Chiedo scusa

di don Giorgio De Capitani
Sinceramente ne ho già parlato, e una volta poteva bastare a dire la mia.
Ma siccome non solo i mass media continuano a insistere sul caso, ma il prete stesso rinfocola la polemica, e lo ha fatto anche con una lettera indirizzata “all’Arcivescovo, ai Vicari episcopali, ai miei confratelli e a tutti i fratelli e sorelle nella Fede”, allora vorrei tornare sull’argomento, facendo altre considerazioni, al di là di quanto è stato scritto, anche di veramente interessante.
Anche qui è il caso di dire: non tutto il male vien per nuocere. Sì, forse era proprio il caso di tornare a parlare della Messa, anche nel suo decoro esterno.
In questi giorni, per tanti motivi che riguardano una società che è sempre più vittima di un vuoto spaventoso di Valori, sto parecchio riflettendo.
Sì, come si può stare tranquilli per questa società che fagocita dotti e ignoranti, allo stesso modo, perché oggi anche tra i dotti manca l’intelletto che fa vedere la realtà?
In ogni caso, dotti e ignoranti, sono ciechi, ottusi, confusi, presuntuosi.
Laici e preti, tutti alla ricerca di qualcosa che pensano di avere, gonfiandolo a dismisura, ma non “sono”.
Si ha corpo, magari anche psiche, ma non si “è”.
Tutto è carnalità esasperata ed esasperante, ci si mette anche in cattedra pur di apparire.
Si esibiscono le lauree, che sono pezzi di carta.
Quando “non si è”, allora l’avere deve mostrare qualcosa, riempire il vuoto dell’essere.
Nel campo della fede è davvero osceno e impressionante quanto l’esteriorità prevalga sulla interiorità.
Il peccato più grave per noi credenti è aggrapparci a qualcosa di carnale, pensando di essere pieni di fede.
La Chiesa si è suicidata, uccidendo o pensando di uccidere la Mistica.
Ancora oggi ignora la Mistica.
I preti giovani non sanno che cos’è la Mistica, e vivono di carnalità, di esteriorità, di apparenze.
Mostrano anche la propria carne, in tutta la sua pelosità e credono di conquistare la gente alla Fede, sì la portano al suicidio della Fede.
Pauroso, drammatico, allucinante…
Fingono di chiedere scusa o perdono per paura di perdere il proprio posto di lavoro.
Preti ipocriti. Opportunisti.
Tutti sbagliamo, ma pentirci dei propri errori è cambiare rotta, è spogliarci non di un vestito carnale per far vedere meglio la propria carnalità fisica, ma spogliarci di quel vestito carnale che riveste lo spirito.
Preti ipocriti, infantili e furbi, che si aggrappano a tutto pur di salvarsi la faccia carnale.
***
https://www.facebook.com/mattia.bernasconi

Chiedo scusa

By don Mattia on 27 Luglio 2022

Lettera all’Arcivescovo, ai Vicari episcopali,

ai miei confratelli e a tutti i fratelli e sorelle nella Fede

Carissimo Arcivescovo Mario,
carissimi vicari episcopali,
carissimi confratelli,
carissimi fratelli e sorelle nella Fede,
vi scrivo poche ma sentite righe per chiedere scusa per la celebrazione di domenica 24 mattina nelle acque del mare di Capo Colonna.
Mi trovavo lì con un gruppo di ragazzi dell’oratorio con i quali abbiamo condiviso una bellissima esperienza di lavoro presso i beni confiscati alla mafia e gestiti da Libera. Domenica, ultimo giorno di campo, avevamo in programma di celebrare la Messa e poi di vivere una giornata di mare prima del rientro a Milano.
Quando siamo arrivati presso la pineta dove era prevista la celebrazione, nei pressi della spiaggia, non ci è stato possibile entrare per via di una manifestazione organizzata da un’altra associazione che aveva riservato l’intera area alle proprie attività. Gli organizzatori del campo ci hanno quindi portati in un’altra spiaggia, dove però non erano presenti zone d’ombra e la sabbia era già rovente. Abbiamo cercato altre zone idonee alla celebrazione, ma non avendone trovate mi è sembrato significativo, nel contesto del campo appena vissuto, celebrare in acqua, immersi nella “terra” che ci ha accolto per lavorare e riflettere nei giorni che avevamo appena trascorsi. Quando una famiglia che si trovava nei paraggi ci ha sentiti ci ha offerto il suo materassino come altare e io ho deciso di accettare.
Non era assolutamente mia intenzione banalizzare l’Eucarestia né utilizzarla per altri messaggi di qualunque tipo, si trattava semplicemente della Messa a conclusione di una settimana di lavoro con i ragazzi che hanno partecipato al Campo e il contesto del gruppo (ragazzi che per una settimana hanno celebrato e lavorato con me) mi è sembrato sufficientemente preparato per custodire la sacralità del Sacramento anche nella semplicità e nella povertà dei mezzi.
Ma i simboli sono forti, è vero, e parlano, a volte anche in maniera diversa da come vorremmo. É stato ingenuo da parte mia non dare loro il giusto peso.
Vi assicuro che non sono mancate l’attenzione e la custodia alla Parola e all’Eucarestia, ma fuori contesto la forma è più eloquente della sostanza e un momento di preghiera vissuto con intensità e significato dai ragazzi lì presenti ha urtato la Fede di molti: ne sono profondamente amareggiato.
Leggendo il bellissimo comunicato della Diocesi di Crotone e Santa Severina, rilanciato anche dalla nostra (Riscoprire la bellezza dei simboli liturgici), riconosco di aver mancato nell’attenzione necessaria alla valorizzazione di un Mistero così grande e così indegnamente affidato alle nostre umili mani. Ho sempre vissuto la celebrazione eucaristica con profonda consapevolezza dell’immenso Mistero di amore che esso cela e veicola e in otto anni di ordinazione quella è stata la prima volta che non ho indossato almeno camice e stola. Ma mi rendo conto che anche solo una volta è di troppo.
Chiedo umilmente scusa dal profondo del cuore anche per la confusione generata dalla diffusione mediatica della notizia e delle immagini: non era assolutamente mia intenzione che avesse tale risalto, tanto che per la celebrazione avevamo scelto un luogo inizialmente isolato e lontano dagli ombrelloni (anche se poi qualche persona, avendoci visti da lontano, si è aggiunta alla celebrazione).
Nella Messa che lunedì pomeriggio ho celebrato in chiesa in parrocchia a San Luigi ho chiesto perdono al Signore per la mia superficialità che ha fatto soffrire tanti.
Spero che possiate comprendere le mie buone intenzioni, macchiate da troppa ingenuità, e accettare la mia sincera richiesta di perdono.
Con una preghiera per la nostra Chiesa e per tutti noi,
don Mattia

1 Commento

  1. Andrea G ha detto:

    Quando la Chiesa chiederà scusa a tutto quel grande Passato – e Presente! – fatto di spiritualità che è racchiuso nelle esperienze artistiche e musicali – quella sacra, anzitutto! – da sempre e nonostante i cambiamenti stilistici delle epoche fonte di Fede e al SERVIZIO della Liturgia? Certo, non si tratta di anteporre la forma alla sostanza, ma quando la forma assume i connotati di oscenità e di inconsistenza, essa tradisce la sostanza, riducendola ad un siparietto, ove viene esaltato soltanto l’ego di chi agisce e di chi spara la trovata più originale e spesso divertente.

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