Anniversario Eluana, il padre: «Politici inutili»

englaro
da Lettera43.it
INTERVISTA

Anniversario Eluana,

il padre: «Politici inutili»

A 6 anni dalla scomparsa della figlia, Beppino continua la sua guerra: «Lo Stato non può condannare a vivere». Ma se niente cambia «la colpa è anche nostra».
di Francesca Buonfiglioli
11 Febbraio 2015
Sono passati sei anni dalla morte di Eluana Englaro.
E ancora manca una legge che tuteli un diritto – quello della libertà di cura – sancito dagli articoli 2, 3, 13 e 32 della nostra Costituzione.
A parlare sono 15 sentenze della magistratura e una della Corte europea. Spalmate su 11 anni di processi che la famiglia Englaro ha dovuto affrontare per garantire alla figlia, in coma vegetativo da 17 anni, la libertà di essere lasciata morire.
L’OPPOSIZIONE DELLA POLITICA. Subendo l’opposizione feroce elle associazioni cattoliche e del governo.
Dalle dichiarazioni choc di Silvio Berlusconi secondo cui «Eluana poteva ancora avere figli, avendo il ciclo mestruale» alla decisione di Roberto Formigoni che da governatore vietò, di fatto, a Eluana di morire in Lombardia, rendendo necessario il suo trasferimento in Friuli per vedere attuata la sentenza della Cassazione che autorizzava la sospensione del trattamento e dell’alimentazione tramite sondino nasogastrico.
Decisione che fu poi dichiarata illegittima nel 2014 dal Consiglio di Stato.
Fino all’aut aut di Maurizio Sacconi, allora ministro della Salute, che proibì alle strutture sanitarie pubbliche e private convenzionate l’interruzione dell’idratazione e dell’alimentazione forzate minacciando le loro esclusione dal Servizio sanitario nazionale (Ssn).
UNA CONFUSIONE COLPEVOLE. Una battaglia lunga e dolorosa vinta dalla famiglia Englaro.
«Spesso nel caso di Eluana», spiega il padre Beppino a Lettera43.it, «si è erroneamente parlato di eutanasia». Cioè l’interruzione della vita. Con Eluana, invece, «si è lasciato che la morte accadesse, rifiutando l’offerta terapeutica».
Parlare di eutanasia, invece, conviene. Perché il solo termine terrorizza, agita le coscienze. «Una confusione voluta», continua Englaro, «per raggiungere certi scopi con effetti speciali».
Non a caso in Italia l’eutanasia, la morte dolce, resta un reato. Per questo l’associazione Luca Coscioni, proprio in occasione dell’anniversario della morte di Eluana, ha rivolto un pubblico appello alla presidente della Camera Laura Boldrini perché, in base all’articolo 25 comma 6 del regolamento dell’Aula, convochi «le commissioni competenti nel merito fissando come punto all’ordine del giorno la discussione sulla legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell’eutanasia e il pieno riconoscimento del testamento biologico».
«SERVE UNA RIVOLUZIONE CULTURALE». Englaro non è ottimista. «Io per rivendicare il più banale dei diritti sancito dalla nostra Costituzione ho impiegato anni. Sono naturalmente per la libertà di morire come si vuole, senza doversi gettare dal quinto piano o riparare in Svizzera. Ma occorre una rivoluzione culturale, il Paese deve reagire». La colpa, e il padre di Eluana non ha dubbi, «è nostra. Dei cittadini».
