Questi giovani preti milanesi fanno proprio paura!

 

di don Giorgio De Capitani

Specifichiamo subito che la Giornata pro o per il Seminario è nata per sostenerlo economicamente. Certo, si parla anche della necessità di pregare per i seminaristi, e di vocazione al sacerdozio. Ma è solo un contorno. Lo dice esplicitamente l’attuale Rettore del Seminario di Milano, monsignor Giuseppe Maffi: «In questa occasione tutte le comunità ambrosiane sono invitate a pregare per i giovani che hanno iniziato un cammino vocazionale di totale dedizione a Gesù e a prendersi a cuore il luogo dove si formano i futuri preti con un’offerta generosa».

Specifica Ylenia Spinelli sul Sito ChiesadiMIlano.it:  «I soldi raccolti dalle parrocchie in questa Giornata serviranno anche per finanziare i lavori di ristrutturazione dell’ala del Seminario di Venegono detta “Liceo”, che da pochi giorni ospita la comunità del Biennio teologico e che l’Arcivescovo, cardinale Angelo Scola, benedirà, in forma privata, giovedì 3 ottobre, alla presenza dei seminaristi, in attesa dell’inaugurazione ufficiale che avverrà il prossimo 6 maggio alla Festa dei fiori».

I soldi ci vogliono, e tanti, per mantenere la mastodontica struttura del Seminario di Venegono Inferiore, edificata al tempo del fascismo. La costruzione, iniziata nel 1928, cominciò a funzionare nel 1930 e venne inaugurata solennemente nel 1935. La fisionomia edilizia rispecchia quel periodo.

In questi ultimi tempi, le proposte se venderlo, affittarlo o usarlo diversamente furono diverse e anche radicali. Recentemente si è optato per la soluzione indicata. Secondo alcuni, il mantenimento del Seminario Maggiore ha sempre costituito un grosso problema finanziario che ha pesato enormemente sulle casse della Diocesi. Ne valeva la pena? Non tocca a me rispondere. Dico solo che il Seminario merita una particolare attenzione e cura: da lì escono i futuri preti! Ma…

Visto che negli ultimi anni, decenni e decenni di anni ormai, i preti che escono dal Seminario non mi sembrano incarnare il messaggio evangelico di Cristo, ma, essendo figli del loro tempo, ne subiscono tutte le peggiori influenze, mi chiedo se non sia il caso di rivedere la cosiddetta formazione seminaristica. I giovani preti – parlo in generale – sono dei borghesi nell’animo e nel corpo. Ai miei tempi, anche esagerando, ci inculcavano lo spirito diocesano. Ancora al tempo del cardinale Giovanni Colombo era forte la convinzione che un prete ambrosiano avesse come marchio l’essere diocesano, e non appartenente a nessun altro movimento. Angelo Scola ne sa qualcosa! Non venivano ammessi preti dichiaratamente ciellini! Su questo anch’io sono tradizionalista, e rivendico lo spirito fortemente diocesano. Non sopporto che ci siano preti diocesani appartenenti a qualche Movimento ecclesiale. Questo significherebbe un tradimento, un venir meno allo spirito diocesano. Ne pagherebbero le conseguenze anzitutto le comunità parrocchiali e pastorali.

Conosco giovani preti ciellini (ce ne sono, purtroppo!), che non sanno che cosa significhi condurre una parrocchia secondo lo spirito evangelico, ma la conducono secondo lo spirito di don Giussani, imponendo una visuale di fede, e perciò di pastorale, chiusa all’Umanità. Questi giovani preti sono spaventosamente ottusi!

Il cardinale Scola mi sta leggendo? Faccia un serio esame di coscienza!

Certamente, lui finge di non sapere che la diocesi di Milano sta perdendo sempre più la via del Vangelo radicale. Si sta ghettizzando! Il suo messaggio in occasione della Giornate per il Seminario è la prova, anche se il suo linguaggio fortemente ciellino ed ermetico, vorrebbe nasconderlo.

