Una bella telefonata, e la mia Pasqua “essenziale”
di don Giorgio De Capitani
Anzitutto, chiarisco. Per Pasqua intendo il Mistero pasquale, ovvero la passione, la morte e la risurrezione di Cristo. In altre parole, come ho vissuto da prete il Triduo pasquale: giovedì, venerdì e sabato della Settimana santa?
Forse il dono umano più bello è stata la telefonata inaspettata del cardinale Dionigi Tettamanzi, già vescovo di Milano, il predecessore di Angelo Scola. Venerdì santo, in mattinata, verso le dieci, squilla il telefono. Non è uno scherzo. La sua voce è inconfondibile. “Come stai?”, mi chiede Tettamanzi. “Come passerai questi giorni?”. “Eminenza, vivo da pensionato forzato. Questi giorni li vivo da semplice cristiano. L’anno scorso ho partecipato alle funzioni della Settimana santa in tre chiese diverse. Quest’anno, per problemi di salute, parteciperò solo alla celebrazione della morte di Gesù, oggi pomeriggio, in una chiesa di Lecco. Ripeto, da semplice cristiano, in chiesa, in mezzo all’assemblea. Non posso fare altro. Eminenza, vorrei porLe una domanda: una eventuale punizione quanto dovrebbe durare? Per tutta la vita?”. “No, no, interviene Tettamanzi. Solo nell’aldilà c’è l’eternità. Qui tutto è relativo”. “Glielo dica al cardinale Angelo Scola! Addirittura mi ha proibito di celebrare Messa presso il Convento di Bernaga, per il semplice fatto che si trova territorialmente nella Comunità pastorale Sant’Antonio abate, di cui fa parte Monte, dove ero prete fino al 2013 e da cui sono stato rimosso”. Interviene Tettamanzi: “Non bisogna guardare a queste formalità!”. “Vede, Eminenza, il problema non è solo Scola, anche i preti del circondario che, tranne il parroco di Dolzago, non mi vogliono e non mi chiedono aiuto”. Volevo anche dirgli: “Addirittura un mio compagno di Messa, il prete di Viganò, quando ha saputo che ero stato invitato dal Gruppo della biblioteca comunale a tenere una conferenza sul dissenso nella Chiesa, ha telefonato al sindaco invitandolo a disdire l’appuntamento, in quanto il sottoscritto non era in linea con il cardinale di Milano.
“Eminenza, i preti obbediscono ciecamente al cardinale perché hanno paura di perdere il posto! In ogni caso, aggiungo, Scola se ne deve andare da Milano. Ha interrotto il cammino che Lei, eminenza, e prima il cardinale Martini avevate intrapreso. Scola sta facendo danni alla diocesi”. Continuo: “Eminenza, si ricorda di ciò che Le avevo detto l’anno scorso, in un colloquio confidenziale a Triuggio, sulla manifestazione teatrale che ho chiamato “oscena” in onore della Croce (dove c’è un pezzo di ferro del cavallo di Costantino)? Ecco, quest’anno Scola e i suoi scagnozzi ripetono una cosa simile in occasione dell’Expo!”. Tettamanzi si limita a dire: “Sono all’oscuro di tutto”. “Vede, eminenza, qualche piazza si riempie, ma si svuotano le chiese. È pauroso constatare che la gente si sta sempre più allontanando dalla fede, nonostante papa Francesco. E allora mi chiedo se la via giusta sia quella delle grandi manifestazioni di piazza o del consenso generale. Forse che con Papa Francesco le cose sono migliorate?”. Tettamanzi mi interrompe: “Ci vuole tempo e pazienza!”. E conclude con una domanda: “Che pensi se ci troviamo subito dopo Pasqua per un altro incontro, anche se non potrò risolvere i tuoi problemi con Scola?”. “Eminenza, è sempre un piacere parlare con Lei. Mi dica quando, e verrò”. E così ci siamo lasciati.
