L’EDITORIALE
di don Giorgio
“Rendere grazie!”
Un pensiero di saggi antichi – che non era il loro pensiero, ma che loro attingevano alla sorgente eterna, anche se erano pagani – può aprire una mente quando è ottusa, oppure quando troppe ottusità attorno tentano di offuscare il nostro intelletto divino.
Di per sé mai non dobbiamo mai sentici debitori di saggezze che risalgono nel tempo, quando c’erano grandi geni che oggi sembrano scomparsi. Un grazie è sempre doveroso, per chi ci ha permesso di aprirci la mente, ma poi tutto dipende da noi: coltivare il mondo interiore, ed è qui che risiede la Sorgente dell’Essere.
Forse dovremmo approfondire meglio il rapporto che c’è tra un grazie da dire e il Segreto che è in ognuno di noi: un Segreto che, questo sì, dovrebbe impegnare tutta la nostra esistenza nel dire incessantemente grazie all’Eterno.
Già i primi cristiani l’avevano capito se tra le varie denominazioni avevano preferito chiamare “eucaristia” (che in greco vuol dire “rendere grazie”) l’insieme di riti e di letture, ecc. che oggi chiamiamo semplicemente Messa (parola che a se stante dice nulla).
Ho detto un insieme di riti e di letture, ma sbaglierei se rendere grazie a Dio si limitasse solo a questo. C’è di più, lo sappiamo. Nella Eucaristia si rinnova il Mistero pasquale.
Ma, allargando, potremmo dire che tutto l’Universo è un ininterrotto rendere grazie al Creatore. Forse il mondo vegetale e il mondo animale osservano il loro dovere, noi, dotati di intelletto, non sempre ce ne ricordiamo.
Il nostro intelletto dovrebbe aprirci a tutti gli esseri umani, in quanto ciascuno potrebbe stimolare l’altro, diciamo reciprocamente, a scoprire le Meraviglie divine.
Gli antichi filosofi greci, e non solo greci, sembravano più attendi a osservare l’Universo alla luce di un Intelletto che oggi sembra spento, e ciò ci rende ciechi e ottusi, come se fossimo terribilmente preoccupati di vedere solo l’aspetto materiale o la scorza di una pianta fiorente, che per la sua esistenza prende luce dal Sole.
Oggi assistiamo a un paradosso terrificante: non si sente più il dovere di ringraziare il Buono o il Bello o il Vero che c’è nell’Universo, come il riflesso del Bene Sommo, ma c’è chi, e nel piccolo sono tanti, sempre più numerosi, che pretendono di essere ringraziati quasi fossero Padri Eterni.
Siamo debitori verso tutti e verso nessuno all’infuori di Dio. Ringraziare sì, quando qualcuno, e sono tanti, emanano un riflesso divino.
Scoprire amicizie pure è scoprire la nostra più bella avventura.
31 ottobre 2026
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