“Errare humanum est, perseverare autem diabolicum”

“Errare humanum est,

perseverare autem diabolicum”

Sapendo di usare una parola anche grossa, perciò fortemente provocatoria, tale da suscitare qualche scandalo tra la gente perbenista che ama il politicamente corretto, posso dire che tutto ormai è “diabolico” in ciò che dice e in ciò che fa il “vescovo Mario” (espressione assai cara alla giornalista curiale Annamaria Braccini), anche se, vorrei specificare, oramai tutto è così scontato nel dire e nel fare del “vescovo Mario” da essere appunto “diabolico”, ovvero ripetitivo.
Credo che il peggiore nemico della creatività sia la ripetitività o reiterazione di un modo di dire e di un modo di fare da essere così banali e scontati da lasciare tutti nella più assoluta indifferenza. E il primo a pagarne le conseguenze è proprio il Duomo di Milano, oramai vuoto di quel Dio che è la Sorpresa infinita. Credo che attualmente il Duomo sia la più gelida casa di preghiera che esista sulla terra, dove i canti, i riti, le omelie, gli addobbi hanno perso del tutto quel “sale” e quella “luce”, di cui parla Cristo nel Discorso della Montagna. Sto male pensando al Duomo ai tempi di Martini, e questo “mostriciattolo”, pastoralmente parlando, l’ha ridotto a una catapecchia. Diventa vivo, quando si celebrano anniversari di fondatori di Movimenti “diabolici”.
Ma c’è di più, e in questo il “vescovo Mario” si distingue, ed è una sua precisa puntuale scelta, perciò “diabolica”, nel fare ironia fuori posto (ironia? mio Dio, ti offenderei!), diciamo allora nel fare il buffone di corte, alla corte di un ego che va oltre la sua statura fisica.
Sì, il vescovo Mario passerà alla storia per la sua goffaggine pastorale, anche se, ne sono più che convinto, una volta che si ritirerà a vita privata (speriamo a breve!) entrerà nella gloria dell’oblio, e il successore dovrà essere pur conciato se saremo costretti un’altra volta a rimpiangere il predecessore.
Spero che l’attuale papa usi la tattica del “migliore” nelle sue scelte pastorali, e non come Papa Francesco che si divertiva a punire le grosse diocesi scegliendo vescovi di basso profilo culturale, ma obbedienti alla più devota imbecillità.
Basterebbe una foto o un video per farci sorridere, o incazzare (dipende!).

Ma non possiamo certo restare indifferenti, in quanto credenti e ministri di Cristo, davanti a una diocesi una tra le più grandi del mondo, che va a rotoli, a causa anzitutto di un vescovo “burletta”, o “pirletta” (sempre in giro) che non si preoccupa neppure se la diocesi, nei suoi organismi curiali, abbiano ancora le mutande della decenza. E vedere ogni giorno “vergogne” (in senso biblico) non è un gran bel piacere!
“Dulcis in fundo!”. Il “vescovo Mario”, come direbbe enfaticamente Annamaria Braccini, va in giro per il mondo a “consolare” (penso sempre bene!) uno o due preti diocesani “fidei donum”, che vorrebbero risolvere i loro problemi personali (Colombo e Martini quanto si arrabbierebbero!), andando altrove, fuggendo dal loro dovere di prete diocesano, che lo deve per vocazione inchiodare a un pezzo di terra, quella ambrosiana.

 

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