L’EDITORIALE
di don Giorgio
Qualcuno ha scritto:
“Ci rubano le parole migliori…”
Qualcuno ha scritto: “Ci rubano le parole migliori, e le trasformano in merda”.
In realtà, loro, i cafoni, i super ego, i bastardi, pensano di trasformare i nobili pensieri o gli ideali eterni in qualcosa d’oro, come il vitello ebraico davanti a cui mettersi in adorazione.
La storia si ripete, ma sempre in peggio, anche per il supporto di un progresso e di una tecnologia che, sganciati da ogni vincolo di quell’intelletto che illumina per decidere per il meglio, riescono a ottenere forse andando al di là delle stesse previsioni divine. Certo, Dio sapeva i rischi nel dare all’uomo il dono della libertà, ma non è che ha rischiato troppo? Mi sono sempre di grande insegnamento le parole della Bibbia, quasi un ritornello: il popolo ebraico sbagliava, Dio lo puniva, il popolo si convertiva e poi tornava a sbagliare, ecc. Questa è la storia del popolo ebraico. Ma è anche la storia di ciascuno di noi.
Almeno l’uomo, ovvero la creatura che ha ricevuto il dono dell’intelletto divino, iniziasse a pensare divino. No, come da sempre, non fa che spegnere quella “scintilla divina” che è nel nostro essere. E pensare che dire scintilla divina, dire intelletto, dire essere sono la stessa cosa. Noi “siamo” come scintilla divina, come intelletto divino.
Anche sulle realtà essenziali si è divisi, e questo anche nel campo della fede, ma la fede scompare nella sua purezza, quando l’orgoglio di super teologi credono di sapere più di Dio. In ogni caso, quale Dio è in questione?
Gli antichi Profeti, uomini di Dio, condannavano ogni forma di idolatria, che ritenevano il peccato più grave per un popolo credente.
La stessa Chiesa cadrà nell’idolatria più dissacrante, e non sopporterà chi, in nome dell’unico Dio, ovvero del Bene Assoluto, contestava la forma più subdola di idolatria, quella religiosa.
Possiamo comprendere allora tutta la provocazione delle parole di Meister Eckhart: “Prego Dio che mi liberi da dio”. E in quel “dio” c’era tutta la perversione idolatrica di una religione che sapeva trasformare il vero Dio in un vitello d’oro davanti a cui genuflettersi, per poi imporlo ai suoi fedeli.
In altre parole, il dio della religione è la perversione della stessa Realtà divina.
E così, lo vediamo oggi, la gente si è allontanata, svuotando le chiese, ma per finire dove?
Almeno buona parte dei credenti abbracciasse la mistica, l’ateismo più puro. E ci vorrebbe poco: tornare in sé, là dove Dio, purissimo spirito, ci parla nella libertà più assoluta, senza intermediari, senza compromessi.
No, la gente, tranne pochi, che abbandona le chiese non rientra in sé, vittima di un consumismo che promette anche solo illusioni.
E la Chiesa avrà sulla coscienza una massa che è finita nelle braccia del “grosso animale”.
26 luglio 2025
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