Quel pomeriggio, di venerdì santo, con alcuni amici mi sono recato in una chiesa di Lecco a partecipare come semplice cristiano alla celebrazione della morte di Gesù. Nulla di speciale. Tutto, comunque, entro i limiti della decenza. Come l’anno scorso, anche quest’anno mi è venuto spontaneo commentare: “Mi consolo al pensiero di come andavano le cose quando ero a Monte, e celebravo la Settimana santa. Altra cosa! Altre emozioni! Altra partecipazione!”.
Questi giorni, comunque, mi sono serviti a fare alcune riflessioni. Che senso hanno ad esempio tutti i riti della Settimana santa? O, meglio: che cosa lasceranno nel cuore della gente? Non è eccessivo quel carico di ritualità, di letture, di parole, di gesti?
Certo, la Liturgia ha un suo linguaggio, una sua musicalità e una sua gestualità. Ma non sarebbe più efficace un po’ di silenzio? Quante parole inutili da parte dei commentatori e del celebrante! La gente di Monte ancora oggi ricorda il rito della spogliazione dell’altare, al venerdì santo pomeriggio, da parte dei chierichetti.
Sì, troppe parole! Parole che disturbano il Mistero! Parole talora banali, scontate, improvvisate, senza alcun senso aderente al Mistero.
Pensate alle omelie di questi giorni del Papa. Quante? Non ho gradito poi quell’uscita in camionetta tra la folla dei fedeli sulla piazza San Pietro, dopo la Messa di Pasqua. Come un personaggio da osannare! Non penso che fosse lui il Cristo Risorto! La Chiesa sta perdendo le misure, l’equilibrio, la centralità del Mistero.
Ed ora, dopo la sbornia dei riti pasquali, che cosa è rimasto tra la gente cristiana? Ma, ecco un’altra domanda: quanti cristiani hanno partecipato ai riti della Settimana santa? Sempre meno, sempre meno, sempre meno. Per togliere il senso del vuoto, oggi si usa concentrare le cerimonie in alcune chiese, e così sembra che ci sia tanta gente!
Inoltre, noi preti come valutiamo la fede dei credenti? Una volta i parroci, alla domanda: “Come è andata la Pasqua quest’anno?”, rispondevano: “Bene, bene. Tante confessioni e tante comunioni!”. Ancora oggi è così. Durante la celebrazione liturgica della morte di Gesù, nella chiesa di Lecco, si confessava! E gli avvisi erano inerenti agli orari per le confessioni.
La Chiesa, già l’ho detto, deve rivedere la confessione. Invece no, anche con questo Papa la confessione sta riprendendo il primato degli anni bui della Chiesa. Mi ha di nuovo innervosito sentendo che, proprio il giorno di Pasqua, Papa Francesco concedeva l’indulgenza plenaria. Come si può credere ancora alle indulgenze? Le indulgenze sono la più grossa balla della Chiesa!
Forse bisognerebbe partire dal riqualificare la Quaresima, come periodo di silenzio, di essenzialità, di preghiera mistica. Mi sembra che qui le cose stiano peggiorando, in un clima ipocrita, dove accanto a qualche seria proposta religiosa si permette il solito tran tran culinario che ormai sta caratterizzando ogni parrocchia. Ho letto cartelli simili: “Domani, quinta domenica di quaresima, in oratorio brasato con…”. E che dire di avvisi come questi: “Confessioni per ragazzi con pizza!”?
Bisogna puntare alla essenzialità. E non è vero che la gente poi si allontana. Non è vero! La gente si allontana dalla fede quando la attiriamo con i cocktail.
Fermiamoci! Fermiamoci! Fermiamoci!
