Infinita è la stupidità politica del sindacato italiano
di don Giorgio De Capitani
Sciopero generale indetto dalla Cgil il prossimo 5 dicembre.
Oramai siamo al colmo della stupidità: questo sindacato ha perso la testa, supposto che prima ne avesse una.
Un sindacato che continua imperterrito a fare danni al mondo operaio, e all’Italia intera.
Un sindacato che è guidato da due dementi che non sanno neppure l’abc della Politica, intesa nel suo senso più positivo: chiusi, ottusi, vecchi, decrepiti, sull’orlo della depressione psichica!
Un sindacato che non sa inventarsi quel quid che possa dargli ancora un po’ di credibilità, ridando nello stesso tempo fiducia alle “giuste” rivendicazioni dei proletari.
Il sindacato non è “intelligente” nel capire il segni di questi tempi. Parla solo di assistenza, come se lo Stato dovesse in ogni caso mantenere in vita (sborsando milioni e milioni di euro) fabbriche logore, senza via d’uscita. Le cause? Non chiedetelo al sindacato, perché vi risponderà che la colpa è dello Stato che non sborsa abbastanza soldi.
Stato assistenziale! Questo è il chiodo fisso del sindacato italiano!
Sciopero generale il prossimo 5 dicembre! Già in tanti avranno prenotato le vacanze per un lungo ponte!
– Ma che dici? Chi oggi ha i soldi per andare a fare le vacanze?
Mi guardo in giro, e non vedo che la gente chieda elemosina! Certo, ci sono barboni con la cravatta, con i titoli nobiliari, con le ville chiuse al mare. Certo, c’è gente che teme il peggio, e si lamenta perché il superfluo diminuisce. Certo, ci sono persone che si arrangiano a fare mille lavoretti per mantenere i propri vizi.
– Ma che dici? Anche la chiesa parla di povertà sempre più diffusa, invita il mondo politico a dare più attenzione alla povera gente…
Strano! Da che parte salta fuori una così improvvisa cristiana attenzione al mondo concreto dei poveri di casa nostra? Certo, la chiesa ha sempre parlato dei poveri del terzo mondo, ha sempre predicato le beatitudini dove si dice: “Beati i poveri…”, spiritualizzando, come fa l’evangelista Matteo, la povertà. Certo, è difficile avere dei beni e venderli per i poveri, più facile vivere “come se” questi beni non ci fossero. Vado in giro con la ferrari, però dentro di me penso: “La uso come se fosse una utilitaria usata”!”. Però è una ferrari! Ho quattro ville, però penso: “È come se non le avessi! Vivo da asceta”. Ma le ville ci sono!, e tu non sai che cos’è la precarietà materiale. E non parliamo poi, quando non ci manca nulla, anzi abbiamo più del necessario, e ci mettiamo a piangere davanti alla miseria umana, materialmente intesa. Piangiamo, e siamo in casa al caldo, senza preoccupazioni materiali per il domani. Anzi, con tanto superfluo da non avere uno spazio libero per riflettere.
Populismo! Predicare bene, e razzolare male. Come i nostri politici che aizzano le folle disperate. Loro però hanno la pancia piena, ville al mare, uno stipendio assicurato, ben al di sopra della media sindacale. Come i conduttori di programmi televisivi dove si parla delle problematiche sociali, e loro, i conduttori, mentre parlano ai disperati prendono tanto quanto, se non di più, un semplice operaio prenderebbe in tutta la sua esistenza. Come i sindacalisti che predicano alle folle, dopo essersi riempiti ben bene la pancia e dopo aver bevuto anche in eccesso. Si sa, un po’ di alcol dà più vigore alla voce e più spirito declamatorio. Che miserandi!
E così l’Italia va… dove? Importante che vada, sotto la spinta di una classe dirigente che pensa solo al fattore economico, di un sindacato che pensa solo al fattore economico, di una chiesa che non pensa neppure di rinunciare ai suoi beni, prima di parlare alla gente che soffre.
L’Italia va…
Andrebbe ancora di più con qualche sciopero in più. È forse questo il dramma dei nostri sindacati: non riuscire a mandare tutto il paese in piazza per fare l’unico vero gesto liberatorio: un suicidio collettivo.
