![Don_Milani_1[1]](http://www.dongiorgio.it/wp-content/uploads/2015/03/Don_Milani_11.jpg)
Che Matteo Salvini politicamente sia un analfabeta, nessuno più ne dubita. Basta sentirlo parlare. O, meglio, basta sentire la sua pancia borbottare. Perché lui non ha testa, ha solo pancia, e il di dietro. Certo, usa anche quello che ha davanti, come ogni buon leghista che si rispetti.
È chiaro che Salvini non può accontentarsi di grattarsi la pancia per farla borbottare, deve fingere di avere un po’ di cultura. Conosco personaggi del passato che si facevano suggerire frasi di questo o di quel filosofo o santo, tanto per fare colpo, senza sapere nemmeno chi fosse il filosofo o il santo. Penso che Salvini da anni, da quando andava a scuola, non abbia letto nemmeno un libro, se non il menu del ristorante o qualche manuale del kamasutra.
Non me la prendo più di tanto perché il leader della Lega ha citato don Lorenzo Milani. Probabilmente l’ha scambiato per un prete omonimo, magari leghista.
E neppure mi scandalizzo dell’uso improprio delle parole o dell’azione di don Milani. Anche la Chiesa l’ha fatto, anche Cl l’ha fatto, anche i mafiosi l’hanno fatto.
Non mi faccio incantare da qualche citazione di moda che il bovaro di turno si mette in bocca, dopo aver sputato bestemmie sui diritti umani o sulla democrazia.
Incensa pure le tue cazzate, prima o pure resterai vittima della tua vuota idiozia. Quasi quasi rimpiango Bossi, rimpiango perfino le lotte con Berlusconi. Allora auguravo anche la morte del dittatore. Oggi, non trovo nulla contro cui battermi. C’è solo vuoto, e rottami. Ciò che mi fa soffrire è vedere la stessa massa di ieri, ancor più rincoglionita, incapace di fare un benché minimo sforzo di pensiero.
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da Famiglia Cristiana
Caro Salvini,
non citi a sproposito don Milani
Elisa Chiari
28/02/2015
Se fosse vivo, il prete di Barbiana, dove le porte erano aperte, sarebbe esattamente tra chi il leader della Lega vuole cacciare: tra gli immigrati, nei campi rom, in mezzo ai rifugiati. Il suo motto, “I care”, era l’esatto opposto del “me ne frego”.
Caro Salvini, per favore, giù le mani da don Milani. Non tanto perché don Milani non era uomo di nessuno se non del Vangelo da vivo, e non ci pare opportuno che venga ascritto alla ditta di alcuno da morto (vale anche per altri che l’hanno tirato per la tonaca in questi anni). Men che meno a una ditta che si sente più affine – a giudicare dalle dichiarate sintonie lepeniane – al “me ne frego”, che all’ I Care, che c’è ancora sulla porta della stanzetta ch’era stata di don Lorenzo, lassù a Barbiana. Non tanto perché probabilmente, se fosse vivo, don Milani troverebbe le Barbiana di oggi ai margini attuali. E sarebbe fin troppo facile dirsi che il margine del margine, qui e ora, sono i bambini che sbarcano soli a Lampedusa o che sfuggono alla scuola perdendosi sulla strada che porta ai campi rom.
Sarebbe facile come sparare sulla croce rossa, ma il gioco di tirarlo per la tonaca non piace farlo neanche a noi. Sarebbe anche fin troppo facile smontare l’appropriazione indebita a forza di citazioni, saccheggiando quello che don Milani ha detto e lasciato scritto, ma sarebbe riduttivo, perché l’incompatibilità tra Salvini e don Milani è, ancor prima che nel merito, nel metodo. Tutto il lavoro che don Milani nella sua vita ha fatto, al di là delle parole dette, ha mirato a una sola cosa: dare ai poveri, ai fragili, ai marginali parole e cultura sufficienti per difendersi da chi avrebbe potuto prevaricarli e tirarli dalla propria parte a suon di slogan a buon mercato. Voleva che imparassero a difendersi, con la forza della ragione, dalla politica che parla alla pancia, indipendentemente dal suo colore. La sua era, prima di tutto, una scuola di senso critico. Non solo, nella sua scuola si studiavano lingua e lingue: i suoi ragazzi imparavano a vivere aperti all’Europa e al mondo, andavano a imparare, lavorando in fabbrica o nei campi, il tedesco in Germania, l’Inglese in Inghilterra, l’arabo in Algeria.