Non lamentiamoci poi se il giorno dopo Pasqua il Cristo risorto torna di nuovo nella tomba!
https://youtu.be/-lMYaetDcuI


Caro Don Giorgio
La seguo da un po’ di anni e condivido molte delle sue idee come, penso, molta gente. Il problema è che la crisi della Chiesa ha ragioni ben precise ed è di natura strutturale. Non è che cambiando le persone che ricoprono un incarico gerarchico, si cambia qualcosa. Può aiutare, si questo sì, ma per ritornare al cristianesimo vero ci vuole una bella rivoluzione culturale fatta da persone credibili e soprattutto che vivono e praticano ciò che dicono di credere. Senza profeti nella Chiesa il futuro non è roseo.
Non giudico situazioni personali di rapporto tra un prete e il proprio Vescovo. Mi limito semplicemente ad un’osservazione, che applico alla mia diocesi: ci sono tanti preti feriti, ma nessun samaritano che versi sulle loro ferite olio e vino! Per i superiori l’unica preoccupazione è coprire i buchi nelle parrocchie… la pastorale del tappabuchi!
Don Giorgio ma i parrocchiani che aveva si comportano come gli ex colleghi? Ne sarà consapevole, ma glielo ripeto: oggi in particolare salire sul carro del vincito è una costante! forse uomo è fatto così… in ogni caso negli anni la collettività ci ha messo del suo, Auguri vivissimi!
Sotto certi aspetti, sembra di essere tornati agli anni del dopoguerra, quando mentre si faceva fatica ad andare avanti (anche se allora ci si contentava di poco) la chiesa scomunicava i comunisti e mostrava, con tutto lo sfarzo possibile, la sua gloria trionfante (che non era quella del Cristo risorto). Il triduo di Pasqua dovrebbe essere soltanto la celebrazione della passione, morte e resurrezione di Gesù, liturgia essenziale, a cui va aggiunta la benedizione dell’acqua, del fuoco e della luce che sono gli elementi essenziali della vita. Invece, non ho mai capito perché, si addobba la chiesa con tutta l’ostentazione possibile, ci si perde in particolari insignificanti, ma che fanno colpo, si mandano avanti cerimonie e chiacchiere per ore e ore, finendo con lo spazientire il povero malcapitato, che voleva solo venire a ringraziare il Padreterno per il regalo della salvezza. Se c’è una cosa che la chiesa cattolica dovrebbe imparare per riappropriarsi del suo ruolo ed essere di esempio e di stimolo per il cristiano è la rinuncia al lusso, alla complessità e alla mondanità del cerimoniale liturgico, riducendo le cose all’essenziale. La semplicità è un dono inestimabile che ha il grande pregio di avvicinarci maggiormente a Dio.
Una stella in un barile di petrolio non brilla.Il problema e’ che attorno a Don Giorgio esiste una cortina che impedisce di espandere le sue idee.Il web da una mano ma non basta purtroppo ha sconfessato pubblicamente i suoi superiori e quindi paga le conseguenze.Nella chiesa come nella societa’ laica esistono le divisioni che non dovrebbero mettere a rischio l’annunciazione della lieta novella,invece accade che le guerre intestine vengano a compromettere la parola dell’ evangelizzazione.Chi ha buon senso lo usi ed io come pecorella non vedo di buon occhio.Il servizio dato dai preti della speranza di resurrezione, vedendo una chiesa in conflitto non mi sta bene,caro CARDINALE e caro DON GIORGIO.Riappacificatevi pubblicamente chiedendo scusa alle pecorelle smarrite.Altrimenti continuerete a perdere fedeli e non mantenete il giuramento fatto davanti a Dio nella vostra investitura
Grazie Don Giorgio,ogni volta che leggo i suoi commenti, mi sento vicino a Dio,per il resto quello che vedo in giro è pura auto celebrazione,meglio fermarsi in casa anche solo per attimo a meditare e pregare, piuttosto che ascoltare certi ciarlatani. Oggi è uscito un articolo di giornale che parla di uno scandalo avvenuto a Taranto di preti Gay,stanno facendo di tutto, per allontanare la gente dalla chiesa. Buonanotte.
Bellissimo il gesto di Tettamanzi, gli fa veramente onore.