I due coglioni tornerebbero a casa contenti, pronti a partire da zero. E la storia di Adamo ed Eva si ripeterebbe. Chissà quale sarà il prossimo frutto proibito? Di nuovo la destinazione universale dei beni? E Dio punirà i neo progenitori concedendo la proprietà privata.
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Aggiungo un mio articolo scritto giorni fa.
di don Giorgio De Capitani
Ho contestato il mondo sindacale e anche il mondo operario, e subito mi hanno gettato addosso critiche e disprezzo. Qualcuno, un po’ più sano di mente, mi ha chiesto con rabbia: “E tu che cosa proponi?”. Come dire: “Comodo contestare!”.
Non tocca a me fare proposte. Ci sono le persone addette.
Mi limito solo a dire ciò che non va.
Non va che i sindacati persistano nei loro antiquati metodi di lotta, che poi si riducono a questi: manifestazioni di piazza e scioperi. Che intelligenza! Che creatività!
Non va che i sindacati sostengano i posti di lavoro, indipendentemente dallo stato di salute delle fabbriche, che, secondo loro, devono assolutamente andare avanti, non importa che non stiano più in piedi. Che saggezza!
Non va che lo Stato sostenga fabbriche in crisi con milioni e milioni di euro. Perché? Cosi dicono i sindacati! Che follia!
Sono questi sindacati che non vanno. Dire come dovrebbero essere i sindacati di oggi, non saprei, visto che c’è un vuoto assoluto, da anni e anni. Le scimmie si evolvono, ma i sindacati sono rimasti fermi ad Adamo ed Eva. Che involuzione!
Dicono da più parti che alla sinistra sia venuta meno l’identità o l’anima (!). Parlare di anima per la sinistra che vanta di essere atea è per lo meno comico! Eventualmente, quale anima è andata persa?
Tutti però si credono di sinistra, vantandosi di essere gli unici eredi della grande sinistra. Di quale sinistra? Mi guardo attorno, e mi chiedo: “Questi mammalucchi si dicono di sinistra?”. E hanno diplomi, lauree, sono direttori di testate giornalistiche, scrivono libri. Intellettualoidi del cazzo!
Da una parte ci sono i nostalgici della vecchia sinistra, sepolta dalla storia, che vorrebbero far rivivere lo spirito di Carlo Marx. Anche qui quale comicità! Come si può far rivivere lo spirito se tutto è materia? Ed è forse per questo che questi ottusi hanno sempre sfruttato il corpo, ovvero la struttura materialistica del marxismo, che si è ingigantita lungo i secoli, togliendo anche quel minimo di possibilità di credere nella continuità di un pensiero filosofico che si pensava fosse il rimedio eterno dei mali. E così la lotta di classe in difesa dei lavoratori fu schiacciata sotto il peso di un materialismo senz’anima: a che serve la lotta di classe se ai lavoratori eventualmente restasse solo un posto di lavoro? E così l’essere umano ne è uscito malconcio, ed ora geme più che mai, senza che qualcuno raccolga i suoi sospiri più sinceri, quelli dell’essere. Mio dio, che ne sanno dell’essere questi comunisti che pensano solo a nutrire il tubo digerente!
Che cosa è rimasto dello spirito di Marx? Forse la nostalgia di quei tempi in cui gli operai credevano nelle grandi idee e nelle grandi lotte. Per forza ci credevano: non rimaneva loro altra speranza. E non si poteva certo negare che la soluzione filosofica di Marx non fosse allettante. E poi c’era un vuoto assoluto: gli operai erano stati abbandonati perfino dalla chiesa. E la chiesa si prese tutte le accuse, ma non solo in quanto chiesa-struttura o chiesa-religione, ma come rappresentante di un dio, lontano dalle realtà esistenziali della gente. E la chiesa sbagliò una seconda volta: bastava essere semplicemente comunisti per essere condannati come marxisti atei, mentre la maggior parte dei nostri bravi comunisti era semplicemente anticlericale. E arrivò la scomunica. E i comunisti si allontanarono ancor più dalla chiesa-struttura, con la rabbia di chi si sentiva ancora una volta tradito da una chiesa in cui, bene o male, avevano creduto.
Oggi di quella solidarietà dei primi comunisti è rimasto solo l’andare in piazza, ma senza sentirsi fratelli o compagni di vita. Già la parola “compagno” è diventata ridicola, in una società frammentaria, dove conta solo l’io, a sua volta frantumato sulla sponda di un egoismo irriducibile.
