L’EDITORIALE
di don Giorgio
Riflessioni sul “crònos”, tempo che passa,
e sulle opportunità da non perdere
Vorrei anzitutto riproporvi una bellissima frase di Grazia Deledda, scrittrice italiana (Nuoro 27 settembre 1871 – Roma, 15 agosto 1936), vincitrice del Premio Nobel per la letteratura 1926. Tratta dal romanzo “Canne al vento”, è una riflessione profonda sulla condizione umana e sullo scorrere del tempo. Con una semplicità disarmante, la poetessa sarda riesce a cogliere una delle verità fondamentali della vita: la nostra tendenza a lasciarci scivolare addosso l’esperienza quotidiana senza comprenderne appieno il valore fino a quando non è più disponibile.
Ecco le parole:
“La vita passa e noi la lasciamo passare come l’acqua del fiume, e solo quando manca ci accorgiamo che manca”.
Vi propongo un commento che mi sembra molto utile e stimolante per approfondire il pensiero di Grazia Deledda.
«L’immagine dell’acqua che scorre in un fiume è una metafora classica e potente del tempo. Il fiume rappresenta il flusso continuo del tempo, che non si ferma per nessuno e che noi, spesso presi dalle vicende quotidiane, ci limitiamo a osservare passivamente. Come il fiume che non può essere trattenuto, così il tempo trascorre senza che possiamo fermarlo.
Nella citazione, Grazia Deledda evidenzia come la vita ci sfugga, simile all’acqua che passa sotto i nostri occhi senza che ce ne rendiamo conto. Solo quando quell’acqua, ossia quella parte di vita, non c’è più, ci accorgiamo di quanto fosse preziosa.
Questo pensiero trova risonanza in molte culture e filosofie. La fugacità della vita è un tema che attraversa secoli di letteratura e filosofia, dall’idea classica del “tempus fugit” alla consapevolezza buddista dell’impermanenza. Tuttavia, Grazia Deledda lo esprime con una delicatezza che lo rende ancora più immediato e vicino alla sensibilità del lettore.
Un altro aspetto fondamentale della citazione è il senso di passività che accompagna la nostra esistenza. “Noi la lasciamo passare” è un’ammissione di responsabilità nel non prendere in mano le redini della propria vita, nel lasciare che le cose accadano senza una reale consapevolezza o partecipazione. Questo atteggiamento di passività potrebbe essere interpretato come una sorta di fatalismo, un tema ricorrente in “Canne al vento”. I personaggi del romanzo spesso sembrano vittime di un destino inesorabile, incapaci di ribellarsi o di cambiare il corso delle loro esistenze.
Tuttavia, la citazione di Grazia Deledda suggerisce che c’è un momento in cui ci rendiamo conto di ciò che abbiamo perso. “Solo quando manca ci accorgiamo che manca” riflette la nostra tendenza a dare per scontato ciò che abbiamo fino a quando non lo perdiamo. Questo è un concetto che si applica non solo al tempo, ma anche alle relazioni, alla salute, alla libertà e a tutte quelle cose quotidiane che, finché presenti, sembrano essere parte del normale flusso della vita. È solo quando non ci sono più che comprendiamo quanto fossero essenziali.
Ma c’è anche una sfumatura di rassegnazione in questa visione. La nozione di accorgersi di ciò che manca solo quando non c’è più implica un’accettazione della nostra incapacità di apprezzare pienamente il presente. Grazia Deledda sembra suggerire che la consapevolezza del valore della vita arriva troppo tardi, quando ormai è impossibile recuperare ciò che è stato perso. Questo atteggiamento può essere visto come un monito per vivere con maggiore consapevolezza e apprezzamento del momento presente.
La citazione di Grazia Deledda ci invita, dunque, a riflettere sul modo in cui viviamo la nostra vita quotidiana. Spesso siamo così immersi nelle preoccupazioni e nelle abitudini quotidiane da non prestare attenzione a ciò che ci circonda, a non apprezzare le persone, le esperienze e il tempo che abbiamo a disposizione. Solo quando qualcosa viene a mancare, che sia una persona cara, un’opportunità o il semplice tempo, ci rendiamo conto del suo valore.
Questo pensiero è quanto mai attuale nel mondo frenetico in cui viviamo oggi, dove siamo costantemente distratti da mille impegni e stimoli. La lezione di Grazia Deledda ci ricorda l’importanza di fermarci, anche solo per un attimo, e di apprezzare ciò che abbiamo prima che sia troppo tardi».