Posso darti un consiglio, Scola? Il cardinale Carlo Maria Martini, che sapeva di non riuscire sempre a scrivere arrivando al cuore e alla testa della gente (è importante il linguaggio, soprattutto oggi!), mi ha più volte chiesto di aiutarlo anche in questo. Mi ha fatto riscrivere un piano pastorale, Partenza da Emmaus, che è stato quasi un fiasco, e l’ha ripubblicato a puntate sul Segno, prendendo quasi interamente la mia riscrittura, titolando “Ripartire da Emmaus”. 

Se tu sai che il tuo linguaggio è ostico, fatti aiutare! Casomai approfitterei per ritoccare anche qualche tua idea sulla società e sulla chiesa di oggi, dopo naturalmente aver discusso a lungo. Non faccio mai niente per niente. Un compenso lo voglio: riuscire magari ad aprire la testa di qualcuno!

NOTABENE.
La locandina con la Croce mi sta anche bene. I futuri preti devono già capire quale sarà la loro croce. Ma che la croce sia stata scelta per ricordare, come dice il Rettore del Seminario, «i 1700 anni dall’Editto di Milano, più conosciuto come Editto di Costantino», beh questo non mi va proprio giù. Che cosa ha rappresentato la croce per Costantino? Forse il simbolo dell’amore di Cristo che è morto per salvarci? Non so se sia vero, ma io ci credo, l’imperatore ha fatto mettere la croce sulle insegne militari, che servivano a trafiggere i nemici. Il cardinale Scola dov’è in questo istante? In Serbia, dove è andato come “inviato” dal Papa, per commemorare l’Editto di Milano. Sentite che cosa ha detto: «È giusto celebrare l’inizio della libertà religiosa a Nis (in latino Naissus, dove Costantino nacque il 27 febbraio 274)». Si tratta di una «occasione speciale per guardare al futuro e assumere la nostra responsabilità per la costruzione di una società dal volto umano, nella quale ognuno indipendentemente dalla propria fede religiosa possa collaborare alla realizzazione di una nuova umanità». Non commento!

Dal sito Chiesa di Milano.it

22 settembre

Entrano in Seminario 27 giovani ambrosiani

La Diocesi celebra la Giornata col messaggio dell’Arcivescovo. Un invito alla preghiera e a prendersi a cuore il luogo dove si formano i futuri preti con un’offerta generosa. La soddisfazione del Rettore

di Ylenia SPINELLI

15.09.2013

Tra le ricorrenze più significative per la nostra Diocesi, capaci di portare grande speranza per il futuro della Chiesa, c’è sicuramente la Giornata per il Seminario, domenica 22 settembre.
«In questa occasione tutte le comunità ambrosiane sono invitate a pregare per i giovani che hanno iniziato un cammino vocazionale di totale dedizione a Gesù – sottolinea monsignor Giuseppe Maffi, rettore del Seminario di Milano – e a prendersi a cuore il luogo dove si formano i futuri preti con un’offerta generosa». I soldi raccolti dalle parrocchie in questa Giornata serviranno anche per finanziare i lavori di ristrutturazione dell’ala del Seminario di Venegono detta “Liceo”, che da pochi giorni ospita la comunità del Biennio teologico e che l’Arcivescovo, cardinale Angelo Scola, benedirà, in forma privata, giovedì 3 ottobre, alla presenza dei seminaristi, in attesa dell’inaugurazione ufficiale che avverrà il prossimo 6 maggio alla Festa dei fiori.
Il motto di quest’anno, “Non sarà abbandonato chi crede nel Signore”, invita ad affidarsi quotidianamente a Gesù. «Abbiamo voluto richiamare l’Anno della fede che termina il 24 novembre – spiega il Rettore – e, nell’immagine del manifesto, ricordare i 1700 anni dall’Editto di Milano, più conosciuto come Editto di Costantino, inserendo il simbolo della nostra fede, ovvero la Santa Croce. Infatti, la possibilità che la chiamata del Signore possa trovare una risposta positiva, parte sempre da una vita di fede».
Anche l’Arcivescovo, nel messaggio inviato alla Diocesi in occasione della Giornata per il Seminario, scrive che «la fede cristiana, sorta nell’incontro tra Cristo e i primi discepoli oltre duemila anni fa e trasmessa nel corso dei secoli da una catena ininterrotta di testimoni, è un’esperienza viva e presente che raggiunge anche l’uomo contemporaneo». Allora come oggi ciascuna vocazione ha origine nell’incontro personale con il Signore, «dunque – prosegue il Cardinale – alla radice di ogni scelta non c’è mai un personale tentativo di compimento, bensì una sorgiva e affascinante chiamata di Dio Padre».
Chiamata a cui quest’anno hanno risposto positivamente 27 nuovi giovani, che hanno deciso di entrare in Seminario, portando così la comunità del Biennio a 65 seminaristi che si aggiungono agli 89 del Quadriennio. «Benché non ci si debba fermare alla matematica, sono numeri che fanno ben sperare – commenta monsignor Maffi – e che indicano che c’è davvero un’aria nuova nella Chiesa». Ed è proprio a tutti quei ragazzi che desiderano donare la propria vita a Dio come sacerdoti che il Cardinale si rivolge nell’ultima parte del suo messaggio, quando assicura: «Vi accompagno con la mia preghiera, cari amici, e vi rinnovo un accorato invito a prendere sul serio questo segno della grazia». Il ringraziamento di Scola va poi alle tante persone «che già si adoperano in molti modi, soprattutto attraverso incontri di preghiera e raccolte di offerte per sovvenire alle necessità del Seminario». Le celebrazioni di domenica 22 settembre potranno essere un’ulteriore occasione.
Il volantino con il discorso dell’Arcivescovo, il manifesto della Giornata e diverse immaginette con le preghiere per il Seminario e per i sacerdoti sono disponibili presso l’ufficio del Segretariato per il Seminario, in Piazza Fontana 2 a Milano (tel. 02.8556278).

