Pastorale putiniana

dalla pagina Facebook
di Mattia Madonia

Pastorale putiniana

È il 28 maggio del 2014, un elettore del Movimento Cinque Stelle si sveglia e legge che Beppe Grillo ha appena incontrato Nigel Farage. Si chiede cosa abbia a che fare con il leader della “New right”. Presto riceve una risposta: siglano un accordo per entrare nel gruppo parlamentare europeo EFD, composto in prevalenza da estremisti di destra, partiti xenofobi, nazionalisti ed euroscettici. In seguito alle elezioni europee sono in atto le trattative, arriva qualche tumulto come la grande scissione: Farage litiga con Marine Le Pen, la definisce “antisemita” e causa l’allontanamento del Fronte Nazionale. La Lega, secondo gruppo più numeroso nell’EFD, deve scegliere tra mamma e papà. Alla fine opta per l’alleanza con Le Pen abbandonando l’EFD. È una frattura rilevante, la prima in Europa tra i partiti che hanno un punto in comune: sono legati a Russia Unita, compreso un partito tedesco non ancora all’apice ma sostenuto dal Cremlino, ovvero AfD.
L’elettore del M5S è confuso, sa che Grillo sul suo blog ha paragonato Putin a Mussolini, l’ha definito un criminale e un assassino. Eppure il 2014 segna lo spartiacque. L’accordo con EFD, che cambierà nome in EFDD – in italiano Europa della Libertà e della Democrazia Diretta -, viene votato con un referendum online tipico del M5S: vi diciamo prima le nostre intenzioni, mettiamo tra le opzioni alcune voci marginali e voi scegliete. L’adesione all’EFD stravince con il 78% delle preferenze.
L’elettore si chiede quale sia il programma in comunque con questa combriccola di neonazisti. Prova a fare alcune ricerche sui partiti che hanno composto o compongono il gruppo.
– LAOS, nazionalisti ortodossi greci con la passione per la caccia ai migranti. Putin usa la loro identità religiosa per creare un sodalizio, con tanto di visite al Monte Athos. Kyriakos Velopoulos, all’epoca parlamentare di LAOS, propone un’alleanza strutturale con la Russia dichiarando che la Grecia avrebbe bisogno di leader forti come Putin. Un qualunque discorso del Salvini d’antan, ma in greco.
– Ordine e Libertà, nazionalconservatori lituani. Il leader Rolandas Paksas dichiara di rispettare Putin, un baluardo contro l’egemonia dei Moloch di Bruxelles. In seguito all’invasione in Ucraina del 2022, si rifiuterà di condannare la Russia.
– Svobodní, partito libertario di destra alleato in Repubblica Ceca con SPD, formazione estremista apertamente legata al Cremlino. Dopo il 2022 chiederanno lo stop al sostegno all’Ucraina e alle sanzioni russe, usando la giustificazione del costo elevato dell’energia per i cittadini cechi. Un qualunque discorso di Orsini, ma in ceco.
– Congresso della Nuova Destra, neofascisti polacchi che salvano l’EFDD con l’ingresso nel gruppo di Robert Iwaszkiewicz, presenza vitale dopo l’abbandono della parlamentare lettone Iveta Grigule. Iwaszkiewicz è noto per aver urlato “Allora onore a Putin” durante un dibattito al Parlamento Europeo nel 2017. Nel 2014 riconosce l’annessione russa della Crimea e si schiera senza indugi con Mosca.
– Ukip di Farage, come detto figura chiave per la composizione parlamentare. Nel 2014 gli chiedono quale sia il leader mondiale che ammira di più. Risposta: Vladimir Putin. Dieci anni dopo, nel 2024, fa sapere che l’invasione russa dell’Ucraina è colpa dell’Occidente. Ancora oggi sono in atto le indagini sulle ingerenze russe in occasione della Brexit.
– AfD, partito di neonazisti che in questi giorni hanno imparato a conoscere, con mestizia, anche i cittadini meno interessati alla politica estera. I rapporti con il Cremlino sono stati più volte documentati, così come quelli con la galassia Maga, con tanto di endorsement di Musk e Trump.
È dunque comprensibile lo smarrimento dell’elettore grillino: “Che ci facciamo in mezzo ai fascisti amanti di Putin?”.
La base del M5S inizia a mutare forma. Sul blog di Grillo spuntano articoli di Sputnik e Russia Today. Casaleggio Jr. li cancellerà subito dopo la vittoria elettorale del 2018.
Grillo intanto si sbilancia: “Putin e Trump sono un bene per l’umanità”.
Diverse delegazioni del M5S, guidate da Di Stefano e Di Battista, iniziano a frequentare la Duma e a tessere rapporti con Russia Unita. Al ritorno da un viaggio a Mosca, Di Battista presenta in parlamento una proposta per uscire dalla Nato e accompagna Grillo all’ambasciata russa a Roma. Annuncia poi ai deputati del M5S che per la campagna referendaria del 2016 si sarebbero fatti aiutare da Mosca, usando l’ormai famosa frase (mai smentita e riportata proprio da ex deputati grillini) “Con tutto quello che abbiamo fatto per loro…”.
Nel 2017 arriva qualche borbottio interno. L’elettorato chiede al M5S una retromarcia in Europa smarcandosi dall’estrema destra. È utile anche a livello elettorale, considerando che alle elezioni del 2018 il Movimento intende raccattare una buona dose di voti provenienti da sinistra. Provano quindi a entrare nel più moderato gruppo ALDE, centristi liberali. I membri dell’ALDE rispondono con un “No grazie, noi siamo europeisti e antiputiniani”. Il M5S resta dunque nella dimora dell’estrema destra.
Adesso che il disegno è più chiaro, non stupisce l’onda nera in Europa, con il trionfo di AfD in Sassonia-Anhalt a rinvigorire l’asse naziputiniano. A proposito, in Sassonia è stato decisivo l’appoggio dell’unico partito tedesco disposto ad allearsi con AfD, ovvero i rossobruni di Bsw. La loro leader, la putiniana e no-vax Sahra Wagenknecht, è stata invitata nel 2024 alla festa di un partito italiano. Proviamo a indovinare quale?
L’intuito non sbaglia: il Movimento Cinque Stelle.
Ha dialogato direttamente con Giuseppe Conte. Gli argomenti: stop all’invio delle armi, “in Ucraina è colpa della Nato”, pace, niente escalation.
Cara Elena Ethel Schlein, potremmo gentilmente rispedire il M5S nelle sue fogne d’appartenenza o la trasfiguratio in Mizaru, Kikazaru e Iwazaru, le tre scimmiette che non vedono il male, non sentono il male e non parlano del male, ormai in atto da tempo, durerà fino alla chiusura delle urne nel 2027?
Giusto per sapere se dobbiamo morire putiniani con la stessa ingenuità dell’elettore grillino nel 2014, non per altro.

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