Chiesa, scuotiti!
L’articolo che vi propongo è abbastanza scontato, nel senso che non aggiunge alcunché di nuovo a quanto da tempo sto dicendo o scrivendo sulla situazione reale di una Chiesa in affanno.
Tutto sta dal senso che si dà alla parola “evangelizzazione”. Sembra che ogniqualvolta si parla di ”nuova” evangelizzazione, l’aggettivo “nuova” non cambi nulla, se non nel tentativo di rafforzare ancora di più l’evangelizzazione tipo tradizionale che ha portato la Chiesa lontano dal Vangelo radicale. Il Vangelo che la Chiesa propone e talora impone corrisponde al Messaggio autentico di Cristo? Diciamo meglio: se il Vangelo è Gesù, quale Cristo la Chiesa annuncia al mondo?
La Chiesa lungo i secoli ha trasformato la Teologia in morale, e della Teologia ne ha fatto solo una dottrina o un dogma da cui far discendere la morale comportamentale, ovvero quell’insieme di norme o di regole o di leggi che determinano il comportamento del credente, e talora della stessa società civile, al di là di una fede religiosa, condizionando perfino lo Stato. Norme che addirittura si sono codificate nel Diritto Canonico. Peggio di così si muore!
Quando dico che bisogna partire dalla Teologia non intendo per Teologia la dottrina o i dogmi della Chiesa-struttura-religione. Intendo invece per Teologia quel volto di Dio Padre che il Figlio incarnandosi ci ha rivelato. Casomai è il volto del Padre rivelato che deve illuminare la morale, e non viceversa. La Chiesa, invece, non ha fatto altro che dettare norme comportamentali, appellandosi ad una teologia che non è altro che una visuale ristretta di Dio, legata alla religione. La religione costruisce un suo dio, me lo impone e da questo dio la Chiesa fa scendere norme, leggi e tutto il diritto canonico.
Dunque, qual è il Cristo radicale, quello delle origini? Se non lo riscopriamo, come possiamo parlare di “evangelizzazione”? Allora, se deve parlare di “nuova” evangelizzazione, la Chiesa, vuole o no, con umiltà e con coraggio, vedere fino a che punto si è allontanata dal Cristo radicale?
Proprio perché del volto di Dio Padre rivelatoci dal Figlio incarnato sono rimaste poche tracce, proprio perché del Vangelo radicale si è perso ogni riferimento, la Chiesa perché non si rende conto che il suo primo dovere consiste in un’autocritica radicale? Essa non può, come al solito, mettere qualche cerotto sulle ferite. Più il tempo passa, più le ferite si allargano, e sarà poi difficile sanare una Chiesa, ridotta ormai ad un moribondo terminale.
La “nuova” evangelizzazione non deve riguardare anzitutto chi si è allontanato dalla Chiesa allo scopo di recuperarlo per farlo rientrare, deve invece riguardare la Chiesa stessa, nel suo essere o no Chiesa di Cristo. Quando la Chiesa parla di Dio, di quale Dio parla? Quando parla di Cristo, di quale Cristo parla?
Se anni fa la Chiesa-struttura-religione teneva ancora, usando anche minacce e scomuniche, oggi farebbe ridere anche i sassi, se ancora pretendesse di imporre una religione cadaverica.
È la Chiesa che si deve scuotere, prima di prendere che lo facciano i credenti. I “lontani” torneranno, ma a un patto: che la Chiesa si converta al Cristo radicale!
Potrà anche inventare le cose più strabilianti, usare mezzi tecnologicamente avanzati, ma sarà solo un’infarinatura, tutta un’apparenza, solo un miraggio.
La “nuova” evangelizzazione inizia dall’esame di coscienza e dall’autocritica che la Chiesa-struttura-religione ha il dovere di fare. Tutto il resto saranno solo parole: inutili, inopportune e controproducenti.
don Giorgio De Capitani
dal Blog di Nigrizia
Editoriale Nigrizia, ottobre 2012
Chiesa, scuotiti!
Una riflessione critica sullo stato di salute della Chiesa. A pochi giorni dall’apertura, a Roma, del Sinodo su "La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede". Sempre a questo tema è dedicato il dossier di ottobre della rivista.
