La Fonero e il diritto al lavoro

Mi scuso se intervengo forse tardivamente nel “dibattito” scatenato dal “provocante” articolo di Don Giorgio “La Fornero ha ancora una volta ragione….”. Purtroppo l’ho visto solo ora e mi scuso pure se sarò un poco lungo ma il tema è di quelli “centrali” che non possono essere archiviati con una battuta.
Innanzitutto dico anch’io che don Giorgio, se non conoscessi bene lui e quello che ha fatto concretamente in appoggio a diversi lavoratori in lotta ( tra cui il sottoscritto), si è “bevuto il cervello”.
Ma dato che so bene il “gusto della provocazione ” che lo muove, spesso  teso a suscitare costruttivamente confronti ed analisi più profonde, di buon grado accetto la sua stimolazione.
E’ chiaro che il vero significato di “diritto al lavoro” non può sottintendere la pura “pretesa” di un posto garantito, penso che questo sia palese. Quello che anche la nostra più volte citata e preziosissima Costituzione intende sancire è il diritto per tutti ad avere una vita dignitosa che per essere tale non può non “appoggiarsi” anche alle modalità di sussistenza economica di ognuno di noi.
In particolare oltre all’eloquente e qualificante art. 1, è nell’articolo 3 che questa “visione d’umanesimo integrale” trova la sua articolazione più viva : “ …E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che….impediscono il pieno sviluppo della persona umana….”.
E’ nel perseguimento reale di questo compito che lo Stato trova la sua più piena legittimazione, come  pure l’intera azione di tutte le componenti sociali ed economiche della nostra Collettività. In particolare ne consegue che l’imprenditoria o libera iniziativa privata (oltre quella pubblica) è legittimata pienamente solo  se svolge anche un ruolo d’utilità sociale. Come dire che l’imprenditore vero se non vuole essere “un parassita sociale” deve coniugare il suo portafoglio con i posti di lavoro.
Naturalmente e coerentemente al lavoratore competono altrettanti qualificanti doveri.
E’ in questo quadro che, penso, si debba  ascrivere anche il dibattito prodotto dall’articolo di don Giorgio, se vogliamo servire l’Uomo e la nostra Costituzione. E’ qui che risiede in qualche modo “ l’obbligo primario” dello Stato di farsene carico  attraverso ciò che un po’ pomposamente vengono definite politiche attive per il Lavoro. Anche se oggi provocatoriamente, ma poi non tanto, si potrebbe dire che l’Italia è fondata non sul lavoro ma sulla rendita finanziaria e speculativa, sulle caste e sui poteri clientelari.
Spero così, con queste poche e semplici argomentazioni, d’aver dato sostanziale risposta agli interrogativi posti da don Giorgio, integrandola con le due seguenti specifiche  :
 “ E ad ogni diritto non corrisponde un dovere? “
Ovviamente sì, ma questo penso sia in ultima analisi ascrivibile alla coscienza di ognuno. Imprenditore, lavoratore o “persona sociale” che sia. E’ questo “cultura” dei diritti e doveri che si sta perdendo in questa società “progettata” non casualmente su individualismo, consumismo e competitività.
“ Lavoro ad ogni costo? ”
Si potrebbe rispondere giocando coi termini e con una amara battuta : “Il lavoratore è diventato solo… un elemento di costo“.
Questa in sostanza sembra essere, aldilà dei retorici pronunciamenti, la “visione” che ispira i “soloni dell’economia moderna”, in primis Monti e la Fornero. Ecco perché la “qualità del lavoro” è così determinante e fa a pugni con la precarietà venduta dagli stessi come “normale flessibilità”.

Quindi aldilà dei giochi di parole “ Il Lavoro” è uno degli elementi base della dignità e libertà dell’Uomo, perché lo rende non ricattabile e protagonista della propria promozione umana e del progresso sociale ed economico dell’intera Collettività.
Invece oggi il “moderno pensiero unico” lo presenta e lo concretizza come una semplice variabile a servizio del Mercato, secondo l’idea dei vari Marchionne, Fornero…

