Caro don Pino, ti stanno “fregando”!

Benedetto XVI, ieri, 28 giugno, ha autorizzato la Congregazione per le cause dei santi a promulgare il decreto di martirio e a proclamarlo beato don Giuseppe Puglisi, prete siciliano che è stato ucciso dalla mafia il 15 settembre del 1993, il giorno del suo 56° compleanno. Il 15 settembre 1999 il cardinale di Palermo Salvatore De Giorgi aveva aperto ufficialmente la causa di beatificazione proclamandolo Servo di Dio.
Ciò che mi sconcerta è la motivazione: “in odium fidei”! Che significa? Siamo ancora e sempre nel campo strettamente ecclesiastico? Eppure tutti avevano parlano finora dell’impegno nel campo sociale di questo sacerdote palermitano che aveva affrontato i mafiosi a viso aperto. Lui stesso aveva detto rivolgendosi a loro: «Parliamone, spieghiamoci, vorrei conoscervi e sapere i motivi che vi spingono a ostacolare chi tenta di aiutare ed educare i vostri bambini alla legalità, al rispetto reciproco, ai valori della cultura e dello studio».
Quando la Chiesa ufficiale canonizza qualcuno, ovvero riconosce pubblicamente le sue virtù cosiddette eroiche, lo fa per renderlo un modello di fede ritagliato sulla Chiesa-struttura. E allora attenzione: metterci sopra un cappello significherebbe limitare di molto l’impegno umanitario che, di per sé, non ha limiti “religiosi”. Certo, in un certo senso mi fa piacere che la Chiesa riconosca il martirio di un prete di prima linea nel campo sociale, ma non vorrei che tale impegno fosse ridotto poi ad un’opera apologetica di un cattolicesimo strutturale.
Giusto, sacrosanto parlare di Cristianesimo o di Vangelo radicale, ma in che rapporto stanno con il cattolicesimo romano? Don Puglisi che c’entra con il cattolicesimo romano? Metterlo in riga per farlo rientrare, proclamando beato e poi santo, oppure dobbiamo credere che la Chiesa stia cambiando rotta, e si stia aprendo all’Umanità?
Una prova che non è proprio così è l’accostamento di don Giuseppe Puglisi con Alvaro del Portillo, stretto collaboratore di san Escrivá de Balaguer, il fondatore dell’Opus Dei. Ecco dove sta veramente l’oscenità.
Sono contento che don Milani e don Mazzolari non sono ancora proclamati santi. Spero che non lo saranno mai. Sono stati troppo “umani” per rischiare una simile forca!
Avrei preferito che la Chiesa, evitando la proclamazione ufficiale, ovvero mettergli sul capo un’aureola protettiva, riconoscesse in don Puglisi il suo impegno evangelico spinto all’estremo. Ma come poteva sbilanciarsi soprattutto in questi ultimi tempi in cui il Vaticano ha ospitato nel proprio grembo mafiosi e porci, alleandosi con i più criminali e blasfemi traditori del Vangelo del Cristo radicale?

don Giorgio De Capitani

da AVVENIRE

28 giugno 2012

IL SACERDOTE UCCISO DALLA MAFIA

Don Pino Puglisi sarà beato:
il suo assassinio fu un martirio

Sarà beatificato don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993. Benedetto XVI ha infatti riconosciuto il fatto che l'esecuzione ordinata dai boss e avvenuta davanti alla parrocchia di San Gaetano, retta dal sacerdote, nel quartiere Brancaccio di Palermo, fu "in odio alla fede". Questo esonera ora dalla necessità di provare un miracolo compiuto con l'intercessione del servo di Dio.

Il riconoscimento del martirio, che il Papa ha decretato oggi nell'udienza al prefetto per le Cause dei santi card. Angelo Amato, indica che la causa di beatificazione si è conclusa positivamente e che presto don Puglisi sarà elevato all'onore degli altari.

A motivo del suo costante impegno evangelico e sociale nel quartiere Brancaccio di Palermo, controllato dalla criminalità organizzata, il 15 settembre 1993, nel giorno del suo 56/o compleanno, don Puglisi venne ucciso davanti al portone di casai.

Dopo le indagini, mandanti dell'omicidio furono riconosciuti i capimafia Filippo e Giuseppe Graviano. Quest'ultimo fu condannato all'ergastolo nel 1999, mentre il fratello Filippo, dopo l'assoluzione in primo grado, fu condannato in appello all'ergastolo nel 2001. Condannati all'ergastolo dalla Corte d'assise di Palermo anche Gaspare Spatuzza, Nino Mangano, Cosimo Lo Nigro e Luigi Giacalone, gli altri componenti del commando che aspettò sotto casa il sacerdote.