La scristianizzazione nei paesi di antica tradizione cristiana è un fenomeno che preoccupa la Chiesa. Molti in Occidente, particolarmente le nuove generazioni, non guardano più alla Chiesa quale riferimento spirituale e morale nella loro vita, cosicché un numero crescente di battezzati ha smesso di credere. Non deve trarre in inganno la partecipazione a sacramenti come il battesimo dei neonati, il matrimonio o altri riti di iniziazione cristiana: spesso sono celebrati più per non infrangere abitudini ricevute che per convinzione personale.
Inoltre la crisi religiosa, diffusa nei paesi di antica cristianizzazione, comincia a farsi sentire anche nei paesi emergenti, specialmente nei centri urbani dove lo stile di vita e la mentalità consumistica occidentale stanno prendendo piede.
È sulla questione della crisi religiosa che i vescovi del mondo insieme al papa sono riuniti a Roma (7-28 ottobre) per il Sinodo su La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede. L'attenzione è rivolta soprattutto alla situazione di «coloro che sono stati battezzati ma non sufficientemente evangelizzati e coloro che si sono allontanati dalla Chiesa e dalla pratica della vita religiosa» (Instrumentum laboris, il documento di base per i lavori sinodali).
Il concetto di nuova evangelizzazione, cui dedichiamo il dossier di questo numero, è abbastanza recente. Fu introdotto con forza da papa Giovanni Paolo II che ne fece un motivo chiave nella predicazione e lo esplicitò in parecchi suoi scritti. In sintesi, usando le sue stesse parole, nuova evangelizzazione significa «riaccendere in noi lo slancio delle origini, lasciandoci pervadere dall'ardore della predicazione apostolica seguita alla Pentecoste» (Lettera apostolica Novo millennio ineunte, 40). Papa Benedetto XVI ha riaffermato l'impegno del suo predecessore e nel 2010 ha istituito un apposito dicastero della curia romana, il Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, annunciando la convocazione del sinodo.
È un segno incoraggiante che i vescovi siano riuniti per confrontarsi, discutere e trovare risposte alla attuale crisi religiosa. Ma come affrontare questo tema? Certo la strada da percorrere non è quella di demonizzare il mondo, considerandolo un pericolo per la fede cristiana con le sue derive di secolarismo, materialismo, edonismo e relativismo.
Papa Giovanni XXIII, promotore del Concilio ecumenico Vaticano II, di cui l'11 ottobre si celebra il 50 anniversario dell'apertura, ha invitato la Chiesa a guardare al mondo con empatia, con interesse e con l'intento di ascoltare e capire, scoprendo, nonostante le tante contraddizioni, segnali nuovi e positivi, segni della presenza dello Spirito Santo che soffia ovunque. In questa prospettiva di una Chiesa a servizio del mondo, non in contrapposizione ad esso, acquista senso la ricerca di nuovi metodi e nuove forme espressive per comunicare la fede, auspicata dal documento di base del sinodo.
È necessario poi che la Chiesa avvii una seria e umile autocritica. Le voci profetiche non sono mancate anche in questi ultimi tempi e la loro critica è rivolta ad una Chiesa distante dalle preoccupazioni della gente. Una Chiesa spesso più attenta a non perdere il consenso pubblico che a proporre con semplicità il messaggio di radicale novità del vangelo.
Il cardinale Carlo Maria Martini, a cui certamente non si può rimproverare di aver poco amato la Chiesa, ha pronunciato parole forti nella sua ultima intervista, considerato il suo testamento spirituale: «La nostra Chiesa è stanca, nell'Europa del benessere e in America… le nostre chiese sono grandi, le nostre case religiose sono vuote, e l'apparato burocratico della Chiesa lievita, i nostri riti e i nostri abiti sono pomposi». E invoca la conversione della Chiesa chiamata a «riconoscere i propri errori e a percorrere un cammino radicale di cambiamento, cominciando dal papa e dai vescovi». Nelle sue parole si avverte l'urgenza di «liberare la brace nascosta sotto la cenere in modo da far rinvigorire la fiamma dell'amore…», facendoci guidare da persone piene di generosità, di fede, persone entusiaste, fedeli e capaci di osare il nuovo. Insomma la nostra Chiesa – nell'invito di Martini – ha bisogno di scuotersi, di avere coraggio e di non essere prigioniera della paura.