I sindacati hanno distrutto la solidarietà operaia, difendendo apparenti diritti che poi alla fine si sono rivelati di ben poco conto. Un pugno di cenere!
Ma i sindacati, ottusi come sono, non capiscono la realtà del momento. Difendono l’indifendibile, non perché il capitalismo è di una tale mostruosità che ci sembra di essere nani anche quando l’onnipotente iddio è dalla nostra parte, ma perché essi sono completamente fuori rotta: non basta combattere il capitalismo opponendovi masse di disperati o urlando slogan noiosi e antiquati. Ci vuole ben altro. La politica dei sindacati è solo mettersi per traverso per proibire ogni sforzo per uscire dalle crisi. Il sindacato è l’anti-Politica in persona.
E questa sarebbe la sinistra di oggi? Sì, se per sinistra s’intende contestare tutto e tutti, pur di aggrapparsi a qualche rottame per poter stare a galla. I sindacati sono i nuovi megafoni che spingono i rottami alla deriva. Certo, possono essere soddisfatti ma per aver salvato nient’altro che rottami.


Vede Don Giorgio, probabilmente non se ne accorge, ma anche lei fa politica, quella dello scontato, di chi ha la pancia piena (o semivuota). Mio figlio lavora in una grande catena di distribuzione (quella con la consonante lunga), quelle cassiere bistrattate con prole, qui banconisti che lavorano sette giorni su sette, (perchè non eliminiamo il “santificare le feste”), gli addetti ai surgelati con le loro malattie professionali… a chi pensa si rivolgano tutte queste categorie se non al sindacato?
Non faccia di tutta un erba un fascio, per un Bonanni o Camusso, ci sono 10.000 poveri cristi che si sbattono, lottano, danno assistenza (almeno morale) rimettendoci tempo e danaro di tasca loro. Se Lei mi/ci consiglia un alternativa me/ce lo dica, dato che i mezzi del sindacato di base sono uguali ai suoi, ultimamente ci capita di imitarla, ovvero cerchiamo di sollevarli almeno moralmente.
Con stima, Ivan
Dire che l’attuale sindacato non funziona non significa fregarsene del mondo operaio. Dico solo che bisogna rivedere i metodi, e che bisognerebbe smetterla con gli scioperi che non servono a nulla. I sindacati devono fare di tutto per dialogare con il governo. Ad ogni costo.
Mi preoccupa ad ogni costo.Se siamo arrivati a questo punto siamo gravemente in pericolo di default e allora economia di guerra sacrifici equi x tutti non solo per soliti.Pagare per il disastro fatto dalla finanza allegra paghino pegno sia i politici che i finanzieri.E poi non siamo ipocriti nelle aziende come Esselunga li trattano come asini da soma levando la dignita’ dell’uomo e’ vero che a casa loro i padroni devono avere redditivita’ ma non per questo devono annientare la personalita’ dell’individuo con metodi nazisti di oppressione psicologica.Ricordiamoci che dentro alle loro mura possono gestire il potere e la soprafazione sul lavoratore ma sulla pubblica via NO e quindi ti comporti bene stai bene anche fuori sulla pubblica via ti comporti male dentro nella tua area produttiva stai molto male fuori nella pubblica via.Teniamo presente che lo spazio della pubblica area e’ piu’ grande dello spazio occupato dalla fabbrica lagher.Il problema e’ sempre lo stesso i capitalisti sono uniti nello sfruttare le persone il popolo non riesce a coalizzarsi.E il capitalismo raccoglie seguaci perché illudono pochi miserabili dicendo che se stanno dalla loro parte diventeranno ricchi vedi Berlusca e qualche pollo lo trovano sempre
Il certificato medico legale che da un giudizio del decadimento italico causato da una classe dirigente mediocre è il film “LA GRANDE BELLEZZA”,dove il messaggio è chiaro a tutti!
Don Giorgio, lei ha ragione, ma non mi sembra che il governo abbia intenzione di dialogare. Io temo che più che Camusso e Landini, bisognerebbe censurare il comportamento dei finti sindacalisti alla Bonanni, che con i governi ha sempre dialogato e si è visto con quali risultati. La Cgil sbaglierà, ma almeno è stata sempre coerentemente contro le proposte dei vari governi Berlusconi ed ora del governo Renzi. Sebbene Renzi sia di tutt’altra pasta rispetto a Berlusconi, sul fronte sociale sta attuando le ricette sue e di Sacconi. L’articolo 18 è un elemento di civiltà che non solo bisogna difendere, ma anche diffondere a chi non lo ha. Non è vero che se lo si toglie si dà lavoro ai precari, si precarizzano i lavoratori in generale. Non è creando nuova precarietà che si risolve il problema.