Che ci vuole fare don Giorgio, a questo mondo se ti vuoi fare un sacco di nemici, basta mettersi a dire la verità, a Cristo gli andata anche peggio.
Come non essere d’accordo…..anche se su Papa Francesco sarei meno dura. Riconosco a questo Papa la voglia di modificare le cose e di voler portare su una via più idonea la Chiesa, una via basata sulla carità e sulla misericordia. Non mi piacciono tutte le cerimonie con reliquie, baci a stature varie e concessioni di indulgenze. Francesco sta operando in Vaticano un ambiente a lui abbastanza ostile.
Intanto, mi spiace per le questioni di salute e mi fa piacere, invece, la telefonata di Tettamanzi.
Quanto al resto, che dire?
Ritorna quel tema della diversità di vedute sulla e nella chiesa: confessione si/no, indulgenze si/no, e via di questo passo.
Papa Francesco, l’ho già detto, non mi pare un innovatore, se non nel senso di sottolineare il primato dello spirituale sul temporale.
Che poi questo ambito spirituale si esprima in certe forme, rientra nella concezione di una chiesa tradizionalista, dove la forma, il cerimoniale ecc. contano più del resto.
Si, sono d’accordo che questa non può essere la chiesa di don GIorgio, certo, forse non sarà neppure quella di Scola, ma mi domando se tra Scola e Bergoglio esista poi tuta questa differenza.
D’accordo, esteriormente può essere, uno più affabile e immediato, l’altro più distaccato ed autofererenziale, ma non lasciamoci ingannare dalle apparenze.
Dottrina e cerimoniale suonano la stessa musica, cioè la sostanza non cambia.
Tradizione nella concezione di Scola ed altrettanta tradizione nella concezione di Bergoglio, ripeto, personalità e modi di fare a parte.
Quanto alla punizione, in effetti mi pare che potrebbe essere rivista, in base al diritto canonico.
Capisco anche che assumere iniziative di revisione, come già per quella sorta di ricorso che proposi a suo tempo, sia una sorta di sottomissione, e capisco anche il perchè di certe…mancate risposte.
Ma, probabilmente, sono stati anche i locali parrocchiani a non sostenere adeguatamente l’iniziativa a favore di don Giorgio.
Io non sono di quelle parti, ma, lo dico sinceramente, nella chiesa occupata da un altro, non ci avrei messo piede, piuttosto me ne sarei andato dove ora don Giorgio celebra messa, non fosse che per un discorso di coerenza.
Eppure questo nostro tempo necessiterebbe davvero di maggior riflessione.
Io, personalmente, anche a seguito di talune dolorose vicende di tipo..diciamo preternaturale, mi convinco sempre più che non si abbia chiaro che credere significa ricondurre alla dimensione metafisica, e purtroppo non è l’esteriorità che consente di lottare per il bene, e contro la negatività, ma una meditazione realmente profonda, anzi, talora non basta neppure questa.
Eppure la chiesa lo sa bene, quando addirittura celebra il più metafisico dei sui riti, l’esorcismo, spesso il celebrante è da solo, non necessita di tante persone, proprio perchè è la sua forza interiore a dover vincere, non certo l’esteriorità.
Può darsi che assemblee di tante persone provochino energie positive, di cui c’è sempre bisogno, ma credo che la fede si perda un po’, dietro tante celebrazioni talora un po’ vuote.
Quindi, si tengano pure queste manifestazioni, ma poi si cerchino occasioni di maggior raccoglimento e riflessione, ognuno pensando a cosa significhi realmente essere credente.
Caro don Giorgio tutto vero quello che dice mi trovo a Bressanone e ho assistito alla veglia Pasquale celebrata dal vescovo ho sentito una partecipazione da parte del popolo che a Milano dove abito non ricordavo da anni.sembra il problema proprio Dell arcidiocesi milanese! Mi spiace per la sua ingiusta punizione