C’è un’altra espressione che vorrei richiamare per riflettere sul tempo:
“Mentre si rimanda la vita passa”.
Questa frase, attribuita al filosofo e scrittore latino Lucio Anneo Seneca (n. Cordova 4 a. C. – m. 65 d. C), risuona ancora profondamente in ognuno di noi ogni volta che la leggiamo o la risentiamo. È un perenne invito a riflettere sul significato di queste parole e sul loro impatto nella nostra vita quotidiana. È sorprendente quanto spesso ci ritroviamo a rimandare decisioni, azioni o semplicemente momenti di vita, convinti che avremo tutto il tempo del mondo per affrontarli in futuro. Ma Seneca ci ricorda, con questa semplice ma potente affermazione, che mentre rimandiamo, la vita continua inesorabilmente il suo corso.
Anche qui vi propongo un commento:
«Pensiamo a quante volte abbiamo detto a noi stessi: “Lo farò domani” o “C’è sempre tempo per quello”. Queste frasi, apparentemente innocue, nascondono in realtà una trappola insidiosa. Mentre rimandiamo, giorni, settimane, mesi e anni passano, e con essi passano opportunità, esperienze e momenti che non torneranno più. È come se stessimo guardando la nostra vita scorrere davanti ai nostri occhi, sempre in attesa del momento “giusto” per viverla pienamente.
La saggezza di Seneca, racchiusa in quelle poche parole “mentre si rimanda la vita passa”, ci invita a riflettere profondamente sul valore del tempo e su come lo utilizziamo. Non si tratta solo di gestire meglio la nostra agenda o di essere più produttivi. Si tratta di comprendere che ogni momento che passa è un momento di vita che non tornerà più. Ogni decisione rimandata, ogni sogno posticipato, ogni conversazione importante evitata è un pezzo di vita che sfugge dalle nostre mani.
Mi sono chiesto più volte cosa significhi veramente “vivere” e non solo “esistere”. Credo che la differenza stia proprio in come affrontiamo questa tendenza a rimandare. Vivere pienamente significa abbracciare il presente, agire nel momento, prendere decisioni anche quando sono difficili o scomode. Significa non aspettare che le condizioni siano perfette, perché, come ci ricorda Seneca, mentre aspettiamo che tutto sia perfetto, la vita passa.
Riflettendo su questa frase, “mentre si rimanda la vita passa”, mi rendo conto di quante volte ho lasciato che la paura o l’incertezza mi trattenessero. Quante volte ho rimandato una conversazione importante, un viaggio che desideravo fare, o un cambiamento nella mia vita professionale, pensando che ci sarebbe stato un momento migliore per farlo. Ma la verità è che spesso quel momento migliore non arriva mai, o quando arriva, ci accorgiamo di aver perso altre opportunità lungo il cammino.
L’insegnamento di Seneca mi ha spinto a guardare con occhi diversi le mie abitudini quotidiane e le mie scelte di vita. Ho iniziato a chiedermi: “Se non lo faccio ora, quando lo farò?” Questa domanda è diventata una sorta di mantra, un promemoria costante che mi spinge ad agire invece di rimandare. Non si tratta di essere impulsivi o di non pianificare, ma di trovare un equilibrio tra la riflessione e l’azione, tra la preparazione e l’esecuzione.
Mentre rifletto su “mentre si rimanda la vita passa”, penso anche a come questa frase si applichi non solo alle grandi decisioni della vita, ma anche ai piccoli momenti quotidiani. Quante volte rimandiamo una telefonata a un amico, una visita a un parente, o semplicemente un momento di relax per noi stessi? Questi piccoli rimandi si accumulano nel tempo, creando una vita piena di “avrei dovuto” e “se solo avessi”.
La sfida che Seneca ci pone con “mentre si rimanda la vita passa” è quella di vivere consapevolmente ogni giorno. Non si tratta di riempire ogni minuto con attività frenetiche, ma di essere presenti e attivi nella nostra vita. Si tratta di fare scelte consapevoli su come spendiamo il nostro tempo, riconoscendo che ogni scelta di rimandare è anche una scelta di non fare qualcos’altro.
Nel mio percorso professionale, ho imparato che il successo spesso arriva a coloro che osano agire, che non rimandano le opportunità che si presentano. Ho visto colleghi perdere occasioni preziose perché “non era il momento giusto” o perché “non si sentivano pronti”. Ma la verità è che raramente ci si sente completamente pronti per le grandi sfide. È nell’azione che cresciamo, impariamo e ci evolviamo.
