Il ritorno verso il culto cadaverico…

 
 
Che dire di questo fenomeno che sta sempre più interessando la Chiesa vecchio stile e ancorata ancora ad un passato che dire funereo sarebbe poco? I necrofili sono purtroppo più numerosi di quanto si possa immaginare. E pensare che è proprio la Chiesa a parlare di vita e di futuro!
Sono già intervenuto diverse volte sui movimenti, gruppi e associazioni che stanno facendo abortire il Concilio Vaticano II, e nello stesso tempo condizionando la Chiesa costringendola a guardare indietro, a ricuperare ciò che il tempo stesso ha ridimensionato. Un conto è la tradizione viva che affonda le sue radici nel Vangelo autentico, e un conto è negare che il seme si sviluppi, facendosi prima spiga e poi pane. Forse ogni immagine è fuori luogo, non dà l’idea esatta di ciò che rappresenti il tradizionalismo o il fondamentalismo di una certa chiesa che ama il fetore dei morti.
Che ci sia la possibilità di partecipare ad una messa in latino, nulla di male, purché non si imponga alla Chiesa di tradire quella Novità evangelica che è la sua essenza. Ci saranno sempre anime “particolari”, diciamo “deboli”, malate di infantilismo inguaribile: a loro si diano pure le uniche consolazioni che possono avere. Ma che la Chiesa resti rachitica perché queste anime “malate” neghino a tutti la possibilità di crescere, questo mai!
A dire il vero, nella Chiesa c’è di tutto: è anche umana, perciò imperfetta. Forse è bello che sia così: la perfezione toglie alla Chiesa il suo perenne incarnarsi nella storia. Ma se la Chiesa è imperfetta, ciò non toglie che sia perfettibile. Come possiamo parlare di cammino, di maturità in crescita in una Chiesa nelle mani di gente che la vorrebbe chiudere in una prigione tetra, con finestre e porte sbarrate?
E poi penso. Ci sono nel mondo problematiche di una emergenza tale da dubitare sulla possibilità di un futuro migliore, tra paurose crisi economiche e ingiustizie planetarie, tra lotte quotidiane per conquistarsi un pezzo di pane e un po’ di ben-essere, e tu, becero fondamentalista del cavolo, non fai altro che parlare di messe da celebrare in latino? Ci sono siti che si dicono “cattolicissimi” che parlano unicamente di liturgia e di paramenti, di incenso e di candelabri, e mai accennano a ciò che riguarda il nostro vivere quotidiano.
Come si possono sopportare oltre queste patologie psichiatriche?
La Chiesa non può più perdere tempo a dar retta a questi pazzoidi, e criminali, se è vero che il vero crimine dell’umanità sta nel toglierle il suo futuro, un futuro che non è certo statico o immobile, ma ricco di energie vitali da scoprire ogni giorno che passa, secondo i ritmi imprevedibili dello Spirito.
Alè! Non diamo spazio a chi vuole tarpare le ali allo Spirito, rinchiudiamoli negli spazi consentiti dalla magnanimità di un Dio che è sempre pronto ad accogliere le anime perdute. 
don Giorgio
 

da Vatican Insider

I pellegrini della messa antica

Anno della Fede: annunciato per il 3 novembre, in Vaticano, il primo raduno dei fedeli del «Summorum Pontificum». Che sperano in un intervento del Papa

ANDREA TORNIELLI

CITTÀ DEL VATICANO
2/08/2012

I fedeli che seguono la messa antica grazie al motu proprio Summorum Pontificum promulgato da Benedetto XVI nel 2007 si ritroveranno a Roma per un pellegrinaggio legato all’Anno della Fede, che si concluderà con una celebrazione nella basilica di San Pietro. L’annuncio è stato diffuso nelle ultime ore.

«Per iniziativa di vari rappresentanti di gruppi di fedeli laici, tra cui la Federazione Internazionale Una Voce e il Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum italiano, si è appena costituito a Roma il “Coetus internationalis pro Summorum Pontificum”, al fine di organizzare un pellegrinaggio internazionale delle associazioni, gruppi e movimenti pro Summorum Pontificum di Sua Santità Benedetto XVI nell’Anno della Fede. Il pellegrinaggio si concluderà con una celebrazione in San Pietro Sabato 3 Novembre 2012. Una presentazione ufficiale dell’evento è annunciata per il 10 settembre».

L’evento – spiegano gli organizzatori – vuole essere una «una grande mobilitazione a Roma, portando in pellegrinaggio e preghiera tutti i fedeli devoti alla sacra liturgia e al Santo Padre il Papa, il quale, ora più che mai, in tempi di attacchi alla sua sacra persona, ha bisogno della nostra manifestazione unanime di affetto, obbedienza e caritatevole sostegno. Cominciate ad organizzarvi».

Non sarà la prima volta che viene celebrata in San Pietro una messa secondo il rito romano del 1962, secondo l’ultimo dei messali che precedono la riforma liturgica post-conciliare. A presiederne una all’altare della Cattedra, era stato, il 17 maggio 2011 il cardinale tedesco Walter Brandmüller, a conclusione di un convegno dedicato al motu proprio Summorum Pontificum che si era tenuto a Roma.

Nulla è stato comunicato dagli organizzatori circa un eventuale incontro con il Papa, anche se il «Coetus internationalis pro Summorum Pontificum» spera che Benedetto XVI possa rendersi in qualche modo presente e rivolgere un saluto ai pellegrini che giungeranno a Roma da tutto il mondo.

Nel settembre 2010, a tre anni esatti dall’entrata in vigore del motu proprio era stata realizzata una statistica sulla situazione, resa disponibile dal gruppo «Paix Liturgique», in una newsletter. La rilevazione, non soltanto quantitativa ma anche qualitativa, riguardava trenta Paesi, quelli in cui il cattolicesimo è più saldamente presente: si era studiato il numero delle messe antiche disponibili, ma anche la loro frequenza e il loro orario, valutando, ad esempio, se si trattasse di orari adeguati per la famiglia. Era stata dunque monitorata la situazione in Spagna, Portogallo, Irlanda, Svizzera, Repubblica Ceca, Germania, Italia, Gran Bretagna, Polonia, Francia, Paesi Bassi, Ungheria, Austria, Canada, Stati Uniti, Messico, Colombia, Cile, Brasile, Argentina, Australia, India, Filippine, Nuova Zelanda, Sud Africa, Gabon e Nigeria.

Le informazioni sono state attinte da almeno due fonti indipendenti l’una dall’altra. La messa tridentina viene celebrata in 1.444 luoghi. Di questi, 340 hanno la messa in un giorno durante la settimana; 313 hanno la messa domenicale ma non regolarmente e dunque non ogni settimana; 324 hanno la messa ogni domenica ma non in orario adeguato per le famiglie (vale a dire al di fuori dell’arco temporale compreso tra le 9 e le 12). Infine, 467 luoghi hanno messe ogni domenica con orario adeguato per le famiglie. In pratica c’è una messa «family friendly» ogni 3 (32,3 per cento), mentre una messa ogni quattro non è celebrata la domenica.