Basterebbe questo a segnare la distanza con Salvini. Ma v’è di più. Nella scuola di don Milani le porte erano aperte, non solo in uscita per andare nel mondo a imparare, ma anche in entrata: capitava che politici con la parlantina sciolta e la promessa facile venissero invitati a parlare, dove parlare voleva dire essere sottoposti a un fuoco di fila di domande scomode, da un plotoncino di ragazzini impertinenti e preparati a smontare gli slogan pezzo a pezzo. Gli slogan di tutti, a maggior ragione di quelli che suonavano sirene che avrebbero potuto incantare i poveri facilmente. Ai comunisti don Milani diceva: “Voi tradite i poveri due volte perché a differenza d’altri dite di stare dalla loro parte”, ma non risparmiava nessuno. E se, davanti al suo criticare nel merito tutti: preti, comunisti, democristiani, un ragazzo chiedeva spiazzato: “Ma allora chi ha ragione?”. Rispondeva: “bischeri, la verità non ha parte”. E intanto insegnava loro a cercarla, smascherando senza pietà, le menzogne della politica, specie di quella che da sempre fa del “parla come mangi” la sua ragion d’essere. Non sappiamo, anche se possiamo immaginarlo come sarebbe stato un pomeriggio di Salvini a Barbiana, ma siamo abbastanza convinti che se ci fossero in giro tanti don Milani, i Salvini di turno avrebbero minor seguito.
senza andare troppo indietro nel tempo a scomodare don Milani, andiamo a leggere quello che dice Papa Francesco sulla carità cristiana “Migranti e rifugiati non sono pedine sullo scacchiere dell’umanità“, sottolinea Jorge Bergoglio. E invoca “un reciproco aiuto tra i Paesi” per superare le difficoltà legate al fenomeno, tra cui i pregiudizi e le paure delle popolazioni nei confronti del diverso. Il Papa si era già pronunciato sul tema poche settimane fa, quando aveva proposto di utilizzare i conventi chiusi come luoghi di accoglienza per i rifugiati.”
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/09/24/immigrazione-papa-superare-sospetti-e-pregiudizi-serve-reciproco-aiuto-tra-paesi/721473/
Ha ragione don Giorgio, viene proprio da rimpiangersi Bossi, è ormai chiaro che la Lega è praticamente finita con lui.
Ora conta soltanto mantenersi la poltrona: Il fine giustifica i mezzi.
Chiedo scusa a tutti ma avrei preferito che si parlasse più di don Milani e meno di Salvini. È invece emerso il solito tifo da stadio contro l’avversario politico invece di cogliere questa occasione per esaltare un grande del nostro tempo, un vero profeta. Lasciatemelo dire anche se purtroppo non credo in Dio!
è inutile fingere che il responsabile di idee estreme sia Salvini piuttosto che Hiltler meditate sulle situazioni che portano al nascere di queste idee.
il disagio sociale le nuove povertà la mancanza di tutela da parte di chi decrebbe farlo..porteranno a rivolte tra poveri.
non c’è niente di peggio.
ci sarà sempre chi raccoglierà il ruolo di leader in qualsiasi idea da esporre,
non siamo santi come don Milani,del resto non lo è nemmeno la chiesa stessa ,con Ratzinger a preferito scappare.
Ma chi dà la colpa a Salvini, un povero derelitto, che vale un cazzo? Ma è solo un pezzo di merda!
Accidenti Don Giorgio! che bell’esempio di carità cristiana… ma qualcuno non aveva detto ” ama il tuo nemico”?
mah….
… Cosa ci si può aspettare dal leader di uno dei partiti del “vaffanculismo”?
