
da www.articolo21.org
Meloni su “Time”,
la destra esulta ma nasconde dubbi e critiche
Antonella Napoli
25 Luglio 2025
Lo scriviamo subito. Essere sulla copertina del Time non è cosa da tutti. Ricevere l’attenzione dell’iconica rivista statunitense è segno di grande rilievo politico, soprattutto con un titolo cosi: “Dove Giorgia Meloni sta conducendo l’Europa”.
Una affermazione che, almeno apparentemente, sottintende che la leader di Fratelli d’Italia sia considerata una figura di rilievo strategico, una statista.
Ma, dietro questo “riconoscimento” si cela una questione più complessa, sollevata dal giornalista che ha intervistato la presidente del Consiglio: dove porterà il nazionalismo imperante nel vecchio continente?
A fronte delle critiche e dei dubbi del Time, quanto è opportuna la celebrazione messa in atto dalla destra? Quanto, la Meloni, viene considerata davvero la protagonista del nuovo corso europeo? The last but not the least… quanto peso ha la macchina della propaganda meloniana?
Nel servizio – intervista di Massimo Calabresi, capo redattore a Washington del Time, si alternano luci e ombre.
Da un lato, la ricostruzione della carriera politica di Meloni, la sua ascesa, i risultati ottenuti. Dall’altro, il quadro critico che emerge – dopo un’attenta valutazione dell’autore – della sua agenda politica: “al passo con la schiera globale di leader autoritari in ascesa”, come scrive Calabresi.
L’analisi penalizza l’immagine della premier dipingendola come una figura che mira a “consolidare il potere esecutivo, reprimere i media, esercitare il controllo sul sistema giudiziario”.
Un ritratto per certi versi inquietante, che non si ferma al confine italiano, estendendo lo sguardo a un’Europa sempre più permeata da estremismi e populismi nazionalisti, in linea con il modello MAGA statunitense.
A leggerla tutta – e bene – la narrazione del Time che indica Meloni come uno dei maggiori “player” europei del momento, si scontra con la realtà delle sue politiche e dell’atmosfera che si respira nel Paese.
Calabresi, pur tracciando un quadro all’apparenza benevolo della Meloni, alla quale riconosce l’elaborazione di un «nuovo» tipo di nazionalismo, non nasconde la tentazione autoritaria del governo italiano.
Una deriva che non può essere ammantata dietro le pagine di un articolo o di una copertina patinata.
Parliamo di politiche di restrizione dei diritti, di attacchi alla stampa e di un tentativo di controllo e restrizione delle libertà civili che, seppur mascherate da dichiarazioni di orgoglio sovranista e di tutela delle identità nazionali, sono molto più vicine a un modello autoritario che a quello democratico.
Che Meloni venga celebrata da una ampia fascia di sostenitori o – sui social – da un’onda di elogi (che sfiorano il ridicolo), è il merito di un’abile propaganda di destra, più che un segno di forza.
Anche se appare evidente che la retorica populista, la demonizzazione degli immigrati e il richiamo a un “ordine” forte, sono strumenti di una narrazione che contamina anche platee distanti dai valori meloniani.
Ma basta andare oltre le apparenze per capire che dietro la raffigurazione della “statista” che Fratelli d’Italia cerca di accreditare ogni qualvolta la Meloni riceve “attenzioni” dalla stampa internazionale, si cela una premier che tiene saldamente le mani sulla barra del controllo, che non si è mai distaccata del tutto dall’estremismo di destra e che non esita a limitare i diritti civili.
Distinguere tra un’immagine costruita e un’analisi onesta, tra un’auto-celebrazione e una realtà che richiede di essere guardata con occhio critico: questa è la vera sfida. E il dovere di giornalisti che vogliono fare bene il proprio lavoro.
Solo approfondendo l’azione del governo, dalla riforma della giustizia al mancato adeguamento al Media Freedom Act (il Regolamento europeo sulla libertà dei media), è possibile comprendere fino in fondo in che direzione sta andando l’Italia. E, soprattutto, quale prezzo si sta pagando per questi nuovi, inquietanti nazionalismi, che riguardano una platea sempre più ampia di paesi europei.
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da www.articolo21.org
Il ministro Crosetto attacca Antonella Napoli
e parte lo shitstorm.
