Scambio della pace, con misura

03-Mani_in_cerchio[1]
di don Giorgio De Capitani
Stavolta condivido in pieno la raccomandazione della Congregazione del Culto che invita alla sobrietà e compostezza, quando ci si scambia il segno della pace durante la Messa.
Sinceramente, non ne potevo più di vedere tanta confusione e tanta ipocrisia. Anche atteggiamenti discutibili: ho visto donne salire sull’altare a baciare il prete celebrante!
C’è gente che, quando viene in chiesa per la Messa, si mette a una certa distanza, per non stringere la mano di parenti a cui si è tolto magari da anni il saluto.
Ci vuole ben altro che un gesto formale di pace! Io l’avrei tolto!
Mi hanno detto che in un certo paese, che non nomino, alcune chierichette cambiavano posto pur di non stringere la mano di un compagno che metteva sempre le mani nel naso. E che dire di certi adulti che, dopo lo scambio della pace, si puliscono le mani?  
da Vatican Insider
/08/2014

Scambio della pace, con misura

Il saluto nel mezzo della liturgia eucaristica rimane dov’è nel rito romano, ma la Congregazione del Culto raccomanda sobrietà e compostezza
ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO
Lo «scambio della pace», il saluto che i fedeli si rivolgono l’un l’altro, rimane dov’è nel rito romano, ma la Santa Sede chiede alle conferenze episcopali nel mondo di renderlo più sobrio, senza confusioni e troppi spostamenti delle persone, come pure senza canti ad hoc in un momento in cui non sono previsti. È quanto si legge nella lettera che la Congregazione del Culto divino, guidata dal cardinale spagnolo Antonio Cañizares Llovera (secondo insistenti indiscrezioni in procinto di lasciare Roma per tornare a capo di una diocesi nel suo Paese), ha inviato nei giorni scorsi agli episcopati.
Qui è l’articolo di Sandro Magister che ha rilanciato la notizia giunta dalla Spagna: la fonte è questo sito,  al fondo del nostro articolo c’è il documento. Da tempo il dicastero che si occupa di liturgia aveva preso in esame lo scambio della pace: si era valutata la possibilità di spostarlo prima dell’inizio della preghiera eucaristica, come nel rito ambrosiano. La Congregazione, con una nota a firma di Cañizares e del segretario, l’arcivescovo Arthur Roche, ha comunicato ai presidenti delle conferenze episcopali del mondo la decisione finale, approvata da Papa Francesco il 7 giugno scorso. Lo scambio della pace non viene trasferito in altro momento della messa, ma bisognerà fare in modo che non vi siano eccessi tali da disturbare il raccoglimento nel momento culminante del rito.
Nella missiva, firmata dal cardinale Cañizares e dal segretario, l’arcivescovo Arthur Roche, si ricorda che lo studio della questione era stato avviato durante il sinodo sull’eucarestia del 2005. Nell’esortazione post-sinodale «Sacramentum caritatis» (2007), Benedetto XVI aveva osservato: «Durante il sinodo dei vescovi è stata rilevata l’opportunità di moderare questo gesto, che può assumere espressioni eccessive, suscitando qualche confusione nell’assemblea proprio prima della comunione. È bene ricordare come non tolga nulla all’alto valore del gesto la sobrietà necessaria a mantenere un clima adatto alla celebrazione, per esempio facendo in modo di limitare lo scambio della pace a chi sta più vicino». Il Papa aveva anche citato esplicitamente la possibilità di spostare lo scambio della pace prima dell’offertorio, come nel rito ambrosiano. Ma alla fine è prevalsa la tesi di chi preferisce non introdurre cambiamenti.
Così, si è cercato di ovviare con un richiamo che tende in qualche modo a ridimensionare il gesto, dichiarando ad esempio che esso può essere tralasciato se lo si ritenga conveniente e specificando che non si devono introdurre canti ad hoc per quel momento, si deve evitare lo spostamento dei fedeli dal proprio posto, si deve evitare l’abbandono dell’altare da parte del sacerdote per venire a scambiare la pace con alcuni fedeli, come pure bisogna evitare che in alcune solennità o celebrazioni particolari come battesimi, prime comunioni, cresime e matrimoni, ordinazioni e funerali, lo scambio di pace diventi occasione per felicitazioni o condoglianze.
Starà ora ai vescovi dei singoli Paesi applicare le raccomandazioni vaticane facendo in modo che vengano spiegate ai fedeli con un’opportuna catechesi.
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La Lettera circolare inviata dalla Congregazione per il Culto divino alle conferenze episcopali del mondo 

14 Commenti

  1. trevize ha detto:

    da wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Rito_ambrosiano
    Lo scambio della pace non è immediatamente prima della Comunione come nel rito romano, ma viene anticipato al termine della Liturgia della Parola, prima della preparazione dei doni. Ciò rispecchia l’antica tradizione (che si è conservata anche nelle liturgie orientali) secondo cui si obbedisce al precetto evangelico (Mt 5,23-24) che impone la riconciliazione fraterna prima di compiere l’offerta rituale sull’altare.