"Quel modello di prete che la mafia voleva cacciare in Sagrestia, oggi viene riconosciuto dalla Chiesa come massima fedeltà al Vangelo". A sostenerlo è don Luigi Ciotti. "Morì per strada, dove viveva – ricorda Don Ciotti – dove incontrava i 'piccoli', gli adulti, gli anziani, quanti avevano bisogno di aiuto e quanti, con la propria condotta, si rendevano responsabili di illegalità, soprusi e violenze. Probabilmente per questo lo hanno ucciso: perchè un modo così radicale di abitare la strada e di esercitare il ministero del parroco è scomodo. Lo hanno ucciso nell'illusione di spegnere una presenza fatta di ascolto, di denuncia, di condivisione. Quel modello di prete, che la mafia voleva cacciare in sagrestia, viene oggi ufficialmente riconosciuto dalla Chiesa come massima fedeltà al Vangelo". "Il prete palermitano – prosegue Don Ciotti – ha incarnato pienamente la povertà, la fatica, la libertà e la gioia del vivere, come preti, in parrocchia. Con la sua testimonianza don Pino ci sprona a sostenere quanti vivono questa stessa realtà con impegno e silenzio".
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Benedetto XVI ha anche autorizzato oggi la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il decreto relativo alle "virtù eroiche" di Alvaro Del Portillo, il più stretto collaboratore e primo successore di Josemaria Escrivá de Balaguer alla guida dell'Opus Dei. Del Portillo, morto nel marzo 1994 all'età di 80 anni.

da La Repubblica Palermo.it

Sarà beatificato don Pino Puglisi
il Papa ha autorizzato il decreto

Lo ha comunicato lo stesso Benedetto XVI dopo avere ricevuto il cardinale Amato, prefetto della Congregazione per le cause dei santi. Esulta il sindaco Orlando. Il cardinale Romeo parlerà nel pomeriggio

di ADRIANA FALSONE

PALERMO – Don Pino Puglisi diventerà beato. Questa mattina Papa Benedetto XVI ha ricevuto il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le cause dei santi, e ha autorizzato il decreto riguardante il martirio del "servo di Dio" Giuseppe Puglisi, ucciso "in odio alla fede" il 15 settembre 1993 vicino a casa, poco distante dalla sua parrocchia di San Gaetano, nel quartiere Brancaccio, a Palermo. Una decisione, quella del Vaticano, che sottolineando il ruolo di "martire" del sacerdote ucciso per la sua opera evangelica, "scomunica" indirettamente la mafia e i suoi killer: "Il martirio di Don Puglisi mette in luce tutte le tenebre del mondo della mafia e dell'illegalità, un mondo lontano dal Vangelo che padre Pino Puglisi ha smascherato", ha detto l'arcivescovo di Palermo, Paolo Romeo, incontrando la stampa. "La mafia ha i suoi dei e i suoi idoli", "non perdona, non condivide e uccide, tutto l'opposto del vangelo che perdona, condivide e di certo non uccide", ha aggiunto Romeo, sottolineando ancora: "questi 19 anni non sono trascorsi invano, sull'esempio di padre Puglisi dobbiamo rinnovare a fondo la nostra vita".

"Oggi che il Santo Padre ha autorizzato la Congregazione per le cause dei Santi di promulgare il decreto per il martirio di don Pino Puglisi è un giorno sognato e aspettato da tanto tempo, fin dal momento della sua morte" ha detto ancora Romeo. "Oggi -ha aggiunto- godiamo di una tappa sognata da tante persone che chiedevano il riconoscimento del martirio di don Pino e che avendolo incontrato, hanno sempre visto in lui un esempio. Questi 19 anni di attesa sono comunque un attimo davanti a questo momento che vedono Don Pino come un esempio finalmente riconosciuto e non mi ha sorpreso vedere come la notizia del riconoscimento del suo martirio è rimbalzata subito in Italia e all'estero, più di molti altri".

GUARDA / Le immagini di don Puglisi

"Ricordo ancora che il giorno della notizia della sua uccisione -ha proseguito il cardinale- io mi trovavo in Colombia dove in pochi anni avevi ucciso 25 preti, e ne rimasi molto colpito. Don Pino ha sempre saputo coniugare l'evangelizzazione con la promozione umana, senza mai scindere questi due aspetti, ed è stato sempre un innamorato dell'uomo". L'arcivescovo ha chiarito che per la beatificazione passeranno dei mesi ma, ha detto, "nel frattempo andrò a Roma per seguire il processo più da vicino ma le beatificazioni, di prassi, si celebrano nelle diocesi, quindi a Palermo".