MESSAGGIO DELL’ARCIVESCOVO
NELLA GIORNATA PER IL SEMINARIO 2013

Carissimi fedeli,
viviamo la tradizionale Giornata per il Seminario mossi innanzitutto dalla gratitudine per i numerosi doni che lo Spirito ha elargito alla sua Chiesa in quest’Anno della fede: mi riferisco in particolare al gesto coraggioso, umile e illuminato di Benedetto XVI, al dono di Papa Francesco e all’intensa affezione alla persona di Gesù che ci sta comunicando. Questi due testimoni ci offrono  una preziosa chiave di lettura per l’odierna Giornata e per meglio comprendere la natura della vocazione cristiana. Tali avvenimenti mostrano oggettivamente che la fede cristiana, sorta nell’incontro tra Cristo e i primi discepoli oltre duemila anni fa e trasmessa nel corso dei secoli da una catena ininterrotta di testimoni, è un’esperienza viva e presente che raggiunge anche l’uomo  contemporaneo.
Allora come oggi ciascuna vocazione, in quanto tale, ha origine nell’incontro personale con il Signore Risorto nella Chiesa che attrae a sé secondo il Suo misterioso disegno. Dunque alla radice di ogni scelta non c’è mai un personale tentativo di compimento, bensì una sorgiva e affascinante chiamata di Dio Padre, come ci ricorda anche san Giovanni: «Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi» (1Gv 4,10). Cristo sceglie alcuni uomini e li chiama a Sé perché, attraverso il dono dello Spirito, dedichino la propria esistenza al servizio della Chiesa in modo speciale, totale e definitivo, per rendergli testimonianza davanti al mondo attraverso l’annuncio del Vangelo, la celebrazione dei sacramenti e la cura della comunità.
A voi tutti, che vivete nelle comunità cristiane delle parrocchie, associazioni, movimenti e aggregazioni di fedeli della nostra diocesi, rivolgo l’invito a continuare a sostenere con generosità il nostro Seminario, ormai riunito nell’unica sede di Venegono Inferiore. Ringrazio le tante persone che già si adoperano in molti modi, soprattutto attraverso incontri di preghiera e raccolte di offerte per sovvenire alle necessità, e tutti esorto: preghiamo sempre il Padrone del campo perché non cessi mai di chiamare a sé nuovi operai per la sua copiosa messe e perché lo Spirito apra il cuore di coloro che sono chiamati e sostenga il loro sì.
Specialmente a voi seminaristi, sacerdoti ed educatori del Seminario, voglio ricordare che la vocazione nasce sempre nel grembo della comunità ecclesiale ed è destinata al suo servizio. Cresciamo quindi nella familiarità con Cristo, l’unico capace di corrispondere alle strutturali esigenze del cuore dell’uomo, perché la nostra umanità si lasci plasmare e progressivamente si conformi a Cristo Gesù, l’unico che svela l’uomo all’uomo. Immersi in una società come quella attuale, segnata dalla frammentazione, dove spesso regna l’antitesi tra «io» e «noi», tra «privato» e «pubblico», tra «libertà» e «appartenenza», la nostra vita è chiamata ad essere segno esistenzialmente eloquente che, seguendo Gesù nella Chiesa, compito e compimento coincidono!
Prima di concludere questa mia lettera, mi preme richiamare alla mente di ciascun fedele ambrosiano quanto Papa Benedetto XVI disse ai vescovi lombardi, in occasione della visita Ad limina del febbraio scorso: «La Lombardia deve essere il cuore credente dell’Europa». Questo invito, così radicale e gravido di responsabilità per la nostra Chiesa, sproni ciascuno di noi a vivere con serietà la propria esperienza di fede, fondata nella comunione ecclesiale e spalancata al mondo. Un cuore, infatti, non lavora per se stesso ma è chiamato a far circolare il sangue in tutto l’organismo. L’«entusiasmo milanese», che ha colpito anche Papa Francesco durante l’udienza a cui abbiamo partecipato durante il nostro recente Pellegrinaggio diocesano, è un dono per tutta la Chiesa. Così dunque le nostre comunità ecclesiali, nella pluriformità dell’unica Chiesa di Cristo, vivano questo orizzonte di riferimento, consapevoli che non ci sono bastioni da difendere, ma vie da percorrere per andare incontro all’umano.
