“Spinther”, ovvero scintilla… divina

L’EDITORIALE
di don Giorgio

“Spinther”, ovvero scintilla… divina

Forse mi sarebbe più facile riproporvi una pagina di qualche filosofo antico o di qualche noto pensatore degli ultimi tempi, anche se già dire “pensatore” mi crea qualche problema, nel senso che mi è difficile in questi momenti di generale oscurantismo post moderno trovare un pensatore “pensante”, ovvero che usi l’intelletto attivo, senza perciò cadere nel solito difetto di quel tizio milleforme che copia il pensiero di altri camuffandolo però per farlo apparire come “proprio”. Nel caso migliore, sarebbe più onesto parlare di “storici di filosofia”, e non basterebbe neppure chiarire, visto che ogni storico interpreta a modo suo un certo filosofo del passato o del presente, mungendolo anche quando le mammelle sono diventate secche.
Non importa se abbia espresso chiaramente questa premessa, voglio dire, per entrare subito nell’argomento di questo articolo, che oggi avere acceso l’intelletto attivo è di estrema difficoltà, sottoposti come siamo ad ogni tentativo di spegnimento da parte di un “mondo”, inteso in senso giovanneo, esperto nell’arte di mettere sotto il moggio ogni fiammella divina.
Oggi la parola “spinterogeno” indica, prendo da internet, “un componente elettromeccanico che si trova nei motori a combustione interna, in particolare nei motori a benzina più vecchi. La sua funzione principale è quella di generare e distribuire la scintilla che innesca la combustione nella camera di scoppio, permettendo al motore di avviarsi». Di più. L’etimologia della parola “spinterogeno” deriva dal greco antico. Si compone di due elementi: “spinter-” (o “spinther-“), che deriva dal σπινθήρ (spinthḗr), che significa “scintilla”, e “-geno”, che indica “generatore” o “produttore”. Quindi, “spinterogeno” letteralmente significa “generatore di scintilla”.
Forse pochi ancora oggi sanno che la parola “spinther” è la stessa usata dai grandi Mistici speculativi medievali, il cui massimo rappresentante è Meister Eckhart, che hanno fatto della scintilla (“spinther”) divina l’elemento fondante ed essenziale dell’uomo vero, che si contrappone a quello falso, proiettato dall’io nel mondo delle creature. Questa scintilla non ha mai smesso di brillare, ma è anche vero che il suo splendore di verità rimane velato dalla coltre scura dell’attaccamento alle cose e al proprio io, che dirotta le più nobili facoltà dell’uomo verso il futile, effimero, mondo creaturale. Per risolvere questa angusta situazione è necessario il distacco.
Dunque, quello della “scintilla divina” è uno dei temi portanti di tutta la dottrina eckhartiana e seguendo Marco Vannini risale già a Platone e agli stoici, compare in molti autori cristiani come in Origene quando dice che in noi «è presente il Verbo di Dio e questa è ora la sua operazione: rimuovere la terra dall’anima di ognuno di voi, aprire la tua fonte. Infatti è dentro di te e non viene dal di fuori, così come dentro di te è il regno di Dio».
A Origene come a Cicerone e a Seneca si rifà lo stesso Meister Eckahrt nel suo “Dell’uomo Nobile”, parlando della “semente divina”: anche nei Padri Apologisti è presente il concetto di “semente divina” come in Giustino con la sua teoria del λόγος σπερματικός, della ragione seminale. Per “semente divina” Eckhart intende “la scintilla di Dio”. Questa scintilla è lo scrigno dove è custodita la figliolanza divina, l’essenza dell’uomo.
Il discorso della scintilla e della figliolanza divina permette a Eckhart di proporre e di intraprendere egli stesso un cammino a ritroso, una epistrophé (ἐπιστροφή), ri-volgendosi all’Uno, da dove l’anima è sgorgata, verso l’assorbimento alla fonte, fino all’annientamento nella Divinità che sola “é” per l’anima. Qui l’anima conosce solo il nulla, perché nulla si può conoscere fuori della Divinità. Un nulla kenotico (da “kènos”, in greco vuoto) che può paragonarsi, se raggiunto effettivamente, a quel vuoto che Gesù fece nel Tempio, quando cacciò venditori e compratori, fatto narrato nei Vangeli di Matteo (Mt 21, 12.13), di Marco (Mc. 1, 15-17), di Luca (Lc. 19, 45.46), di Giovanni (Gv. 2, 13-17) e commentato da Eckhart (I Sermoni, Serm. 1) nel quale si può ravvisare la Grazia di Dio che viene in aiuto all’uomo volenteroso di svuotarsi degli orpelli che lo zavorrano a terra e nella terra. In questo vuoto dove la Divinità di Dio è la libertà totale dell’anima, l’Ingenerato, dice Eckhart, permette all’anima di cadere nella morte abissale che è inserrata all’interno di lei: “Un abisso chiama l’abisso” (Sal. 42,8). Da una vetta all’altra ciò che sembra opposto e diviso vuole diventare Uno nell’unisono dopo aver sperimentato la separazione.
Il distacco conduce l’anima, completamente distaccata e povera, all’unione con la Divinità: unione che avviene in quel “fondo dell’anima” che contiene la stessa scintilla divina. Lo Spirito divino, infatti, può generarsi nel “fondo dell’anima”: fondo che non può essere individuato in un punto preciso della coscienza: il fondo dell’anima coincide con il distacco stesso, ed è il fondo stesso di Dio. A questo punto, l’anima è uguale alla stessa Divinità: mentre l’uomo è Dio per grazia, Dio è Dio per natura.
«Diciamo dunque che l’uomo dev’essere così povero da non essere e da non avere in sé luogo alcuno in cui Dio possa operare. Finché egli riserba un luogo, ritiene una distinzione. Perciò prego Dio che mi liberi da Dio, poiché il mio essere essenziale è al di sopra di Dio in quanto cogliamo Dio come principio delle creature; in questo stesso essere di Dio in cui Dio è al di sopra dell’essere e al di sopra della distinzione, io ero me stesso, volevo me stesso, conoscevo me stesso per fare quest’uomo (che sono). Perciò io sono causa di me stesso secondo il mio essere che è eterno, e non secondo il mio divenire che è temporaneo. Perciò sono non-nato, e secondo il modo non-nato non posso mai morire» (Meister Eckhart).
Cose difficili che vi ho proposto? Perché pensavate che vi proponesse un po’ di cibo per i maiali? Lo potete trovare nelle stalle dei leghisti, magari a buon mercato…
23 agosto 2025
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