Interessante anche il paragone con le messe celebrate dalla Fraternità San Pio X, non conteggiate nella prima statistica, che ha invece preso in considerazione quelle celebrate secondo il motu proprio. Le messe gestite dai gruppi «lefebvriani» sono in tutto 690, praticamente una ogni due di quelle celebrate invece secondo il motu proprio e in piena comunione con Roma. Nonostante le difficoltà e le resistenze, la messa antica viene, seppur lentamente, conosciuta da un numero sempre maggiore di persone.

 

39 Commenti

  1. Stefano ha detto:

    Sì, prima ci sono state le guerre mondiali, nonostante la S. Messa. Soltanto che adesso, a causa dei nostri cuori ormai impregnati di laicismo, di relativismo, di modernismo, Dio ha deciso di ridimensionare la visibilità della Chiesa Cattolica (l’unica chiesa vera, fondata da Gesù Cristo) e la Messa e i Sacramenti sicuramente validi sono amministrati solo da pochissimi Vescovi e Sacerdoti “non una cum” in tutto il mondo. Personalmente penso che la pace mondialista che viviamo adesso non è migliore di ciò che i nostri genitori e nonni hanno vissuto durante la guerra! Va beh, ma “don” Giorgio ha la verità in tasca, e lui ama il “conciliabolo” che mette i diritti dell’uomo davanti a tutto e davanti, soprattutto, ai diritti di Dio. Ai diritti dell’uomo ci ha pensato Dio: l’unico, il principale, è salvarsi l’anima, il resto è un sovrappiù. Invece il “don” viene a fare il grillino, il sindacalista, il no-global, e ci dice che “La Chiesa non può più perdere tempo a dar retta a questi pazzoidi, e criminali, se è vero che il vero crimine dell’umanità sta nel toglierle il suo futuro, un futuro che non è certo statico o immobile, ma ricco di energie vitali da scoprire ogni giorno che passa, secondo i ritmi imprevedibili dello Spirito.” – un prete degno di questo nome invece ci insegnerebbe che il futuro di ciascun uomo è fissato, non è mutabile, ed è descritto dai Novissimi. Chi non dispera e lo vuole fortemente, avrà sempre la Grazia e i mezzi naturali e soprannaturali per vivere da cristiano e salvarsi l’anima. Lei da che parte sta, “don” Giorgio?

    • dario ha detto:

      Quando leggo cose come queste, mi prende veramente la paura per chi le dice!
      Tutti qurgli “ismi” messi a muzzo per denigrare valori e conquiste da parte di chi ci vorrebbe ancora all’età della pietra..
      Quell’allucinante affermazione “Dio ha deciso di…” come se Dio gli avesse mandato un fax…
      A parte il fatto che Dio salva dentro e oltre i confini della “religione”, rimane il punto che un cristianesimo imperialista, seppure sotto il profilo spirituale, è quanto di più lontano vi possa essere nel Vangelo.
      I toni di don Giorgio sono a volte un po’ sopra le righe, ma li preferisco mille volte ai soavi accenti coi quali ci si vuole infinocchiare..

    • dario ha detto:

      Quando leggo cose così, giuro che mi tremano i polsi!
      Affermazioni imperialiste del tipo “Dio ha deciso di…”, come se Dio gli avesse mandato un fax!
      Tutti quegli “ismi” messi lì a denigrare valori e conquiste, senza i quali qualcuno vorrebbe ancora ridurci all’età del bronzo, con lo sciamano che visionariamente detta gli oracoli del dio a sudditi proni e muti!
      Questa indebito e calcolato uso del concetto di “Piccolo gregge”: solo io e pochi vescovi (quali?)abbiamo capito tutto e soffriamo… ma per favore!!!
      Che Dio salvi dentro e fuori i confini della “religione” è indubbio, ma è affar suo!
      I toni di don Giorgio sono a volte sopra le righe, ma li preferisco mille volte ai soavi accenti coi quali si cerca ancora di infinocchiarci…
      E vedere la fragranza e l’energia del Vangelo ridotta a codice di diritto canonico, sinceramente mi ha già fatto scegliere (anche se la domanda era rivolta a don Giorgio) da che parte stare.

  2. dario ha detto:

    Il punto è che la Messa preconciliare non è la forma liturgica elaborata a partire dal Concilio.
    Il punto è che non si tratta della lingua usata ma della forma della celebrazione. Una Messa preconciliare celebrata tale e quale in italiano invece che in latino tradirebbe egualmente le esigenze del Concilio.
    Il punto è che il Concilio è frenato su quasi ogni aspetto di rinnovamento che aveva proposto (ecumenismo, collegialità, ruolo dei laici, ascolto della Scrittura) e la bandiera della liturgia è solo lo specchietto per le allodole.
    Il punto è che si stanno sistematicamente ignorando decenni di ricerca teologica e scritturistica per stare su posizioni teologiche e scritturistiche che hanno fatto onore a chi le ha elaborate perchè loro per primi non si sono fermati al “già” saputo, come si pretende invece di fare con i teologi di oggi.
    Il punto è che la Chiesa che perde punti è proprio quella dei paramenti di Leone X (che pessimo gusto!!!) riesumati per l’attuale pontefice.
    Il punto è che in 2000 anni di rodaggio ecclesiale si è ben saputo scegliere quali versetti evangelici fanno comodo e quali no! E quali valori negoziabili e quali no!
    Il punto è che questa Chiesa è scandalosamente radicale sulle questioni relative e assai relativa sulla vera radicalità evangelica.
    Il punto è che si è scelto il primato della dottrina sulla prassi mentre Gesù aveva impostato il suo insegnamento in modo diametralmente opposto.
    Il punto è che basta sbraitare contro il preservativo per poi potersi permettere di vestirsi d’oro, oppure difendere il “perseguitato” papa (sentimentalismo nato a metà ottocento con la presa di Roma e il mito del papa “prigioniero” in Vaticano) per poi potersi permettere di far ballare più o meno illecitamente milioni di euro…
    Il punto, infine, è che il cristianesimo è stato ricondotto ad essere una “religione” come tutte le altre e che, come tutte le altre, si differenzia solo per il suo oggetto apoditticamente affermato. Se un cristiano è diverso solo per la “fides quae” e non anche per la sua “fides qua”, allora è uguale a tutti gli altri…
    Ma cari tradizionalisti, state sul Vangelo. Non basta?
    E non venite a contarmi ancora la solita menata della Tradizione perchè, se fosse per quella, è stata capace di tirar fuori dal Vangelo anche le Crociate, i roghi, le torture, la negazione della libertà religiosa e della democrazia, la legittimazione della triplice tiara papale, la schiavitù.. e l’elenco sapreste continuarlo voi molto più di me!