Infine, anche in questa circostanza, non voglio rinunciare a rivolgermi ai tanti ragazzi che, spesso sollecitati dalla testimonianza di qualche sacerdote, hanno sorpreso in se stessi una speciale inclinazione a voler donare la propria vita a Dio come sacerdoti. Vi accompagno con la mia preghiera, cari amici, e vi rinnovo un accorato invito a prendere sul serio questo segno della grazia. Accogliete fino in fondo il desiderio che il Signore vi ha messo nel cuore e, attraverso un sincero confronto con qualche persona matura nella fede, camminate nella sequela di Gesù, chiedendo di poter conoscere ed abbracciare la Sua volontà.
Buon cammino!
+ Angelo card. Scola
Arcivescovo

5 Commenti

  1. Luigi Bregaglio ha detto:

    Pensare che avrei voluto fare il prete per avere un piatto di minestra e contare su quattro palle inutili pura aria fritta a quattro vecchiette bigotte che non hanno mai capito un cazzo. Volevo assicurami un appertamento riscaldato la perpetua per i mestieri domestici, tale e quale a don abbondio non avendo ne denti e nemmono zanne non essendo di indole ribelle e coraggioso ancora meno, Don Giorgio politicamente ti condividi,le mie idee incontrano le tue tranne sui punti come per dire è giusto abolire il celibato dei preti ma un uomo non sarà mai una donna e viceversa nessuno si vuole più sposare gli omosessuali e le lesbiche vogliono addirittura adottare i bambini ma io so che in Italia ci sono assistenti sociali ferocie barbari basta vedere quel bambino strappato da scuola addirttura dalla forza pubblica dopo un litigio tra genitori una causa di divorzio veramente rovinosa poi lo shock al bambino ci hanno pensato i soliti psicologi del cazzo le solite psicologhe puttane con le unghie laccate o con le estensioni io ho fatto ventanni di psicoterapia da un imbecile che mi ha detto per risolvere problemi tipici freudiani del cazzo di antica pornografia ebraica di andare a praticare meretricio o prostituzione e di pagare una donna la cosa più squallida e fredda senza senso del mondo. Quell’imbecille di mio zio noventenne in tabaccheria è arrivato a dire che nella casa chiusa o di tolleranza di pescarenico c’era l’ingresso per i preti.Tornando a bomba ma tu che sei una persona davvero in gamba perchè hai buttato via la tua vita al servizio di persone indegne l’unico a salvarsi è il Cardinale Carlo Maria Martini un aristocratico ppiemontese. Ormai la scelta vocazionale è una scelta di non vita non ha senso e questo te lo dico con tutta la simpatia e la stima di anni che ti seguo con entusiasmo. la chiesa ormai è una battaglia persa nel consiglio pastorale della parrocchia dove risiedo unità pastorale come cazzo si chiama sono partite lettere di minacce e di calunnie e di insulti ad un parroco che è scappato disperato ma se io credo che me ne frega a me del parroco delle beghe del consiglio pastorale poi una scema è arrivata a dire non arriveranno “quelli” in paradiso prima di noi a prendersi i posti migliori ma chi ti dice che tu e i tuoi accoliti figli di puttana del cazzo andate in paradiso se insultate persino un povero prete. La gente è troppo ignorante non cambierà mai hanno votato la lega e sono andati in africa con il missionario invasato ed hanno votato il nano stupratore truffatore mafioso e massone e gli xenofobi genocidi bastardi razzisti nazisti e vanno a fare la comunione poi è scoppiato lo scandalo planetario della pedofilia sem apost a me è passata la voglia della perpetua e della minestrina spirituale.

