Quattro cardinali da ricordare e… un vescovo da mandare in pensione, e da dimenticare

Quattro cardinali da ricordare e…

un vescovo da mandare in pensione,

e da dimenticare

Da qualche anno, non saprei esattamente quando, si è introdotta l’usanza di accorpare quattro cardinali morti nello stesso mese di agosto in una sola Messa celebrativa, di cui però il cardinale Giovanni Colombo è morto nel mese di maggio (20 maggio 1992), e tralasciando di ricordare Paolo VI, che è stato arcivescovo di Milano, anche lui morto nel mese di agosto (6 agosto 1978).
Una cosa è certa: una sola Messa, e talora da celebrare in giorni o orari non sempre opportuni, fa assai comodo all’attuale vescovo di Milano, il quale nell’omelia non sarà costretto a fare l’elogio di qualche cardinale che gli creerebbe qualche disagio. Partirà dal brano evangelico, e farà la solita omelia con il solito giro di frasi e con quella sgraziata voce da irritare anche gli angeli. Alla fine due righe per dire… già che cosa?
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da www.chiesadimilano.it
24 Agosto 2025

Messa in Duomo per gli Arcivescovi defunti

Presieduta dall’Arcivescovo sabato 30 agosto alle 17.30 (diretta web). Nella memoria del cardinale Schuster si commemorano anche i cardinali Colombo, Martini e Tettamanzi
Una solenne celebrazione eucaristica in onore del Beato cardinale Alfredo Ildefonso Schuster e in commemorazione degli arcivescovi Giovanni Colombo, Carlo Maria Martini e Dionigi Tettamanzi sarà presieduta sabato 30 agosto, alle 17.30, nel Duomo di Milano dall’Arcivescovo, monsignor Mario Delpini e sarà trasmessa in diretta su www.chiesadimilano.it e sul canale Youtube/chiesadimilano.
Alfredo Ildefonso Schuster nacque a Roma nel 1880. Monaco benedettino, fu nominato Arcivescovo di Milano nel 1929. Guidò la Chiesa ambrosiana negli anni drammatici della guerra e della ricostruzione post-bellica. Morì il 30 agosto 1954 nel Seminario arcivescovile di Venegono Inferiore. È stato proclamato beato da Giovanni Paolo II il 12 maggio 1996.
Giovanni Umberto Colombo nacque a Caronno Pertusella (Va) il 6 dicembre 1902. Il 29 maggio 1926 fu ordinato sacerdote in Duomo dall’allora cardinale Eugenio Tosi. Nel 1953 il cardinale Schuster lo nominò Rettore maggiore dei Seminari milanesi. È stato Arcivescovo di Milano dal 1963 al 1979. Dopo le dimissioni per motivi di età e di salute, Colombo si ritirò nel Seminario di corso Venezia. Lì si spense il 20 maggio 1992.
Carlo Maria Martini nacque a Torino nel 1927. Entrato nella Compagnia di Gesù, fu ordinato nel 1952. Biblista di fama internazionale, nel 1979 fu nominato Arcivescovo di Milano. Il suo episcopato è stato caratterizzato dal culto della Parola come scuola di vita, dall’attenzione agli ultimi, dall’apertura al dialogo tra le religioni e con il mondo laico. Lasciata la guida della Diocesi nel 2002 per raggiunti limiti di età, si ritirò a Gerusalemme e quando le sue condizioni di salute lo costrinsero a tornare in Italia, si stabilì all’Istituto Aloisianum di Gallarate, dove rimase fino alla morte (31 agosto 2012).
Dionigi Tettamanzi nacque a Renate (Milano) il 14 marzo 1934. Fu ordinato sacerdote il 28 giugno 1957 dall’arcivescovo Montini. A lungo docente di Teologia nei Seminari diocesani, poi rettore del Pontificio Seminario Lombardo di Roma, nel 1989 venne eletto Arcivescovo metropolita di Ancona-Osimo. Nel 1991 fu nominato Segretario generale della Cei. Nel 1995 venne nominato Arcivescovo metropolita di Genova e Vicepresidente della Cei. Creato Cardinale nel 1998, l’11 luglio 2002 venne nominato Arcivescovo di Milano. Guidò la Chiesa ambrosiana fino al 28 giugno 2011. Morì il 5 agosto 2017 a Villa Sacro Cuore di Triuggio.

