Perché la Francia chiede le dimissioni di Francesca Albanese: cosa ha detto su Israele
Sottoscrivo parola per parola
ciò che ha detto Francesca Albanese!
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da www.fanpage.it
11 febbraio 2026
Perché la Francia chiede
le dimissioni di Francesca Albanese:
cosa ha detto su Israele
Il governo francese ha condannato l’ultimo discorso della relatrice Onu sui territori palestinesi occupati Francesca Albanese, e ha chiesto che si dimetta dall’incarico. Il motivo è che Albanese è accusata di aver definito Israele “nemico comune dell’umanità”.
a cura di Luca Pons
Scoppia una nuova polemica politica su Francesca Albanese. Il governo francese, tramite il ministro degli Esteri, ha chiesto che la relatrice speciale dell’Onu per i territori palestinesi occupati lasci il suo incarico alle Nazioni Unite. L’accusa: aver definito Israele un “nemico comune dell’umanità”. Anche se il discorso ‘incriminato’, a leggerlo per intero, appare più ampio.
Albanese negli ultimi anni è stata più volte attaccata da Israele, sanzionata dagli Stati Uniti e criticata dal governo in Italia (tra gli altri) per le sue posizioni critiche sul genocidio in corso a Gaza. I suoi rapporti hanno evidenziato i meccanismi economici e politici alla base dell’offensiva israeliana nella Striscia, coinvolgendo anche l’Italia.
Sabato scorso, 7 febbraio, Albanese era ospite di un evento organizzato da Al Jazeera a Doha. Ha partecipato con un videomessaggio, che ha poi ricondiviso sui propri profili social dopo lo scoppio della polemica. Così, è possibile sentire l’intero discorso.
Ecco cosa ha detto nel suo discorso integrale
L’intervento integrale di Albanese
al forum di Al Jazeera
«Abbiamo trascorso gli ultimi due anni a osservare la pianificazione e la realizzazione di un genocidio, e il genocidio non è finito – esordisce Albanese -. Il genocidio, inteso come distruzione intenzionale di un gruppo in quanto tale, è ora chiaramente svelato; è stato nell’aria per molto tempo e ora è pienamente evidente.
È stato difficile documentare il genocidio. Al Jazeera lo sa meglio di chiunque altro nel campo dei media, a causa di tutte le perdite che ha subito come testata, ma nessun altro popolo lo sa meglio dei palestinesi stessi. I palestinesi hanno continuato a narrare il diluvio di coscienza che si è abbattuto su di loro incessantemente.
Questa è una sfida: il fatto che invece di fermare Israele, la maggior parte del mondo l’abbia armato, gli abbia fornito scuse politiche, protezione politica, sostegno economico e finanziario. È una sfida il fatto che la maggior parte dei media nel mondo occidentale abbia amplificato la narrazione pro-apartheid e pro-genocidio.
Allo stesso tempo, qui risiede anche l’opportunità. Perché se il diritto internazionale è stato colpito al cuore, è anche vero che mai prima d’ora la comunità globale si era accorta le sfide che tutti noi affrontiamo. Noi che non controlliamo grandi quantità di capitali finanziari, algoritmi e armi, ora vediamo che come umanità abbiamo un nemico comune.
Il rispetto delle libertà fondamentali è l’ultima via pacifica, l’ultimo strumento pacifico che abbiamo per riconquistare la nostra libertà. Ma dobbiamo alzarci in piedi, dobbiamo fare la cosa giusta, tutti noi nella nostra sfera individuale: come avvocati, giornalisti, educatori, studenti, comuni cittadini a casa.
Tutti abbiamo un ruolo da svolgere e questo ruolo consiste nel cambiare le nostre abitudini: da ciò che scegliamo di comprare, consumare, leggere, a come ci poniamo di fronte al potere. Dobbiamo essere in grado di parlare apertamente, dobbiamo avere la forza di guardarci l’un l’altro e vedere i nostri fratelli e sorelle, e vedere in loro degli alleati.
In questo senso, penso che Al Jazeera abbia una sfida più grande di altri, perché deve rimanere fedele ai suoi valori fondamentali, fedele alla missione che l’ha resa nota in tutto il mondo: la sua capacità di produrre fatti reali e di marciare verso la giustizia con essi tra le mani.
Credo fermamente che la Palestina sarà libera. Credo che saremo tutti liberi perché oggi la coscienza dei diritti umani è troppo radicata nel mondo, dopo 80 anni di predicazione e insegnamento dei diritti umani. Ma dobbiamo agire e il momento è adesso. Quindi, per un 2026 di pieno impegno verso la responsabilità e la giustizia».
La polemica in Francia: “Inaccettabile attaccare Israele come nazione”
A causa del passaggio in cui Albanese dice che “ora vediamo che noi come umanità abbiamo un nemico comune”, subito sono partite le contestazioni. Le parole sono state legate a Israele dai critici, che hanno quindi accusato Albanese di aver detto che “Israele è un nemico comune dell’umanità”. Alla testa della protesta questa volta si è messo il governo della Francia – un Paese membro del Consiglio di sicurezza dell’Onu – con il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot che ha raccolto le contestazioni partite da alcune personalità pubbliche francesi. L’ex prima ministra Elisabeth Borne e la deputata Caroline Yadan (eletta dai francesi all’estero, inclusi quelli che risiedono in Israele) hanno firmato la petizione di protesta. All’interno, si riassumeva così: “Albanese ha definito Israele nemico comune dell’umanità”.
Davanti all’Assemblea nazionale, Barrot ha detto: “La Francia condanna senza riserve le dichiarazioni eccessive e colpevoli di Francesca Albanese, che non prendono di mira il governo israeliano, di cui è lecito criticare la politica, ma Israele come popolo e come nazione, il che è assolutamente inaccettabile”.
Albanese ha replicato sui social alle polemiche, chiarendo il punto. “Il nemico comune dell’umanità è IL SISTEMA che ha permesso il genocidio in Palestina”, ha scritto. “Inclusi i capitali finanziari che lo finanziano, gli algoritmi che lo oscurano e le armi che lo permettono”.
Les accusations de @jnbarrot concernant @FranceskAlbs sont d'une gravité sans nom. La diffamation comme arme pour satisfaire le discours propagandiste d'une Députée au service du Likoud et non de la France me retourne le bide. Mme Albanese traînée dans la boue alors que les… pic.twitter.com/dFzOYjJxdl
— Nina Simone🫐 (@NinaSimone49) February 11, 2026


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