Marco Sambruna: “I PRETI OPERAI IN ITALIA”

preti operai in italia

Ringrazio Marco Sambruna di avermi inviato il suo libro “I preti operai in Italia”. Lo sto leggendo: è davvero interessante. È anche l’occasione per tornare sul tema dei preti operai, che in questi ultimi tempi sembra quasi uscito dall’interesse dell’opinione pubblica.
Prima di presentarvi il libro con le stesse parole dell’autore, vorrei ricordare quanto hanno detto l’arcivescovo emerito di Milano Dionigi Tettamanzi, e il Vescovo di Bergamo Francesco Beschi, durante la presentazione di un altro libro sui preti operai, “Profili di preti operai bergamaschi al crepuscolo della rivoluzione industriale”, scritto da Luigi Minuti, che si è tenuta sabato 26 ottobre 2013 alla Agrati A.E. di Zingonia.
Ha detto anzitutto Dionigi Tettamanzi: “Un prete o è anche missionario oppure non è nemmeno un prete. I preti operai sono stati autenticamente missionari, in quanto hanno condiviso le problematiche della gente, in modo particolare delle persone più deboli. Il loro operato è un esempio e una testimonianza anche per la Chiesa oggi, che può essere attualizzato sotto forma di aiuto verso le nuove povertà”.
Il cardinal ha proseguito: “L’esperienza dei preti operai, presente nella bergamasca ma anche in diverse parti d’Italia e del mondo, ha un significato molto attuale: rimanda direttamente al vissuto di Gesù che, nei primi 30 anni di vita, ha lavorato come falegname insieme a san Giuseppe, suo padre, vivendo le difficoltà, oltre le gioie e la serenità che un lavoro può dare. Un’esperienza che dà un messaggio molto importante anche alla società del nostro tempo: di recuperare il significato sociale del lavoro, come mezzo che dà dignità a una persona”.
Riscoprire la figura del prete operaio, dunque, significa impegnarsi per costruire una società più umana, sull’esempio del Vangelo. Tettamanzi ha dichiarato: “I luoghi più cari a Gesù erano due: la folla e il monte. Cristo amava stare in mezzo alla gente, che lo cercava per avere speranza o consolazione, prestando attenzione soprattutto alle esigenze di chi avesse più bisogno. Poi amava ritirarsi sul monte, a pregare, per stare in compagnia del Padre, e ritrovare le energie per aiutare i fratelli. Allo stesso modo, i preti operai si sono dedicati alla fede e al lavoro, stando accanto ai lavoratori e curando il loro rapporto con Dio”.
Lo ha evidenziato anche il Vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi, che ha dichiarato: “La presentazione del libro, organizzata in un ambiente coerente, in un luogo di lavoro, è un’occasione preziosa per ringraziare i preti operai, sia quelli che sono vivi sia quelli che sono morti. Le loro storie di vita sono testimonianza di un modo di essere uomo e di essere prete nella comunità, una testimonianza di Vangelo e di Gesù Cristo nella vita delle persone. A caratterizzare il loro impegno sono stati principalmente tre aspetti. Innanzitutto, la prospettiva della missione: nella loro esistenza si riconosce la missionarietà della Chiesa; molti di loro, per esempio, si sono formati nella Comunità del Paradiso, una bella realtà, che alimenta lo spirito missionario nella diocesi. Un secondo aspetto è la necessità evangelica di condividere la vita degli uomini, divenendo testimonianza dell’incarnazione di Dio nella storia. Nello stesso Vangelo, infatti, il Signore condivide fino in fondo la condizione umana. Una terza caratteristica, la coltivazione dell’impegno nel cambiare le situazioni di ingiustizia, un compito difficile, spesso visto con perplessità o preoccupazione ma che ha avuto anche riconoscimenti significativi nella storia. È stata un’esperienza che connotò il Concilio Vaticano II. Il decreto sulla vita sacerdotale, infatti, cita espressamente i presbiteri che esercitano lavoro condividendo la condizione operaia, così come scritto nell’“Octogesima Adveniens”, l’enciclica di Papa Paolo VI, che fece seguito all’illuminante “Rerum Novarum” di Leone XIII”.
Monsignor Beschi, infine, ha evidenziato: “Il vissuto dei preti operai, una realtà oggi non più così evidente, ci lascia un’eredità importante. Prima di tutto, ci invita a mantenere la capacità critica del Vangelo, che è in grado di entrare nella profondità delle cose e di indicarci ciò che non è umano. Quindi, l’impegno a coltivare una prospettiva storica: non basta declamare i valori contenuti nel Vangelo: bisogna avere la consapevolezza del contesto attuale, rendendoli la base di partenza per la realizzazione di nuovi modelli di sviluppo. Inoltre, l’esortazione a valorizzare la dialettica evangelica all’interno della comunità cristiana, a non essere tutti omologati e a sviluppare posizioni diverse che possono provocare qualche disagio ma che, animate dall’amore per la Chiesa, rappresentano una ricchezza. Poi, il richiamo alla necessità di avere competenze: non bisogna solo essere buoni cristiani, ma cristiani competenti per continuare la missione di tutta la chiesa. In conclusione, la centralità della vita dell’uomo nella Chiesa e la vicinanza dei sacerdoti ai sofferenti”.
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Due note sul libro e sull’autore

