Verso la fusione dei Comuni: vincerà il buon senso della gente comune?
di don Giorgio De Capitani
La musica è finita!
Qualcuno mi ha fatto notare che nei due video precedenti sulla fusione dei Comuni di Perego e di Rovagnate mi ero un po’ troppo soffermato su belle immagini accompagnate da musica classicheggiante, mentre dovevo essere più concreto, ovvero arrivare al sodo.
Pensavo di dare un doveroso tributo alla bellezza delle nostre zone, sempre più in via di estinzione se non staremo più che attenti: non basta evitare le speculazioni edilizie, occorre anche evitare il degrado, l’incuria e combattere quell’egoismo tipicamente brianzolo che trasforma ogni fiore in patate o cipolle, cancella i sentieri per un po’ di fieno in più, riempie i fossi naturali o artificiali con i detriti delle proprie lussuose ville.
Sì, la musica è finita. Ora spazio alla parola. Senza fare tanta poesia. Come è nel mio stile, partendo da constatazioni di fatto.
Come si può non capire che, con la fusione sì e fusione no, è in gioco il futuro dei nostri paesi? E sto parlando delle nostre comunità, dove siamo nati e dove viviamo. Che c’entra allora buttare la questione della fusione sul piano strettamente politico? Che c’entra invitare per le assemblee pubbliche gente del proprio partito proveniente da altri paesi? Non è quello che hanno fatto i due o tre gatti della Lega Nord di Perego? Qui non è un affare del Pd o della Lega: è in gioco il bene comune dei nostri concreti paesi.
Non parliamo poi della banalità delle argomentazioni dei leghisti, i quali, come al solito, essendo politicamente analfabeti, e non solo politicamente, si arrampicano sui vetri pur di portare a casa una misera vittoria. E quale vittoria? La condanna del proprio paese! Questa sarà la vittoria del NO.
Ma c’è di più. I leghisti, essendo molto praticoni, con la zucca immersa nel pezzetto di terra di casa loro, non arrivano ad elevare un po’ la mente, oltre il loro ristretto cervello. Ma ciò che non sopporto è quel voler porre la serietà della questione tra sospetti e insinuazioni, con domande inopportune. Si arriva all’inganno, confondendo di proposito l’Unione dei tre Comuni, che c’è già, che è già in vigore da qualche anno, con la fusione come se con la fusione scomparisse l’Unione dei servizi, a vantaggio del pesce grosso – Rovagnate – che con un solo boccone è già pronto a divorare il pesce piccolo, ovvero Perego. Che almeno sia un buon pasto! Rovagnate dovrà accontentarsi di uno scheletro con tante piccole lische!
Per me Perego non ha solo il complesso della inferiorità, il che sarebbe anche comprensibile se le cose attualmente funzionassero, ma non ha neppure l’umiltà di capire i propri limiti: limiti legati anche a questo momento storico, e legati al progresso che non perdona chi vuole fare la vittima, restando nel proprio buco.
Ma come si può parlare di progresso ai leghisti che non solo vedono unicamente il proprio orticello, ma magari rubano, se possono, anche pezzi di quello dell’altro, pure lui magari leghista. Cose che succedono nella nostra bella Brianza!
E poi lasciatemelo dire: questi leghisti si fanno vedere solo quando ci sono le consultazioni elettorali. Ecco i soliti tre o quattro gatti (anche di meno) che farfugliano qualcosa, e poi scompaiono di nuovo nel nulla. Anche se dovessero vincere le elezioni, difficilmente arriverebbero alla fine del mandato. La loro capacità di resistenza è proporzionata alla loro poca intelligenza politica. E quel poco che fanno, è di danno al bene comune del paese. Appena c’è in ballo il bene comune che richiede un po’ di intelligenza, il tempo per loro scade.
La musica è finita anche per quelli del sì alla fusione dei due paesi. Nemmeno costoro si sono resi del tutto conto della posta in palio. Hanno dormicchiato troppo. Sono stati di una tale mollezza da lasciarmi allibito e da farmi incazzare, dentro di me, con tale rabbia da non riuscire a dormire.
Avrei preferito più cattiveria e più rabbia nel senso migliore di queste parole, da intendere come determinazione, convinzione, passione, come volontà di non demordere mai, come fantasia e creatività nel trovare ogni stratagemma di comunicazione per arrivare ad ogni cittadino, onde convincerlo che il futuro sta in una scelta coraggiosa di oggi.
Ho realizzato video due video, ho scritto articoli, sono entrato in lotta contro il direttore di un giornale online locale, ma quanti mi hanno sostenuto, quanti mi hanno inviato una e-mail di incoraggiamento, magari anche una critica?
La musica è finita!
La vittoria del no sarebbe una sconfitta per tutti. Una sconfitta per il buon senso dei cittadini, per la loro capacità di vedute. Una sconfitta per una matura responsabilità civica. Una sconfitta per coloro che hanno creduto nella fusione, ma che sono rimasti inermi. Una sconfitta per la politica locale, che non potrà far finta di nulla: non basterà un esame di coscienza o un rimpasto amministrativo.
Una sconfitta anche per me. Mi prenderò un periodo di pausa. Per il momento non mi sentirò più parte della cittadinanza di Perego. Sarò un estraneo. Non voterò per le amministrative. Poi succederà ciò che succederà.
Ma perché pensare alla sconfitta? Voglio pensare positivo. Io credo che, nonostante tutto, la gente alla fine sceglierà per il meglio. E il meglio sarà lo sviluppo di questi paesi, fuori da un isolamento stupidamente campanilistico.
La musica riprenderà? Perché no? Farà risentire i suoni melodiosi di un incanto aperto alle novità più sorprendenti.
http://youtu.be/JNJD2Pkxqd8


se vince il si la gente ha buon senso. se vince il no! no?
Ha il buon senso come la tua testa da leghista!
Il mio sostegno per il si l’ho espresso qui e continuo ad esprimerlo con un semplice ragionamento che, chissà, potrebbe convincere ancora qualcuno……
Parto da una constatazione elementare: in tutti i campi, per realizzare determinati risultati conta anche la dimensione degli strumenti a ciò finalizzati.
Se un sarto deve confezionare un vestito, non potrà usare forbicine da unghie, ma vere e proprie forbici di media o grossa dimensione.
Se devo salire su un armadio particolarmente ealto o su un albero, mi serve una scala alta, non bassa.
Parimenti, se un paese anche solo economicamente, da solo non ce la fa, ha bisogno di realizzare una gestione comune di certe cose.
In tutto contano anche le singole potenzialità e, quando da soli non si riesca, val pur sempre il principio che l’unione fa la forza.
Poi comunque l’unione non significa cancellare i singoli paesi, ma semplicemente renderli comuni dal punto di vista amministrativo.
Coloro che vorrebbero votare no, si ricordino anche che, in caso di dissesto finanziario, l’ente verrebbe commissariato e si che allora non si andrebbe da nessuna parte e che l’autonomia rimarrebbe vuota parola.
Forse, coloro che sono per il no auspicano il commissariamento del proprio paese?