  3. Patrizia ha detto:

    Caro sacerdote (non tradizionalista), ha letto l’articolo della D’Orsogna, su cosa si sta materializzando dal famoso vertice di Todi? Se si, allora la pianti di rompere le scatole a Don Giorgio e a noi.
    Cordiali saluti

  4. antonio ucciardo ha detto:

    Egregio Giorgio De Capitani,

    sono un sacerdote quarantasettenne, e quindi nato proprio durante i lavori del Vaticano II. La prego di scusarmi se evito di chiamarla don. Non vorrei che lei pensasse ad una mancanza di rispetto nei confronti del sacerdozio. Non avrei alcuna difficoltà a gettermi ai suoi piedi per dirle i miei peccati ed avere l’assoluzione! Ma non potrei andare oltre, pur impegnado al massimo tutta la mia povera fede. Credo che don derivi da dominus, e che indichi, perciò, un rispetto che esula dal nostro povero nulla. Se qui parlassimo di fragilità e di peccati, non sarei per nulla scandalizzato. Nessuno è perfetto, e il Signore ha voluto che la sua grazia passasse attraverso le creature. Qui, però, si tratta della fede della Chiesa, per la quale siamo stati costituiti domini malgrado la nostra pochezza. Si tratta, in altri termini, di qualcosa che non appartiene né a me, né a lei, e che entrambi ci siamo impegnati a conservare e a trasmettere. E’ la stesa fede dei nostri genitori, del nostro parroco, di chi li ha preceduti. E’ la fede della Chiesa nella quale siamo rinati a vita nuova e nella quale siamo stati ordinati. Lei conosce meglio di me queste cose. Mi permetto di richiamarle soltanto a beneficio di coloro che magari pendono dalle sue labbra, e finiscono per credere che la fede della Chiesa sia rappresentata dalle sue opinioni. Molti di costoro staranno forse sghignazzando nel leggere le sue osservazioni, ignorando il fatto che lei sia stato battezzato, comunicato, cresimato e ordinato secondo quelle norme che oggi ritiene infette di necrofilia.
    Desidero che sia chiara una cosa: non sono un tradizionalista secondo l’accezione da lei fornita. Convengo con lei che c’è sempre un rischio latente di vedere al centro di tutto soltanto dei paramenti o delle esteriorità, come c’è quello di mostrarsi totalmente restii ad accettare il Concilio Ecumenico Vaticano II. Una lettura attenta dei siti da lei richiamati, potrà farle comprendere se si tratti di tradizionalismo fine a se stesso, fautore di resistenze e di divisioni nella Chiesa, o piuttosto di un cattolicesimo che desidera tenere presente la Tradizione (ne parla anche il Vaticano II!), soprattutto nel doveroso tentativo di rileggere l’ultimo Concilio nell’ottica dell’ormai celebre ermeneutica della continuità, fatta propria dalla Chiesa. Io celebro regolarmente secondo il Rito di Paolo VI e, periodicamente, anche secondo il modo straordinario.
    Sarebbe opportuno che i suoi estimatori apprendessero da lei quali siano le fonti che stanno dietro ai suoi vaneggiamenti, e che potessero rendersi conto dell’assoluta continuità di ogni cosa nella vita della Chiesa. Forse essi ignorano che il Vaticano II ha chiesto che fosse conservata la lingua latina nella liturgia. Probabilmente non hanno mai letto la Sacrosanctum Concilium, come non hanno mai letto il Motu proprio Summorum Pontificum. E’ comodo sparare luoghi comuni e frasi altisonanti, quando si evita il confronto con i testi proposti dalla Chiesa. In ambito laico questa viene definita disonestà intellettuale!. Tralascio di dirle come venga definita dai vangeli, dato che si tratta della fede.
    Saremmo, dunque, in presenza di anime deboli! Mi chiedo se le creda realmente che il Papa sia il Vicario di Cristo e il supremo legislatore della Chiesa. Dalle sue parole, egli sembrerebbe il primo dei necrofili e dei pazzoidi da lei descritti. E non mi dica che lei non intende parlare del Papa, perchè sarebbe un affronto alla mia intelligenza e a quella di chiunque legga con un minimo di formazione e di informazione.
    Del resto, perchè dovrei pretendere rispetto per il Papa, o addirittura obbedienza, se lo stesso Cristo è vituperato dalle sue espressioni? “E’ proprio la Chiesa a parlare di vita e di futuro!”, e dice bene. Perchè non indica di quale vita parli la Chiesa, e di come questa vita sia ottenuta da noi? Perchè non dice quale sia il futuro che attendiamo? E’ vero o no che l’eternità è entrata nel tempo, o che questo tempo è stato assunto nell’eternità, grazie alla carne di Cristo? Quale carne? Quando Gesù ci chiede di mangiare la sua carne (“masticare” è il verbo giovanneo), suscitando le ire di chi pensa ad una sorta di cannibalismo, si sta comportando da necrofilo o sta giustificando quella che lei definisce necrofilia? C’è una contraddizione tra i dati del vangelo, la fede che la Chiesa professa e le sue farneticazioni. Dove sta la ragione? Mi pare che la questione della lingua o del rito c’entri poco!
    Quale sarebbe il vangelo autentico? Paradossalmente, sarebbe quello consegnato dalla tradizione. Anche questo è un insegnamento del Vaticano II! Il Concilio riprende la Tradizione per insegnare che il vangelo ci deriva dalla Tradizione….Di quale autenticità intende parlare?
    Qual è la maturità in crescita della Chiesa? Certamente non è quella che deriva dalle singole relatà ecclesiali o dai singoli cristiani, perchè la Chiesa è “convocata” da Dio, e si realizza perciò ancora prima che i suoi membri possano decisere di farla crescere. Anche questo è scritto con estrema chiarezza nel Vaticano II! Io e lei possiamo semplicemente corrispondere alla grazia di Dio, perchè la Chiesa possa essere ricolma di frutti anche nella vita dei suoi figli.
    Ecco, pensi a questo. E’ ciò che definisce il sacerdozio cattolico, che quotidianamente offre al Padre la vittima a lui gradita per la redenzione del mondo (Vaticano II e Messale di Paolo VI).
    La Chiesa ha dei necrofili, è verissimo! Solo che essi non sono coloro che credono nel Sacrificio di Cristo cosi’ come proposto dalla Chiesa, anche liturgicamente, e mangiano la carne della vittima divina. I veri necrofili sono coloro che, forse senza avvedersene, fanno morire le anime, sottraendo loro il cibo della verità.

