Da convertire sono anzitutto i preti…

L’EDITORIALE
dfi don Giorgio

Da convertire sono anzitutto i preti…

Da tempo sento dire queste parole, e aggiungerei: “sono i preti che dovrebbero per primi convertirsi”.
Leggendo i Vangeli, sappiamo che Cristo durante il suo apostolato pubblico si era rivolto anzitutto alle folle, successivamente solo ai suoi discepoli. E questo è un aspetto che meriterebbe una particolare attenzione. In ogni caso, quando Gesù predicava alle folle o compiva miracoli erano sempre presenti i discepoli, che lo accompagnavano ovunque il Maestro andasse. Così facevano anche i rabbini dei tempi di Cristo. Così facevano i grandi filosofi del passato, che avevano una loro scuola molto rigida per i discepoli. E avveniva sempre una scrematura: non tutti i discepoli resistevano al messaggio talora troppo esigente del Maestro. Basti ricordare ciò che è avvenuto dopo il famoso Discorso di Cristo sul pane vivo, a Cafarnao. E così aveva reagito anche quel “tale” (giovane o meno giovane), che dopo le esigenti parole di Cristo sulla sequela, si era allontanato, col volto triste.
Possiamo dire che Cristo non scherzava, e non aveva alcuna intenzione di adulare le persone? Certo! È l’esatto opposto di ciò che fa un populista! Ricordiamo lo stesso episodio di Simon Pietro, che si sente dire: “Vade retro satana!”. Che significa “retro”? Era usanza dei rabbini di allora, e dello stesso Cristo, stare davanti al gruppo dei loro discepoli. Nessuno si doveva permettere di affiancare il Maestro, e tanto meno di superarlo. Pietro ha voluto affiancare il Maestro per dissuaderlo dal suo proponimento di andare verso la croce. Cristo allora lo chiama “satana” e gli impone: “torna indietro, al tuo posto!”.
Quando Gesù parlava alle folle, naturalmente si rivolgeva anche ai suoi discepoli, come quando disse: “Convertitevi!”, in greco “Metanoèite”, ovvero cambiate mentalità, il vostro modo di pensare. Parole che richiamavano un passato di grande Pensiero. E la conversione intesa come cambiamento di mentalità, prima che come cambiamento morale, sarà il cuore della Mistica medievale, detta speculativa, il cui tipico rappresentante è Meister Eckhart: prima c’è l’intelletto, poi la volontà. La morale dipende dall’intelletto, quello “attivo”, come sosteneva già Aristotele, perché illuminato dall’Alto, e non dipendente dall’ego che spegne la luce, perciò rendendo “passivo” l’intelletto, perché subiva ogni condizionamento esteriore prodotto dall’ego.
Applichiamo queste riflessioni ai preti di oggi. Sono “dentro”, o sono “fuori”? Specifico: partono dal loro interiore, attingono alla loro interiorità divina, o tutto il loro agire fa parte del loro esteriore? In altre parole: se non hanno idee chiare, come possono fare le scelte giuste?
E allora, riprendendo le parole di San Paolo: vivono di spirito o di carne? Certo, parleranno di spiritualità, ma loro, i preti, come la vivono? Se non conoscono neppure l’ABC della Mistica medievale, quella speculativa (già dire “speculativa” è chiarire l’essenza della Mistica che non è emotiva o psichica o passionale o visionaria!), che è il cuore del puro Cristianesimo, quello uscito dallo stesso pensiero di Cristo, come possono i preti convertirsi, ovvero cambiare mentalità? Certo, loro, i preti, dicono di cambiare il loro modo di pensare, ma sempre restando nel campo psichico o emotivo o passionale o addirittura carnale. Del resto la parola “conversione” che traduce il greco “metanoia” (da “meta”, che vuol dire “oltre”, “noia”, che vuol dire mente) è ingannevole, o per lo meno equivoca. Conversione, dal latino “conversio”, significa “volgersi verso qualcuno o qualche cosa”, “cambiare direzione” o “strada”. Dunque, suggerisce l’immagine di una persona che, accorgendosi di camminare su una strada sbagliata, decide di tornare sui suoi passi e di incamminarsi in una direzione diversa. Ma se non si hanno idee chiare, si cambia strada, ma in peggio.
E allora torna la domanda: i preti di oggi sono “dentro”, o sono “fuori”? Dentro del loro sé divino, oppure in balia di una carnalità consumistica spaventosa? È semplice rispondere: come oggi i preti organizzano l’Avvento e la Quaresima, che la Liturgia ancora oggi chiama “tempi forti”? “Forti” nel senso della purezza che non ha bisogno di particolari magie o di varie diavolerie culinarie, ma di quel pizzico di fede evangelica che sposta le montagne.
Ma questi preti d’oggi, giovani e di mezza età, magari con un piede nella fossa, che cosa inventano pur di catturare per la gola qualche anima derelitta? Ma sono i giovani i primi a lasciarsi invischiare nella rete di qualche miscuglio di dolciumi diabolici.
Ma è proprio così? Non ci credo che tutti i giovani si facciano infinocchiare. Sono stufi di preti carnevaleschi. Sono in attesa di tempi migliori, quando si apriranno cieli nuovi e terre nuove. Ma non spetta a loro, oggi, subito, scatenare le ire dello Spirito?
