Quando le querele diventano un boomerang

salvini boomerang
L’ho già detto: le querele andrebbero tolte dal nostro ordinamento giuridico penale (si dice così?), perché, secondo me, rischiano di violare la libertà di pensiero, diventando minacce o intimidazioni.
Dire, ad esempio, a un politico che è “un pezzo di merda” non è una diffamazione o una calunnia, ma semplicemente usare una parola forte, anche volgare, cioè popolare, per contestare un certo suo comportamento o difendersi da certe sue porcate, giudicandolo dal punto di vista politico.
Chi è facile a querelare rivela una certa debolezza di carattere o un certo complesso di inferiorità.
Nel mio ministero pastorale, ho ricevuto migliaia e migliaia di insulti personali, diffamazioni e calunnie, eppure non ho mai querelato nessuno: anche questo fa parte del gioco del mio lottare per un mondo più giusto.
Ma la cosa veramente insopportabile è la facilità con cui un politico usi la querela per difendersi, e poi lo stesso ogni giorno si permette di offendere le istituzioni (pensate ai giudici!) e i propri avversari politici, sapendo di essere protetto dalla immunità parlamentare.
In ogni caso, ci tengo a ribadire che nessuno riuscirà, neppure con mille querele, a mettermi il bavaglio. Anzi, dico di più: ad ogni querela si scatena in me una voglia matta di denudare con maggior forza le ingiustizie e i politici dementi che sono nel Parlamento italiano. Come una specie di vendetta o di rivalsa (chiamatela come volete) per cui ogni querela, come un boomerang, va a colpire chi pretende, querelando, di fare tacere la voce della verità.
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da Il Fatto Quotidiano

Matteo Salvini,

non è reato dire che non ha mai lavorato.

Giudice archivia querela al Fatto Quotidiano

Il leader del Carroccio “non svolge o non ha mai svolto nessuna ‘attività civile'”, scrive il gip di Bergamo nelle motivazioni, dunque nessun processo contro il nostro giornalista che lo aveva definito “politico di professione”. Inoltre, l’accusa di aver mandato a fondo la Padania “è sotto gli occhi di tutti” e le affermazioni graffianti potrebbero essere stigmatizzate sul giornale “delle suore domenicane”, ma non sul Fatto
di Ferruccio Sansa | 31 gennaio 2016
Insomma, non è reato dire a Salvini che è un politico di professione, proprio di quelli che i leghisti prima maniera vedevano come fumo negli occhi. Non bastava assistere tutti i giorni al saltabeccare del segretario del Carroccio da uno studio televisivo all’altro. Dall’alba a notte fonda, non puoi più accendere la tv per guardarti in pace una telenovela o un pornazzo che ti ritrovi davanti la sua faccia, la sua voce indignata con gli immigrati che rubano il lavoro (non a lui, evidentemente).
Il gip non si scaglia contro la politica. Prende solo atto di un sentire diffuso: “Quanto alla storia del non aver mai lavorato, basta osservare che – nel linguaggio comune – costituisce una frase che si predica del (deprecatissimo!) ‘professionista della politica’ che – magari ‘politicamente’ occupato per 15 ore al giorno – tuttavia non svolge o non ha mai svolto nessuna ‘attività civile’”.
salvini tribunale 1salvini tribunale 2
Salvini, quindi, politico di professione, che nemmeno brillerebbe per le sue presenze in aula: “Si tratta – aggiunge il gip – innanzitutto di valutare quali siano gli aspetti platealmente menzogneri dell’articolo di Vecchi: e francamente non se ne ritrovano, nella misura in cui l’accusa di “assenteismo” viene collegata alle specifiche affermazioni di un eurodeputato socialista francese (e comunque non trovano una particolare smentita nei report del parlamento europeo)”.
Povero Salvini, bocciato su tutta la linea, anche quando si indigna per le accuse sulla gestione della Padania: “L’accusa di aver mandato (economicamente) a catafascio il giornale di partito, tenuto in vita soltanto dai contributi pubblici, riporta a circostanze sotto gli occhi di tutti (e poco importa che si tratti di un destino rivelatosi comune a tutte le altre testate di partito)”. Lo dice il giudice.
Tre a zero. Per i cronisti, il decreto di Bergamo segna un punto contro lo spauracchio di querele e cause civili. È un mondo duro, quello del potere, se ti becchi gli onori (e gli emolumenti), devi accettare le critiche. Anche “graffianti e fastidiose”. “Certo, se giudizi come quelli espressi da Vecchi su Salvini fossero apparsi sul mensile delle Suore Domenicane, parlando della (reverenda) Madre superiora del (concorrente) Ordine delle Suore Orsoline, ci sarebbe stata ampia materia per il reato di diffamazione: ma nel nostro caso, se non siamo nella vasca degli squali, certo non siamo in quella dei pesci rossi”.
Squali, pesci rossi, triglie o scorfani, se fai politica devi accettare le critiche. Soprattutto, verrebbe da dire, se sei uno come Salvini che non ha tra i suoi modelli oratori Alcide De Gasperi o Winston Churchill. La Kyenge? “Inutile e chiacchierona vada a difendere gli africani in Africa, se vuoi difendere i profughi torna al tuo paese”, sentenziò mentre cantava il coro “Kyenge fuori dalle palle”. Ma Salvini questi toni può usarli, perché è un politico (di professione). Adesso, però, i cronisti possono criticarlo. Non è reato dire al leader della Lega che non ha mai lavorato. Non è reato dire a Salvini che è Salvini.