    don Antonio Ucciardo

  5. Pietro ha detto:

    Gianni, ti rispondo con San Tommaso il GRANDISSIMO: molte persone non sanno cosa cantano (alla Messa), ma sanno bene PER CHI cantano.
    Sebastien, hai ragione IN TUTTO. Ma chi scrive queste cose il medioevo neanche sa cosa sia. Del resto, dop la lettura di Marx dedicarsi a qualcosa di VERO è arduo

  6. valerio ha detto:

    ogni tanto ho visitato qualche sito tradizionalista e osservo che spessissimo oltre al legittimo desiderio di una liturgia in latino con il rito preconciliare (CVII) c’è il bisogno forte dell’esteriorità (ad esempio l’ammirazione sfegatata per accessori come la cappa magna che ogni tanto qualche cardinale tira fuori dalla naftalina…il lo chiamo il cencio rosso) e soprattutto l’odio profondo per il Concilio Vaticano II e le sua encicliche (in special modo quelle sulla libertà della scelta religiosa e sui diritti fondamentali dell’uomo)…il tutto portato avanti con un livello di riflessione e un livello culturale da asilo condito con una dose di acidità spaventoso come di coloro che si trovano all’uscita della chiesa per parlar male di tizio e sempronio…tutti pieni di certezze troppo certe (per i miei gusti)…e il Vangelo salta fuori ogni tanto solo per citare cosa non si deve fare

    • Matteo Carnieletto ha detto:

      Per Valerio:

      sono un “tradizionalista” di 22 anni, quindi non un nostalgico. Purtroppo – e su questo non d’accordo con te – certi tradizionalisti amano troppo i pizzi e i merletti che, ovviamente, non sono il centro della Santa Messa.

      Per quanto riguarda il Concilio Vaticano II – ventunesimo concilio della Chiesa – non è affatto vero che lo odiamo. Provo a spiegare qual è la posizione dei tradizionalisti in merito a questo Concilio: il CVII ha trasmesso ciò che la Chiesa ha sempre insegnato? Il compito del CVII era quello di dire “nove”, non “novae”, ovvero di riaffermare le verità di sempre con un linguaggio più adatto. E’ accaduto questo o il CVII si è spinto un po’ più in là? Noi, tradizionalisti, riteniamo che si sia spinto un po’ più in là e il criterio di giudizio per affermare questo è la Tradizione e non un “sentire personale”, quindi soggettivo.
      Ovviamente, il Concilio non ha prodotto encicliche, ma costituzioni e dichiarazioni, che noi tradizionalisti accettiamo laddove questi documenti affermano le verità di sempre. Dove, invece, insinuano una nuova dottrina, li rifiutiamo, seguendo ciò che la Chiesa ha sempre creduto e professato.

      Cordialmente,

      Matteo Carnieletto

      • valerio ha detto:

        in cosa il Conciclio VII si sarebbe spinto oltre la tradizione? Qualcuno ha scrittoche la Tradizione è un fiume che scorre arricchito continuamente dalle acque di tanti affluenti..altrimento diviene una palude di acque stagnanti. Il linguaggio era (ed è) una esigenza fondamentale: se la Chiesa è Annuncio il messaggio deve essere comprensibile…non si puo’ vivere facendo finta di ignorare che ci sono stati due secoli in cui la ragione e la libertà sono diventati valori fondamentali: riesci ad immaginare oggi una gestione sullo stile Pio XII? La Liturgia è universale solo nello spirito non nel modo in cui viene celebrata poichè i vari popoli della terra hanno sviluppato nei secoli linguaggi diversi(come aveva intuito ad esempio Matteo RIcci)…in europa la danza per lodare Dio è quasi scandalosa ma è normale per molte popolazione africane. Nessuno discute che siano stati fatti “esperimenti liturgici” assurdi o folli pero’ ciò non toglie niente al valore delle Liturgia che viene celebrata in tutte le parrocchie. I lefebriani si scandalzzano che il CVII abbia parlato di dignità e liberta dell’uomo anche rispetto alla religione perchè esistono dcumenti della Chiesa che parlano in altri termini..e allora? Esistono una infinità di documenti pontifici contro gli ebrei (vedi il sito del don(?) Nitoglia) e una cazzata storica che parla di deicidio: devono essere affermazioni valide e vincolanti ancora oggi? Che la Liturgia sia stata riscoperta come evento del Popolo di Dio e non solo del celebrante (sullo stile dei sacerdoti pagani) è contro la tradizione? Sono tradizione tutte le cronache dei castighi divini che si realizzerebbero nei terremonti e altre catastrofi naturali che il DeMattei fa continuamente? (dimenticando che tali eventi avvenivano anche prima che la terra fosse abitata dagli uomini…forse anche i dinosauri avevano mangiato quella melaccia e si tramettevano il virus del peccato originale?)

        • Matteo Carnieletto ha detto:

          Mi scuso se rispondo per punti, ma mi sembra un’impostazione più chiara per risponderLe.

          1. Il Concilio Vaticano II (CVII) si è spinto oltre nel momento in cui ha voluto affermare cose contrarie alla Tradizione della Chiesa (ex: libertà religiosa, antropocentrismo, nuovi rapporti tra Chiesa e altre religioni).

          2. Riesco eccome a pensare ad un Pontificato come quello di Pio XII, anzi: lo desidero con tutto il cuore. Questo non perché io sia un amante di pizzi e merletti e della sedia gestatoria. Queste sono la scorza, a me interessa la polpa. Sotto Pio XII la Chiesa brillava per fermezza nella difesa della Fede, nella chiarezza del Suo insegnamento. A partire dal CVII, purtroppo, si è assistito ad un offuscamento progressivo della Chiesa (gli 80.000 preti “spretati” stanno lì a dimostrarlo, come la strage delle vocazioni postconciliari).

          3. E’ vero che la liturgia è universale – cattolica – ma è pure permeata di “romanità”. La Messa di san Pio V è stupenda non solo per i canti in gregoriano, ma anche – e soprattutto – per le parole che la compongono. E’ vera poesia. Per questo gli indigeni di Matteo Ricci chiedevano di poter mantenere gli abiti orientali o altre tradizioni, ma accettavano più che volentieri la “Messa in latino”. Quando fu introdotto il Messale di Paolo VI si ribellarono ai sacerdoti: l’uso del volgare sembrava, agli orientali, un tradimento: non si può pregare il Dio cattolico – l’unico vero Dio – con la stessa lingua con cui si pregavano gli antichi idoli.

          4. Sul deicidio: tema scottante non tanto per una questiona teologica, quanto per l’uso politico che ne fanno gli Ebrei contemporanei. Leggiamo il Vangelo: nonostante Pilato dica di non trovar colpa in Cristo, gli Ebrei urlano: crocifiggiLo, crocifiggiLo. Pilato non è convinto di ciò che sta facendo. E’ incuriosito da quel Giudeo di Nazareth. E ancora gli Ebrei: il Suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli. Così, Pilato ordina di crocifiggere Cristo. La lettura dei Vangeli e l’insegnamento della Chiesa sono chiari: gli Ebrei sono deicidi. Ciò, ovviamente, non significa voler organizzare dei pogrom contro di loro. Significa desiderare ancora di più che si convertano, perché – una volta convertiti – saranno i Cattolici più vigorosi.

