Caro P. Bernardo…

mauridong
di don Giorgio De Capitani
Caro Padre Bernardo, ho letto sul “Giornale di Merate” di martedì 16 dicembre scorso, la tua lettera-sfogo per quanto è successo ultimamente a Perego, che ha votato per il sì alla fusione con Rovagnate. 
Ognuno è libero di esprimere le proprie opinioni, ma vorrei farti qualche domanda, evidenziando anche alcuni passaggi che, secondo me, non corrispondono alla verità dei fatti.
Anzitutto, una domanda: perché non hai espresso prima, durante la campagna referendaria, il tuo parere? Perché sei stato zitto? Da parte mia, invece, c’è stata una netta presa di posizione: ho esposto apertamente le mie idee, i miei convincimenti per il sì alla fusione, spiegandone le ragioni, in lungo e in largo, anche con video, articoli ecc.
Hai deciso di non esporti, di non interferire? Benissimo, poteva essere una tua scelta, da rispettare. Non hai aperto bocca, ed ora come ti permetti di dare del “criminale” a tutti coloro che hanno scelto per la fusione? Hai taciuto prima, dovevi tacere anche dopo!
Nel tuo lungo elenco storico civile e religioso del paese, che cosa volevi dimostrare? Che anche Perego ha avuto una sua storia “illustre”? E con questo? Come puoi temere che oggi, con la fusione, quella storia venga di colpo cancellata? Che concetto hai di fusione? Lasciamo da parte la parola “fusione” che è brutta ed equivoca (l’ho più volte ripetuto), ma, mettendo insieme dal punto di vista amministrativo i due paesi, come puoi pensare che automaticamente si distrugga un patrimonio del passato e si annulli l’identità dei singoli paesi, con le loro tradizioni e le loro feste? Il nome scelto “La Valletta Brianza” anche a me non piace, ma non facciamone un dramma, anche se avrei preferito che rimanessero visibili i due nomi: Perego e Rovagnate.
Tornando al lungo elenco storico del passato “illustre” di Perego, vorrei fare qualche annotazione. Anzitutto, non citi don Giovanni Premoli che, con tutti i difetti che poteva avere, è stata una figura a modo suo “carismatica”, che non si può dimenticare: l’ultimo parroco di Perego che ha lasciato “un’impronta”, se non altro per il suo grande magari eccessivo zelo. E poi, quando parli di sindaci, citi il professore Giuseppe Crippa (di Lissolo-Como), dimenticando che costui ha contribuito a distruggere bellezze tipiche di Perego, per il suo ardore di portare un po’ di progresso, asfaltando strade e distruggendo angoli caratteristici. Non è stato l’unico, comunque. Inoltre, citi il maestro Giorgio (Dall’Angelo), che, secondo quanto è stato ripetuto in questi giorni, era uno che “sognava” la fusione.
C’è di più. La cosa più scorretta che hai scritto è quando accusi l’attuale (ancora per qualche tempo) sindaco di Perego, Paola Panzeri, di non essere di Perego. Forse non sai che invece risiede nel comune di Perego. Questo dimostra che non conosci la realtà territoriale dei due Comuni, tanto confusa che non riesci a distinguere ciò che è di Perego da ciò che è di Rovagnate, ed è questa realtà caotica di interconnessione territoriale una tra le tante ragioni per cui si doveva fare la fusione.
E poi, come puoi dire che, anche se Paola Panzeri fosse di Rovagnate, il referendum non sarebbe valido, adducendo anche il pretesto che “la maggior parte di Perego non ha votato”? Hai scritto una corbelleria! Se quelli di Perego avessero votato per il no, alle stesse condizioni (sindachessa Paola Panzeri e con la stessa percentuale di votanti), avresti contestato?
Ma il vero problema è un altro. Non credo che tu sia tanto cieco da non vedere in quale “reale” situazione, non solo amministrativa, si trovi il carissimo paese di Perego. Da anni oramai è in forte declino. Non è più quello di quando eravamo ragazzi. Le cause sono tante e diverse, da trovare anzitutto in un avvicendarsi di amministrazioni, incapaci di arrivare al termine “naturale” del loro mandato. Perego si è fatto del male già da solo. La fusione non potrebbe essere una via d’uscita dal vicolo cieco? Lo so che non ci sarà subito il miracolo. Tutto ora dipende dall’amministrazione del nuovo Comune d’insieme.
Ma come si poteva ancora assistere ad una agonia? Andiamo al di là delle identità, fatte solo di tradizioni, di feste e di mangiate. Guarda caso: c’è già la Comunità pastorale, e la Parrocchia di Perego ne fa parte, ma non credo che le feste religiose siano diminuite, anzi a me sembra che siano aumentate. Perego è sempre in festa! 
Da ultimo. Io risiedo attualmente a Cereda, frazione di Perego. Tu, caro P. Bernardo, non l’hai nemmeno nominata. Ma anche Cereda ha una sua storia, meritevole di essere considerata. E poi chissà perché nessuno di Perego si è opposto quando la chiesetta-gioiello dedicata a San Rocco è stata ceduta alla parrocchia di Monte. La tanto cantata identità del paese di Perego è solo una bandiera, che fa comodo esporre quando si tratta di difendersi dal temuto pesce grosso che ingoia il pesce piccolo. Sai, i pesci grossi solitamente si nutrono di pesci piccoli un po’ sostanziosi. Non ti sei mai chiesto che vantaggio poteva avere Rovagnate nel chiedere la fusione? Se vuoi, in un’altra sede, potrei esporti le vere ragioni per cui ho lottato perché si arrivasse alla fusione. Ragioni che vanno ben al di là di questioni strettamente economiche o di sopravvivenza dei piccoli Comuni. 

1 Commento

  1. GIANNI ha detto:

    Con la cosiddetta fusione, termine effettivamente improprio, in quanto meglio sarebbe stato parlare di mera fusione amministrativa, non era in gioco il passato, la memoria storica di luoghi, fatti, e persone, ma il futuro.
    Altrimenti, basterebbe cambiare anche solo nome a qualcosa e, d’un tratto, il passato scomparirebbe.
    Peraltro eventi e personaggi, più o meno famosi, vengono ricordati in quanto tali, a prescindere dalla toponomastica, anche in relazione a luoghi ora non più esistenti o di diversa denominazione.
    Il futuro, invece, era a serio rischio, non fosse che per un rischio di commissariamento che incombeva.
    E poi, perchè dobbiamo sempre guardare al passato?
    Non è con il passato che andremo avanti, ma con la progettualità futura di centri che, se troppo piccoli, non riescono ad andare oltre l’asfittica sfera del quotidiano, del giorno per giorno, cercando di resistere economicamente e magari anche culturalmente.
    Ma, come già dissi, sinceramente non riuscirei a vivere l’esistenza di un paese nel quale, se uno esce di casa, non gli resta che l’alternativa tra giro in paese, quattro chiacchiere al bar, magari festa di salamelle e poi….il nulla.
    Possibile che taluni non si rendano contro che anche piccoli centri possono ospitare qualcuno che ha voglia di innalzarsi oltre la mediocrità del vivere quotidiano?