I PRETI OPERAI IN ITALIA

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La Chiesa incontra il mondo del lavoro
Il testo approfondisce un aspetto del cattolicesimo contemporaneo finora mai affrontato in modo organico: i preti operai in Italia. La vicenda dei preti operai italiani riguarda un arco temporale che va dalla fine degli anni Sessanta alla seconda metà degli anni Ottanta. La loro scelta è ricca di stimoli intellettuali nel tentativo forse impossibile di coniugare dottrina cristiana e marxismo e di prefigurare quindi un nuovo modello di sacerdozio e di Chiesa. Lo studio verte principalmente sull’esame analitico dei documenti prodotti dai sacerdoti al lavoro, sull’indagine dei rapporti con la gerarchia cattolica e sul loro percorso esistenziale attingendo a documenti in parte inediti.
Marco Sambruna
Laureato in storia contemporanea a indirizzo storia del cristianesimo e specializzato in psicofilosofia, ha pubblicato articoli sul cattolicesimo contemporaneo per la rivista Annali di scienze religiose e per il sito di apologetica cattolica papalepapale.
Ha scritto inoltre opere di narrativa ambientate nel mondo del lavoro: il romanzo “Quando ero come voi” per Officine Editoriali e racconti per la collana “narrativo presente” della casa editrice Autodafé.
Partecipa al comitato direttivo di associazioni impegnate nel mondo del lavoro e dell’associazione Ancislink – mondo cattolico.
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da www.futuroquotidiano.com

Preti operai.