Certamente è tutta la Chiesa chiamata a rinnovarsi, non solo il papa e i vescovi, e la conversione deve iniziare da ciascuno di noi. Ma è giusto aspettarsi che siano i nostri pastori a dare per primi un segnale, a guidarci verso una nuova direzione.
Questo è il messaggio forte che desideriamo sentire dal sinodo, che si aprirà tra pochi giorni, sulla nuova evangelizzazione.
Nigrizia – 03/10/2012

![speciale sinodo[1]](http://dongiorgio.it/wp-content/uploads/2012/10/speciale-sinodo1.png)
Vada avanti don Giorgio, predicare la verità non è un mestiere facile, si hanno molti nemici è pochi proseliti, purtroppo è il prezzo da pagare.
(Don) Giorgio, vorrei sapere cosa ne pensi in materia di aborto e massoneria, così, tanto per sapere. Temo vi siano più servi del Maitreya che del Cristo.
Caro (don) Giorgio, riveli, tu e molti commentatori, sempre più che questo sito è la FIERA dei LUOGHI COMUNI, MERCATO delle MONDANITA’! Ecco tutto.
Me lo spieghi meglio?
Certamente! A dispetto delle apparenze questo sito vorrebbe non è controcorrente, contro i poteri forti, in definitiva non è evangelico. Le idee qui espresse sono, invece, molto più simili a quelle che provengono dalla società e dai potenti, che in realtà operano per la disintegrazione della Chiesa col dogma dell’integrazione dei cosiddetti valori umani. La filosofia che esponi è di matrice anticristiana. Si assiste difatti al curioso processo storico per cui la cristianità è definita anti-evangelica, mentre i sistemi di questo mondo (democrazia, liberalismo, e così via) sono acclamati… Come? “Luce DEL mondo”. Sì, esistono cristiani, almeno così definiti, che si operano contro l’omofobia e sciocchezze simili e non sanno che l’aborto ha mietuto ormai centinaia di milioni di vittime innocente! Mi correggo, lo sanno, ma non lo dicono perché andrebbero contro i veri poteri forti. Per questo posso parlare di ‘luoghi comuni’ e ‘mondanità’. So di cosa parlo!
Michele, mi toglieresti tu invece una curiosita’ anzi due?
1) qual’e’ la parola ferma e decisa che vorresti sentire contro l’aborto?
2) perche’ ritieni che i temi sollevati su questo blog siano tutti, per usare un eufemismo, delle vaccate?
Sull’aborto non vorrei parlare per don Giorgio, ma ti posso dire la mia da cattolico ‘dissidente’ su materia sicura (leggi: anti-concezionali, omosessuali e bioetica). Siamo tutti d’accordo che si tratta di una tragedia, di un fatto gravissimo etc. Ma se la ‘parola forte’ che ti aspetti e’, non so, la generale mobilitazione degli utenti del blog a favore della Marcia della Vita, o per l’abolizione della 194, o perche’ no, dato che i toni apocalittici ti piacciono tanto, una generale chiamata alle armi stile Army of God americana (per capirci, i fondamentalisti americani che ammazzano i medici abortisti) queste cose mi sa che non le troverai qui. Io all’aborto sono contrarissimo, e da cattolico cerco di fare tutto quello che posso affinche’ non capiti a me e a non capiti in generale; ma non avere una legge sull’aborto , e questa e’ storia, ha creato solo disastri, e ne creerebbe ancor di piu’. Tralaltro il problema aborto e’ molto complesso, e qui passo al 2)qui, dici, si parla di frivolezze. quali sono queste frivolezze? a)Un tema ‘caldo’ e’ la critica sistematica verso politici vergognosi e anti-cristici, responsabili, tra le altre cose, di una gestione della cosa pubblica disgustosa che tra tra i vari effetti ha de facto affamato le famiglie, che si vedono costrette a ricorrere all’aborto dato che letteralmente un figlio non se lo possono permettere.