Leggendo articoli e commenti vien da ripensare a quella fase della storia che va dal pensiero di Marx fino ai nostri giorni.
A mio modesto avviso, il pensiero basato sulla contrapposizione dialettica anche sociale e materiale è più o meno sempre fallito, nelle sue presunte realizzazioni storiche.
Si tratti di capitalismo o comunismo.
E quando tutto fallisce, vuol dire che probabilmente qualcosa di profondamente errato c’è.
Il sindacalismo attuale non riesce a coniugare interesse sociale e generale, basandosi ancora su forme di contrapposizione tra proletario e cittadino.
Il capitalismo, da parte sa, non valorizza il fattore capitale umano.
Poi in tutta questa bagarre di ideologie e movimenti si inserì il corporativismo, che ebbe la sfortuna di affermarsi, come pensiero, nel periodo fascista e nazista, e di essere considerato ideologia economica ufficiale dei due regimi, senza in realtà venire adottato se non su un piano formale.
Solo con l’uscita dalla contrapposizione dialettica si genererà e si è già generato, un modello economico che, depurato dalle croste del nazifascimo, ha saputo rigenerare e coniugare benessere sociale, economico, ed interesse collettivo.
La storia parla chiaro.
Se proprio si volesse rigenerare il patrimonio di idee e modelli, bisognerebbe ricorrere a pensatori come Ugo Spirito, ma, per molti, questo sarebbe semplicemente scandalistico, intrisi come sono di ideologismo intellettualoide e preconcetto.
Peccato, perchè, visto che di idee valide autonomamente non ne hanno, rimangono solo con vecchi preconcetti che non portano da nessuna parte.
Le cose stanno così:
Una volta erano i comunisti gli operai a sognare una società come quella dei paesi dell’est,oggi sono quelli di centro destra,imprenditori,finanzieri,capitalisti a sognare un modello di riferimento del tipo ex paesi del patto di varsavia.
Sono capriole divertenti se non fossero fatte sulla pelle della gente,e facendo la premessa che Renzi tra Berlusconi,Salvini e Grillo è il più credibile,quello che non promette la luna ma che mantiene le promesse tipo gli ottanta euro quando altri promettevano la restituzione dell’imu o il reddito di cittadinanza ci sono cose che non mi tornano.
Come mai abbiamo i Davide Serra che si iscrivono al Pd quando molti iscritti non rinnovano la tessera?
E in merito a Landini ha ragione da vendere quando dice che al paese manca ed è sempre mancato un piano industriale,e come mai il rigore per gli operai e non per ripristinare il falso in bilancio come reato e l’auto riciclaggio?
Io credo che i sacrifici servano come serve e occorre il rinnovamento e la semplificazione ma a me sembra forse per via del patto del nazzareno che si voglia il rigore solo da una parte.
Sono d’accordo con Elvio. Aggiungo solo che oggi la lotta di classe c’è ancora, ma all’incontrario. Dei ricchi sui poveri per renderli ancora più poveri, dei padroni sui lavoratori per renderli senza diritti e dignità e quindi trasformarli in schiavi, degli evasori e dei furbi, che sottraggono ricchezza alla collettività, sugli onesti. Quanto agli industriali vale il metodo Marchionne: produzioni all’estero e cassa integrazione in Italia alle spalle della collettività. oggi a Mirafiori si lavora 3 giorni al mese ed i modelli che non si producono più qui, come la Multipla e la Thesis, si fanno in Messico (Freemont) e in Canada (Thema). Ecco perché bisogna andare in piazza, per cercare di far cambiare idea almeno al Governo.
tutti parlano, si cambi struttura al sindacato. Lei giorgio scriva uno statuto cosi lo si può discutere.