RIFLESSIONI

Ognuno di questi cardinali aveva il suo stile, il suo carattere, il suo modo di fare, ma tutti hanno lasciato un “segno” nella nostra Diocesi. Chiariamo però: al cardinale Giovanni Colombo era capitato di fare il vescovo di Milano in un periodo per lui sbagliato. Avrei tanto da dire. Ho avuto con lui screzi, litigi, ma alla fine mi aveva compreso. Diciamo che tra me e Colombo c’era stata una forte dialettica pastorale. Erano gli anni del ’68.
Tuttavia, due cose in particolare posso dire di aver imparato da Colombo: l’accusa di orizzontalismo sociale di certi preti, me compreso (in seguito capii che aveva ragione!), e il netto rifiuto che i preti ambrosiani andassero in missione, in Africa o in sud America. Spesso mi diceva: “L’Africa è qui!”. Non avevo alcuna intenzione di andare fuori diocesi; gli rispondevo: “Eminenza, resterò sempre qui, per essere una spina nei suoi fianchi!”. Più o meno la pensava così anche Martini, quando mi diceva: “Se vai in Africa per risolvere i tuoi problemi, non li risolvi e torni a casa ancora con i tuoi problemi”. E che cosa dire del cardinale Schuster, un benedettino venuto da Roma, che aveva così capito la realtà diocesana da non ordinare un prete che non amasse l’oratorio?
Poi venne Angelo Scola, ciellino sfegato e ottuso, con qualche grave problema psicologico. Mi diceva: “La diocesi non ha bisogno di te!”, al contrario di Martini che mi ripeteva spesso, fino alla noia: “Don Giorgio, la diocesi milanese è vasta, ha bisogno anche di te”. Scola prima prendeva duri provvedimenti, senza ascoltare l’interessato, poi se si andava da lui dopo ripetute insistenze (se era per lui potevi stare all’inferno per sempre!), si rischiava di prendere un’altra lavata di testa. Anche io rifiutai, dopo avermi defenestrato.
Poi venne l’attuale “piccoletto”, la mummia. Forse una nomina, la sua, che ha dovuto salvare una situazione di stallo. Scola insisteva perché il suo successore fosse un altro ciellino! Il papa nominò forse il più osceno successore di Ambrogio. Una punizione? Quando dico che ora rimpiango Scola, qualcuno non ci crede!
Infierendo ogni giorno contro di lui rischio di renderlo vittima, e perciò da compatire. D’altronde, un muro di gomma respinge anche le pallottole di una mitraglia con il rischio che compiscono chi lo contesta. Un muro di gomma! Ogni immagine non esprime ciò che è la realtà. Una persona che ha avuto a che fare per tanti anni con Delpini, mi ha detto: “Don Giorgio, proprio non ce la fa, non ce la fa, non ce la fa… non ci arriva…”. Che fare allora?
Io mi chiedo: la diocesi più grande del mondo, o una tra le più grandi del mondo, come può sopportare un vescovo pazzerello, una trottola impazzita, un inetto che lascia andare alla malora un passato nobile?
Questo è un delitto.
Ho lanciato più volte l’invito a qualche prete diocesano perché si ribelli con me. Già essere in due o tre possiamo fare qualcosa. Niente! Ma li capisco questi preti: hanno paura, sanno che il vescovo è un vendicativo, pronto a far fuori i ribelli.
È andato un mese (in due fasi distinte) in Sud America a trovare uno o due preti diocesani, che da “fidei donum” temporanei sono diventati “fidei donum” perenni. Ridicolo! Assurdo! Anche un prete diocesano ciellino! Il massimo dell’assurdo! Non capisco perché il cardinale Colombo non sia ancora uscito dalla tomba a prendere a sberle questo vescovo che fa di tutto tranne che essere il buon pastore di una diocesi che avrebbe bisogno di un saggio con i piedi e con la testa nella diocesi, e non altrove. Dopo l’avventura sudamericana verrà a casa, e inizierà a fare la trottola: ogni giorno due o tre paesi da visitare, in che modo? Mai visto cose simili! Mai visto un vescovo così fuori fase, per nulla pastore del suo gregge! E poi il gregge che fa? Sento preti lamentarsi, ma oltre al lamento non possono fare nulla se non sfogarsi con me. Preti maltrattati, lasciati soli, soprattutto se anziani, i giovani se la cavano emigrando, facendo i cazzi che vogliono. Situazioni assurde, scelte assurde, come far girare i preti ogni 9 anni. Cosa demenziale! Spostamenti scriteriati. Dico e lo ripeto: un prete al suo giusto posto, sta bene lui e sta bene la parrocchia. E voi credete che questi superiori di oggi abbiano la testa sulle spalle, o un po’ di buon senso? Ma certe scelte sbagliate richiederebbero tutta la Grazia divina! Loro combinano guai, e poi vorrebbero ripararli, ma come? Che ci siano preti balordi, lo sappiamo. Ma credo che con un po’ di umanità anche i casi più difficili si risolverebbero. Certo, Scola distruggeva, e chiuso il discorso, Delpini se ne frega, e lascia ai Vicari di mettere pezze a un vestito ormai a pezzi. Avanti così, ma fino a quando durerà questa folle distruzione di una diocesi a brandelli? E quando tu, vescovo Mario, te ne andrai, finalmente, perché ti costringeranno ad andare in pensione, non stare qui in Diocesi, perché tanti preti verranno a maledirti. Va’ in Africa, o in Sud America. Forse laggiù troverai la pace nel Signore, dopo esserti però pentito di aver fatto ciò che hai fatto alla Chiesa di Sant’Ambrogio. Ce la farai? Forse no, la voce dell’amica mi sta ripetendo: “Non ce la farà, non ce la farà, non ce la farà”. Si godrà di essere stato il vescovo più trottola della storia della chiesa ambrosiana!
Una cosa è certa: non avrò sulla coscienza di non aver parlato. Certo, una magra consolazione, visto che nessuno mi ha dato retta. Forse Dio continuerà ancora a punire la diocesi milanese visto che ci meritiamo anche un vescovo burattino. Ci manderà qualcuno come un certo Di Tolve, e così rimpiangeremo Delpini.

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