
da www.repubblica.it
29 SETTEMBRE 2025
La direzione sbagliata di Beatrice Venezi
di Elena Stancanelli
Chi pagherà di più per questo errore è proprio la direttrice d’orchestra. A meno che non faccia la cosa più intelligente e coraggiosa che potrebbe fare: un passo indietro
Non è una questione di quote rosa. Se Beatrice Venezi è stata contestata, per la seconda volta, da un’orchestra (era già successo a Palermo, ora in modo più violento a Venezia, per la sua nomina a direttrice musicale del teatro La Fenice) non è perché è una donna, perché è molto bella, perché fa la pubblicità di non so cosa. Ma perché, semplicemente, non è all’altezza dell’incarico che le è stato affidato, come dice il comunicato degli orchestrali.
Mi meraviglia molto che una donna intelligente si sia prestata a una simile operazione che, alla fine, danneggerà soprattutto lei. Qualcosa che somiglia più a una truffa, un’impostura, che non a una leggerezza di chi non avrebbe riflettuto abbastanza sull’inopportunità di imporre un nome sprovvisto di titoli sufficienti. Si è cercato insomma, con un goffo gioco di prestigio, di farla apparire lì, sul podio, senza che il cammino per arrivarci fosse stato da lei percorso. Come se chi ha deciso di farlo si sentisse onnipotente, capace di qualsiasi cosa, persino di magie.
Ma la musica ha poco a che fare con sortilegi e molto con i numeri, il ritmo, l’armonia. Di tutte le arti è forse quella con cui è più difficile bluffare. Né un musicista né tantomeno un direttore o direttrice può millantare, arruffare, approssimare. Si può discutere, per esempio, se sia più esatto farsi chiamare direttore o direttrice. Perché la politica cambia le parole e le parole, come la letteratura, il teatro e il cinema, sono tutte — sono diventate tutte — forme espressive talmente colluse con la vita da aver trasceso l’oggettività di valore.
I giudizi, sulla letteratura per esempio, sono assai opinabili se per Virginia Woolf l’Ulisse di Joyce era un romanzo incolto e villano, o Charlotte Brontë e Mark Twain non capivano proprio cosa la gente trovasse in Jane Austen, e David Foster Wallace detestava American Psycho e io, molto più modestamente, penso che tutta la saga di Harry Potter sia di una noia insuperabile (e lo pensavo anche prima che la sua autrice, J.K. Rowling, riuscisse nella geniale impresa di diventare il male assoluto).
Qualcuno si ricorda le reazioni del pubblico a quel capolavoro che era il Giulio Cesare di Romeo Castellucci? Quando l’ho visto io c’erano almeno un paio di spettatori che se lo avessero avuto tra le mani lo avrebbero strozzato. Ma la musica no, la musica è un’altra cosa. Certo che poi si vola, si sogna, si canta, ma prima ci sono le note, la matematica dello spartito, e senza conoscere quella non si va da nessuna parte.
Tutti gli orchestrali del teatro La Fenice si sono ribellati alla nomina di B. Venezi a direttore musicale, e lo avrebbero fatto anche se B stesse per Bernardo. E immaginare che tutti loro votino Pd mi pare un’ipotesi spericolata a giudicare da dove poggia il consenso politico di questa nazione. Semplicemente ritengono questa nomina sbagliata nella sostanza e nei modi. Imposta e inadeguata, la nomina intendo.
Come ho detto chi pagherà di più per questo errore è proprio B. Venezi, a meno che non faccia la cosa più intelligente e coraggiosa che potrebbe fare in questo momento: un passo indietro. Non si guida un’orchestra avendo contro tutti gli orchestrali e sembra difficile che possa cambiare idea su di lei. È giovane, ha tempo. Può ancora studiare, incidere musica, ottenere rispetto anziché pretenderlo. Sfilarsi da questa ignobile gazzarra per cui ricusando lei si intende ricusare ogni donna in quel ruolo.
Si smarchi, direttore B. Venezi, da chi piazzandola lì voleva soltanto occupare un’altra casella con qualcuno di politicamente affine, di amico. Dimostri di essere una persona seria e si lasci dietro gli infantili comportamenti di un asilo di maschietti convinti che le donne siano foglie di fico con cui coprire le loro vergogne.
Qualche mese fa scrissi su queste pagine che era incredibile la quasi totale assenza di registe italiane al festival del cinema di Venezia. Avrei dovuti scrivere, anche, che non avremo registe donne se non produrremo film di registe donne, se non assegneremo finanziamenti a progetti scritti da donne. Temo che non avremo presto neanche direttrici di orchestra donne, se non saremo capaci di scegliere quelle che lo meritano. Se chi non lo merita occupa proditoriamente una di quelle posizioni.
