
da www.huffingtonpost.it
16 Ottobre 2026
La scuola
delle slide e dei riassuntini
di Giuseppe Culicchia
La ricerca, svolta da Talents Venture per l’AIE fa emergere il livellamento verso il basso di ciò che spesso si apprende nel percorso scolastico
A proposito di scuola, non so quanti tra i genitori di oggi abbiano avuto modo, nel corso degli anni, di confrontare i quaderni dei propri figli con quelli di quando sedevano a loro volta tra i banchi e di constatare l’enorme differenza tra quanto si lavorava in veste di scolari negli anni Settanta e quanto si lavori oggi. Da parte mia, posso riportare un paio di esperienze personali. Uno dei miei figli ha avuto una maestra che alla primaria dava solo tre voti: 8, 9 e 10. Alle medie ha poi scoperto amaramente l’esistenza dei 2, dei 3 e dei 4. Un altro, invece, come compito di Geografia si è visto assegnare la realizzazione di una cartina a partire (giuro) dalla conformazione del marciapiede di fronte a casa, anziché quelle dell’Italia o dell’Europa, come usava al tempo in cui al posto delle crepe si dovevano memorizzare i percorsi dei fiumi, i nomi delle città e i luoghi dove le pianure cedono il passo ai monti.
Il risultato di tutto questo, riassumibile nel noto livellamento verso il basso di ciò che spesso si apprende a scuola, è testimoniato da quanto scritto nero su bianco da una ricerca condotta tra i docenti universitari, secondo i quali il ricorso massiccio da parte degli studenti a slide e sintesi a discapito dei manuali d’esame abbia dato luogo a “un netto peggioramento degli apprendimenti rispetto a un quinquennio fa”, come riportato da La Stampa lo scorso 15 ottobre. La ricerca, svolta da Talents Venture per l’AIE (Associazione Italiana Editori) su un campione di 463 docenti di 34 atenei italiani, ha rilevato che la maggior parte degli studenti ormai non si prepari più utilizzando i libri di testo inerenti al corso di studi, ma usi di preferenza presentazioni, slide, riassunti, dispense e appunti presi a lezione. Il libro viene “molto usato” solo dal 17% dei ragazzi. Un quarto di essi, ovvero il 25%, denuncia difficoltà sempre maggiori nel doversi sobbarcare letture di un certo numero di pagine. Tra le lacune che di conseguenza si evidenziano, ecco dunque la ridotta capacità di analisi e di ragionamento critico, la difficoltà nel collegare tra loro temi diversi, la scarsa comprensione dei concetti di base delle singole discipline, cose che si traducono in una preparazione nozionistica e superficiale.
Tutto ciò fa sì che il 71% del corpo insegnante rilevi ormai “una divergenza strutturale tra i materiali consigliati nel programma e quelli effettivamente impiegati per sostenere l’esame”. L’avvento dell’Intelligenza Artificiale generativa è la classica ciliegina sulla torta: due studenti su tre la usano per riassumere o per studiare, cosa che il 55% dei docenti ritiene negativa, poiché incentiva “un atteggiamento passivo e una conoscenza usa-e-getta”. E insomma: si comincia con una crepa nel marciapiede, che poi poco per volta si allarga sempre più, scavando infine una voragine.
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