Le Missioni popolari: esperienze fallimentari, anche se supportate da tecnologie miracolistiche!

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di don Giorgio De Capitani
Già ai tempi in cui ero prete giovane a Cambiago (Mi) e ancora i Padri missionari di Rho (famosissimi nel milanese) erano ritenuti i migliori, forse perché unici nel loro genere, mi ricordo quanto fossero presenti nel mio animo pastorale forti riserve e i non pochi dubbi sulla efficacia di una esperienza condotta a tappeto per il paese, con lo scopo di rafforzare o di ricuperare la fede popolare. Era già cessato il tempo in cui bastava qualche “urlata” del Padre predicatore per incutere paura tra i fedeli, allo scopo di portarli al pentimento generale.
Prima la settimana riservata alle donne: tutto studiato con arte, perché le mogli facessero poi pressione sui mariti, e tutti sanno i segreti della moglie nel ricattare il marito! E così, nella seconda settimana, riservata agli uomini, li vedevi in chiesa rassegnati a sentire anche le rampogne dei Padri missionari. 
Quindici giorni, divisi anche per categorie, di predicazione “allucinante”: le prediche battevano sempre il solito tasto moralistico.
Poi, col tempo, si è capito che le Missioni popolari stile Padri di Rho non facevano più presa sulla gente, ed ecco che francescani e altri frati di Ordini diversi si specializzarono, convinti che era giunto il loro momento. Dunque, come attirare la gente provocandola nei suoi lati più deboli? Con quali mezzi accalappiarla?
E così si cercarono vie più moderne con l’apporto delle nuove tecnologie, benedizioni divine nel caso in cui servono alla causa della Chiesa. Vestito nuovo, più appariscente, più accattivante, ma la sostanza non cambiava. Certo, si cercò di uscire dalle strettoie puramente moralistiche, spaziando dalla morale alla fede, dalla Bibbia alla vita reale, ma la concezione delle fede era sempre la stessa: prettamente “religiosa”.
Ho letto l’altro giorno sul sito della Diocesi Milanese che sono in corso in tutte le parrocchie della città di Legnano (Mi) una Missione cittadina, firmata “francescana”. A parte la bruttissima locandina e a parte la dicitura finale, “con il sostegno del Comune di Legnano” (che c’entra il Comune?), mi chiedo fino a che punto gli organizzatori siano convinti della “buona” (aggettivo tanto caro a Scola!) riuscita. Il problema non sarà riuscire a riempire le chiese per qualche giorno: basta poco, in certe occasioni solo straordinarie! Il problema è se la gente, oramai lontana dalla Chiesa, si possa attirare con simili strumenti. E poi, quanto durerà la fiammata?
Ciò che non si vuole capire è che l’eccezionalità o la straordinarietà degli eventi incidono solo relativamente, e per poco. La nuova pastorale, invece, deve incidere costantemente nella parte più vitale dell’essere umano. Ma qui, entriamo in un altro discorso.

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2 Commenti

  1. GIANNI ha detto:

    Una volta i sacerdoti giravano per le case per dare la loro benedizione, per chi fosse interessato.
    Ora, invece, queste iniziative paiono più dettate dall’intento di giustificare il loro ruolo, che da altro.
    E’ chiaro che se in chiesa non ci va più nessuno, loro cosa ci stanno a fare?
    Di qui il tentativo magari anche di fare un lavaggio del cervello, che comunque oggi, nella società attuale, difficilmente riuscirebbe.

  2. raimondo testa ha detto:

    L’ALLEANZA TRONO E ALTARE cambia aspetto ma non la sostanza:comune e parrocchie insieme per la missione. Ma quale?