Leggo e rileggo il post di don Giorgio e non posso fare a meno di condividere le sue opinioni. Parlare di sindacato oggi non ha alcun senso. Il sindacato, inteso come organo di rappresentanza dei lavoratori dando visibilità alle loro rivendicazioni, è morto e sepolto. Nel tempo infatti questa nobile istituzione si è trasformata più che altro in un centro di potere, un po’ perché vista l’emorragia di iscritti (causata solo in parte dalla crescente disoccupazione ) ha praticamente perso la sua funzione di portavoce, ma soprattutto perché è diventato più consigliabile cercare di gestirlo. Non è un mistero, infatti, che la conduzione di un sindacato porti con sé vantaggi e opportunità che sarebbero negati ad un semplice lavoratore. Gli unici che continuano a illudersi (o a fingere) di essere dei veri sindacalisti sono Landini e la Camusso, ma mentre Landini è più genuino e può ancora vantare un minimo di rappresentanza, la Camusso esprime più che altro opinioni personali, spesso anacronistiche, e può contare solo su uno sparuto seguito di scalmanati, che pur di protestare andrebbero appresso a chiunque. La loro idea di sindacato, pur con qualche differenziazione, si può riassumere in poche parole: l’importante è fare casino, in modo da ottenere visibilità, e avanzare delle pretese, senza valutare se siano più o meno attuabili, agitando continuamente lo spettro di manifestazioni e scioperi. E poi si stupiscono se le altre parti sociali si dissociano o li ritengono poco credibili. Se a tutto ciò aggiungiamo la tentazione di seguire la corrente, partecipando al gioco sempre vincente del tiro a bersaglio sul governo, il gioco è fatto. Ad aumentare la confusione, di per sé già caotica e disordinata, contribuiscono in maniera determinante gli organi di informazione e comunicazione, sulla cui affidabilità ed imparzialità mi sembra lecito nutrire più di qualche dubbio. Personalmente da un po’ di tempo non riesco più a sopportare i numerosi talk show televisivi, dove presunti “esperti” ed “opinionisti di rango” sviscerano argomenti di cui il più delle volte sanno ben poco e che soprattutto trattano in modo puramente teorico (anche quando cercano di apparire appassionati), non essendo coinvolti in prima persona nelle problematiche reali. Del resto come potrebbero, visto che grazie al loro lavoro e alla loro posizione sociale possono dormire sonni tranquilli. Mi sembra evidente, in tutta franchezza, che sia molto comodo e conveniente discutere dei problemi delle classi sociali disagiate, dei poveri e degli ultimi, magari recitando anche il ruolo di loro paladino, mentre si conduce una vita agiata, in cui il superfluo diventa come per magia l’indispensabile.
Perché, i parlamentari ed i politici istituzionali cosa fanno? Non si può esprimere un giudizio, facendo due pesi e due misure. Per quanto scalcinato, disorientato, opportunista ed inconcludente, il Sindacato come ISTITUZIONE non va abolito, anche se a tanti borghesi ciò farebbe enorme piacere. Non seguo tanto la Camusso e la CGIL e non mi sento di parte.
La destra, da sempre, ha condotto battaglie di casta, di fatuo blasone, una lotta di classe mirata ad accaparrare privilegi e prebende, favori e nepotismi. Non facciamoci tentare dal “sogno borghese”, sol perché abbiamo la pancia piena !
La realtà è sotto gli occhi di tutti. Solo chi non vuole vederla non la vede.Cosa si vuole? Che il sindacato sottoscriva l’abolizione dei diritti dei lavoratoti riportandoli al secolo scorso? Ma in che mondo pensiamo di vivere? Serve l’oro alla patria? Siamo ridotti a pane e acqua? Noi italiani non ci spaventiamo . I nostri genitori l’hanno già fatto ! C’era stata la guerra mondiale, l’olio di ricino ai sovversivi, il“CREDERE, OBBEDIRE E COMBATTERE” di mussoliniana memoria,il sogno dell’impero, i campi di concentramento. Dopo la catastrofe,ne siamo usciti con una nuova coscienza di società, coi valori della democrazia ed una più umana ed ampia concezione del valore della persona e della famiglia. Oggi,la crisi ci attanaglia e stiamo ancora a litigare come i galli di Renzo .