          Matteo Carnieletto

          PS: se desidera continuare la conversazione in maniera più approfondita, Le lascio il mio indirizzo e-mail: matteo_carnieletto@libero.it

          • riccardo ha detto:

            @Matteo Carnieletto
            quindi un induista o un buddhista sono adoratori del diavolo?
            lo stesso ragionamento vale anche per le altre religioni monoteiste?

          • valerio ha detto:

            la Tradizione non è eterna e immutabile soprattutto quando scavalca i fondamenti del Vangelo o usa gli evangeli in maniera letterale senza tenere conto dell’evoluzione del modo di leggerli e farli propri (vedi ad esempio esegesi. Nell’esegesi c’è anche una risposta alla stupidaggine del “deicidio” (concetto quello che porterebbe a far diventare gli ebrei dei “corredentori” in quanto avrebbero realizzato un sacrificio annunciato e necessario…). Gli evengeli furono scritti per le comunità con delle finalità e dei messagi da veicolare oltre al ricordo della vita di Gesù: volevano anche far capire ai romani che non erano responsabili delle morte del salvatore. Libertà e rapporti con le atre religioni non sono corbellerie, sono i fondamenti della presa di cocoscienza che il cammino verso la luce di Dio è un cammino da fare insieme, con difficoltà ma insieme e che annunciare non vuol dire convertire a forza, che in tutte le religioni ci sono esperienze che sono condivisibili…e che il principio “cuius regio eius religio” è stato un diabolico…che il fondamento dell’annuncio evangelico non è il lodare Dio con la Liturgia ma con la propria vita e con l’amare l’UNICA immagine di Dio che abbiamo: il nostro prossimo. Che il latino sia una lingua più musicale dell’italiano è un dato assodato (si dice che sia l’unica lingua occidentale adatta per il mantra). Al mio paese io accompagno sempre con piacere la Missa de Angelis per la festa del patrono e mi commuovo sempre nonostante qualche sbercio che scappa al coro perchè è proprio bella. Ma ci sono canti bellissimi anche in italiano…oppure pensa a come Bach è riuscito a addolcire nelle cantate e nei corali la lingua tedesca che poverina di suo proprio musicale e cantabile non è..

          • Matteo Carnieletto ha detto:

            Non lo sono in senso stretto. Esiste – grazie a Dio – il battesimo di desiderio, ovvero il desiderio di compiere la volontà di Dio nonostante si faccia parte di un’altra religione. Esistono delle anime rette anche tra i musulmani, i buddisti, e i protestanti…La bontà di queste anime è conosciuta solo da Dio e solo Dio può giudicarle. Il battesimo di desiderio si può poi esplicitare e culminare nella conversione e nel battesimo. Questo è ciò che la Chiesa ha sempre insegnato. Mi sembra che l’insegnamento della Chiesa – come sempre – sia caratterizzato dal buon senso.

    • dario ha detto:

      totalmente d’accordo…

  7. Giovanni ha detto:

    i commenti acidi dei tradizionalisti si commentano da soli. La Chiesa è Una, Santa, Cattolica ed Apostolica. Non esistono chiese prima del Concilio Vat. II ne’ chiese del Concilio. In quanto a Don Giorgio, lui, come tutti i battezzati, ha il diritto dovere di esprimere il suo pensiero se non altro in forza del battesimo stesso: “ogni battezzato, in forza della sua unione con Cristo, è partecipe del suo ufficio profetico…” (LG). Quindi tutti siamo profeti, che piaccia o no, e Don Giorgio lo è proprio perchè predica di Dio e non di fronzoli obsoleti e frange farisaiche.

  8. Patrizia ha detto:

    Riesumare salme ed esporle alla devozione, riesumare la messa in latino, riesumare la DC e quant’altro sia defunto, decisamente la necrofilia è il mestiere di questa gente, c’è da fare gli scongiuri solo a vederli o a sentirli.

  9. Pietro. ha detto:

    Caro “don” Giorgio,la sua arroganza e presunzione di essere nel giusto è oramai nota a tutti.Così come il Suo non essere in piena comunione con la Chiesa Cattolica.Tuttavia questo non l’autorizza a infangare e umiliare il buon nome di coloro che amano,hanno dato e danno la vita per la Santa Chiesa di Dio custodendo la sana Tradizione e mantenendo intatto il Depositum Fidei.Visto che ne suoi discorsi parla di un ritorno alla “purezza” evangelica,cerchi di rispettare il prossimo che in questo caso si esplica nel fratello così “necrofilo” o qualche altro appellativo che in maniera “caritatevole” utilizza.Non debbo ricordarLe io che:non posso amare Dio che non vedo,se non amo il prossimo che vedo.Ecco,usi un po’ di carità cristiana e poi potremmo discutere di tutto ciò che vuole.Ma mi sa tanto che è tempo perso…

  10. Gio ha detto:

    Mi dispiace don Giorgio, ma lei non sa di cosa parla. Ad andar avanti cosi avremo una Chiesa sempre più un puttanaio e non la Santa Madre Chiesa! complici molti sacerdoti poco attenti e formati alla storia, oppure che voglio fare gli innovatori a tempo perso. Nessuno rinnega il DONO del Concilio Ecumenico Vaticano II, è un vero dono dello Spirito, ma la sua interpretazione non era questa. Non c’è alcun documento che impone o propone canti e balli durante le celebrazioni, che si faccia la comunione distrattamente, che si giochi con le “cose di Dio”. Sono rammaricato dal suo articolo, ma per un pò di notorietà oramai si è disposti a tutto. Gesù non cercava i consensi, ma suscitava interesse per il vero senso! La Chiesa ritorni a essere aderente al Sacra Scrittura, alla Tradizione e al Magistero! Lei sa meglio di me che senza di questi diciamo “fesserie”! la saluto cordialmente! in Xsto

  11. Paolo Macciò ha detto:

    Un tempo nella Chiesa circolava una saggia massima: “in necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus charitas”. Evidentemente questo Don Giorgio non intende praticare la carità, ma piuttosto la faziosità. Ad esempio, enfatizza sul suo sito “classista” la causa dei palistinesi, ma – come tutti i cosiddetti pacifisti- partecipa alla congiura del silenzio sui tragici avvenimenti in Siria. I bambini siriani trucidati lo ringraziano.