Sui diritti da riconquistare o da difendere. Anche qui non si giochi sulle parole : la sostanza è che è in atto da qualche tempo un tentativo palese di ridurre ed annullare diritti e tutele nel mondo del lavoro. Monti e Fornero, ed anche lo stesso Napolitano, ne rappresentano elementi di punta : in nome della competitività comparata, equità, responsabilità e coesione stanno determinando scelte e politiche inique, irresponsabili e disgregatrici. Di esempi se ne possono fare molti partendo dalla non volontà di procedere al reperimento veramente equo di risorse per il cosiddetto risanamento.
Basterebbe far riferimento a come inizialmente sia stato previsto da parte di questo Governo ed annessi “poteri” ( poi per fortuna rientrato, grazie ad una doverosa azione di contrasto) di “ fare cassa” sterilizzando gli adeguamenti delle pensioni sociali (circa 500 euro) e mai prendendo in seria considerazione una patrimoniale sui grandi redditi ma soprattutto sui grandi patrimoni immobiliari ( si ricaverebbero oltre 100 miliardi di euro). Un vero e proprio qualificante ( per la verità veramente “squalificante”)“biglietto da visita” trasudante ”equità !!!.
Quello che andrebbe scritto sui tetti è che queste “ricette” imposte da un sistema che pensa più a far quadrare i conti di banche e speculatori (pardon …perché dobbiamo tranquillizzare i Mercati) ci sta propinando soluzioni già fallite abbondantemente da altre parti, inutili e con disastrosi risultati sociali, quest’ultimi veri ed unici  indicatori della bontà effettiva delle “ricette”.
La vera questione è che Fornero e c. fingono di non sapere che dietro apparenti misure di buon senso si nasconde una soggezione-acquiescenza alle ragioni dei più forti, di fatto consegnando ai Mercati la soluzione dei problemi che riguardano persone in carne ed ossa e non obiettivi ragionieristici : Il tutto in un quadro di presunta capacità di autoregolazione degli stessi mercati il cui fallimento è sotto gli occhi di tutti. Basterebbe ricordare che nulla è stato fatto sui cosiddetti “prodotti finanziari” che hanno generato questa crisi planetaria e che ancora, proprio per questo, la stanno ancora pesantemente condizionando. Il tutto abdicando alla funzione “politica” che dovrebbe essere esercitata dagli Stati e che quindi vengono esautorati delegittimandone le funzioni per cui erano stati concepiti.
Insomma tutto è al servizio dei Mercati, compreso l’Uomo ! E non basta dire che siamo in un mondo globalizzato per giustificare la corsa al ribasso umano e sociale. Occorrerebbe invece mettere tutti assieme in discussione la “visione” che è sottesa a questo sistema “strutturalmente” iniquo.
E ‘ questo che mi fa non comprendere per nulla il titolo e le affermazioni  di don Giorgio “ La Fornero ancora una volta ha ragione….” : proprio lui che della battaglia del primato dell’Umanesimo Integrale ha concretamente fatto un pilastro del proprio operato.
Un altro aberrante aspetto sornionamente giocato dal sistema non solo nazionale è quello di mettere pretestuosamente in contraddizione tra loro giovani ed adulti, precari ed occupati (peraltro sempre più a rischio, extracomunitari ed indigeni, settentrionali e meridionali, Paesi cosiddetti sviluppati e cosiddetti (ipocritamente) in via si sviluppo e via di seguito. Il “Potere” ride compiaciuto allo spettacolo, creato ad arte, per dividere e soprattutto distogliere dalle vere contrapposizioni d’interesse tra sempre più pochi  super ricchi e la gran moltitudine dei sempre meno tutelati.
Ovviamente a tutto questo occorrerà avere alternative percorribili, mi si dirà.
Certo ed infatti in sempre più tanti (non solo economisti critici) si stanno concretamente interrogando sulla disastrosità di questo “modello di sviluppo sociale ed economico” proponendo visuali e percorsi concreti da studiare, approfondire ed applicare.
Mi limito qui a tratteggiare uno degli interrogativi base : La crescita illimitata ipotizzata e soprattutto praticata dall’attuale “pensiero unico” ( che accomuna “destra” e “sinistra” ) è veramente “Vangelo” oppure è un’assurda “invenzione” di legioni di economisti liberisti. Esiste in natura un organismo che cresce continuamente ? In un mondo “finito”, è compatibile un meccanismo in continua espansione ?
Mi sembra che anche un bambino possa darsi un ‘adeguata risposta.
 Ma cosa ci stanno “vendendo” questi soloni del “libero mercato salvifico”, questi sacerdoti delle competitività ad oltranza, questi idolatri della libera concorrenza (solo presunta).
Ed allora è giusto che si cominci decisamente a parlare ed interrogarsi seriamente su di una crescita qualificata che abbia come contraltare una sobrietà di consumi e di razionali decrescite in alcuni settori. Di una fabbricazione di prodotti eco e socialmente compatibili ecc. ecc.
Ma per fare tutto questo, si dirà, occorrono risorse concrete. Certo !
A parte che alcune e cospicue risorse si possono ricavare dal risparmio e dalla corretta gestione, risulta ineludibile, per chi voglia veramente essere  onesto intellettualmente, il problema di una più giusta redistribuzione delle risorse e della ricchezza tra i vari strati sociali e tra le varie nazioni.
In breve, invece che inseguire una innaturale crescita che ci porterà sicuramente a conflitti armati visti altrettanti conflitti d’interesse e le non illimitate risorse disponibili , è indispensabile che la “torta” sia meglio distribuita. Cioè, invece che tentare di far crescere a ritmi incalzanti la “torta”, con l’alibi strumentale che se non si cresce non ci sarebbero quote da distribuire, perché non la si divide meglio evitando così che ci sia chi mangia fette enormi ed altri che stentano a vivere con le briciole ? Il bello è che si pretende di “risanare” il tutto partendo e solo limitandosi alla riduzione delle singole briciole in sub-briciole.
Monti, Fornero, Napolitano e c. insegnano ! Ma anche i Soloni mercatisti dell’Europa e dell’intero Pianeta !