Il sindacato deve tutelare i lavoratori o le leggi fatte dal parlamento? Penso le leggi del parlamento il sindacato deve solo applicarle e fare massa critica affinche’ spingendo la politica ci sia piu’ equita’ sociale tra profitto e dignita’ umana.Questo e’ lo scopo ultimo.in tempo di crisi e quindi di emergenza tutti devono fare i sacrifici e non solo una parte.Il governo con la nuova Job act divide equamente la crisi?O vediamo ancora colpire i diritti di dignita’ umana? La crisi finanziaria e’ stata creata dai lavoratori?la colpa dei lavoratori e’ solo una che non sono coesi come lo sono i capitalisti.Se quando si va alle elezioni i lavoratori si coalizzassero al 51% avrebbero la maggioranza poi forse darebbero piu’ equita’ nelle leggi.Esempio e’ possibile che i pensionati ,non alla minima sociale ,possano lavorare ancora una media di 5 anni nelle aziende e i giovani siano a spasso?E non esiste legge che vieti cio’?Le aziende ci vanno a nozze?E’ possibile che esista ancora il ricatto del lavoro il mobbing?Iniziamo da qui con nuove regolamentazioni.Le lotte vanno fatte purtroppo nessuno regala nulla.Si possono fare lotte alla Ghandi con disubbidienza civile.Gli scioperi servono a dimostrare il malcontento lavorativo,ma oggi hanno perso di efficacia in quanto anche gli scioperanti sanno che non c’e’ piu’ argine di manovra perche’ il sistema grazie alla politica monetaria fa circolare i soldi solo ai gruppi finanziari e non al popolo.le banche ricevono aiuti per migliardi di euro che investono in titoli di stato per mantenere la finanza pubblica.L’italia con la deindustrializzazione operata da almeno 20 anni si trova in fondo al pozzo e prima che possa emergere devono passare molti anni.le politiche per il lavoro intervengono solo marginalmente nella speranza di dare piu’ agio di movimento al sistema.Io sono convinto che per un cambiamento di rotta si debba agire con una detassazione pesante a fronte di nuovi assunti nelle aziende industriali non cotte per un periodo almeno di 8 anni.Non ammettere i pensionati che percepiscono piu’ di 1200 euro nel mondo del lavoro,combattere il lavoro nero e il riciclaggio dei soldi sporchi nelle aziende.
Il governo fa la sua PARTE. Il sindacato E’ la CONTROPARTE. Per chi non lo sa, anche i governi sbagliano, perché non sono infallibili come DIO.
Muoia Sansone con tutti i Filistei o dopo di me il diluvio:è una storia che si ripete e si ripeterà all’infinito, caro Don Giorgio. La presunzione e l’ignoranza sono la dannazione umana, non la salvezza.
Considero questo pensiero indecifrabile, mancante di riferimenti oggettivi .
Per molti versi, riterrei inutile apporre commento alle argomentazioni pubblicate da don Giorgio. Questo, non perché parli male del sindacato. Un’analisi lucida diventa credibile, quando non è pervasa d’ asprezza eccessiva di toni , pur comprensibile, ma poco dialogante in un’ottica di massima consapevolezza complessiva della problematica. Pur condividendo diversi aspetti denunciati nell’articolo, credo, e ne sono fermamente convinto, che le massime responsabilità vadano a gravare sulla politica, quella con la p minuscola di questi ultimi vent’anni. Don Giorgio parla di creatività assente nelle iniziative sindacali .Ed in quelle politiche ? Assistiamo ogni giorno a tatticismi meschini, al gioco delle tre carte per fottere meglio l’ortolano … Per favore, non infiliamoci in un “cul de sac” anche noi che proprio nulla, ma nulla possiamo fare per cambiare il corso degli eventi catastrofici.
La gente chiede lavoro. Cosa c’è di tanto stravagante in tutto questo ?
“A don Gio’, dàmose na’ regolata” pure noi! Chè dietro ad ogni operaio licenziato che protesta c’è una famiglia che piange! Che fai, li prendi tu in chiesa?
E’ bello il buonismo quando è fatto col fondo schiena degli altri! Ti pregherei tanto di non alterarti se dico queste cose alla luce delle tasse che salgono ogni giorno, le accise e gli aumenti penalizzanti la crescita. A furia di parlare di crescita, c’è solo cresciuta la saliva nella bocca. Quindi, caro don Giorgio, come altre volte ho già detto, aspetto i FATTI , i FATTI ! Portatemi fatti e vi darò ragione ! Sono un seguace di SAN TOMMASO. Ma, tanto non ho capito niente ! Vero?