
di don Giorgio De Capitani
Anch’io, come penso la maggior parte dei cittadini de La Valletta Brianza, sono rimasto scioccato, quando ho letto la notizia.
Anch’io mi sto chiedendo: che cosa in realtà è successo?
Qualche giorno prima di Natale! Un bel regalo a certi pereghini leghisti!
Gli amministratori comunali non erano stati informati? Ed ora che lo sono, che cosa faranno?
Scaricare tutte le responsabilità sulla Cooperativa I Girasoli mi sembra anche comodo. In realtà, dopo l’Assemblea pubblica del 30 settembre scorso che cosa è stato fatto di concreto da parte sia del Comune che della Parrocchia? C’è stato qualche interessamento?
Si sono spese, come al solito, belle parole, e… poi?
Ecco, improvvisamente, questi profughi vengono spostati altrove. Come non sentirci traditi?
Giorni di Natale. Ci siamo immersi, come al solito, nelle mille pseudo-luci di un Natale privo di quel Cristo che non è venuto per farsi coccolare dai “suoi”. Come sappiamo, ma forse non del tutto, proprio “i suoi” lo hanno tradito. E lo faranno fino ai nostri giorni.
Smettiamola di fare poesia, di farci incantare dai canti natalizi, di perderci dietro alle tradizioni cosiddette cristiane.
Il Natale ne La Valletta Brianza quest’anno ha avuto una nota stonata. Ma non tutti hanno l’udito musicale. È sfuggita, tra le tante note di campane a concerto che, nella Notte della Vigilia di Natale, hanno rotto più volte i timpani per invitare i credenti alla Messa dei nostalgici occasionali.
Pancia mia fatti capanna! Ecco il motto anche dei brianzoli!
Ma la grotta di Betlemme era tutt’altra cosa!
da La Provincia di Lecco, giovedì 24 dicembre 2015


Ritengo che sia necessario lavoro per tutti coloro che sono in grado di svolgerne uno e assistenza solo per chi non è in grado di lavorare. Solo valorizzando le capacità di ciascuno attraverso il lavoro si ridà dignità alle persone, quella dignità che troppo spesso è mortificata dall’assistenza. Buon Natale!
No, non è Natale per tutti, lo sanno bene gli operatori della comunità di S.Egidio, che in Santa Maria in Trastevere, culla del loro movimento, hanno offerto il pranzo tradizionale a oltre 600 poveri, senza tetto, anziani soli e intere famiglie indigenti, come è tradizione ormai da oltre trent’anni. E in tutta Roma, sono stati serviti oltre 20 mila pasti caldi completi, oltre a quelli offerti dalla Caritas che ha una mensa attiva sette giorni su sette. Per non parlare del movimento di don Ciotti. E il bello di questa iniziativa è che coinvolge decine e decine di volontari, per lo più giovani, ma non solo, che si mettono a servire umilmente ai tavoli. Non solo, ma questo gesto d’amore ha avuto un impatto talmente efficace da essere ormai diffuso in diversi altri paesi in cui la povertà e la sofferenza la fanno da padrone. Mi rendo conto che si tratta solo di un piccolo gesto di fronte al dramma che milioni di persone vivono quotidianamentesulla propria pelle, ma almeno è la testimonianza che le virtù dell’accoglienza e della carità esistono ancora e contro di loro le voci d’odio, di razzismo e di violenza che riempiono la nostra vita, cercando di terrorizzarci e farci isolare dal resto del mondo, non possono nulla. Certo si dovrebbe e potrebbe fare di più, molto di più, specialmente da parte delle istituzioni governative e dagli organismi internazionali, facendo diventare natale tutti giorni dell’anno, almeno per chi è solo e soffre la fame, ma intanto il seme è gettato e se il terreno riesce ad essere fertile, le previsioni apocalittiche dei soliti menagrami potrebbero essere smentite.
Mi sta bene assistere i poveri tutti i giorni, ma offrire un pranzo di Natale a 600 poveri a che cosa serve? Il giorno dopo quei poveri sono come prima! E poi credo che il problema vada oltre un’assistenza. C’è gente che vive sistematicamente di elemosina, ma c’è gente ridotta a chiedere l’elemosina, ma che potrebbe trovare una via d’uscita.
Capisco e condivido le tue osservazioni, anche se, per quanto si possa trattare di un atto che non cambia la situazione, è pur sempre un gesto di solidarietà. E visti i tempi, mi sembra comunque qualcosa di insolito oltre che un piccolo segno di buona volontà.
Tanto per essere chiari, vorrei precisare che non ho nulla a spartire con la comunità di S.Egidio.
Non pensavo alla Comunità S. Egidio, che ritengo tra l’altro ammirevole, dico solo che è pura ipocrisia fare un gesto di bontà il giorno di Natale.
No, non è Natale per tutti.
Non lo è per chi non ha di che vivere, non lo è per chi vive all’addiaccio, non lo è per chi sfrattato.
La magia del Natale è per lo più un’illusione, che per taluni dura poche ore, per poi tornare al normale tran tran di tutti i giorni.
Per altri non ci sono neppure le poche ore di quell’illusione, ed infatti, ora, cosa ne sarà di costoro?
Certo, le giornate non sono tutte uguali, e talora alcune riservano qualche sorpresa, ma sempre più spesso si tratta di amare sorprese, non di regali sotto l’albero o dentro la calza.
Nel caso in questione, bisognerebbe capire cosa sta succedendo e, soprattutto, perché sta succedendo.