Migranti a Manfredonia, il vescovo: «Accogliere è un dovere». Ma scoppia la polemica

Monsignor Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo.

da www.famigliacristiana.it

Migranti a Manfredonia, il vescovo:

«Accogliere è un dovere». Ma scoppia la polemica

17 aprile 2026
A Manfredonia, nel foggiano, la scelta di accogliere si è trasformata in una prova difficile, segnata da tensioni, attacchi personali e divisioni. Al centro della vicenda c’è l’arcivescovo padre Franco Moscone, finito nel mirino di una violenta ondata di polemiche per aver sostenuto un progetto di ospitalità rivolto a circa settanta migranti richiedenti asilo.
A seguito di sollecitazione della Prefettura di Foggia e portando a conoscenza il sindaco Domenico La Marca e l’Amministrazione comunale di Manfredonia, è stato stilato un progetto per dare accoglienza ad una settantina di extracomunitari già presenti nel territorio comunale, presso la Casa della Carità di Manfredonia che fino al 2019 già svolgeva questo compito. La struttura fungerà da CAS, Centro di Accoglienza Straordinaria, per un successivo inserimento dei migranti nel progetto SAI, Sistema Accoglienza e Integrazione.
Il primo a essere preso di mira è stato proprio il sindaco, che aveva spiegato di aver sostenuto il progetto «nella consapevolezza della complessità legata al superamento dell’insediamento della cosiddetta “pista”, situato a poche centinaia di metri dalla Borgata di Mezzanone. Una complessità che richiede responsabilità istituzionale, collaborazione tra enti e una visione comune, già espressa dal territorio, dalla Regione e dallo Stato, attraverso l’azione della Prefettura, per la realizzazione di interventi integrati».
Dopo le prime accuse al primo cittadino è giunta la solidarietà del vescovo Moscone che ha sottolineato con fermezza che «è preciso dovere umano e cristiano accogliere questi fratelli migranti in strutture di accoglienza che permettano loro di usufruire di servizi sociali appropriati e di ambienti comuni per rendere la loro vita dignitosa e degna di tutte le garanzie, come qualsiasi cittadino. Non possiamo ricordarci di loro solo quando succedono disgrazie terribili».
Una solidarietà che ha innescato una reazione aspra, soprattutto sui social network, dove si sono moltiplicati commenti offensivi e attacchi personali, spesso accompagnati da linguaggio volgare. Ad accattare il prelato alcuni esponenti del centro destra, minoranza al governo della città, e parte della popolazione.
Moscone non nasconde lo stupore per la durezza dei toni: «Io accetto le critiche, le accuse a volte, ma non le forme di questi ultimi giorni. Non me l’aspettavo in questo momento». Il presule rivendica con fermezza il senso del suo operato, radicato nel Vangelo e nella responsabilità civile: «Forse vogliono colpire altri e prendono di mira me. Ho in mente i motivi e le finalità, ma io non cedo». E indica con chiarezza le priorità del suo ministero: «I due, tre punti che ho portato avanti in questi anni con decisione non li mollo: la pace, l’accoglienza e il tema della legalità, dello sfruttamento e del bisogno di ricostruire una società diversa su questo territorio». Parole che si inseriscono in un contesto complesso, segnato da criticità profonde: «Il nostro», spiega, «è un territorio difficile, ma qualcosa sta cambiando. Il silenzio diventa connivenza».
A pochi chilometri da Manfredonia si trova il ghetto di Borgo Mezzanone, dove oltre duemila migranti vivono in condizioni estreme, senza adeguate garanzie igienico-sanitarie. Una realtà che il vescovo denuncia da tempo e che rende ancora più urgente ogni tentativo di accoglienza dignitosa. «Non si può nascondere quello che accade nel nostro territorio. Da cittadino, prima ancora che da vescovo, non posso esimermi dal dire certe cose». Moscone richiama anche le responsabilità legate allo sfruttamento: «L’elemento più grave è che ci sono interessi di potere e di denaro gestiti in maniera illegale. Penso al lavoro nero, al caporalato». L’arcivescovo lega la sua azione a un impegno più ampio per la giustizia sociale: «Il vescovo è un cittadino cristiano e deve parlare con le forme del Vangelo. Errori ne ho fatti, sempre in buona fede e per il bene della mia comunità, ma questa è la mia linea fin dall’inizio».
A sostegno del vescovo si è espressa con forza Libera, che ha denunciato il clima ostile e richiamato l’attenzione sul dramma dei migranti nel territorio. «Quella che si consuma nelle campagne del Tavoliere», sostiene la rete di associazioni guidata da don Luigi Ciotti, «è una situazione “al limite dell’umano”, una vergogna che riguarda tutti». L’associazione, inoltre, sottolinea come padre Franco sia «voce coerente che senza timore continua a denunciare l’assenza di dignità, diritti, umanità che abita a due passi dalle nostre vite tranquille e che non smette di interrogare le nostre coscienze». E denuncia con chiarezza il senso degli attacchi: «Assistiamo con sgomento ad un attacco nei confronti di padre Franco che nasconde una triste verità: ci sono ancora vite che valgono meno di altre». Libera richiama anche il legame tra accoglienza e legalità: «Non può esserci sviluppo né progresso senza rimettere al centro la persona umana, con i suoi diritti e la sua dignità».
La vicenda di Manfredonia pone interrogativi profondi alla coscienza civile ed ecclesiale. Da una parte la paura, alimentata da rabbie fomentate, da semplificazioni e tensioni sociali esasperate; dall’altra una proposta di accoglienza che si richiama direttamente al Vangelo. Nelle parole di Moscone emerge una sfida che va oltre la polemica: «Il silenzio diventa connivenza». E in quelle di Libera un appello collettivo: «Una comunità sicura è una comunità che accoglie, riconosce e integra».
In questo scenario, la scelta del vescovo appare come una testimonianza scomoda ma necessaria, capace di richiamare tutti (istituzioni, cittadini e credenti) alla responsabilità verso gli ultimi e alla costruzione di una società più giusta e umana, capace di riconoscere e accogliere l’altro.
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da www.diocesimanfredonia.it
Comunicato Stampa

Arcidiocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo

Ancora una volta il dramma estremo a tutti noto, che perdura da anni nelle campagne del nostro Tavoliere e in particolare nel cosiddetto “ghetto” di Borgo Mezzanone, frazione del Comune di Manfredonia, ove in condizioni insopportabili vivono centinaia di migranti, occupati nell’agricoltura e in piccoli altri lavori, è venuto pretestuosamente alla luce. Le condizioni di vita dei migranti, al limite dell’umano, sono una autentica vergogna che deve riguardare tutti, non solo la Parrocchia locale e la Caritas, che offrono un soccorso nell’immediato cercando di offrire migliorie e un po’ di dignità a quanti hanno trovato “casa” sulla pista e nei casolari abbandonati.
Diventa sempre più necessaria la presa di coscienza responsabile dell’opinione pubblica e l’impegno concreto delle Istituzioni civili per trovare via di soluzione agli enormi problemi di quell’ambiente, ove ormai con scadenze ravvicinante vediamo soffrire e anche morire di stenti, miseria e mancanza di sicurezza troppe persone.
A seguito di sollecitazione della Prefettura di Foggia e portando a conoscenza il sindaco La Marca e l’Amministrazione comunale di Manfredonia è stato stilato un progetto per dare accoglienza ad una settantina di extracomunitari, già presenti nel nostro territorio comunale, presso la Casa della Carità di Manfredonia. In questo modo Casa della Carità riprende l’identità già avuta in passato fino al 2019. Dopo lavori di adattamento, che hanno costituito un esborso economico ed il bisogno di mesi di lavoro, fungerà da CAS, Centro di Accoglienza Straordinaria, per un successivo inserimento dei migranti nel progetto SAI, Sistema Accoglienza e Integrazione.
E pur di fronte a un’accoglienza umana e cristiana, dovuta a questi nostri fratelli migranti, una polemica becera e di certo non cristiana, si sta sollevando in questi giorni in città, suggerita dalla paura dell’altro, solo perché straniero e povero. E’ preciso dovere umano e cristiano accogliere questi fratelli migranti in strutture di accoglienza, che permettano loro di usufruire di servizi sociali appropriati e di ambienti comuni per rendere la loro vita dignitosa e degna di tutte le garanzie, come qualsiasi cittadino. Non possiamo ricordarci di loro solo quando succedono disgrazie terribili, come quelle che ho citato nella celebrazione della Veglia in cattedrale e nella messa pasquale nel Santuario di Santa Maria delle Grazie. Aggiungo che lo stile con cui si accoglieranno fratelli extracomunitari in Casa della Carità a Manfredonia è simile a quello attivato già da molti mesi a San Giovanni Rotondo, senza che abbia portato problemi, anzi sta indicando un modello reale e possibile di accoglienza diffusa ed integrante.
Nel mentre esprimo tutta la mia solidarietà al Sindaco La Marca, oggetto in questi giorni di sterili e pretestuose polemiche sollevate da più parti, invito tutti a tralasciare insane paure e bizantinismi procedurali che di certo non giovano alla immagine di una città accogliente quale da sempre è stata Manfredonia.
Ai migranti, ai tanti operatori e volontari che cercano di portare loro aiuto e solidarietà fattiva, assicuro la mia vicinanza e quella di tutta la Chiesa di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, su cui possono sempre contare per un aiuto fraterno e la difesa dei loro diritti.
Manfredonia, 13 aprile 2026
+ padre Franco Moscone crs
Arcivescovo

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