Omelie 2021 di don Giorgio: QUINTA DI QUARESIMA

21 marzo 2021: QUINTA DI QUARESIMA
Dt 6,4a.20-25; Ef 5,15-20; Gv 11,1-53
Il senso dell’Incarnazione del Figlio di Dio
Il miracolo con cui Gesù restituisce a Lazzaro la sua esistenza fisica, perché solo di questa si tratta (la morte fisica, apparente o no che fosse nel caso di Lazzaro, non aveva tolto la realtà spirituale, essendo lo spirito immortale), ha un significato simbolico non tanto semplice da spiegare e da intuire nell’intento di Cristo.
Diciamo subito che Cristo non operava miracoli così, tanto per soddisfare le esigenze carnali della gente, amici o folla che fossero. Ed è qui il punto. Quel era l’intento di Cristo?
Giovanni, più degli altri tre evangelisti, ha cercato di cogliere in profondità il pensiero di Cristo. Sì, si tratta di pensiero, perché Cristo, in quanto Figlio di Dio, è il Logos, ovvero il Pensiero del Padre.
Sarebbe ora di rivedere radicalmente il nostro modo di accostarci al Vangelo, come se il Figlio di Dio si fosse incarnato per rincontrare l’uomo nella sua carnalità, per farsi solidale con la nostra umanità. Ma che significa farsi solidale con la nostra umanità? Forse che il Figlio di Dio è sceso sulla terra per toglierci o attutirci qualche dolore, per stare accanto a noi?
Questo modo di vedere l’incarnazione del Figlio di Dio è molto riduttivo. Ogni intento dell’agire di Cristo è in vista della divinizzazione dell’essere umano o, meglio, è in vista della liberazione dell’essere umano dalla sua alienazione in quanto essere interiore. In altre parole: Gesù è venuto per dirci che siamo figli di Dio e che come tali dobbiamo essere e vivere. E ce lo ha detto con le parabole, con i suoi discorsi e con i suoi miracoli. .
Dunque, anche i miracoli di Gesù vanno letti al di là di gesti diciamo carnali: le guarigioni fisiche non erano a se stanti, erano “segni” che indicavano il Mistero divino. Così sono stati intesi, riletti e rimeditati dalla comunità di Giovanni, e Giovanni, quando ha messo per iscritto il Vangelo, non si è limitato a fare pura cronaca dei detti e dei fatti di Gesù. In altre parole, Giovanni ci ha lasciato un Vangelo che è alta teologia o,meglio, ci ha lasciato un Vangelo del tutto Mistico.
Qual è il senso del miracolo della risurrezione di Lazzaro?
E allora, per quanto riguarda il miracolo del Vangelo di oggi, che senso potrebbe avere restituire la vita fisica a Lazzaro, sapendo che, dopo qualche anno, di nuovo Lazzaro sarebbe morto? Ci poniamo seriamente questa domanda?
E basta dire che la risurrezione di Lazzaro andrebbe letta in senso simbolico o, meglio, come prefigurazione della stessa risurrezione di Cristo? Forse non ci rendiamo conto che la risurrezione di Cristo è una realtà del tutto singolare, diciamo unica, per cui il Cristo risorto non ha più nulla a che fare con il Gesù di Nazaret.
Lazzaro, a cui Gesù ha restituito l’esistenza fisica, è tornato ad assumere il corpo di prima. Nulla di più!
Ma il Cristo risorto è la Novità assoluta, ovvero sciolta da ogni carnalità precedente. Il Cristo risorto o Cristo della fede o Cristo mistico (tre espressioni che dicono la stessa cosa) è radicalmente diverso dal Cristo storico, ovvero dal Gesù di Nazaret.
E allora, ecco la domanda: l’evangelista Giovanni come ha inteso la risurrezione di Lazzaro?
Si è forse limitato a narrarci un episodio che ha, in un certo senso, dello spettacolare tanto da suscitare ancora oggi, mentre lo leggiamo, forti emozioni, soprattutto quando risentiamo quel forte grido di Gesù: “Lazzaro, vieni fuori!”? Tutto, o quasi tutto, in senso psichico, perciò carnale.
Possiamo dire che il cuore del racconto di Giovanni è in tre parole, che avrebbero dovuto da millenni sconvolgere la fede della Chiesa nel Mistero di Dio.
Ecco allora le tre parole: sono, risurrezione, vita. Ovvero, “Io sono la risurrezione e la vita”, con cui Gesù, rivolgendosi a Marta, sorella di Maria e di Lazzaro, dà di se stesso la più straordinaria rivelazione.
“Io sono”. Gesù mette subito in chiaro, e dice: “Io sono”, ovvero “Io sono l’Essere”, ovvero “Io sono Essenzialità divina”.
Gesù non dice: “Io ho…”, che è la formula classica del potere umano. Gesù invece dice: “Io sono”. Sta qui la differenza abissale tra Dio essere e la carnalità umana. Pur incarnatosi, ovvero fattosi carne, il Figlio di Dio è e resterà. “Io sono”.
È in questo “Io sono” che è presente la Risurrezione. Dunque, Gesù può dire: “Io sono la risurrezione”. La Risurrezione sta nell’essere. Ogni essere in quanto tale è Risurrezione, ovvero è Eternità.
L’essere umano è potenzialmente Risurrezione. Dico “potenzialmente”, perché in quanto essere umano è possibile di Risurrezione, anche se, proprio perché umano, non è già Risurrezione. In quanto corpo, psiche e spirito, noi tratteniamo la Risurrezione. La tratteniamo, perché la nostra carnalità, anche in quanto psiche, non permette o può ostacolare l’energia divina dello spirito, “scintilla divina”.
La Risurrezione richiama subito la Luce. La Risurrezione è Luce. La Luce richiama il Cristo risorto. Addirittura l’evangelista Giovanni vede la Croce in un alone di luce: la Croce è segno di Risurrezione.
E allora dire Risurrezione e dire Luce è la stessa cosa. La Luce richiama le origini del Creato, quando dalla Luce è nato l’universo, ovvero la vita. Dunque, “Io sono la risurrezione e la vita. La Risurrezione è Luce ed è Vita. La Luce è Vita.
Naturalmente quando si parla di vita, non si intende quella fisica, ma quella realtà che è di natura spirituale. Solo lo Spirito è Vita, perché lo Spirito non ha carne che si consuma nel tempo. Il tempo consuma la carne, ma non può consumare lo spirito.
Anche qui un po’ di chiarezza.
Noi diciamo che soffriamo nello spirito, ma lo spirito non può soffrire, proprio perché è spirito: è solo la carne che soffre, soprattutto la psiche soffre, e se soffriamo è perché la carne e la psiche prevalgono sullo spirito.
Lo spirito è già Risurrezione. Più diamo spazio allo spirito dentro di noi, più diamo spazio alla Luce e alla Vita.
“Io sono la risurrezione e la vita”, ha detto Gesù a Marta, forse sconvolgendola nella sua idea di Dio. Anche noi possiamo dire: ”Io sono la risurrezione e la vita”, sconvolgendo l’idea di Dio che si è fatta la religione. Perché non elevarci al di sopra di orizzonti chiusi, per goderci misticamente ciò che in realtà siamo?

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