b) Qui si stigmatizza l’atteggiamento e l’incultura sessista di molti politici sedicenti cattolicissimi (leggi Berlusconi) che dello sfruttamento e della mercificazione della donna hanno fatto una prassi quotidiana; quella stessa incultura che considera le donne come oggetti da usare e abbandonare dopo l’uso, e che e’ brodo di coltura di svariati aborti
c) si critica l’atteggiamento della Chiesa in materia di anti-concezionali, che praticamente incentiva solo l’uso di quelli che funzionano poco e male, oltre a nevrotizzare inutilmente svariati fedeli ( e a far rischiare gravidanze indesiderate con tutti gli inconvenienti del caso).
d) si parla spesso di parte della Gerarchia della Chiesa, che con i signori di cui al punto a) e b) ha stretto svariati patti mortali;
In sintesi,’l’agenda’ di questo blog mi sembra molto piu’ anti-abortista nei fatti di quella dei sedicenti difensori della Dottrina e della Tradizione, che di fronte ai problemi reali del Paese e della Chiesa se ne fregano,e credono ( o si illudono i credere) che tutto si risolvera’ magicamente proibendo l’aborto, o che credono che la famiglia si difenda negando i diritti agli omosessuali.Altra lotta che tu consideri un’amenita’, e io non capisco perche’. incidentalmente, sono nostri fratelli, e dalla Chiesa ufficiale sono trattati, per usare un eufemismo, di merda; sulla base di qualche argomento biologista su ‘inscindibilita’ della funzione unitiva e procreativa ‘ dell’atto sessuale di Tomista memoria e di due passi di San Paolo letti fuori dal contesto; che a me sembra parecchio poco.
Io l’ho chiesto all’autore del sito.
Nuova evangelizzazione? Evangelizzare significa secondo lo Zingarelli: “Predicare la parola del Vangelo per convertire al Cristianesimo”.
Il Vangelo del Signore, la sua Parola, fa già nuove tutte le cose. Non c’è bisogno di una nuova evangelizzazione, ma come giustamente dici, c’è bisogno di conversione al Cristo, alla sua Parola.
Forse sbaglierò, ma credo che il Cristo radicale sia quello che ha sfidato la “chiesa” e la tradizione del suo tempo. Lo troviamo nella stalla fredda e maleodorante di Betlemme (mentre il re Erode è circondato dalla sua corte in una reggia lussuosa); lo troviamo nel discorso della montagna, intriso di umiltà, semplicità e senso di responsabilità, così diretto e comprensibile a tutti; lo troviamo sofferente e tormentato nel Getsemani e sulla croce, abbracciare per amore dell’umanità il sacrificio estremo; lo troviamo nella dignità e la fermezza con cui affronta, da solo, i religiosi del tempo e l’autorità costituita, senza rinnegare se stesso e la sua missione; lo troviamo nella misericordia verso i sofferenti e i peccatori, ma anche nella dura condanna di chi si sente speciale e si crede erede di un diritto divino. Mi sembra che ce ne sia abbastanza per capire che la chiesa (specialmente quella cattolica) non sia esattamente lo specchio del messaggio cristiano…
Se il Cristo radicale è quello puro e semplice che ritroviamo nel discorso della montagna allora:
Amate i vostri nemici… (Luca 6.17), Non giudicate e non sarete giudicati… (Luca 6.37) e così via.
Certi scritti di don Giorgio non mi sembrano poi molto… evangelici!
Il Discorso della Montagna penso che sia molto più estensivo. Comodo, come al solito, trarre qualche frase utile allo scopo di di sostenere le proprie opinioni.
Certamente è molto più complesso. Tuttavia non si può minimizzare o ignorare alcune sue parti per il tutto e quella di non odiare i propri nemici è certamente significativa anche lontana dal contesto.
Credo che molte caratteristiche del cattolicesimo attuale affondino la loro ragion d’essere nell’evoluzione storica che ha attraversato la chiesa.