Infine ed ancora su Lavoro e Costituzione, visto che è stata citata in più interventi e commenti all’articolo sopramenzionato.
Diritti da difendere e /o diritti da riconquistare :
E’ chiaro che la “Costituzione Scritta” indica, oltre all’ordinamento statuale e ad alcune “norme generali”, i valori fondanti del nostro Patto di Libera Convivenza Civile. In questa misura è chiaro che la sua applicazione non può che avvenire attraverso un  processo graduale e continuativo e quindi “conquistato” quasi giorno per giorno da tutti  noi, basti pensare all’art. 3 sopracitato. E’ però altrettanto evidente che i progressi e le “conquiste” che ne significano le attuazioni reali devono far parte di un patrimonio da difendere e da far vivere ogni giorno. In questo senso anche il “diritto al Lavoro” ed alle norme ad esse sottese deve essere doverosamente tutelato  e ribadito.
Cito stralci di chi, assolutamente meglio di me, ha detto parole “pregnanti” su tutto questo (Pietro Calamandrei, uno degli insigni nostri “Padri Costituenti” nel suo “Discorso ai giovani sulla Costituzione del  26 gennaio 1955 – sich !! ) :
“ … Allora nella nostra Costituzione c’è un articolo che è il più importante, il più impegnativo per noi che siamo al declinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi. Dice così : E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione economica e sociale del paese. E’ compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana : quindi dare lavoro a tutti, dare giusta retribuzione a tutti, dare una scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’art. primo – L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro – corrisponderà alla realtà. Perché fino a che non c’è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà neanche chiamare democratica perché una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto un’uguaglianza di diritto, è una democrazia puramente formale, non una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la società……. Però, vedete, la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta : la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica, l’indifferentismo politico che è – non qui, per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghe categorie di giovani _ una malattia dei giovani…. “.

Quanto di queste parole sono di riferimento effettivo a questa nostra classe politica e dirigente ?
Quale concetto di Bene Comune sta prevalendo ?
Quanti alibi di presunta equità e coesione sociale stanno alla base di queste sciagurate scelte “tecniche”, ma in realtà squisitamente politiche ?
Si tanno rimuovendo o infrapponendo ostacoli che impediscono il pieno sviluppo…. ?
Con fantomatici “pareggi di bilancio ” ( messi da “buoni primi della classe” in Costituzione )costruiti sulla pelle di chi ha di meno non stiamo tradendo così la stessa Costituzione ?

Altro che la “ Fornero ha ancora una volta ragione…. “. Qui occorre uno scatto di tutti “gli uomini di buona volontà” per togliere il velo d’ipocrisia di un modello sociale basato sulla dittatura dei Mercati a scapito dell’Uomo. E purtroppo non basta dire che Monti è il meno peggio ( con l’inqualificabile Silvio che ritorna incredibilmente a fare capolino, su cui bisogna assolutamente vigilare e contrastare). Occorre trovare soluzioni di “sistema” concrete e percorribili partendo però dalla consapevolezza che queste teorie economiche del cosiddetto “pensiero unico” non sono affatto “naturali” ma, al contrario, sono il prodotto di precisi interessi che non hanno certo al “centro” l’Uomo Integrale.
A tutti fare la propria parte.

Con stima
Germano Bosisio

 

2 Commenti

  1. Enzo Arosio ha detto:

    Ada ‘ lasa pert i libar e cuntinua a fà ul to mestè ‘, che è quello di partecipare attivamente a questo blog di cui sei una protagonista indiscussa : ‘ lasa perd una quai svista ! ‘ Ciao , con affetto telematico e stima.

  2. ada ha detto:

    Io nell’articolo a cui fa riferimento Germano Bosisio avevo fatto citazioni del tipo che vengono qui sviluppate, ma il post non è passato.
    Ho pensato che fosse perchè, essendoci Monti,
    “Quel che papà fa
    è sempre ben fatto!”

    ed è vietato criticare:
    per fortuna tornerà Berlusconi
    e ci sarà da scrivere e si potrà criticare ogni muover di ciglia.
    Io mi darò maggiormente alla lettura dei miei cari libri
    e alla visita ad amicizie.

    Comunque, io terminavo precisando che senz’altro i nostri governanti cambieranno gli articoli riguardanti il lavoro e il divieto di guerra come soluzione di conflitti,
    altrimenti possono essere proessati per tradimento allo Stato e alla Costituzione