La loro avventura spirituale e umana

continua fuori delle fabbriche

di Sara Pizzei
il 6 marzo 2015
I preti operai non si sono estinti e la loro avventura spirituale continua. Usciti dalle fabbriche, oggi sono nelle trincee del mondo, ovunque ce ne sia bisogno, accanto ai più fragili.  Quei sacerdoti che a partire dal secondo dopo guerra, prima in Francia e poi nel resto d’Europa, iniziarono a lavorare accanto agli operai per trasmettere il messaggio pastorale anche alle classi proletarie sono stati una realtà che ha conosciuto la massima espansione negli anni ’70, nelle zone più industrializzate d’Italia. Una situazione ben diversa da quella attuale. Ne parla a FUTURO QUOTIDIANO, Marco Sambruna, autore del libro “I preti operai in Italia”, presentato a Roma presso l’Istituto di Alta Formazione del Ministero dell’Istruzione, (Isia); un saggio che ripercorre la storia di questo fenomeno  nato all’interno della Chiesa e contemporaneamente analizza il cambiamento antropologico che la società sta vivendo negli ultimi tempi, un cambiamento, dovuto, secondo l’autore del saggio, al ruolo distruttivo dei media e preannunciato già negli anni ’70 da questi sacerdoti.
Ma chi sono i preti operai?
Sono quei sacerdoti che a partire dalla fine degli anni ’60 hanno deciso di portare la loro testimonianza cristiana all’interno dei luoghi di lavoro, soprattutto nelle fabbriche. Una realtà non facile la loro vista la frequente opposizione che riscontravano da parte dei vescovi dei vari territori in cui questi si ritrovavano ad operare. Vescovi che guardavano con sospetto soprattutto all’orientamento politico che poteva muovere questi ‘operatori di Dio’. Un orientamento spiccatamente di sinistra, marxista, che proprio per questo non poteva andare d’accordo con i dettami della Chiesa. L’unico che invece si è schierato dalla parte di questi preti, guardando con favore alla loro missione, è stato Michele Pellegrino, il cardinale e arcivescovo cattolico la cui azione pastorale si distinse per l’attenzione ai problemi dei poveri e per il mondo del lavoro.
Come si è evoluto negli anni questo movimento e come è arrivato fino ai nostri giorni?
Diciamo che il movimento è nato alla fine degli anni ’60, ottenendo la sua massima espansione nella decade successiva. Sono stati infatti gli anni ’70 a consacrarne la missione, prima in Francia e poi nel resto d’Europa. In quel periodo c’erano circa 300 preti operai censiti. In Italia la loro attività si è sviluppata principalmente al nord; in Piemonte, Lombardia, Liguria; in quei territori dove erano e sono tutt’ora collocate le più grandi fabbriche italiane. Una piccola presenza era poi dislocata anche in alcune regioni del centro e del sud, come il Lazio o la Sicilia, ma i numeri principali si sono sempre concentrati al nord d’Italia. Una realtà bel lontana rispetto a quella attuale. Già dalla metà degli anni ’80 infatti è iniziato il loro declino. Ora se ne contano poche unità e anche queste scarse presenze hanno perso gran parte della loro incidenza.
Lei ha scritto un libro che si chiama appunto “I preti operai in Italia”; come mai ha scelto di trattare una tematica che a molti è rimasta sconosciuta?
Fondamentalmente perché trovo la loro storia molto interessante. A differenza di altri movimenti del dissenso cattolico, che cercavano di conciliare la storia sacra con quella profana, che poi è il principio cardine di tale dissenso, i preti operai non volevano far confluire i due territori. Ma questa è anche la loro più grande contraddizione e una delle cause che poi ha portato alla crisi delle loro stesse fondamenta. Trovo comunque le scelte che fecero molto attuali e in qualche modo profetiche. Sono stati  precursori dei tempi. Tenevano infatti numerosi convegni con uno sguardo profetico verso quelle realtà che poi a distanza di anni si sono realmente avverate. Hanno intuito ad esempio che i mass media avrebbero provocato quel mutamento antropologico di cui parlava anche Pasolini. Il loro potere è stato infatti, e lo è tutt’ora, quello di cambiare l’uomo, di renderlo una figura nuova, che non ha nulla a che vedere con l’uomo evangelico di cui ha sempre parlato la religione.
Secondo lei questa decadenza a cosa può essere attribuita e c’entra anche il ruolo della Chiesa?
Diciamo che adesso la figura del prete operaio non è più necessaria. Credo che all’interno dei luoghi di lavoro sia preminente la presenza di altre figure, quelle di credenti laici che possano in queste realtà fare apostolato e diffondere la parola di Cristo. Sono oggi presenze più credibili agli occhi dei colleghi. Come dicevo prima la Chiesa, i vescovi, hanno sempre guardato con sospetto l’attività di questo movimento. Adesso invece le cose sono cambiate. Con l’avvento di Papa Francesco si è aperta una nuova fase per la Chiesa e c’è sicuramente una maggiore sensibilità da parte sua a raccogliere anche suggestioni da parte di movimenti religiosi della sinistra cattolica.

2 Commenti

  1. Giuseppe ha detto:

    Personalmente ammiro moltissimo chi ha voluto vivere questa esperienza, non limitando il proprio ministero alla routine di una vita parrocchiale, ma immedesimandosi nelle realtà quotidiane delle persone comuni e condividendo, almeno in parte, il loro sudore. Mi sembra un modo concreto ed efficace per testimoniare il vangelo.

  2. GIANNI ha detto:

    Il fenomeno dei preti operai rappresenta uno di quei terreni di divisione del cattolicesimo, su cui si è evidenziata la dialettica tra destra e sinistra cattolica.
    Apertamente avverso da Pio XII, che ne temeva sopratutto l’influenza marxista, e lo vietò espressamente, venne invece riabilitato da Paolo VI, ma la vera origine del movimento fu in Francia, ad opera del cardinal Suhard.
    In Italia il movimento conobbe una particolare diffusione a Torino, anche grazie al supporto del cardinal Pellegrino.
    Oggi le mutate condizioni sociologiche ne hanno diminuito diffusione e rilevanza, ma è ancora presente in taluni ambiti.