
Da anni lo sto dicendo: questo tizio, che si chiama Giuseppe Conte, è politicamente un bastardo, bugiardo, inaffidabile, così opportunista da essere pronto a pugnalare anche gli amici alle spalle, va tolto dal campo cosiddetto largo. Vergognoso putiniano, come gli amici del Fatto Quotidiano che, in nome di Marco Travaglio, lo sostentogono a spada tratta..
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da www.huffingtonpost.it
09 Luglio 2026
Conte attacca l’Occidente e non la Russia.
Il Pd non ha ancora capito
come poterci governare insieme
di Giulio Ucciero
Il leader M5s dal palco di Napoli evoca il pericolo di una guerra cognitiva occidentale contro Mosca, e i Dem non sanno che pesci pigliare. I riformisti sul piede di guerra (Gori: “Come possiamo far finta di niente?”) gli uomini di Schlein fanno i vaghi (“La destra fa disastri e dovremmo commentare Conte?”). Alfieri ci prova: “È pragmatico, faremo sintesi”. Quale, nessuno lo sa
Nel Partito Democratico l’imbarazzo è innegabile. Ma più forte è la convinzione che per governare tocca farlo “con e nonostante Giuseppe Conte”. La pietra dello scandalo, con furbizia consumata, il presidente del Movimento 5 Stelle l’ha scagliata dal palco di Napoli. “Hanno costruito una minaccia russa che non esiste per convincerci ad armarci fino ai denti”. Un assist a riformisti e centristi, un’uscita più sguaiata delle proteste di Potere al Popolo sotto al palco.
La festa è stata rovinata dagli schiamazzi, dalle mediazioni infrante. “Vergogna, vergogna”, grida la sinistra radicale a quella che si vede a Palazzo Chigi. Un finale vaticinato per tempo da chi Napoli la conosce: in piazza “non controlliamo l’ordine pubblico, i movimenti dei disoccupati sono in agitazione”. Andava tirata su altrove la tenda del campo largo, magari in un teatro, ma non al Gesù nuovo, splendida piazza tra l’obelisco dell’Immacolata e un cantiere stradale. Non li hanno ascoltati, il bailamme ha verniciato le prime pagine e oscurato ogni messaggio dal palco.
Tranne uno: quello di Conte. Il presidente del Movimento ha ragionato di salari, di sanità pubblica, ha definito la premier “fenomena” che si appiattisce ai desiderata americani. Poi, l’azzardo: “Stanno costruendo una minaccia russa per convincerci che dobbiamo armarci fino ai denti”. Il soggetto è il governo Meloni, la Nato, l’Occidente. Sono “loro” a creare il mito del Cremlino guerrafondaio, non le bombe di Vladimir Putin che (anche mentre parla Conte) piovono mezza Ucraina.
La sortita mette il Pd schleiniano alle strette, genera indigestione nei riformisti. “Come possiamo far finta di niente?”, si chiede Giorgio Gori, eurodeputato. Sotto il palco, seppur non invitato a parlare, c’è Riccardo Magi di +Europa, che la battaglia per l’Ucraina vuole vincerla dentro il campo largo: “Il sostegno anche militare all’Ucraina è imprescindibile, il pericolo russo è concreto”.
Le parole di Conte rimbalzano sui social, chi si scandalizza e chi no. Come Angelo Bonelli, che degli impegni sulle spese militari assunti dall’Italia vuol fare “carta straccia”: “Conte? Non sono scandalizzato da questa affermazione”, la polemica è “incredibile”. L’altro volto di Alleanza verdi e Sinistra, Nicola Fratoianni, sintetizza: “Non mi pare che ci sia niente da commentare, siamo contro la corsa agli armamenti”. Festeggia Maurizio Acerbo, Rifondazione Comunista: “Mi complimento con Conte, il no al riarmo deve essere il primo punto di un fronte costituzionale”.
Quello suggerito dal leader 5 Stelle, però, è qualcosa in più del “no al riarmo”. L’ex premier depenna una reale minaccia russia, sobilla una propaganda cognitiva dell’Occidente ai danni dei suoi cittadini.
Governare, con certe premesse, è complesso per il Pd. Al Nazareno nessuno vuole farsi guastare da un alleato l’inizio del percorso elettorale. Il telefono, dalla mattina a quando scriviamo, squilla a vuoto. Le risposte, dentro la segreteria Schlein languono: “Per carità”, ci gela chi non vuole immischiarsi.
Le chiamate vanno a vuoto, i messaggi pure: “Mentre la destra fa disastri, vi pare che mi metto a commentare Conte?”, avverte un vicinissimo a Elly Schlein. Niente dai capigruppo, niente dal responsabile esteri del partito. Rachele Scarpa, giovane deputata, considerata vicina alla segretaria, ci dice che “non c’ero a Napoli”. Per commentare Conte non serve essere passati dalle forche di PaP, ma “preferisco di no”.
Si scatenano i centristi. Luigi Marattin, partito Liberaldemocratico, invoca ironico “un falò di confronto immediato”. Carlo Calenda twitta a più non posso, incredulo del “silenzio di Elly Schlein”: “Quanto ancora ritenete di poter tacere su questo scempio del vostro principale alleato?”. Pina Picierno, ormai fuori dal Pd, non è sorpresa “dal putinismo di Conte”, ma dal fatto che si manifesti su “un palco ufficiale del campo largo senza che questo generi una presa di distanza”.
Mentre il si registra l’uscita dal Pd dello storico centrista Bruno Tabacci, l’unico dem a metterci la faccia, almeno in segreteria, è Alessandro Alfieri, sensibile “all’eroica resistenza ucraina”. A Napoli, spiega a Huffpost, Pd e soci hanno mostrato che “non si parte da zero”, anche se “sappiamo i limiti”. L’unione del campo largo è salda su sanità, salari, sostenibilità, un po’ a singhiozzo ma con qualche passo avanti sul Medio Oriente. “C’è il tema ucraina, noi siamo per il sostegno con ogni mezzo a Kiev, mentre altri sono più tiepidi”, recita in diplomatichese Alfieri.
Il senatore dem è consapevole della distanza con Conte&co, ma “ci stiamo lavorando”. Il problema, però, è in casa. “Se condivido quel che ha detto Conte? No, ma conosco il suo pragmatismo”. Alfieri ricorda il Conte di governo, capitano in mare agitato: “Faremo sintesi, non sarà questo ad impedire il lavoro insieme e le sensibilità diverse sono una ricchezza”. Freddezza assoluta. “Non so cosa volesse dire Conte, non faccio un processo alle intenzioni, ma anche lui sa benissimo che se si vuole governare serve ragionare insieme”.
Non sarà un pranzo di gala, questo campo largo, anche nella sua versione napoletana, ristretta e litigiosa. “Ognuno cerca di parlare al suo elettorato ora”, ricorda Alfieri. Saggezza condivisa da una volpe della politica come Michele Emiliano: “Ogni coalizione ha dentro una competizione interna”, anche se dire “che un Paese aggressore di un altro Paese confinante non è pericoloso, mi sembra una tesi difficile da sostenere”.
Con la prossima tappa sullo sfondo – al chiuso, a Padova, anche se l’ultim’ora dice che potrebbe slittare causa legge elettorale -, il bilancio della prima uscita è negativo. A certificarlo, se non bastassero i veleni in chat tra alleati dopo la mala gestione della piazza di ieri, ci pensa il prezzemolo di Roberto Vannacci: “Non sono d’accordo con Conte, è lui che è d’accordo con me”.
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