Le festività pasquali dei soliti privilegiati
Le festività pasquali, con tutto il loro carico anche emozionale di riti talora suggestivi, ad ogni primavera tornano a celebrare Eventi che, secondo la fede cristiana, sono di capitale importanza per l’Umanità, e ci coinvolgono in una tale ondata di salvezza da farci respirare almeno per qualche momento aria nuova, e poi… ?
La Liturgia non fa che commemorare, prima la passione di un Uomo che si è preso sulle spalle tutto il male del mondo, poi la sua risurrezione tanto potente da trascinare in alto ogni peso morto, scoperchiando anche le tombe secolari e ridando vita a cadaveri oramai ridotti in polvere, e poi…?
I preti annunciano con enfasi: Cristo è risorto, e risorgendo ha eliminato la morte, il seme del peccato, il male, ecc. ecc., e poi…?
Ecco, vorrei che la Chiesa la smettesse di ripetere ogni anno cose insensate, tanto insensate da essere contraddette nel momento in cui essa annuncia con solennità quasi liberatoria che Cristo è risorto. In quello stesso istante, c’è qualcuno che ancora muore, c’è qualcuno che ancora soffre, c’è qualcuno che ancora viene ammazzato, ci sono ancora cattivi ladroni che continuano a bestemmiare la misericordia divina a spese di innocenti, come agnelli sacrificati sull’altare del dio soldo.
Cristo è risorto! Tutto sembra rivivere come in primavera, ma poi succede che è tornato l’inverno, con il suo freddo che incute paura alla natura già pronta a rifiorire.
Noi credenti siamo facili a usare un vocabolario che non solo è illusorio, ma rischia di far perdere il senso più profondo di un Mistero, quello pasquale, di cui solo i grandi mistici hanno tentato di capire qualcosa.
La Chiesa celebra, commemora, festeggia solo eventi storici, a modo suo, e non sa coglierne il senso mistico, che va oltre una celebrazione liturgica, fatta di ritualismi per di più arcaici e legati ad avvenimenti che hanno perso, nel tempo, la loro valenza divina.
E tutto finisce in un pranzo festoso, dove a tavola siedono i più fortunati. Sì, perché il giorno di Pasqua c’è gente che non può nemmeno sedersi ad una tavola, è lasciata ai margini di una società che predica bene e poi razzola male.
Non bastano certo cinquanta euro donati dal papa per sentirsi parte dell’Umanità, e neppure avere l’onore di far parte dei servi che incutono compatimento sociale, a cui si lavano i piedi, il giovedì santo. Il giorno dopo tornano al loro posto di schiavitù, calpestati anche dai privilegi di una Chiesa che predica bene, e poi razzola male.
Pasqua di risurrezione! Ma Cristo in realtà si sente veramente un risorto su questa terra? Si sentono risorti coloro a cui la vita riserva, per misteriosi disegni umani, una tale fortuna da chiederci: che cos’è la provvidenza di Dio? Tu sei fortunato nella vita, e ciò è forse dovuto ad una grazia particolare di un dio che guarda sempre da una parte, e guarda anche dall’altra, ma solo in certe ricorrenze dell’anno, quando rimettere al centro i più sfortunati diventa quasi un gioco di commiserazione per garantire ai soliti privilegiati un altro pezzo di paradiso?
Cristo è risorto! Si battono le mani, si canta l’alleluia, si suonano le campane a festa, ma i credenti rimangono gli stessi di sempre, anche se si sono accostati alla confessione pasquale, che però non ha tolto loro tutto quel peso di egoismo tale da vanificare ogni speranza, continuando a bestemmiare quel Cristo che preferisce restare nella tomba, dove si sente più libero.
Io preferisco pensare ad un’altra risurrezione, se voglio continuare a vivere e a sperare. So che c’è, ancora nascosta in qualche parte, e so che riscoprirla non fa tanto piacere alla mia Chiesa.
21 aprile 2014
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