Per questo ha deciso di continuare a informare le persone sui loro diritti.
DOMANDA. In che senso la colpa è nostra?
RISPOSTA. I cittadini devono reagire. Stare alle costole di questi politici che non fanno nulla. Chi tace è colpevole.
D. Lei ha parlato.
R. Grazie alla vicenda di Eluana ora le persone non sono più intrappolate. Sanno che possono far valere i propri diritti. Davanti al no di un medico, sanno che possono rivolgersi a un magistrato.
D. Ma in un Paese normale non dovrebbe essere così.
R. Già, in un Paese normale… Ma ripeto, la colpa è nostra. Eleggiamo politici che non fanno nulla. Anzi, peggio.
D. Cioè?
R. La politica per quel che mi riguarda ha solo ostacolato la giustizia. Con il conflitto di attribuzione per esempio.
D. Alla fine però la risposta è arrivata dalla magistratura.
R. Sì. La politica ha vicariato la giustizia. Se i nostri rappresentanti eletti possono fregarsene del cittadino, un giudice non può farlo.
D. La Cassazione ha fatto chiarezza in modo definitivo nel 2007.
R. Ho aspettato 15 anni e nove mesi. E dire che il caso di Eluana era di una semplicità estrema: non voleva essere tenuta in vita. Punto. Non si può condannare a vivere.
D. La Chiesa la pensa diversamente.
R. La Chiesa ovviamente sancisce la sacralità della vita. Ma la Costituzione dice cose diverse, pur rispettandone i valori. Il fatto è che la nostra cultura è intrisa di cattolicesimo.
D. Ma non viviamo in una teocrazia. La Carta parla chiaro.
R. Sì, nel caso di Eluana sono stati citati gli articoli 2, 3, 13 e 32 secondo cui «nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge».
D. In un momento di crisi come stiamo vivendo, la politica tiene un atteggiamento benaltrista: le emergenze sono la disoccupazione e il debito, mica i diritti civili.
R. È così. Ora sono affaccendati in altre questioni. E quando parlano di temi etici spesso è solo per accaparrarsi voti. Ci rendiamo conto che a Milano un taxista mi ha riconosciuto ed è arrivato a chiedermi se per morire deve andare all’estero?
D. Rifarebbe tutto da capo, nonostante la sofferenza che ha comportato?
R. Non ho mai parlato della mia sofferenza, ma solo di diritto. Il caso di Eluana è stato dibattuto alla luce del sole. E la risposta non poteva essere che questa. La vera libertà sta nella società.
D. Cosa intende?
R. Non ho mai pensato a una soluzione fai da te. Dovevo condurre la nostra battaglia nella piena legalità. Così il conflitto è diventato istituzionale. E loro pensavano che cedessi…
D. L’opposizione del governo è stata fortissima.
R. Volevano affermare il primato della politica, questo dicevano. Ma non hanno saputo dare risposte. In più io ho dato parecchio fastidio perché rivendicavo solo una banalità. E pensare che quattro anni fa hanno istituito proprio il 9 febbraio il giorno dello stato vegetativo. Per me è solo il giorno del silenzio.
D. Ora c’è il governo Renzi. Crede che possa cambiare qualcosa?
R. Francamente no.
D. Se dovesse mandare un messaggio al premier cosa gli direbbe?
R. Ma per favore. Ho fatto il randagio che abbaia alla luna per anni. Non occorre mandare messaggi e chiedere la carità. Ho dimostrato che so. E la storia di Eluana è lì a dimostrarlo.