LEGGI / "Caro don Pino, vorrei…" Le lettere da Brancaccio

 La beatificazione di Puglisi raccoglie il plauso di istituzioni e politici: "È una bellissima notizia che rende felice tutta la città di Palermo e tutta l'Italia – ha commentato il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando – don Pino Puglisi è un martire che ha dato la sua vita in difesa degli ultimi e della legalità e che ha testimoniato con la sua intera esistenza il valore della solidarietà e dell'accoglienza. Le nuove generazioni dovrebbero prenderlo ad esempio perché è un faro nella lotta alla mafia". "La notizia riempie di gioia tutti i siciliani che hanno visto in questo sacerdote uno strenuo combattente contro la mafia", dice il governatore siciliano Raffaele Lombardo.

 

 

 

10 Commenti

  1. Ale90 ha detto:

    Umanita, umanità solo umanità… Forse che Benson ci aveva visto giusto? L’Anticristo che deve venire concepirà una religione umanitaria emancipata da Dio! Don Giorgio stia attento a non tirare troppo la corda… l’Apocalisse prefigura una tristissima ed ingloriosa fine per quelli come lei!!!

  2. Giuseppe ha detto:

    Cos’è la santità? Credo che la risposta ce la offrano le pagine del vangelo riportando le parole di Gesù, ed in particolare quelle del discorso della montagna che rappresenta un vero e proprio testamento spirituale. La lieta novella è che tutti, in teoria, siamo destinati alla santità e l’unica limitazione a che ciò possa accadere è l’uso sbagliato del libero arbitrio che abbiamo avuto in dote. Se considerassimo allora tutte le persone rette che sono vissute a partire dall’apparizione della vita sulla terra, c’è da pensare che quella dei santi sia una moltitudine praticamente incalcolabile, eppure quelli venerati ufficialmente dalla chiesa sono poco più di un pugno al confronto. Non so per quale motivo il magistero ecclesiastico voglia riconoscere la beatitudine di alcuni piuttosto che di altri, probabilmente (almeno in parte) perché è praticamente impossibile essere a conoscenza di tutte le segnalazioni e in molti casi queste neanche ci sono, senza considerare tutti i giusti che non sono né cattolici né battezzati. Solo Dio è a conoscenza della vera santità, e i suoi metri di giudizio vanno al di là dell’umana comprensione, per questo sono quasi sicuro che per don Pino, come per molti altri che non si conoscono, non ci sia alcun bisogno della bolla papale per riconoscerne la santità.

  3. Angelo MARINO CERRATO ha detto:

    Un altro tassello che serve a puntellare la scricchiolante struttura della Chiesa ufficiale, quella di una gerarchia scudata dai dogmi, che gira la testa altrove alle grida di rinnovamento provenienti da una base sempre più scarna e quasi rassegnata.

    Sembra che il numero di servi, beati, santi, sia inversamente proporzionale alla credibilità della Chiesa: la loro proliferazione è in funzione delle difficoltà del Vaticano, dove imperversano scandali e ipocrisie, dove il Vangelo radicale di Gesù Cristo – un ‘giogo’ leggero come una piuma, ma più tenace della pietra – giace impolverato nelle segrete.
    Don Giuseppe Puglisi era “santo” già in vita, per il suo agire alla luce del sole, per l’aiuto incondizionato a chi chiedeva attenzione ed ascolto, per il coraggio mostrato nel condannare senza perifrasi o metafore uno dei “mali assoluti”, la mafia. Benissimo se don Pino sarà elevato all’onore degli altari, ma la formula “in odium fidei” rivela una separazione, uno steccato ideologico tra la vita reale, sociale, nei fatti, nelle relazioni, insomma nella politica del bene comune, e la fede nella verità, nella giustizia, nel Vangelo di tutti i giorni. Pare proprio che don Pino sia stato ucciso in quanto “religioso”, odiato per la sua fedeltà ad una confessione, piuttosto che non per il suo risoluto, totale disprezzo della mafia e delle sue espressioni maligne; assassinato per la devozione a Dio e all’uomo, invece che per aver ostacolato platealmente gli interessi e le manovre mafiose, pur cercando di capire, senza compromessi, i loro ributtanti comportamenti.

