Omelie 2021 di don Giorgio: SECONDA DOPO IL MARTIRIO DI S. GIOVANNI IL PRECURSORE

12 settembre 2021: SECONDA DOPO IL MARTIRIO DI S. GIOVANNI IL PRECURSORE
Is 63,7-17; Eb 3,1-6; Gv 5,37-47
Sospendere il pensiero, e contemplare
Leggendo e riflettendo sui brani della Messa, mi sono soffermato a contemplare, che è più che riflettere, sul Mistero divino. Contemplare è fermare il proprio pensiero, che può passare da un ragionamento all’altro, sospendere le proprie riflessioni, che sono opera o il frutto di una mente, che non sempre sa cogliere l’essenzialità divina.
Mentire deriva dal latino “mens”, mente. La mente mente, inganna, anche senza che ce ne accorgiamo, e anche qui sta l’inganno: farti credere che la mente non menta.
Questo per dire che dovremmo porre molta attenzione alla nostra ragione, tanto più che ci soffermiamo in superficie. Stando in superficie non possiamo scendere nel profondo, là dove inizia la presa di coscienza di quel Mistero che ci condurrà verso l’Ineffabile, e, se è Ineffabile, ovvero Indicibile, allora bisogna mettere un freno al nostro dire, al nostro opinare o pensare con la nostra testa che vede le cose a modo suo, come da una finestra che dà sul mondo carnale.
Che si possa riflettere su Dio, passi, ma che si abbia il diritto di opinare ovvero di dire le proprie opinioni, questo è assurdo, per non dire ridicolo, o blasfemo.
Vedete: siamo così superficiali che lo stesso Dio in cui crediamo viene visto con gli occhi carnali: abbiamo bisogno di “rivelazioni” da parte di un dio che però si vede o si sente, ma come qualcosa di nostro. Tutto è frutto di una nostra immaginazione: facciamo di Dio una nostra immagine (idolo), crediamo in un Dio da noi inventato.
La religione è un parto umano: parte da una presunta “rivelazione” e su questa presunta “rivelazione” costruisce e consolida la propria struttura. Questo vale per ogni religione, in particolare per le tre religioni monoteiste, che sono appunto cosiddette “rivelate”.
Domanda: perché Dio dovrebbe rivelarsi attraverso un profeta, quando casomai il profeta dovrebbe semplicemente dirci: “Sii te stesso, rientra in te stesso, e lì scoprirai Dio”?
Lo stesso Cristo non è venuto per rivelarci il volto del Padre, se l’immagine divina è già dentro di noi. Il Figlio di Dio è venuto per dirci: “Rientra nel tuo essere, e sii quell’immagine divina che è dentro di te. Tu sei l’immagine divina, ovvero il riflesso del Mistero trinitario”.
Che significa allora che le tre grandi religioni sono “rivelate”, ovvero che ognuna di queste tre religioni ha preso l’avvio da una “rivelazione” divina?
A parte il fatto che il Cristianesimo in quanto Cristianesimo originale e puro non è una religione, dire che una religione è “rivelata” ce ne vuole, se dovessimo ridimensionare, ovvero togliere dal mito, il personaggio storico, a cui Dio si sarebbe rivelato.
Sì, ogni religione ha bisogno di un mito per esaltare colui che ha dato inizio alla religione.
Lo stesso Cristo va rimesso nella sua Luce, che è quella della Risurrezione, e non considerarlo come il Gesù di Nazaret, che è morto definitivamente sulla croce.
Il Cristianesimo autentico si fonda sul Cristo risorto o mistico, e non sullo storico Gesù di Nazaret, che ha dato origine alla religione cosiddetta cristiana, che è un’altra cosa. La religione cosiddetta cristiana si è incarnata nella Chiesa istituzionale.
Il Cristianesimo puro è quella Grazia divina, che è dentro di noi, che ci unisce al Mistero divino, fuori da ogni struttura carnale.
Dio non parla anzitutto fuori di noi, ma parla dentro di noi. Le sue parole sono quelle dello Spirito, e lo Spirito ha un suo linguaggio, che non è affatto carnale.
Ogni “esterna” rivelazione che Dio fa di se stesso è una invenzione di una religione, che per stare in piedi, ha bisogno di far dire a Dio ciò che la giustifica in quanto struttura.
Più rientriamo dentro di noi, nel fondo della nostra anima, come dicevano i grandi Mistici medievali, ovvero nella parte più interiore del nostro essere che è puro spirito, più facciamo a meno della religione che, essendo struttura, sarà sempre qualcosa di tanto carnale che è destinato prima o poi a sciogliersi alla voce dello Spirito.
Che cos’è la religione? È una struttura, più o meno grossa, che è un insieme di capillari strutture, ed è anche un complesso di riti, di simboli, di gesti sacramentali, di dogmi, di devozioni popolari anche del tipo superstizioso o scaramantico. Per non parlare poi di leggi morali, che finiscono per reprimere la coscienza e coprire la voce dello Spirito.
Quando poi sento parlare di una religione “rivelata”, penso a un Dio che un tempo parlava a un profeta. E così il profeta diventava il portavoce di un Dio che gli ha parlato. Ma che cosa ha capito quel profeta, supposto che Dio gli abbia parlato? Ma in che modo Dio parlava agli antichi profeti o al capostipite religioso di un popolo?
Le religioni hanno bisogno di un Dio che parla; ma a chi parla e come parla, se Dio non parla, essendo purissimo spirito?
I grandi Mistici medievali non sopportavano le cosiddette “rivelazioni” di anime che parlavano con Dio.
Più Dio parla, più la religione si accredita come autentica. Ed ecco il Corano, ecco la Bibbia. Parole di un profeta che parla in nome di Dio. Ma come crederci?
Se Dio parla, il suo non può che essere un linguaggio puramente spirituale, ovvero intimo. Parla dentro di noi, e non spetta alla Chiesa stabilire ciò che Dio dice o non dice.
Se Dio parla dentro di noi, come posso ascoltare la parola di Dio, che è il Verbo o Logos che si genera e si ri-genera nel nostro essere, se io sono fuori del mio essere?
E attenzione anche quando si dice che Dio parla attraverso il Creato. Quale Creato rivela il Mistero divino? La voce del Creato sta nella interiorità del Creato, e non nella sua esteriorità o carnalità. A me sinceramente irrita quel sentimentalismo ecologico puramente emozionale. La voce di Dio non sta tanto in un fiore che profuma e appaga gli occhi, o in un bel tramonto o in un’alba spettacolare. Il fiore presto appassisce, l’alba passa e così il tramonto.
La voce di Dio è nell’Eterno presente: Dio è Eterno nel presente che non è carnale o soggetto al tempo. Siamo Eterni nel nostro spirito, che, essendo spirito, è Eterno.
La religione ci porta fuori noi, fuori dell’Eterno presente. Fuori c’è il tempo che consuma ogni bellezza esteriore, dentro di noi c’è l’Eterno che dà senso ad ogni nostro respiro.
Noi siamo come un grembo, dove il Figlio di Dio si rigenera in continuazione, per opera dello Spirito. Così è il Creato. Natura, come dice la stessa parola, significa “ciò che sta per nascere”.
Se siamo fuori del grembo, non ci accorgiamo del miracolo della vita, e non facciamo che vegetare in attesa della morte: in realtà la morte opera già in un mondo puramente carnale.

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