    Mi sento strano in questa posizione di “cristiano cattolico ambrosiano ortodosso”…

  2. Francesco hk ha detto:

    Don mi sorprendi !
    la messa non e’ il momento in cui la FAMIGLIA CRISTIANA si trova a far festa e a RICORDARE la sua origine e il suo significato e la sua MISSIONE ?
    La messa la fa la comunita’ NON LA DICE IL PRETE .
    Ad un pranzo “” D’OCCASIONE “” se rivedo una amico, un parente , una pesona che non vedo da tempo vado lo saluto e scambio 2 parole ! Che c’e di male ?
    Scambio della pace potrebbe essere, e magari dovrebbe essere anche il momento in cui, amici famigliari… anche il presidente saluta chi non vede da tempo, chi ritorna dopo una malattia, o dopo una lunga o corta assenza, dire una parola di a chi ha avuto un lutto fare concratulazioni a chi ha avuto un lieto evento…..
    NON SACRALIZZIAMO TUTTO, lasciamo questo incontro il piu umano possibile!!! del resto GESU nell’ultima cena ha lavato i piedi , ce lo siamo dimenticati!!!!!

    • Don Giorgio ha detto:

      Che ipocrisia nei gesti più semplici! E poi già l’essere insieme non è un segno di pace? Che bisogno c’è di dire: guarda che veramente ti voglio bene, e poi, fuori chiesa, ce ne diciamo di tutti i colori.

      • Francesco hk ha detto:

        Ti comprendo , e ti scuso anche perche vivi “da solo”.
        Nel matrimonio e nella famiglia e’ DOVEROSO dirsi e ridirsi: TI AMO! TI VOGLIO BENE ! SCUSA!
        C’e’ necessita di parlarsi di guardarsi in faccia, il fare senza parlare a volte crea problemi.
        In Chiesa dovremmo essere FAMIGLIA e la famiglia ha certi modi necesseri, importanti e isostituibili di esprimersi. INVECE di ELIMINARE questo gesto cosi’ umano,famigliare perche’ non si fa una catechesi appropriata perche il gesto diventi espressione di amore , scusa coraggio?
        Le relazioni si tengono anche con gesti! Se poi credi veramente che la maggior parte della gente che viene in chiesa “”FUORI CHIESA SE NE DICONO DI TUTTI I COLORI” allora NON DIRE neanche la MESSA che diventa e resta un rito religioso per non andare a l’inferno!

  3. Valentina ha detto:

    La stretta di mano fra sconosciuti non mi piace perché non si può mai sapere se una persona è malata, se prima di tendere la mano si è messa un dito nel naso, se ha maneggiato qualcosa di sporco… Ogni volta che mi trovo costretta a stringere una mano sconosciuta provo disagio e, appena posso, vado subito a lavarmi le mani. Secondo me questa consuetudine dovrebbe essere proprio abolita. Inoltre, fra sconosciuti non ha molto senso: stringere una mano dovrebbe significare lealtà, amicizia, benevolenza… Posso capire se questi bei sentimenti sono rivolti a un familiare, a un caro amico, anche a un vicino. Ma che senso ha rivolgerli a persone che non si conoscono e che poi quasi certamente non si rivedranno più? Se qualcuno stringe la mano a un altro senza provare realmente per lui tutti quei bei sentimenti, magari comportandosi in modo freddo e sbrigativo, quel gesto si traduce in una vuota formalità. In questo caso, per quanto mi riguarda, io preferisco che non ci sia alcuna stretta di mano: di una vuota formalità non so che farmene.

  4. don ha detto:

    Da tempo, nella mia parrocchia, pur senza abilire del tutto il gesto l’ho ridotto, soprattutto abolendo il canto che l’accompagnava. Ho spiegato ai fedeli che il vero canto della pace è l’Agnus Dei, che si conclude con le parole “dona a noi la pace”. La vera pace viene dall’Agnello immolato sulla corce. Senza la croce è assurdo parlare di pace. Non dobbiamo dimenticare che per vivere nella pace, occorre la capacità di riconciliazione, e questa riconciliazione si raggiunge soltanto crocifiggendo l’egoismo!

  5. trevize ha detto:

    Ho trovato un sito dove viene spiegato meglio “il problema”.
    http://www.miliziadisanmichelearcangelo.org/content/view/1543/92/lang,it/

    Perché il punto è legittimare sempre e comunque il sacerdote come unico intermediario.
    A quando il rogo dei libri sacri?

  6. Giuseppe ha detto:

    Senza dover necessariamente arrivare alla sua abolizione, lascerei a ciascuno la libertà di rivolgere un gesto di pace a chi gli è, o a chi sente, più vicino. Pur condividendo in parte una certa critica per la confusione e gli eccessi che si possono verificare in quei momenti, metterei comunque ugualmente in guardia da atteggiamenti troppo seriosi ed austeri. Probabilmente sbaglierò, ma a mio avviso la celebrazione della messa, fermi restando alcuni momenti fondamentali del rito, dovrebbe essere il più possibile semplice, comprensibile e coinvolgente.

  7. lina ha detto:

    E’ un gesto che io abolirei del tutto, lo trovo inutile.

  8. GIANNI ha detto:

    Con tutto il rispetto per chi da peso a questi gesti formali, mi viene da sorridere, pensando al fatto che, con tutti i problemi di questo periodo, ci si occupi di come gestire il cosiddetto segno di pace.
    Peraltro, spesso più simbolico, che realmente vissuto nel suo significato.
    Trovo decisamente opportuna la facoltà di tralasciarlo.