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da la Repubblica
30 SETTEMBRE 2025
Chiarot: “Venezi alla Fenice inadeguata
per curriculum non per le idee politiche”
di Anna Bandettini
Parla l’ex sovrintendente del teatro: “È una bassezza morale accusare l’orchestra come sta facendo la destra”
«Non c’entra che sia giovane, 35 anni, che sia donna, che sia bella, che sia di massima esposizione mediatica, «e soprattutto non c’entra niente che sia di centrodestra o sostenuta dal centrodestra. Smettiamola con queste sciocchezze. Beatrice Venezi semplicemente non ha il curriculum di competenze professionali all’altezza di un teatro del prestigio internazionale de La Fenice di Venezia. Questo è il punto». Cristiano Chiarot, è quello che si dice l’esperto: veneziano, è stato sovrintendente alla Fenice dal 2010 al 2018, poi al Maggio di Firenze, e nel teatro della Laguna ci ha lavorato dal 1980.
Chiarot, eppure dicono che Beatrice Venezi sia brava.
«Non fai primario di cardiologia uno solo perché dicono che sia bravo, ma per i galloni che si è costruito nella sua professione. Le competenze professionali Beatrice Venezi ancora non le ha, men che meno per diventare direttrice musicale di un teatro del livello della Fenice dove hanno suonato da Muti a Sinopoli, da Myung-Whun Chung a Marcello Viotti».
Cosa non va nel suo curriculum?
«Un direttore musicale deve avere una expertise specialistica che non è dire “sei bravo” o “non sei bravo”, ma sono le collaborazioni con orchestre internazionali, le partecipazioni a festival di primaria importanza. E da questo punto di vista è impressionante la scarsità del curriculum della Venezi. Anche la discografia è ridottissima…».
Si legge di un gala per Placido Domingo a Bangkok…
«Appunto. Un recital di un artista a fine carriera a Bangkok è un punto di merito?».
Da novembre scorso è direttrice musicale e principale ospite del Teatro Colón di Buenos Aires.
«Il Colón di Buenos Aires è famoso perché è distante, ma è un ex-importante. I teatri internazionali che contano sono ben altri, e infatti in giro ci sono direttori e direttrici con ben altre competenze all’attivo».
Per esempio?
«Lasciamo tranquilli i giganti Abbado e Muti che già da giovani avevano collaborazioni internazionali superbe. In altri teatri, anche meno quotati della Fenice, se pur validissimi come il Comunale di Bologna, la direttrice, Oksana Lyniv, che sta facendo un lavoro ottimo, viene chiamata da anni a Bayreuth, ha diretto al Met di New York, all’Opera di Parigi. C’è Speranza Scappucci, che è ora direttrice ospite principale del Covent Garden. Lo sponsor di Venezi, Federico Mollicone deputato FdI, dice che lei ha diretto 160 concerti. Poi vai a vedere, e in lista c’è anche un concerto alla Fenice di otto minuti per un evento sponsorizzato durante il Covid».
Se non ha parametri professionali adeguati, allora ha ragione chi dice che Venezi sia stata scelta per ragioni politiche.
«L’ha voluta il sovrintendente che nelle Fondazioni liriche italiane è l’unica nomina fatta dalla politica, mentre le altre cariche riguardano le competenze professionali. Alla Fenice il sovrintendente è un esponente vicino a Fratelli di Italia, peraltro accolto con tutta serenità all’interno del teatro. Per questo trovo che sia una bassezza morale accusare ora l’orchestra come stanno facendo i politici di destra».
Tutti comunisti secondo le accuse.
«Ma come si fa? Il centrodestra sta facendo un cancan, parla di discriminazioni solo perché la Venezi è amica di Meloni e figlia di un dirigente di Forza Nuova… La verità è che non hanno altri argomenti, perché nel caso Venezi non c’entra la politica, ma la povertà artistica. E quanto agli orchestrali, sono professori di statura internazionale, che hanno superato concorsi. Come si fa a non tenere conto del loro parere?».
E adesso?
«Venezi farebbe meglio ad andare alla Fenice intanto a dirigere qualche concerto, invece che assumere l’incarico. Che faccia esperienza. Quanto al teatro è uno dei teatri più prestigiosi, risultato di un percorso e un riconoscimento internazionale che si è meritato con direttori illustri, da Marcello Viotti a Myung-Whun Chung, Diego Matheuz… Non può essere sminuito».
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