Mai avrei pensato che, tornando in Brianza, avrei trovato ancora delle “bestie”…

Mai avrei pensato che,

tornando in Brianza,

avrei trovato ancora delle “bestie”…

A scanso di equivoci, ovvero per evitare fraintendimenti, premetto subito che non c’entra di per sé il caso del Sindaco di Santa Maria Hoè (Lc), se non per riflesso, nel senso che, rispondendo al solito del posto, definendolo “qualunquista”, che, di fronte a un comportamento scorretto di un sindaco preferisce stare nel mezzo accusando anche l’altro sindaco (solitamente riducendo il problema di fondo a una questione di bel o di brutto carattere), facendo i soliti discorsi “equilibristi”, come un codardo coniglio (povero coniglio!) che non prende mai una netta posizione per la verità e per la giustizia (càpita anche quando si dice: “tutti i politici sono corrotti”, dimenticando che corrotti allora sarebbero anche tutti quei cittadini che li votano e li sostengono!), mi ha gratuitamente “offeso”, definendomi «uno che crede in una “balla” che dura duemila anni», come per dire: “Taci, tu che credi in una fandonia! Non sei credibile”.
Ero tentato (e in effetti avevo steso nella successiva notte insonne qualche pagina, per dire almeno qualcosa delle mie esperienze pastorali, che hanno abbracciato diverse zone della grande Diocesi milanese, dalla montagna lecchese alla campagna cambiaghese poi alla “rossa” città sestese, poi alla bassa milanese e infine alla collina brianzola), ripeto, ero tentato di dire almeno qualcosa delle mie passate esperienze pastorali, solo per far capire che, uscendo dal mio carissimo paesello di origine (allargando, diciamo Rovagnate e Perego), ero all’età della prima media, per entrare in seminario, avevo compiuto quel primo passo che mi avrebbe man mano portato ad allargare le mie visuali o i miei orizzonti anche culturali.
Per inciso. Risuona spesso in me la domanda: chi sarei oggi se non fossi diventato prete? Forse uno della massa analfabeta di bifolchi brianzoli, che dopo anni e anni di progresso sono rimasti ancora al rango delle “bestie”.
Sì, sono uscito “provvidenzialmente” da una cerchia di ristrettezze mentali, per arricchire la mia realtà interiore, e lo dico non tanto dal punto di vista della fede, che impegnerebbe un altro discorso, lungo e complesso (si può credere e restare con la testa fasciata: pensiamo ai fondamentalisti cattolici o islamici!), ma dal punto di vista della mia libertà interiore, come di chi, essendo interiormente sgombro di ogni pregiudizio, frutto anche di ignoranza bovara, vive e testimonia da spirito libero. E lo spirito, proprio perché libero, troverà sempre delle difficoltà di accoglienza non solo nell’ambito ecclesiastico, ma anche nell’ambito sociale, ovvero di quella società che è quel “grosso animale” (lo ha detto Platone), ovvero una struttura pesante che vincola il pensiero che si fa coscienza.
E allora ci si arrabbia quando si ha a che fare con delle “bestie”, che rimangono sempre “bestie”, nonostante non tanto il progresso tecnologico, che anzi contribuisce ad abbassare l’intelletto umano, accumulando bestie sopra bestie, quanto quel progresso che chiamerei piuttosto umano, o ancor meglio culturale, frutto del Genio divino che sveglia la coscienza di ogni essere umano.
Non solo qui da noi, in questi chiusi paesi brianzoli, dove la gente ama agire da individui codardi, per stare in equilibro senza dare ragione alla verità dei fatti, ma dappertutto la massa è un bestione, che si liscia i peli, senza accorgersi che dentro c’è un vuoto pauroso.
Aveva ragione Carlo Maria Martini, rispondendo anche a quella “bestia” brianzola che ritiene una “balla” il Cristianesimo, fondato su un “ballista” che si chiama Gesù Cristo (forse confondendo la religione o chiesa cattolica con il Cristianesimo, ma è difficile fare distinzioni mentali con coloro a cui dell’intelletto è rimasto neppure un minimo granello), quando (il cardinale) diceva che il mondo andrebbe diviso tra “pensanti” e “non pensanti”, ed è qui il punto.
Il mondo, dunque, non va diviso tra credenti e non credenti, tra cristiani e atei o agnostici, ma tra quanti usano l’intelletto e quanti non lo usano.
Aristotele riteneva giustamente che la radicale differenza tra il mondo umano e il mondo animale è la presenza o non presenza dell’intelletto: l’animale (anche se il nome richiama l’anima, ma da intendere come?) non pensa, l’uomo ha la capacità di pensare.
Se l’uomo non pensa, cosa diventa? Una bestia!
E allora possiamo dire che la distinzione di Martini andrebbe letta così: il mondo andrebbe diviso tra pensanti e bestie.
Ci si chiede se i pensanti siano più o meno numerosi delle “bestie” (i non pensanti), ma qualche dubbio l’avrei che i non pensanti, ovvero “bestie”, aumentino anche tra i nostri piccoli paesi, caparbiamente ottusamente rimasti nelle mani di un analfabetismo duro a morire, frutto anche di un becero campanilismo, favorito da un populismo pancesco che si alimenta con il consenso di una massa di coglioni che agiscono da vigliacchi, sempre pronti o a dare ragione ai più forti, che possiamo anche etichettare come mafiosi, che fanno comodo un po’ a tutti, o a stare nel solito mezzo, per salvarsi faccia e culo.
Mi rincresce dirlo: in questi piccoli paesi brianzoli (abito qui, e non guardo altrove per consolarmi!), c’è ancora un’enorme ignoranza, che si chiama incapacità di pensare da spirito libero, e allora non dovrei scandalizzarmi di incontrare “bestie”, sempre pronte a usare il culo per defecare anche sui Valori più assoluti.
Lo sappiamo: i conigli sono molto prolifici, e certe volte mi sembra che questi paesi siano delle conigliere, che partoriscono bestialità a non finire.
Sì, le offese gratuite mi fanno male, malissimo, anche perché in fondo, nonostante tutto, mi è rimasta un po’ di ingenuità, e penso che la gente usi un po’ di cervello, e poi càpita che le “bestie” le incontri su facebook oppure nelle sagre paesane, che fanno comodo che siano gestite anche da preti che continuano a credere nella più “grossa balla”, per di più millenaria, della storia umana.
Il mio attuale problema è quello di Carlo Maria Martini: non mandare per forza in chiesa le masse dei credenti, ma come aprire la testa alle “bestie”. C’è anche il rischio di accontentarsi di addomesticare le “bestie”, quando il vero problema è di trasformare le “bestie” in esseri umani, sempre più pensanti.
E qui l’onnipotenza divina è messa alla prova tutti i giorni.

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