13 Commenti

  1. antonio ha detto:

    FINCHE’ LA RELIGIONE NON E’ RELIGIONE MA POLITICA, QUINDI CONTRADDIZIONE, OSSIA QUANDO UNO STATO NON E’ ATEO MA TEOCRATICO, NON CI POTRA’ ESSERE LIBERTA’. GRAZIE

  2. max ha detto:

    secondo me bisogna distinguere di caso in caso, per es. eluana englaro non aveva bisogno di cure particolari o di macchinari specifici, per accompagnarla al suo destino è stato sufficiente toglierle cibo e acqua perché non era in grado di approvvigionarsi dei medesimi da sola, come accade in fondo ai malati di alzheimer

  3. Federico ha detto:

    forse è meglio che non si sia ancora reso cosciente di ciò che ha fatto (permettere di farla morire).
    ma… a distanza di sei anni, cosa dicono oggi le suore che accudivano Eluana? non glielo avete ancora chiesto? sarebbe bene sentire anche quelle di campane.
    ciao.
    federico

  4. GIANNI ha detto:

    Anche a prescindere da questa specifica materia, direi in generale che spesso il diritto, che dovrebbe essere strumento di orientamento e regolazione su diversi aspetti, tale non è.
    Parecchio tempo fa, prima di iniziarne lo studio, pensavo ci fosse la certezza del diritto, cioè regole uguali per tutti e per qualsiasi caso analogo.
    Invece no, lo stesso caso viene risolto diversamente da giudici diversi.
    E anche per materie certamente con assai minori implicazioni di questa.
    Pensiamo anche solo alla legge sulla cosiddetta riservatezza.
    In una ormai celebre sentenza il tribunale di Milano disse che esisteva un diritto nell’ambito del trattamento dei dati personali, non oltre.
    Invece altri giudici, completamente inosservando il dettato normativo, dissero che si doveva parlare di un più esteso diritto, quello alla privacy, e che pertanto poteva sussistere violazione di tale diritto anche al di fuori del trattamento dei dati.
    Figuriamoci, quindi, in una materia così delicata come il fine vita.
    Certo, per chi non vuole affrontare processi e burocrazie che perdurano negli anni, c’è altra via, come quella svizzera.
    Il padre di Eluana ha preferito seguire un percorso diverso, ma non è esatto dire che in questo modo si sono agevolati simili casi, per un motivo molto semplice.
    Non siamo un paese di common law, ma solo di civil law.
    Pertanto la precedente giurisprudenza vale come possibile interpretazione, ma non vincola i singoli giudici che esaminano pur casi analoghi.
    Ed a volte, ripeto, come nel caso della riservatezza/privacy, pur a fronte di un dettato normativo che poco o nulla lascia all’interpretazione, ci troviamo di fronte alla più assoluta discrezionalità interpretativa.
    Anche e sopratutto per questo motivo, non concordo con chi ritiene che il vero dominus della legge sia il legislatore, ma, purtroppo, il giudice, il quale, ripeto, se vuole ha dimostrato di riuscire sempre a trovare un’interpretazione che può giungere a stravolgere il dettato normativo, in qualsiasi materia.

  5. zorro ha detto:

    Purtroppo con le sofferenze umane il sistema fa soldi.Non fanno la legge del libero arbitrio x la fine solo x motivi economici.Un popolo meno coglione dovrebbe mobilitarsi e proporre la legge con le firme e far capire ai soliti politici venduti che se non fanno questa legge che interessa tutti alle prossime elezioni il’51 x cento presenta una lista trasversale.C’e’ tanto da fare e il governucchio di RENZI fa poco o solo quello che interessa al sistema e non al bene comune,maledetto.Per fortuna l’italia non e’ il mondo.Dispiace solo a chi non puo’ permettersi il viaggio in svizzera e soffre in un letto umiliato dalla malattia.

  6. Giuseppe ha detto:

    Mi fa piacere che il commento di “GI2” sia così preciso nel cogliere in contraddizione sia gli organismi istituzionali che le gerarchie ecclesiastiche cattoliche. Sono convinto, infatti, che sia l’apparato statale che quello prelatizio per sostenere e difendere le proprie posizioni, specialmente sui temi etici, facciano leva in gran parte sull’ignoranza popolare in materia normativa. In tal modo è sufficiente rilasciare generiche dichiarazioni di principio sulla sacralità della vita, universalmente riconosciuta, senza scendere in particolari ed addentrarsi nella specificità delle situazioni, per condannare tout court ogni tentativo di offrire una volta per tutte dignità e legalità al testamento biologico e alle procedure attinenti la scelta di accettare o rifiutare l’eccesso di cure e terapie da parte dei diretti interessati. Sono convinto anche che i protagonisti della commedia politica italiana, a prescindere dal partito di appartenenza e dai loro schieramenti, siano oltremodo sensibili all’influenza che la chiesa cattolica esercita su buona parte delle coscienze degli elettori e fanno di tutto per ingraziarsi i principi del clero, a costo di smentire le proprie convinzioni personali, sempre ammesso che ne abbiano. A costo perfino di arrivare a formulare dichiarazioni farneticanti come quella di Berlusconi riguardo ad Eluana Englaro, che non possono essere ridimensionate o dimenticate, considerato anche il ruolo istituzionale che all’epoca ricopriva, che costituisce già di per sé un’aggravante.

  7. GI2 ha detto:

    È che per i politici l’ art. 32 della Costituzione Italiana : La repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dello individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana……. È di difficile interpretazione.

    Così pure per la gerarchia clericale l’ art. 2278 del Catechismo della Chiesa Cattolica : L’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all’ “accanimento terapeutico”. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente………. È di difficile interpretazione. Sembra un paradosso, ci raccontano che oltre la morte c’è la vita eterna e poi ci impediscono di raggiungerla.