  12. diogene ha detto:

    – messa in latino per i nostalgici;
    – compagna per il crocefisso dei leghisti;
    per me trattasi
    solo ed esclusivamente esteriorità!

    p.s. potrebbero anticipare la cerimonia al giorno prima – commemorazione dei defunti… sarebbe stato perfetto

  13. Giampaolo ha detto:

    Caro Don Giorgio, io sono uno che pensa che il concilio vaticano II° ha snaturato la natura stessa della Chiesa pensando di razionalizzare una cosa che razionale non é. Tutto ciò che non é scienza é religione (anche la politica é una specie di religione).Togliere il latino pensando di avvicinare i fedeli a misteri della religione ha determinato esattamento l’effetto contrario.Una volta mi trovavo a Roma in San Pietro dove si stava celebrando una messa di rito greco-ortodosso. Sentire quei canti in latino cantati da voci possenti e profonde ha creato in me quella atmosfera che ti concilia con il sopranaturale. Sentire invece quelle canzioni strippellate in una chiesa moderna che sembra una sala di riunioni, accompagnate dalla chitarra elettrica mi da il volta stomaco.Quando penso a mio nonna che sbiascicava il rosario senza sapere esattamente il significato delle parole che pronunciava ma che in quel momento era consapevele di essere in rapporto con il sopranaturale sono convinto che le modifiche apportate ad una tradizione millenaria non sono state positive. Mi riferisco solo alla messa in latino, sugli altri argomenti non mi pronuncio perché non li conosco.

  14. Gianluca.Cruccas ha detto:

    Lei caro don Giorgio è un vergogna, non si capisce se Lei ha perso il senno oppure se è preda di una potente possessione del diavolo. Comunque sia dalla Sua bocca escono solo delle corbellerie anticristiane e totalmente fuori da ogni contesto cattolico, perchè non passa ad altra religione? La nostra l’ha sufficentemente infangata…

    • diogene ha detto:

      … mi verrebbe di risponderti a tono ma sarei troppo pesante – mi limito ad un “no comment!”

  15. Luciano ha detto:

    Purtroppo da Giovanni Paolo II, si continua a tentare di sradicare la novità del Concilio Vaticano II. Ci sono sia nei laici che in certo clero, il desiderio di ritornare a ciò che è ammuffito e che oggi, come credo anche ieri, non è comprensibile. Parlando alle volte, con alcuni ultraottantenni, in merito alla messa in latino, molti mi dicevano che “recitvano”, più o meno correttamente, le formule liturgiche in latino, quasi sempre senza compreenderne il significato. Appunto per tradizione. E’ inammissibile che certa gerarchia clericale, supportata da alcuni zelanti baaciapile laici, possano credere che ritorrnare indietrro, possa servire aa rimpolpare le fila dei credenti. Gesù Cristo andava per le strade ad incontrare tutte le persone che trovava, poveri, ricchi, istruiti ed ignoranti. Parlando con un linguaggio che tutti conoscevano. Sul suo capo , quando è stato messo in croce, aveva un intreccio di spine e non la mitria (alias continuazione del vuoto), che invece papi e vescovi si sono posti sulla loro testa, abitando poi in palazzi di marmo e attorniati dal lusso e dai notabili del tempo. Perlomeno molti di lor signori! La chiesa gerarchica con molti preti e laici assidui alle fiunzioni, non trasmettono nulla alla gente di questo mondo, per il semplice motivo che vogliono solo mantenere i privilegi che da troppo tempo lucrano indegnamente. Non tutti sono cisì, però una nutrita fila si, anche se continua ad assottigliarsi, per fortuna. Non hanno più il dono della Profezia e, nemmeno ne sentono la mancanza. Non riescono a vedere i segni dei tempi. Il Concilio Vaticano II, è un tangibile Segno dei Tempi. Purtroppo al clero istituzionale e ai vaari tiraapiedi laici, non interessa, l’importante è tirar fuori dalla naftalina le vecchie e assurde liturgie, mogari con qualche mummia recuperata, da elevare agli onori dell’altare. Tutte cose che nei Vangeli non ci sono, anzi Gesù condanna ogni forma di idolatria e di potere che schiaccia l’uomo creatura di Dio, nonchè figlio di Dio. I problemi della vita quotidiana, le incertezze del lavoro, la casa che che non ci si può permetteere, il dolore, la malattia, il disaagio sociale, son tutte cose che al clero, ai preti d’alto borgo e ai loro lacchè non interessano minimamente. L’importante è non pagaare le tasse che andrebbero a Cesare e continuare la vita agiata, spensierata e ricca di molti privilegi, elargiti a chi come loro, si sentono più uguali degli altri. Concludo citando che: “le fiamme degli inferi non prevarranno sulla Chiesa di Cristo”. W il Concilio Vaticano II e la sua piena attuazione nella Vera Chiesa di Cristo!!!

  16. riccardo ha detto:

    non ho mai partecipato ad una messa in latino, ma penso che rifacendosi ad una tradizione millenaria abbia una sua particolare energia e, non di meno, riporta il celebrante dalla “parte” del popolo, non più così protagonista… ed assolutizza dio.
    quando sento un canto in latino rimango estasiato, non posso farci niente, ma non so’ come vivrei l’intera messa (ed i suoi rituali).

    avere la possibilità di scegliere, giorno per giorno, la forma esteriore della messa può aiutare il singolo fedele nel suo cammino.
    questi deve però essere consapevole ed aver intuito che la realtà è oltre i rituali della messa ed oltre le emozioni, non sentendosi appagato da queste “gratificazioni” temporanee ma tendendo sempre più a dio (che non è né “amorevole” né “vendicativo”).

  17. Giuseppe ha detto:

    La storia è ciclica e l’esperienza umana ci insegna che ad ogni rivoluzione segue sempre una reazione che spesso si concretizza con poderose manovre di restaurazione. I sostenitori del partito dell’immobilismo questo lo sanno benissimo, infatti sono disposti ad accettare anche cambiamenti temporanei (purché siano solo superficiali) affinché nella sostanza non cambi nulla. Il vento di rinnovamento del concilio che l’opera profetica di Giovanni XXIII e Paolo VI avevano reso possibile, è stata forse la rivoluzione più significativa e profonda della storia umana ed era inevitabile che insieme agli entusiasmi suscitasse anche una contestazione molto violenta, se non ne modi, nella ostinazione e nella subdola azione di convincimento che trova terreno fertile nella fragilità dell’animo umano. Se così non fosse non avrebbero mai potuto prendere piede movimenti come i Testimoni di Geova o, rimanendo nell’ambito cattolico, Cl e l’Opus Dei.
    Certo, la messa in latino è molto suggestiva e per chi nei riti con cui esprime il proprio credo cerca un alone di arcano e di ignoto, magari accompagnato a formule magiche o di per sé incomprensibili, non può che restarne impressionato. Sappiamo bene però, che la fede non è solo mistero e senza la giusta consapevolezza di ciò in cui si crede e che si fa non sarà mai completa.