Attualmente la chiesa cattolica sta attraversando una dialettica interna sulle prospettive, future forse ancora più che presenti.
Ma le connotazioni del pensiero progressista, opposto a quello tradizionalista, non sono in realtà così nuove, e fanno pensare a distinzioni che già esistono tra protestanti e cattolici o altre chiese.
E’ quindi forse interessante (almeno per me lo è stato, ma credo anche per altri), a prescindere dalla propria fede, capire cosa separa progressisti e convervatori.
Intanto, esistono tuttora significative differenze tra progressisti cattolici e protestanti.
Il protestante, ad esempio, non crede nella salvezza tramite le opere, che sono solo un’espressione dell’essere cristiani, anche perché ritiene che il sacrificio di Cristo sulla croce sia stato sufficiente a salvare tutti.
Per il cattolico non è così, ed ecco perché il cattolico ha, rispetto al protestante, tutta una serie di lacci e laccioli etici.
Visto che il sacrificio della croce non basta, ma occorrono anche le buone opere, non a caso il cattolicesimo ha continuato a porre l’attenzione su una miriade di regole etiche.
Di qui anche il rilievo del magistero.
Insomma, sintetizzando, possiamo dire che il cattolicesimo tradizionalista non ritiene autosufficiente il fedele, che deve invece essere continuamente guidato..
Logico che nel corso dei secoli questa guida ha assunto connotati criticabili, come il potere temporale, la rigida gerarchia, e via dicendo.
Il cattolicesimo progressista critica tutto ciò, pur distingendosi dal protestantesimo soprattutto in materia di predestinazione e di savezzza.
Non basta credere, ma occorrono anche le opere morali, solo che queste non devono essere basate sull’autorità gerarchica della morale definita dall’autorità ecclesiale, ma ognuno, radicalmente, dovrebbe appunto tornare alle radici del vangelo.
Direi, quindi, che mi paiono molto più vicini cattolicesimo progressista e protestantesimo, che non cattolicesimo conservatore e progressista.
In fondo, l’unica vera differenza sostanziale tra cattolici progressisti e protestanti sta nel concepire la diversa portata delle opere umane, a parte altre sfumature teologiche (come il numero dei sacramenti e la differenza tra consustanziazione e transustanziazione).
Invece solo il cattolicesimo conservatore continua ad aver fondamento soprattutto nelle gerarchia e nel suo magistero.
Cosa decidono chiesa e gerarchia vale per tutto e per tutti, e non conta il riferimento alle radici evangeliche..
Per questo la chiesa cattolica è in crisi, cioè perché molti oggi, come storicamente Lutero, non accettano l’autorità non solo del papa, ma della gerarchia nel suo complesso.
Io credo che l’evoluzione sarà, per molti che si dichiarano, laici o sacerdoti fa lo stesso, ancora cattolici, comprendere che in realtà sono protestanti che, tuttavia, non riconoscono taluni pradigmi di questi ultimi, a partire dalla rilevanza etica e salvifica delle opere.
Insomma, una confessione protestante, nell’ambito del protestantesimo, più che una nuova corrente del cattolicesimo.
Se posso terminare con una riflessione teologica, in effetti mi sono sempre domandato:
ma, per chi crede nel Cristo, se costui è morto per noi, non dovrebbe, come sostengono i protestanti, il suo sacrifico essere sufficiente anche per la salvezza di tutti?
Lasciatemi semplificare il concetto per renderlo chiaro per tutti.
Se Cristo attraverso il suo Vangelo ha portato un messaggio ai viventi, questo messaggio andrebbe presentato in modo univoco alle persone e perciò andrebbe interpretato in modo autorevole. Se infatti ognuno di noi lo interpretasse a proprio modo avremmo milioni di “messaggi” cristiani spesso in contrasto uno con l’altro. Questa interpretazione dovrebbe essere assegnata ad un “Ente” e attualmente una parte dei cristiani identifica questo “ente” nella Chiesa Cattolica. Nel commento viene detto che la Chiesa (Cattolica) deve convertirsi al Cristo radicale. Ebbene chi garantisce che questo Cristo radicale sia quello vero e originale a cui tutti dovrebbero fare riferimento mentre tutti gli altri sono in errore?