  2. giuseppe casiraghi ha detto:

    E’ vero; in seminario Cardinal Colombo aveva fissato il numero chiuso per gli aderenti a CL e ai nascenti Movimenti cattolici, come Focolarini ecc., però teneva le porte spalancate agli associati dell’Azione Cattolica e della Fuci. Nessuno ha mai capito perché i primi non avessero il diritto di sopravvivere, e gli altri fossero specie protetta: come se anche il carisma dell’Azione Cattolica non lasciasse (giustamente!) un’impronta particolare. Permetta un consiglio: dal momento che in questo post si sostiene che i preti dei Movimenti non seguono lo spirito evangelico, vuol dire che sono sacerdoti eretici: é quindi suo preciso dovere scrivere al Papa e invocare la scpmunica sui Movimenti ecclesiali, e anche -per analogia – sull’Azione Cattolica. Però la vedo un po’ dura: primo, perché non credo proprio che sia nelle intenzioni del Papa, e in secondo luogo perché, mancando questi due serbatoi di vocazioni, la popolazione dei seminari calerebbe ulteriormente.

    • Don Giorgio ha detto:

      C’è una bella differenza tra l’Azione Cattolica e i Movimenti ecclesiali. L’Azione Cattolica è nata è servire la Diocesi, i Movimenti ecclesiali per servire il loro Fondatore. Certo, possiamo dire tante cose e avere tante riserve anche sull’Azione Cattolica, ma l’Azione Cattoilica, ripeto, era al servizio del proprio vescovo locale. Così non fanno i Movimenti ecclesiali che sono un mondo a sé, per lo più un ghetto.

      • Michele ha detto:

        Volevo complimentarmi con Don Giorgio per la chiarezza e la sintesi con cui ha spiegato la differenza tra l’AC ed i movimenti: purtroppo non mi sembra che tutti i preti la conoscano, anzi. Confermo che l’AC è ancora al servizio del vescovo locale, chiunque egli sia.

  3. GIANNI ha detto:

    Seminari, luoghi a me cari, per i ricordi di di avervi suonato diversi organi, più o meno grandi, ma nei quali talora avvengono anche fatti preternaturali.
    Mi ricordo di una targa ricordo del seminario di Bordighera.
    Richiamava la permanenza per un certo periodo di don Bosco, il quale diede vita a manifestazioni sicuramente soprannaturali, come, a quanto pare, anche l’ubiquità.
    Quindi il seminario, talora non solo come luogo di insegnamento, ma anche testimonianza viva del soprannaturale e custode di certa cultura e memoria storica.
    Basti pensare alle biblioteche spesso in essi contenute……
    Quanto al messaggio di Scola, sinceramente in questa occasione non ci colgo nulla di ermetico.
    Costantino: si, famoso l’eposodio del “in hoc signo vinces…”.
    QUindi, peraltro se ci crediamo, come si concilia questo con la visione di un Dio misericordioso?
    Ebbene no, traspare la figura di un Dio guerriero….