    Nel 1949 il Sant’Uffizio decretò la scomunica ai comunisti (formalmente revocata nel 1983): ma perché, per amore di verità e coerenza, la Chiesa non ha mai solennemente interdetto ai sacramenti i mafiosi e tutti coloro che si macchiano di delitti contro l’umanità, perché non si scaglia contro il capitalismo e le sue nefaste conseguenze, ormai conclamate? Teme di perdere cospicui appoggi economici e favoritismi di ogni genere, implicata com’è in sporchi giochi finanziari e oscenità da basso impero?

    L’umanità non desidera nuovi santi e martiri, ma verità, giustizia sociale, cultura della diversità. Il popolo di Dio è posto sopra la Chiesa, non rappresentato da essa, ha bisogno di affermare i suoi diritti, di realizzare il sogno dell’uguaglianza e il bene adesso, in questo mondo, su questa Terra. Il vero cristiano rifugge da ogni forma di potere che si perpetua con la ripetizione di gesti e pratiche fini a sé stessi, compiacenti auto assoluzioni, al di fuori dell’essenziale, dell’universale.

    Don Giorgio, se la Chiesa prosegue questo percorso anche don Milani e don Mazzolari cadranno sotto la stessa mannaia… sdoganati e omologati.

  4. Patrizia ha detto:

    Sono D’accordo con don Giorgio,che c’entra in odio alla fede? Don Puglisi rispondeva essenzialmente alla sua umanità, indipendentemente dal fatto che fosse un prete, un cattolico, o chi sa chi altro.
    Conclusione:quando concedono qualcosa, c’è sempre una fregatura.

  5. riccardo ha detto:

    non ho mai capito il motivo per cui la chiesa abbia a cuore i santi e le di loro reliquie.
    da quello che capii dell’insegnamento evangelico, i discepoli vennero mandati nel mondo a trasmettere -per conoscenza diretta- la spiritualità, senza denaro o simboli esteriori, convertendo le persone non per la soddisfazione di una loro necessità materiale ma per una capacità di far risuonare in ogni uomo la chiamata a dio.
    non esistono più certi discepoli, scomodi in quanto vivi, ora si converte con il denaro ed i santi ormai inumati.

  6. Marco ha detto:

    Bene che beatifichino don Puglisi, e mons.Oscar Romero?

  7. Gianni ha detto:

    Beh, sono contento se verrà proclamanto santo.
    Del resto, come dicono alcuni ecclesiastici ed esperti di processi di beatificazione e santificazione, che partono dalla proclamazione di servi di Dio, bisognerebbe considerare anche quanto segue.

    Quando si mette in rilievo qualche motivo per procedere a beatificazione e santificazione sicuramente si mette in rilievo una persona, che poi magari meriterebbe di essere considerata santa o beata per altri motivi.
    Ecco, quindi, che il beato ed il santo, nonchè il servo di Dio, assumono poi una qualifica che diviene autonoma dai motivi per cui questo si è verificato.
    Certo, non possiamo conoscere a menadito tutta la storia
    dei vari servi di DIo, santi, beati, e via dicendo, ma appunto, li preghiamo e magari invochiamo a prescindere, è questo l’importante.
    Si tratta sempre, come dire, di persone che per meriti particolari, o magari perchè così vicine a Dio da avere manifestazioni particolari, si trovano in situazione particolare.
    Certo, non è detto che sempre la chiesa ci azzecchi, e del resto il procedidemto che porta alla santificazione prevede, non a caso, la figura dell’advocatus diaboli, ma in diversi casi si.
    Potrei citare il caso di don Bosco…..
    Mio padre buonanima, come medico, partecipò alla
    riesumazione della salma per i necessari rilievi, previsti dal codice.
    Ebbene, a dire suo e di altri presenti, si percepì un
    intenso profumo di rose.
    Non saperi dire i motivi che portarono la chiesa a scegliere don Bosco tra i destinatari di procedimenti di beatificazione e santificazione, ma certo, questo fatto, mi rende partecipe che ad esempio in quel caso la chiesa
    non ha sbagliato.
    Se poi sbaglia, certo credo che di fronte a Dio non tanto valga il giudizio della chiesa, quanto quello di Dio stesso.

  8. Egidio Guarino ha detto:

    Avessi conosciuto tanti, tanti ani fa, forse non avrei perso la fede, o almeno il senso di fede.

  9. Fausto ha detto:

    Ma a don Giorgio non va proprio bene niente!

    • valerio ha detto:

      meno male che c’è qualche presbitero che ha il coraggio di parlare fuori da quel coro di educande al quale la curia di roma vorrebbe tutti allineati…il vescovo Romero probabilmente non verrà mai considerato un beato (anche se i martiri per la fede dovrebbero essere automaticamente beati)