Se invece si sostiene che ogni cristiano può interpretare a proprio modo il Vangelo, anche in modo difforme da altri cristiani allora questa affermazione avrebbe senso.
Nel mondo ci sono migliaia di predicatori ognuno dei quali, appartenente o no ad una specifica congregazione, predica il Vangelo asserendo che la propria interpretazione delle Scritture sia quella più fedele alla predicazione originale di Cristo. Dobbiamo credere che abbiamo quindi migliaia di Cristo radicali?
Francesco chiede, giustamente, a mio avviso “Ebbene chi garantisce che questo Cristo radicale sia quello vero e originale a cui tutti dovrebbero fare riferimento mentre tutti gli altri sono in errore?
Potrei rispondere “il Papa”,
ma in tempi di relativismo come quello attuale, forse la risposta più certa è
“Maria SS, l’Immacolata”
perchè, guardando a Lei cade ogni gnosi e ogni sofisma, intellettualismo, presunzione di saper tutto e di aver capito più di tutti.
Lei ci riporta a Cristo, Gesù, Dio incarnato e ci tiene con i piedi in terra guardando al Cielo come meta.
Lei è modello del credente, del fedele, del redento.
Le profezie (vere o presunte tali) ci dicono che l’Immacolata solo ci salverà, ultima sponda.
Io penso che sia vero, perchè rifarsi a Lei si riconosce che siamo con il peccato originale e che con Cristo inizia una nuova creazione.
Le eresie su Cristo ignorano e annullano la figura di Maria nella Storia della Salvezza, perciò le vedo come tali, eretiche.
Maria SS ci tiene sulla strada giusta.
La Chiesa è indietro solo di duecento anni,
ma deve tornare indietro sempre di duemila anni!
Sono perfettamente d’accordo. Da ciascuno di noi deve incominciare la Conversione, il desiderio di un Cambiamento Radicale, alla Luce del Vangelo di Gesù Cristo. Ovviamente, l’esempio che aiuta questo desiderio di ritornare alle Vere Origini, deve partire dal papa, dai vescovi e dal popolo dei credenti. E’ vero che è in atto una scristianizzazione della Chiesa occidentale, per il semplice motivo che è sempre stata una Chiesa sacramentalizzata. Si è sempre demandata la formazione interiore ai sacramenti che, si, sono importanti, ma da soli non bastano. Per camminare, bisogna confrontarsi e ricercare la Verità nella Parola Viva che il Vangelo ci trasmette. E poi, bisogna essere credibili. Non è possibile essere avvolti nella ricchezza, abitare in palazzi di marmo e godere di troppi prvilegi temporali e poi, con la pancia piena e senza problemi, parlare di nuova evangelizzazione. I così detti lontani, se ne fregano di quello che accade nella Chiesa o lì intorno. Non sono assolutamente interessati, perchè davvero è una realtà che attualmente, ha il sapore di stantio e di superato. Senza parlare del popolo dei credenti praticanti,in primis certi preti, che di testimoniare l’Amore di Cristo, non ci pensano proprio. La Chiesa deve Ricalcare la Strada che Cristo indica nel Vangelo che dobbiamo cercare di Vivere nel quotidiano, insieme ad ogni uomo che Dio ci fa incontrare. Chi dice di credere, deve farsi prossimo dell’altro. Buona serata
Ringrazio sempre Papa Giovanni XXIII per aver indetto il Concilio Vaticano II e per aver fatto scoprire ai fedeli cattolici la lettura autonoma della Bibbia.
Comunque mi convinco sempre di più che tra Scribi e Farisei che Gesù contestava continuamente per aver imposto al popolo leggi e regole così pesanti che Loro non sfioravano neanche con un dito. Che differenza c’è tra Scribi, Farisei (gerarchia del tempo) e la Gerarchia della chiesa cattolica? Gesù proponeva la CONDIVISIONE e la nostra Gerarchia fa sfoggio di ricchezza, altro che povertà, ma neanche sobrietà. Forse un pò di buon esempio non guasterebbe!!!!