La solidarietà di GIULIA
Redazione
27 Luglio 2025
Un politico di primo piano commenta il post di una giornalista che analizza una notizia e lo fa utilizzando il discredito sulla base di un assunto falso. Parte lo shitstorm. Bersaglio questa volta la giornalista Antonella Napoli, direttrice di Focus on Africa e esponente di Articolo 21 e di Giulia, costretta a mettere in pausa i commenti e la sua attività social, dopo un commento del Ministro della Difesa Guido Crosetto ad un suo post e all’editoriale sulla copertina del Time dedicata alla Meloni scritto da Napoli per Articolo 21.
Nel suo commento Crosetto scrive:” Quindi lei non l’ha letto. Perché dice altro”.
“A prescindere dallo shit storm con quesi 90 mila interazioni, centinaia e centinaia di commenti intrisi di violenza, misoginia e intimidazioni, di cui ho già ampia documentazione per la postale- dichiara Napoli- ciò che trovo gravissimo è che un esponente di governo esponga una giornalista con allusioni pretestuose e denigratorie”. Più volte come Giulia giornaliste abbiamo denunciato l’abuso irresponsabile dei social network da parte di politici ed esponenti di istituzioni che alimenta la gogna e l’odio online, anche misogino, nei confronti delle giornaliste. Massima solidarietà ad Antonella Napoli da Giulia e sostegno totale nella sua battaglia contro gli hater e i denigratori di ogni ordine e grado.
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Meloni su Time,
attacco ad Articolo 21
per l’editoriale di Antonella Napoli
Redazione
27 Luglio 2025
Ancora una volta Articolo 21 sotto attacco per aver svelato le bugie della destra che, messa allo scoperto, non accetta che ci sia chi scriva la verità.
Questa volta a ricevere le attenzioni poco gradite di un ministro del governo, con un attacco ingiustificato e diffamatorio, la nostra Antonella Napoli, membro dell’ufficio di presidenza di Articolo 21.
Da oltre 48 ore, la giornalista e direttrice della rivista Focus on Africa, è al centro di un grave attacco personale via social, alimentato e promosso in modo sistematico dalla macchina della propaganda della destra (e del fango nei confronti di chi critica la presidente del consiglio). L’aspetto grave di questa vicenda è che un esponente del Governo, il Ministro della Difesa Guido Crosetto, abbia scritto un commento per delegittimare il lavoro della Napoli insinuando di aver scritto senza aver letto l’articolo – intervista di cui, invece, la giornalista aveva fatto una disamina attenta e dettagliata.
Questa campagna di odio, diffusa attraverso i social media , si manifesta con insulti, intimidazioni, misoginia e minacce di ogni genere, con centinaia di commenti e circa 90.000 interazioni che certificano la portata dell’odio digitale scatenato contro la giornalista.
Ciò che rende questa vicenda ancora più preoccupante è il fatto che questa aggressione non si limiti alla sfera dell’insulto, ma coinvolga attacchi ingiustificati e falsi sulla base di affermazioni pretestuose. In particolare, il Ministro della Difesa ha accusato pubblicamente Antonella Napoli di aver scritto senza aver letto l’articolo del Time, affermazione completamente falsa: basta leggere il testo della Napoli.
Delegittimare pubblicamente una giornalista con allusioni pretestuose e denigratorie rappresenta un atto grave e inaccettabile, che oltre a ledere la reputazione di una professionista impegnata nel proprio lavoro, mette in discussione i principi fondamentali della libertà di stampa e della libertà di espressione, sanciti dalla nostra Costituzione.
È ancora più grave osservare come questa campagna di odio sia alimentata di fronte alle gravi criticità che il Governo italiano sta mostrando in ambito internazionale, in particolare sul tema di Gaza, dove l’attenzione dovrebbe essere rivolta a responsabilità di ordine umanitario, e non a campagne di diffamazione politicizzate e insensate contro una giornalista che ha sempre operato nel pieno rispetto della verità e dell’etica professionale.
Articolo 21 si schiera con fermezza al fianco di Antonella Napoli, condannando ogni forma di intimidazione, violenza digitale e attacco personale e richiede alle istituzioni, alle autorità competenti e all’opinione pubblica di tutelare la libertà di stampa e il rispetto delle donne, dei giornalisti e di chiunque svolga il proprio lavoro nel rispetto dei valori democratici.
Non ci fermeremo di fronte a campagne di odio e di delegittimazione. Continueremo a lottare contro ogni forma di censura, bavaglio e politica autoritaria che contravviene ai principi fondamentali della Costituzione italiana e della nostra democrazia.
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