Questi preti di oggi sempre alla ricerca dell’ultimo condensato di intrugli magici. Che schifo!
E allora che fare? Come ficcare la loro testa in quel mistero divino che quando ti prende non ti lascia più nella merda?
Convertitevi! E alé!, eccoli questi preti piazzare confessionali ovunque, perché morbosamente curiosi dei peccati dell’ultima moda. E peccano di quel pudore che rispetta le anime semplici, come i piccoli che, costretti a confessarsi senza doverlo fare, subiranno traumi inutili. C’è il rito penitenziale all’inizio della Messa, ma i preti sono ignoranti o volutamente tali e trascurano la saggezza di una liturgia antica che era ben lontana dalla morbosità dei preti di oggi. Come al solito, ai preti piace fare qualche show quando celebrano la Messa, gesticolando come pagliacci, ridicoli, osceni, dissacrando la liturgia e il divin Mistero che essa celebra. Non parliamo delle omelie, mal preparate come esigerebbe la Parola di Dio. E che dire dei lettori, cantori, ecc. ecc. e dei chierichetti, ecc. ecc.? Che oscenità!
“Convertitevi!”, urlerebbe ancora Cristo ai suoi preti. Soprattutto oggi perché hanno perso ogni rispetto per le realtà sacre. Sembra che non ci credano, in realtà sono solo dei funzionari, per di più ridicoli.
Clero! E del Vescovo che dobbiamo dire? Ogni diocesi ha ciò che si merita. Noi ambrosiani abbiamo un vescovo indecente, ridicolo, indegno di stare sulla cattedra di Ambrogio: lui non spezza la Parola di Dio, spezza invece il suo ego, come un folle va di qua e di là, sempre con un vuoto pauroso dentro. Neppure dialoga con la gente, freddo, scostante, tratta i suoi preti come quando era rettore del seminario, chiamandoli ancora con il solo cognome, spersonalizzandoli. Delirante! Il problema è che non capisce che significhi convertirsi: sì si gira, ma sempre su se stesso, attorno al proprio ego, come una trottola impazzita. Lui quando parla, e straparla, delirando come è suo costume, guarda nel vuoto, e fa i soliti ghirigori, che a lui piacciono un mondo con orgasmi sempre composti, dogmatici, e la gente non c’è più ad ascoltarlo, il duomo si è svuotato, e quando c’è l’assemblea d’obbligo le facce si vedono, disgustate.
Se noi, preti o vescovi/cardinali e lo stesso papa, non siamo i primi a convertirci, che cosa pretendiamo dalla gente? E abbiamo il coraggio o la spudoratezza di trattare quei pochi cristiani che vengono ancora a Messa come se fossero peccatori, attaccati alle cose, ecc., quando noi preti, o vescovi/cardinali e lo stesso papa, pecchiamo per quella nefandezza ritenuta gravissima dagli antichi profeti, che si chiama idolatria (prostituzione secondo il gergo profetico). E non parliamo di povertà, oramai messa fuori uso in nome di quel progresso tecnologico che esige tutto, tranne quello spirito che dovrebbe essere l’anima del nostro credere e quindi del nostro apostolato.
Convertitevi!, ovvero spogliatevi di ogni superfluo. Macché, ti guardano in faccia, questi giovani preti, quasi a dire: “Che stai a dire, uomo dell’antico testamento!”. Ma non toccherebbe al vescovo educare il suo clero alla saggezza che sta nello svuotarsi di tutto ciò che è carnale, per ridare il primato allo spirito, o Spirito?
Mi ricordo che, quando aiutavo un parroco di una comunità del melegnanese, la gente nel vedere il prete andare a fare gli esercizi spirituali in Africa o altrove, fuori dall’Italia, diceva: “È proprio necessario spendere soldi per andare altrove, quando anche qui c’è il Signore?”.
Potrei fare tantissimi altri esempi. Per tantissimi anni non andavo a fare gli esercizi spirituali, perché non avevo soldi per pagare le spese! Cristo ha detto: “Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”. Una volta la talare copriva tutto ciò che si portava sotto, una talare talora logora. Oggi si portano vestiti firmati Armani! O quasi! Vanno in tv questi preti bellocci, e che fascino! E la donnetta che non ha i soldi per andare a fare qualche giorno di ferie li guarda, e chissà cosa pensa, forse non pensa, perché ha imparato a vivere di quella fede, “fedascia”, che sa andare oltre il malcostume di ministri, che se giudicati per il borghesismo farebbero perdere la fede agli stessi angeli. Una volta gli stessi vescovi davano direttive, anche dure, per colpire atteggiamenti scandalosi dei suoi preti, oggi questi vescovi colpiscono solo gli spiriti liberi, che proprio perché liberi si sono spogliati di ogni superfluo. Ancora oggi alla Chiesa non dà fastidio il prete che vive nell’agiatezza, ma il prete “spirito libero”. Il vescovo è comprensivo per il prete pedofilo, ma non lo è con il prete che pensa con la propria testa.
“Convertitevi!”, l’ordine di Cristo si è dissolto nel deserto di una chiesa che ha imparato a convivere con il deserto, una distesa di sabbia sterile.
20 settembre 2025
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