  18. Gianni ha detto:

    Diverse sono le concezioni riconducibili alle chiese, intese come luoghi di culto, ed alle forme liturgiche.
    Personalmente, in un’ottica puramente laica, nè religiosa, qindi, nè confessionale, mi interessano sopratutto gli aspetti culturali, antropologici, ed artistici ad esse sottese.
    Mi spiego.
    Se si affronta la questione in altra ottica, non religiona, neè tanto meno confessionale,dobbiamo dire che le chiese, nel corso dei secoli, sono un patrimonio che apprtiene alla storia dell’arte, nonchè della musica (basti pensare all’immenso patrimonio organario ed alla letteratura organistica).
    Le diverse forme liturgiche apparengono invece alla storia dell’antropologia culturale.
    Sotto questo profilo, vi sono sopratutto due diverse visioni, che in particolare distinguono cattolicesimo e protestantesimo.
    Il cattolicesimo contemporaneo, a mio modesto avviso, condivide con il protestantesimo sopratutto una visione pedagogica e formativa della lituriga.
    La liturgia, quindi, come occasione d’incontro tra i fedeli non solo, e non tanto per celebrare Dio, ma per apprendeere meglio la sua parola e viverla nel quotidiano.
    Questo è assolutamente fondamentale nel pprotesttantesimo.
    per tale concezione è quindi fondamentale l’aspetto della comprensione linguistica: come apprendo, se non capisco?

    La stessa chiesa viene intesa non come luogo sacro, perchè Dio vi sarebbe presente (il protestante non condivide tale credo),ma luogo dove ritrovarsi, tutto qui.
    Tale funzione educativa riguarda anche parte significativa dela concezione alla base del cattolicesimo “moderno”.
    Importante è comprendere, educare, applicare il vangelo.
    Un’altra concezionne, invece, tipicamente cattolica, riguarda i luoghi di culto, nonchè la forma liturgica.
    Per il cattolicesimo tradizionalista, non tanto è rilevane l’aspetto pedagogico e formativo, no, ma il partecipare alla liturgia come momento metfisico, quasi magico, oserei dire, tra uomo ed essena metafisica di Dio.
    Non dico queste cose a caso, ma proprio sulla base di precisi fatti e delle diverse conseguenze che ne derivano.
    Consideriamo questa ipotesi: poniamo che un italiano, che non conosca altre lingue, si rechi all’estero.
    Il momento formativo, se si reca a messa in una chiesa dove non si parla la sua lingua, viene ovviamente meno.
    Cosa capirebbe un italiano che, senza conoscere la lingua, andasse a messa in una chiesa tedesca, piuttosto che francese, ecc.?
    Ma il cattolicesimo tradiionalista dice che ci dovrebbe andare ugualmente.
    Perchè?
    Perchè la partecipazione è condivisione di un momento metafisico, in cui si condivide la presenza di Dio, a prescindere dalla comprensione o meno delle parole della liturgia.
    Appunto quel che avviene con le messe in latino, l’importante era ed è partecipare, non comprendere.
    Di qui mi paiono chiare le diverse concezioni.
    Sotto il priflo del luogo di culto, ovviamente, la differenza fondamentale con il protestantesimo è riconocere in questi luoghi la diretta manifestazione, talora, e comunque presenza di Dio o della Madonna o dei santi.
    Tanto che, se ci facciamo caso, anche la tipologia differisce nel nome.
    Santuario, per i cattolici, può essere solo un luogo dove c’è stata una evidente manifestazione di Dio o della Madonna, ecc.
    Ecco che la concezione dianzi indicata ritorna con tutta la sua evidenza.
    Ed ccco perchè, tanto per citare un altro fatto antropologicamente rilevante, c’è unn sorta di diffidenza maggiore del prete cattolico, a consentire un utilizzo della chiesa diverso dalla liturgia.
    Come organista, ho avuto accesso, in chiese di diversi paesi, anche a mastodontici organi a canne,per suonare.
    Ma questo tipicamente mi succedeva con chiese protestanti, mentre in quelle cattoliche ci sono tantissime difficoltà.
    Il motivo è che in una chiesa protestante non si pensa che uno che viene a suonare distubi, proprio perchè il luogo non è considerato diverso da un luogo comune.
    Invece nel cattolicesimo il luogo è sacro per eccellenza, per cui, se lachiesa rimane aperta, i fedeli ci vanno a pregare e il suonare un organo disturberebbe.
    Addirittura in certe chiese cattoliche, so che qualche concertista (la cosa è capitata a me, ma non solo a me) è stato obbligato ad esercitarsi solo alcune ore prima, con la chiesa che straordinariamente chiudeva i battenti, proprio perchè negli altri orari doveva rimanere aperta.
    Questa differenza di concezioni mi fu ben spiegata proprio da un pastore protestante.
    Altro aspetto interessante la comunque presenza di particolari forme liturgiche anche nella messa cattolica in ligua contemporanea.

    Ad esempio, talune chiese della Francia del sud hanno introdotto una sorta di danza prima della comunione, e così via.
    Credo, quindi, che ognuno dovrebe, se credente, scegliere il culto che preferisce, senza imporlo agli altri, non fosse che, in ottica laica, per la varietà di concezioni e manifestazioni culturali sottese.
    Del resto, il gregoriano, il cui valore artistico è universalmente riconosciuto, è espressione di una concezione antica,mentre anche il modo di concepire l’attuale struttura dell’organo a canne cntemporaneo è invece espressione della concezione moderna.
    Si, anche gli organi a canne, se uno li conosce bene, esprimono concezioni tradizionaliste o moderne.
    Insomma, detto molto laicamente, dal mio punto di vista, il mondo è bello perchè è vario.
    Anche un organo a canne: per bello che sia, dopo un po’ uno si stufa di suonare sempre lo stesso strumento, e desidera conoscerne altri, magari più grandi e con timbri diversi.
    Così sono le chiese e le liturgie:
    diverse tra loro, in lingue diverse, e artisticcamente differenziate.
    Una particolare considerazione sull’uso del latino: chi vorrebbe improlo agli altri riconduce anche alla concezione del latino come ligua universale, ed alla concezione del cattolicesimo sia come religione, appunto, universale, sia come espressione di quella chiesa temporale che voleva dominare su tutto.
    Quindi, anche qui, interessante il risvolto storico che sta dietro certe concezioni.
    La cosa, vista in ottica religiosa, non dovrebbe porre probelmi: non intervenne, si dice nei sacri testi, lo spirito santo a consentire che tutti si capissero, pur parlando lingue diverse?
    Per chi volesse una spiegazione specificamente religiosa sull’uso delle lingue, copio ed incollo questo brano, che
    riprende quelle concezioni che prima ho cercato di spiegare:
    “Parlare in lingue, quale segno di avere ricevuto lo Spirito Santo (Atti 2:10-19) e parlare in lingue come dono da esercitare nei servizi in chiesa (1 Corinti 14) si distìnguono nella funzione. Non c’è bisogno di interpretare le lingue che le persone parlano quando ricevono lo Spirito. Questa esperienza è una cosa personale tra quelle persone e Dio, non è detto che si debba comunicare il messaggio alla chiesa. D’altra parte, qualcuno potrebbe usare il dono delle lingue per dare uno specifico messaggio di conforto e di edificazione, e la chiesa viene benedetta quando colui che parla o qualcun altro interpreta il messaggio (ICorinti 14:13).”.

