“Noi perdiamo tre quarti di noi stessi per essere come le altre persone”

L’EDITORIALE
di don Giorgio

“Noi perdiamo tre quarti di noi stessi

per essere come le altre persone”

La celebre affermazione di Schopenhauer: «Noi perdiamo tre quarti di noi stessi per essere come le altre persone» mantiene ancora oggi una forza sorprendente. Come negarlo?
In breve, chi era Arthur Schopenhauer? È stato un filosofo tedesco (1788-1860), noto come il pensatore del pessimismo cosmico. Nato a Danzica, abbandonò la carriera commerciale per la filosofia dopo il suicidio del padre. La sua opera principale, “Il mondo come volontà e rappresentazione” (1818), propone una visione in cui la vita è dolore e desiderio incessante, riscattabile solo tramite arte, pietà e ascesi.
«Noi perdiamo tre quarti di noi stessi per essere come le altre persone».
Il filosofo concentra questioni fondamentali come l’identità, il conformismo e il bisogno di approvazione, quasi costringendoci a chiederci quanto di ciò che mostriamo ogni giorno ci appartenga davvero, e quanto invece sia modellato dal desiderio di sentirci accettati. In altre parole: cosa è autenticamente nostro, e cosa invece proviene dagli altri o dal mondo in cui viviamo?
1. Il bisogno di essere accettati
Fin da piccoli impariamo che appartenere a un gruppo è importante. A scuola, tra amici, sul lavoro: sentirsi parte di qualcosa ci garantisce più sicurezza. Pensiamo anche ai Movimenti ecclesiali o a quei gruppi che arrivano anche a manipolarci nella mente. In ogni caso, senza accorgercene, iniziamo ad adattarci alla società omologante. E così cambiamo modo di parlare, di vestirci, persino di pensare. Non sempre lo facciamo in modo consapevole: è qualcosa che succede quasi in automatico. In un modo progressivo. Ecco, Schopenhauer mette il dito proprio qui. Ci ricorda che questo bisogno di essere accettati può avere un prezzo costoso: perdere pezzi di ciò che siamo davvero; veniamo derubati del nostro essere più puro, ovvero della nostra libertà interiore. Se fosse così, ma è così, non sarebbe una cosa mostruosa, da temere e da cui difenderci?
2. Quanto di noi resta davvero nostro?
La frase è forte perché parla di una percentuale precisa: “tre quarti di noi stessi”. Non una piccola parte, ma quasi tutto. Se ci fermiamo a pensarci, viene spontaneo chiederci: quanto delle nostre scelte nasce davvero da noi? E quanto invece è influenzato dagli altri, dalle aspettative, dal desiderio di non essere esclusi? A volte basta poco: dire sì quando vorremmo dire no, evitare di esprimere un’opinione, scegliere una strada “più sicura” perché è quella che tutti approvano. Non sono grandi rinunce, ma sommate nel tempo possono allontanarci da noi stessi.
3. Il rischio di vivere una vita che non sentiamo nostra
Quando ci abituiamo troppo ad adattarci, succede qualcosa di sottile ma importante: iniziamo a non riconoscerci più del tutto. Magari all’esterno tutto sembra a posto (lavoro, relazioni, routine) ma dentro resta una sensazione difficile da spiegare. Come se mancasse qualcosa di essenziale. Schopenhauer, con il suo pessimismo lucido, ci invita proprio a guardare questo lato della realtà: il rischio di vivere una vita costruita più per piacere agli altri che per rispecchiare chi siamo davvero.
4. Essere se stessi: una scelta non sempre facile
Non è affatto facile essere autentici, che se viene spesso raccontato come qualcosa di semplice, quasi naturale. Essere autentici significa esporsi, accettare di non piacere a tutti, prendere decisioni che magari non vengono capite. E questo può fare paura. Per questo, molte volte, scegliamo la strada più comoda: quella dell’adattamento. Non perché siamo deboli, ma perché è umano voler evitare il giudizio e il rifiuto. Eppure, proprio qui sta il punto: trovare un equilibrio tra il bisogno di appartenere e quello di restare fedeli a se stessi.
5. Un invito a ritrovare ciò che conta davvero
La frase di Schopenhauer non è solo una critica, è anche come un invito a fermarsi, ogni tanto, e chiedersi: sto vivendo una vita che sento davvero mia? Non serve cambiare tutto da un giorno all’altro. A volte basta iniziare da piccoli gesti: dire ciò che si pensa, scegliere con più consapevolezza, ascoltarsi un po’ di più. Recuperare anche solo una parte di quel “tre quarti” può fare una grande differenza.
6. Una riflessione più attuale che mai
In un mondo in cui siamo costantemente esposti agli altri, tra social, modelli da seguire e aspettative, le parole di Schopenhauer risuonano ancora più forti. Oggi più che mai è facile confrontarsi, sentirsi “fuori posto”, cercare di assomigliare a qualcuno. Ma forse proprio per questo diventa ancora più importante fare il percorso opposto: tornare a se stessi. Perché, alla fine, la vera domanda resta questa: quanto di ciò che viviamo ogni giorno ci rappresenta davvero?
25/04/2026
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