“Mentre si rimanda la vita passa” mi ricorda anche l’importanza di stabilire priorità chiare. Non possiamo fare tutto, e non tutto merita la nostra immediata attenzione. Ma è fondamentale identificare ciò che è veramente importante per noi e agire su quello senza indugio. Che si tratti di perseguire un sogno professionale, di coltivare relazioni significative o di prendersi cura della propria salute, rimandare queste priorità significa rimandare la vita stessa.
Seneca, con la sua profonda comprensione della natura umana, ci offre un promemoria potente con “mentre si rimanda la vita passa”. Ci ricorda che il tempo è la risorsa più preziosa che abbiamo, e che una volta passato, non torna più indietro. Questa consapevolezza può essere sia liberatoria che spaventosa. Liberatoria perché ci spinge ad agire, a vivere pienamente nel presente. Spaventosa perché ci mette di fronte alla finitudine della nostra esistenza e alla responsabilità delle nostre scelte.
Riflettendo su questa frase, mi sono chiesto come posso integrare questo insegnamento nella mia vita quotidiana. Ho iniziato a praticare una maggiore consapevolezza nelle mie decisioni quotidiane. Prima di rimandare qualcosa, mi chiedo: “Perché sto rimandando? Quali sono le conseguenze di questo rinvio? Cosa potrei guadagnare agendo ora?” Queste domande mi aiutano a distinguere tra un rinvio necessario e uno dettato dalla paura o dalla pigrizia.
“Mentre si rimanda la vita passa” mi ha anche insegnato l’importanza di essere gentile con me stesso. Non si tratta di vivere in uno stato di ansia costante, temendo di perdere ogni opportunità. Si tratta piuttosto di trovare un equilibrio tra l’azione e la riflessione, tra il fare e l’essere. A volte, prendersi del tempo per riflettere e pianificare è necessario. L’importante è che questo tempo di riflessione non diventi una scusa per l’inazione.
Nel contesto professionale, l’insegnamento di Seneca assume un significato particolare. In un mondo in rapida evoluzione, rimandare decisioni o azioni può significare perdere opportunità cruciali. Ho imparato che a volte è meglio agire con le informazioni che si hanno, piuttosto che aspettare la perfezione. Certo, ci vuole coraggio, ma è in questi momenti che cresciamo e ci evolviamo come professionisti e come persone.
“Mentre si rimanda la vita passa” mi ricorda anche l’importanza di vivere nel presente. Troppo spesso ci perdiamo nei rimpianti del passato o nelle preoccupazioni per il futuro, dimenticando di vivere pienamente il momento presente. Ogni giorno offre nuove opportunità, nuove esperienze, nuove possibilità di crescita. Rimandare significa perdere questi momenti preziosi.
Riflettendo su questa frase di Seneca, mi rendo conto che non si tratta solo di fare di più o di essere più produttivi. Si tratta di vivere in modo più autentico, di allineare le nostre azioni con i nostri valori e desideri più profondi. Significa chiedersi: “Se non ora, quando? Se non io, chi?” Queste domande ci spingono a prendere in mano la nostra vita, a essere protagonisti attivi invece che spettatori passivi.
“Mentre si rimanda la vita passa” è un invito a vivere con intenzione e consapevolezza. È un promemoria che ogni giorno è un’opportunità per creare la vita che desideriamo. Non si tratta di raggiungere la perfezione, ma di fare progressi costanti, di imparare dai nostri errori e di crescere attraverso le nostre esperienze.
In conclusione, le parole di Seneca “mentre si rimanda la vita passa” sono un potente richiamo alla consapevolezza e all’azione. Ci ricordano che la vita non è qualcosa che accade in un futuro indefinito, ma è ciò che stiamo vivendo proprio ora, in questo momento. Ogni decisione di rimandare è una decisione su come vivere la nostra vita. Sta a noi scegliere se vogliamo essere spettatori passivi o protagonisti attivi della nostra esistenza. Personalmente, scelgo di abbracciare questa saggezza, di vivere più pienamente nel presente e di affrontare le sfide e le opportunità che la vita mi presenta con coraggio e determinazione. Perché, come ci ricorda Seneca, mentre rimandiamo, la vita passa. E io voglio viverla, non solo aspettarla».
27/12/2025
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