    • Gianni ha detto:

      Chiedo venia per taluni refusi, errori di battitura nel mio precedente commento, ma è partito prima che finissi di correggerlo.

      • francesco ha detto:

        La spiegazione della differenza tra Cattolici e Protestanti sulla considerazione della chiesa, intesa come edificio, sta nella Transustanzazione, in cui i Protestanti non credono.
        Semplice, no?

  19. marco ha detto:

    Caro Don Giorgio (anzi, il Don è piuttosto cadaverico e sono certo che non si formalizzerà se la chiamo semplicemente Giorgio). Io faccio parte di quella porzione insana della Chiesa che guarda indietro, alla Tradizione. Non ho i suoi studi (me li immagino!) teologici ed il massimo che posso esprimere da un punto di vista liturgico si limita agli errori checommettevo durante le complicatissime e bellissime Messe alle quali servivo da chierichetto cnquant’anni fa. Da allora, sono cresiuto anch’io con voi ragazzini all’ombra della nuova “moda”. Il risultato però è veramente deludente: i miei figli non trovano sufficientemete eccitanti gli spettacoli liturgici che voi preti di oggi ammannite e se ne astengono (solo colpa mia?). Per quel che mi riguarda, le vostre invocazioni, le vostre estemporanee improvvisazioni, le vostre canzoncine melense non mi dicono niente e capisco molto meno le vostre elucubrazioni in itaiano (da un orecchio mi entrano e dall’altro escono) del latinorum della mia infanzia. Non lo capivo, ma al silenzio dell’Elevazione sentivo che quello che mi avevano detto a dottrina stava effettivamente accadendo.Certo, ero giovane e ingenuo e ci voleva poco ad impressionarmi. Ma quell’imressione la ricordo ancora e penso ad allora congrande nostalgia (che parola terribile, eh?). Il fatto è che Lei e quelli come Lei non mi possono dare nulla più di quello che mi venne dato in quei lontanissimi anni. E il suo spocchioso disprezzo (che, colpevolmente, ricambio) mi inacidisce. Non credo che questo sia un bel bilancio per la vostra luminosa rivoluzione.

    • Don Giorgio ha detto:

      Ognuno può scegliere di vivere o di morire. Ognuno può scegliere di vivere in un cimitero o all’aria aperta, al soffio dello Spirito santo. Sono affari tuoi!  Mi dispiace che il mondo abbia ancora della Chiesa una visione medioevale. Questo mi fa arrabbiare.

      • Sebastian ha detto:

        Ma perché il “medievale” deve essere denigrato come una immane sciagura? Chi ha deciso che solo dalla rivoluzione francese in avanti ci sono valori giusti, mentre ciò che c’era prima è oscurantista e antiumano?
        Da quando c’è stata la rivoluzione, nel settecento, ogni rivoluzione è presentata giusta per antonomasia, mentre ogni tentativo di restare “medievali” (nel senso più bello del termine) è diventato qualcosa di retrogrado e antiumano… Ma quel che c’era prima era a grandi linee il cristianesimo! (dico a grandi linee perché il peccato e gli errori umani di certo non mancavano! Nessuno è perfetto, allora come adesso).

        Il fatto è che hanno vinto i rivoluzionari e le loro idee “moderne”, sono state tramandate come le uniche giuste, anche se ormai viviamo in tempi in cui si rasenta il fondamentalismo laicista. La Chiesa, che nell’ottocento e nei primi novecento si era arroccata sulle antiche posizioni conservatrici per salvarle, ad un certo punto si è aperta al mondo con le conseguenze che vediamo; non dico che non ci fosse bisogno di apertura, perché una Chiesa semplicemente conservatrice fa male a se stessa e agli altri, ma anche una Chiesa modellata sulle idee secolari della modernità rivoluzionaria non è una buona cosa! Essa deve essere Tradizionale (non tradizionale con la ‘t’ minuscola, si badi), cioè tramandare la verità rivelata e farlo secondo l’azione dello Spirito, sapendo anche andare contro il mondo.

        La messa in latino – cosiddetta impropriamente – per prima cosa non è solo un esercizio di lingua (è come la liturgia ortodossa che vive di greco antico, di paleoslavo, di aramaico, di copto…); è sedimentazione di secoli di fede viva, di preghiere vive, di sofferenze e gioie, di santità e di tensione al divino.

        Non nego che ci siano persone innamorate di pizzi e merletti, di persone legate (e questo è il peggio) al conservatorismo ottocentesco e alla cultura del santino fine a se stessa. Ma – e lo dico a partire dalla mia personale esperienza che va dalla messa di antico rito all’iconografia bizantina e medievale – non sarà che invece che mummie, coloro che tornano alla Tradizione, sono spinti dallo Spirito Santo?
        Chi può giudicare come “cimitero” un tale movimento di persone, di cuori, di fede sincera?
        Là io ho trovato una freschezza e una bellezza che nulla sanno di cimitero; ho visto persone con una consapevolezza auteticamente cristana spinte ad una vita di carità. Io stesso ho ricevuto lo stimolo (la chiamata) a un migliore impegno, ad una vita più piena. Piuttosto, nella caotica nuova messa con le sue canzonette, col prete girato verso il popolo come in una conferenza, con la sua “democraticità” che ammette tutto (a scapito dell’incontro con il Signore), là ho trovato più spesso fatica e a volte anche repulsione…

        Penso che in ogni caso la vita vada avanti, ma pare tornare indietro solo a coloro che seguono la corrente del mondo, che scende, la Chiesa invece è chiamata a salire!

  20. lina ha detto:

    S.Paolo scrive nella 1° lettera ai Corinzi: “Se anche avessi le lingue degli uomini e degli Angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna”. Solo attraverso l’amore e la carità si deve esprimere il vero cristiano, perchè l’amore è il vero linguaggio universale. Se anche ascoltassi tutte le messe in latino, ma uscissi di Chiesa ben aggrappata al mio cuore di pietra, che beneficio ne avrei? Purtroppo constato che si continua a guardare alla forma, più che alla sostanza. O forse si pensa che la Messa in latino converta di più i cuori? Eppure ci sono state due guerre mondiali, nonostante le Messe in latino, il che significa che i cuori erano comunque induriti, ed il latino non esorcizza il male come taluni credono. La carità è l’unico linguaggio universale che può salvare il mondo ed è l’esorcismo più forte, ma purtroppo è molto difficile da mettere in pratica.