Escludendo a priori l’idea che l’attuale maggiordomo della lega possa aver pensato (pensare sarebbe già un bel salto di qualità) di andare a Barbiana per imparare qualcosa del pensiero di don Lorenzo, mi chiedo cosa volesse dimostrare col suo gesto, oltre naturalmente a quello che è lo scopo principale della sua invadente esistenza: farsi notare a tutti i costi! Qualcuno (che non gli vuole bene) gli ha fatto credere che la sua popolarità sia in ascesa e che incominciano ad interessarsi a lui anche al di fuori del cerchio magico leghista, in vista di possibili alleanze con chiunque sia talmente volgare e dissennato da parlare la sua stessa lingua. E così, improvvisamente, si è scoperto italiano, laddove fino a ieri era solo e soltanto padano! Per questo si è spinto fino a Roma (la ladrona per eccellenza) e addirittura fino a Napoli, anche se l’accoglienza ricevuta non deve essergli piaciuta neanche un po’. E chi è stato, invece, ad accoglierlo a braccia aperte? Ma naturalmente la destra fascista, xenofoba e razzista che si annida in alcune frange del parlamento e nel cuore (o per meglio dire nella pancia) di movimenti come Casa Pound. Don Milani ha insegnato a tutti quelli che hanno desiderato ascoltarlo quanto sia importante e fondamentale la virtù dell’accoglienza per costruire un futuro migliore e a misura d’uomo. Matteo Salvini e i “bravi“ del suo seguito neanche sanno il significato della parola accoglienza. . . anzi probabilmente sono convinti che sia un sinonimo di disprezzo e di respingimenti. . .
Caro Giuseppe, sei in errore. Don Milani non ha mai esaltato la virtù dell’accoglienza per il semplice fatto che il problema degli immigrati e dei clandestini non c’era negli anni ’50 e ‘60. Ha invece combattuto contro l’emarginazione e la discriminazione degli operai e dei contadini.
Scusami, ma mi sembra che tu non abbia letto molto di don Milani; forse perché sei giovane e non hai vissuto quel periodo.
Purtroppo la lotta di classe c’e’ e hanno vinto i ricchi.Don milani sapeva delle divisioni in classi della societa’ e ha combattuto affinché la massa avesse dignita’ attraverso la scolarizzazione.Oggi purtroppo vale di piu’ una raccomandazione politica o di ceto per vivere.Nel mondo del lavoro la dignita’ dell’individuo e’ cancellata ogni istante dal mercantilismo e nessun governo pone un rimedio a cio’.Si puo’ lavorare anche con i diritti perché automaticamente si hanno anche i doveri.Governi da boiardi di stato dopo Berlusconi con lo stato di emergenza formulano leggi solo a scapito della massa non distribuendo equamente i sacrifici anche all’ elite un vero schifo.
Grazie dell’osservazione. Vorrei tanto essere giovane, invece ho quasi 70 anni. In ogni caso, caro Edoardo, l’accoglienza è una virtù cristiana che si manifesta quotidianamente non solo verso gli immigrati e i clandestini, ma verso il prossimo nella sua interezza.
Un autore, un pensatore, ha sempre una sua autonoma specificità ideologica, culturale, esistenziale, che ci impone molto rispetto intellettuale, quando intendiamo appropiarci di sue parole e citarlo.
Proprio per questa ragione, ritengo doveroso limitare l’uso di citazioni e comunque sempre da circostanziare.
Don Milani era sicuramente per una concezione non solo di chiesa, ma di società inclusiva, anzi, per lui la chiesa non aveva senso se non come espressione di una concezione di società inclusiva, ed anche solo..non dico certe concezioni politiche o ideologiche, ma anche correnti dello stesso cattolicesimo, hanno invece ben altre idee.
Non mi pare proprio, quindi, che vi sia anche solo non dico vicinanza, ma mancanza di distanza tra il sacerdote di Barbiana e Salvini o altri.
Meglio non tirare in ballo autori, di cui talora non si capiscono o conoscono neppure le concezioni.
Non so cosa abbia detto Salvini di don Milani e non mi interessa saperlo più di tanto. Dall’articolo di Elisa Chiari sembra tuttavia che abbia parlato di ROM, immigrati e rifugiati. Ebbene il mondo di don Milani era un altro, non comparabile a quello odierno. Si leggano le “Lettere” raccolte dai ragazzi dopo la sua morte (Mondadori 1970) e ancor prima la “Lettera a una Professoressa” più simile ad una fucilata che ad un saggio la definì un giornale nel 1967 e “L’obbedienza non è più una virtù”. Ma ciò che maggiormente lo rappresenta sono le “Esperienze Pastorali” del 1957 e la magistrale prefazione di Giuseppe d’Avack, arcivescovo di Camerino. Negli anni moltissimi hanno tentato (invano) ti tirarne la tonaca dalla loro parte usando in modo quasi blasfemo il nome di don Milani, ma si sono squalificati da se stessi. È probabile che lo abbia fatto anche il Salvini, visto il tipo.
Lasciamo in pace don Milani e ricordiamolo, come lo ricordo io, come appare nelle “Lettere alla mamma” raccolte da Alice Milani Comparetti.