umana. In questo contesto, la bellezza assume un ruolo quasi divino, diventando un faro che guida gli esseri umani attraverso le tempeste della vita.
Il concetto dostoevskijano di bellezza ha rilevanza anche nella società contemporanea. In un’epoca in cui spesso prevalgono il cinismo, la superficialità e il materialismo, la ricerca della bellezza – intesa come verità e bontà – può rappresentare un antidoto potente contro il disincanto e l’apatia. La bellezza può fungere da catalizzatore per il cambiamento positivo, incoraggiando un impegno più profondo verso valori autentici e universali.
“La bellezza salverà il mondo” è molto più di una semplice affermazione sull’estetica. È un richiamo alla bellezza morale e spirituale, una bellezza che può trasformare l’anima umana e, di conseguenza, il mondo intero.
Attraverso i suoi personaggi e le sue narrazioni, Dostoevskij ci invita a riconoscere e valorizzare questa bellezza, come fonte inesauribile di verità e bontà, capace di illuminare anche i momenti più oscuri della nostra esistenza.
In questo modo, l’autore non solo ci offre una chiave per comprendere meglio la sua visione del mondo, ma ci fornisce anche un messaggio di speranza che risuona ancora oggi, ricordandoci che la bellezza, in tutte le sue forme, ha il potere di salvare e redimere».
Tutte cose interessanti queste che abbiamo letto. Ma forse qualche maggiore chiarimento potrebbe aiutarci ad approfondire ancora di più che è la bellezza che, pur esaltata in tutta la sua purezza, non è una realtà a se stante.
Dio, ci direbbe ancora Platone e anche Plotino, è il Bene Assoluto, l’Unico da cui provengono altri beni, tra cui la Bellezza, che è un riflesso del Bene Sommo. Senza il Bene la Bellezza non esisterebbe. Esatto dire che tra Bene e Bellezza c’è una profonda interconnessione, ma come tra padre e figlio, usando un’espressione antropologica.
Nel passato, forse ancora oggi, ci siamo preoccupati di tradurre la parola “bene” o “bontà” in “bellezza”, parlando del pastore “bello” invece che “buono”, oppure invitando i cristiani a evitare di augurare un “buon Natale”, ma un “Santo Natale” (una ragione ci sarebbe, essendosi la parola “buono” diventata così convenzionale, e anche laica, da aver preso ogni contatto con il Mistero natalizio). Tuttavia, le parole non andrebbero sostituite, ma riprese nel loro più genuino significato.
Dalla parola “bontà” il passaggio è facile alla parola “buonismo”, così ricco di dolciastri sentimentalismi. Ma la stessa parola “bellezza” ha assunto un significato talmente fisico che è una impresa non da poco passare dall’estetica (e sarebbe già un qualcosa di accettabile) alla bellezza interiore.
Anche a me verrebbe facile, e tuttora lo penso, ritenere che chi vive a contatto con la natura fosse migliore degli altri che vivono in un contesto ambientale talmente caotico e disumano da non riuscire più a respirare aria buona. A contatto con la montagna si diventa migliori oppure no? In città si diventa più bruti oppure no?
Per me non basta parlare di una bellezza morale o virtuosa, che potrebbe e dovrebbe farci cambiare la vita. La domanda è questa: che cosa rende la bellezza virtuosa? Parlare di bellezza interiore non basta, se non intendiamo il significato profondo della parola interiorità.
Dio è purissimo Spirito, e perciò non è né buono né bello, secondo le nostre categorie mentali di bontà e di bellezza. Se dobbiamo usare una parola allora diciamo che è il Bene aggiungendo però Assoluto, ovvero, secondo il significato latino, “sciolto da ogni condizionamento.
San Tommaso d’Aquino parlava di Dio come “Bonum diffusivum sui”: il Bene, per sua natura, tende a comunicarsi, a espandersi e a comunicarsi agli altri, come la luce che si diffonde o il calore che si propaga. Un ostacolo ci sarebbe, ed è quando noi ci chiudiamo in noi stessi, o non permettiamo al bene, alla luce e al calore di trovare spazio dentro di noi.
Certo, è già affascinante pensare alla bellezza come un riflesso di Dio come Bene Sommo. Il problema è che ci lasciano sedurre da ogni forma di bellezza, anche estetica (pensate ai corpi formosi di dipinti famosi o a certe statue che si fanno ammirare nelle loro perfette esteriorità).
Infine, vorrei ricordare il mondo delle Idee di Platone, secondo cui anche la bellezza è una Idea, o concetto, ovvero non è legata a una cosa. Non posso dire che un fiore in sé è bello, tanto è vero che appena sfiorisce la bellezza scompare. La bellezza/idea rimane, non è soggetta al tempo e perciò alla corruzione. Pensiamo anche a certe donne esaltate per la loro bellezza fisica, che man mano il tempo passa svanisce.
E allora possiamo dire che la bellezza del nostro essere, che è spirituale, resta per sempre l’Idea di Dio, come bene Assoluto. Il tempo passa, il corpo invecchia, ma noi saremo belli fino alla morte, se dentro dare modo allo spirito di respirare l’Eternità.
10/01/2026
Commenti Recenti