Omelie 2021 di don Giorgio: Domenica che precede il martirio di S. Giovanni il Precursore

29 agosto 2021: Domenica che precede il martirio di S. Giovanni il Precursore
2 Mac 7,1-2.20-41; 2Cor 4,7-14; Mt 10,28-42
La madre e i suoi sette figli
Il primo brano, anche se nel passato ci ho riflettuto più volte, merita sempre una particolare attenzione.
È una storia sempre commovente, che ci lascia anche un po’ perplessi. In ogni caso andrebbe inquadrata nel contesto storico.
I fatti si collocano durante il regno di Antioco IV Epìfane (II secolo a.C.). Questo re vuole sviluppare una politica di revisione e di smantellamento del culto ebraico. Tale politica affretta la rivolta partigiana della famiglia dei Maccabei: cinque fratelli che si ribellano al re nel 167 a.C., riuscendo, alla fine, a liberare Gerusalemme.
In questo clima di contrasto e di persecuzione verso i fedeli, convinti della fede del Dio d’Israele, si sviluppa un accanimento che provoca molte vittime. L’autore biblico ha voluto, in particolare, raccontare un processo pubblico, alla presenza del re contro una famiglia di 7 fratelli con accanto la loro madre, colpevoli del rifiuto di mangiare cibo impuro secondo la legge ebraica.
Il re Antioco si poneva, in particolare, due obiettivi, tra i tanti: una motivazione culturale, o ellenizzazione, obbligando al culto degli dèi greci gli ebrei conquistati, e una motivazione del tipo economico: depredare il tempio di Gerusalemme per il bisogno continuo di denaro per la guerra e i tributi ai romani. Ma ha anche tentato di profanare il tempio, dedicandolo a Giove Olimpio (2 Mac 6,1-2). Era convinto che sfibrare la fede e la convinzione di un popolo permetteva di poterlo dominare.
Proviamo a riflettere.
Secondo me la motivazione culturale è sempre stata un pretesto per raggiungere il secondo scopo, quello di carattere economico. Tutti sanno che per conquistare i popoli ci vogliono le guerre e che le guerre richiedono soldi. Così ha fatto Hitler, perseguitando gli ebrei, perché gli ebrei avevano in mano le banche. La storia della razza pura era solo un pretesto. Così ha fatto Antioco IV depredando il tempio di Gerusalemme.
Il potere ha bisogno di soldi e con i soldi si conquista il mondo. E succedeva che, conquistando le altre popolazioni, si derubava a loro non solo i loro beni, le loro fonti energetiche, i loro tesori, ma anche le opere d’arte, umiliando così ulteriormente civiltà fiorenti.
Soffermiamoci ora sull’eroismo della madre e dei suoi sette figli.
Possiamo iniziare dicendo una cosa davvero interessante. In nome di quale motivazione la madre spinge i figli a non cedere e ad affrontare il martirio?
Con coraggio sovrumano, spinge i figli a non esitare nell’affrontare la morte, consapevole che la morte non sarà un abisso di nulla e di dissoluzione, ma una soglia aperta per entrare in una nuova vita, nell’abbraccio appunto della misericordia divina. Per questo il secondo dei sette figli prima di esalare l’ultimo respiro, grida al carnefice: «Tu, scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re del mondo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna».
La stessa fierezza e fiducia, stimolate dalla madre, sono testimoniate dal quarto dei figli che, puntando l’indice contro il boia, esclama: «È bello morire a causa degli uomini, per attendere da Dio l’adempimento delle speranze di essere da lui di nuovo risuscitati».
Da queste parole appare evidente che il giudaismo del periodo ellenistico credeva sia nella risurrezione come destino ultimo della creatura umana, sia nel giudizio divino sul bene e sul male, ma soprattutto nella salvezza offerta ai giusti dall’amore misericordioso del Signore.
È interessante notare la novità, che sta nella parola “misericordia”, e non più nella parola “giustizia”. La madre dice al figlio più giovane:: «Non temere questo carnefice, ma accetta la morte, perché io ti possa riavere insieme ai tuoi fratelli nel giorno della misericordia».
Suggestiva è la definizione del giudizio finale non come il dies irae, idea presente nella tradizione profetica e apocalittica, ma come “il giorno della misericordia” del Signore.
Ma l’obiezione forse più forte è quel voler morire per un pezzo di carne. La vita forse non vale più di un pezzo di carne? La stessa obiezione la troviamo, quando una ragazza, per salvare la propria verginità fisica, si ribella subendo così una morte violenta.
Il problema non sta in un pezzetto di carne tra l‘altro puramente fisico, ma nell’ideale che quel pezzetto di carne può rappresentare. E qui il discorso si farebbe davvero interessante e anche complesso, magari provocatorio.
Anche una bandiera è un pezzetto di carta o di stoffa, ma rappresenta una nazione o un ideale. Difendendo quella bandiera, non difendo un pezzetto di carta o di stoffa, ma la nazione, rappresentata da quella bandiera.
Il problema oggi forse non esiste più, proprio perché sono venuti meno anche i simboli che rappresentano gli ideali. E i pochi simboli rimasti hanno perso quel mordente che avevano nel passato.
Se certi ideali sembrano rimasti, o, se vengono ripristinati, lo sono sotto altre forme. E oggi ciò che conta è quanto rappresenta il nostro individualismo, ovvero egoismo. Si sono inventati altri simboli, ma tutti in funzione di qualcosa che non hanno nulla in comune con gli ideali del passato.
In altre parole, i simboli e gli ideali che stanno dietro sono diventati terribilmente carnali. Che cos’è la patria? Sono io, ovvero il mio ego, tutto il resto non conta, ma i populisti cercano di giustificare l’io individuale con qualcosa che richiama la patria di un tempo.
Che cos’è la solidarietà operaia? È il singolo ego dell’operaio, che si guarda nello specchio e dice: Io, anzitutto! Trovate forse oggi quella solidarietà sociale che nei tempi andati era rappresentata dal mondo comunista? Anche oggi ci sono manifestazioni, ma si tratta di una massa di singoli ego, che si guardano nello specchio, e dicono: Io, anzitutto!
Così per ogni campo socio-politico: l’io anzitutto.
Il concetto di bene comune si è frantumato sotto i piedi dell’egoismo più becero.
Così nel campo ecclesiastico. I simboli hanno perso il loro mordente, e tutto è finito sotto i piedi di un pragmatismo istituzionale veramente vergognoso.
Certo, ci sono ancora i martiri, ma dove li trovi? Forse qui in occidente, dove ognuno pensa a salvare la propria pelle, anche prostituendosi, ovvero tradendo la propria fede?
Mi colpiscono sempre le parole di Cristo: “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

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