 

6 Commenti

  1. Giuseppe ha detto:

    Adesso dunque è ufficiale, il tribunale lo ha stabilito senza ombra di dubbio: Salvini non ha mai lavorato in vita sua. Eppure il tribuno della padania continua a sostenere che gli immigrati sono solo dei terroristi che vengono a rubarci il lavoro, mentre gli zingari da parte loro rubano i nostri sudati guadagni, frutto di quello stesso lavoro. Allora ha ragione chi sostiene che se proprio non hai voglia di lavorare e vivere onestamente, hai due possibilità:
    – o fai il delinquente
    – o ti butti in politica.
    In fondo sono entrambi modi per arricchirsi facilmente, anche se in maniera un po’ discutibile, perché si basano sul presupposto di doversi approfittare del prossimo. Certo, delinquere è più rischioso e se lo fai seriamente potresti anche rimetterci le penne, ma se scegli la seconda opzione, al massimo puoi perdere la faccia o farti una cattiva reputazione, tanto se non hai un briciolo di dignità e di amor proprio e godi a sentir parlare di te, chissene frega! A volte l’essere umano non brilla per perspicacia e quindi ci sarà sempre qualche grullo che ti verrà appresso attratto da quello che dici e dalla voglia di imitarti, perché è come te (o forse anche peggio). Del resto la cosa veramente importante è abbracciare una causa (anche se non ci si crede) e avere la possibilità di andare in televisione e nelle manifestazioni popolari dietro compenso, a mettere in croce le solite quattro frasi fatte condite da qualche insulto, che ci sta sempre bene, e provare ad interrompere continuamente chi non la pensa come te. Insomma, la tua vita può diventare una eterna vacanza e tu hai raggiunto il tuo scopo: tutti ti conoscono e sanno chi sei e ormai sei un personaggio famoso. Se proprio non sei soddisfatto, volendo, puoi fare il salto di qualità, vale a dire che oltre a fare il politico fai pure il delinquente, tanto non c’è molta differenza, e anche se vieni scoperto farai comunque in tempo a mettere in salvo la refurtiva e le eventuali inchieste e relativi processi ti daranno ulteriore visibilità: Berlusconi insegna!

  2. zorro ha detto:

    Penso che se uno viene offeso in pubblico debba avere il diritto di tutelarsi poi stabilira’ il giudice se nelle parole esposte dal calunniatore ci sia verita’ o no.

    stato di fatto ci sono 3 possibilita:

    a)L’offeso se ne frega
    b)i due in astio se la fanno fuori a cazzotti
    c)Se uno dei due e’ piu’ cruento ci si fa la pelle a vicenda.
    Questi sono gli scenari possibili

    Tutte etre le possibilita sono alla portata di tutti e le cronache sono piene di eventi simili.
    Secondo me e’ giusto lasciare la possibilita’ di querela poi uno puo’ usarla o no.

    • Don Giorgio ha detto:

      Secondo me, no!

      • zorro ha detto:

        Potresi trovare qualcuno che vista l’offesa ti fa la pelle.Magari e’ un psico labile il risultato e’ negativo x te.Io questo rischio preferisco non correrlo

        • Don Giorgio ha detto:

          E io quante minacce ho ricevuto, anche fisiche? Chi ha delle responsabilità, si assuma le conseguenze, anche gli insulti. Sto parlando naturalmente del campo sociale e politico. Un altro discorso riguarda in rapporto individuali. Qui non è necessario ricorrere alle querele, ma ad altri mezzi più efficaci.

  3. GIANNI ha detto:

    Più precisamente direi che vanno depenalizzati i cosiddetti reati di opinione, come in certi ordinamenti.
    Invece, togliere la querelabilità significherebbe, anzi, che si procederebbe anche d’ufficio, da parte dei pm, anche senza querela.
    O meglio:
    Dire cose false dovrebbe continuare a costituire diffamazione..chiaro che non si può dire una cosa che non è…diverso è invce esprimere un giudizio.
    Si pensi, comunque, che i reati di opinione risalgono all’epoca fascista proprio perchè si voleva tappare la bocca…..
    Diverso il tema generale della querela, che, quale condizione di procedibilità, non riguarda solo questi reati, ma tanti fatti, come ad esempio le lesioni corporali di lieve entità, o il furto di modica entità.
    CIoè un reato è perseguibile a querela quando il danneggiato la sporge, nel senso che anche se il fato viene scoperto, senza querela del diretto interessato, non si procede.
    Proprio perchè si tratta di interessi non tanto pubblici, quanto prevalentemente personali per fatti minori.
    Oggi tanti fatti minori sono stati addirittura depenalizzati, compresi fatti di certa entità, come il falso in scrittura privata.
    In questi casi non si può più procedere penalmente, resta però il diritto di chi si ritiene leso di agire civilmente per il risarcimento dei danni, ed in caso di condanna il giudice civile applica una sanzione amministrativa piuttosto salata.
    Quindi, comunque, anche se depenalizzata, la fattispecie della diffamazione continuerebbe a costituire illecito civile ed amministrativo.
    In altri termini: uno non si sporcherebbe più la fedina penale, ferma restando la probabile applicazione di benefici come la sospensione condizionale e la non menzione su richiesta di privati, ma comunque si esporrebbe al rischio di pagare somme salate.
    Bisognerebbe quindi non solo depenalizzare, ma precisare che non costituisce neppure illecito civile o amministrativo.